venerdì 5 dicembre 2014

via libera al golpe dell'èlite, in Italia non vota più nessuno

Basta un pugno di voti, ormai, per eleggere persino il presidente dell’Emilia Romagna, perché gli italiani non vanno più a votare? Perfetto: è il “loro” piano, che si sta realizzando. Lo annunciò Mario Monti, l’uomo della Troika, «l’esponente italiano – dopo e insieme a Mario Draghi – più importante e rappresentativo del compatto fronte neoconservatore, neo-aristocratico e reazionario, che intende portare fino in fondo il piano strategico delle élite privilegiate della finanza, per il definitivo asservimento dei popoli». Monti? E’ «il vero vincitore» delle regionali 2014. Nel febbraio 2012, ricorda Sergio Di Cori Modigliani, ebbe a dire: «E’ il Parlamento che inceppa la via delle riforme strutturali, bisognerebbe aggirarlo per evitare che frenino lo sviluppo». E in un convegno dell’alta finanza a Milwaukee, negli Usa, nel settembre del 2013, spiegava che «il vero problema dell’Italia consiste nel fatto che si vota troppo spesso e sono ancora troppi ad andare a votare». E’ il sogno di ogni oligarca, osserva Di Cori Modigliani. E ora, con Renzi, si sta avverando: via il Senato, abolizione del Titolo V della Costituzione che ancora protegge i servizi pubblici, e legge elettorale che rende inutili gli elettori.
«Riuscire a ridurre talmente tanto la percentuale dei votanti», scrive il blogger in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”, all’indomani del record di astensionismo registrato alle regionali in Emilia e in Calabria, significa «avere la possibilità di poter Mario Montieffettuare dei veri e propri colpi di Stato senza sparare neppure un colpo, e – ciò che più conta – senza che neppure la gente se ne renda conto: e quando lo capirà, sarà ormai troppo tardi». Se l’obiettivo è riuscire ad arrivare al 65-70% di astensionismo alle politiche, continua Di Cori Modigliani, «su 14 milioni di voti validi, ne saranno sufficienti poco meno di 6 milioni per avere il potere assoluto, con il quale deliberare senza nessun ostacolo». In Emilia gli astenuti sono stati il 63%? «Neppure sanno di aver votato per Mario Monti». E’ il capolavoro della “società del Grande Fratello”, quella che ha vissuto «il più vasto genocidio culturale mai perpetrato in una società colta, evoluta, ricca, com’era un tempo quella italiana». Si affloscia la sfida del M5S? Tutto previsto: «Autostrada preferenziale per l’avanzata della Grande Destra, l’autentico populismo di bassa lega che preannuncia e avverte quale sarà il prossimo e imminente scenario politico internazionale, di qui a pochi mesi, quando esploderà la più grande crisi finanziaria mai esistita in Occidente».
Quando l’Italia verrà chiamata alle urne, sarà «travolta e stravolta da nuovi arresti e nuovi scandali, sgomenta e sconcertata dinanzi alle continue denunce di nuove ruberie, di eterni sprechi, di nessuna proposta pragmatica all’orizzonte». La gente «si riverserà avvilita all’interno del proprio bozzolo esistenziale privato, nell’estremo tentativo di salvare il salvabile pur di sopravvivere». Di fatto, gli italiani «non si fideranno più di nessuno, non crederanno più a nessuno, non avranno voglia di seguire più nulla, perché ne avranno tutti le palle strapiene: si saranno arresi dichiarando “fate come vi pare, tanto non cambia mai nulla”». Meno gente va a votare, continua Di Cori Modigliani, e meglio è per «la pattuglia clientelare che gestisce i quotidiani brogli e imbrogli del sistema bancario italiano, ormai giunto al collasso imminente». In mancanza di un’alternativa Matteo Renzicredibile, «brinda la Destra festeggiando la definitiva dissoluzione della Sinistra italiana, suicidatasi con enfasi». Renzi? Può già incassare in Europa una bella cambiale in bianco: l’Italia è cotta, pronta per essere mangiata.
«La fase finale della rivoluzione neo-conservatrice sta iniziando, perché la gente, oltre a non farcela più, davvero non ne può più», scrive Di Cori Modigliani. «Il nuovo presidente dell’Emilia Romagna ha ottenuto il 16,9% dei voti dei residenti nella sua regione: in una realtà come questa, non c’è più bisogno neppure di fantasticare un colpo di Stato». Gli italiani si sono arresi, sono «la carne da cannone della neo-aristocrazia imperiale della società mediatica post-moderna. Ma non lo sanno, neppure se ne accorgono», perché sono stati annientati innanzitutto sul piano della conoscenza, della consapevolezza: «A questo serve il genocidio culturale». Il “caro leader”? «Si lecca i baffi, e ha ragione a farlo. Volevate quest’Italia, quest’Italia avete oggi. Nel 2013 l’indice di lettori in Italia è diminuito del 32% rispetto all’anno precedente. E’ il paese più ignorante d’Europa. Perché mai dovrebbero andare a votare?».

fonte: www.libreidee.org

martedì 2 dicembre 2014

il dogma del clandestino - sovranità individuale

La clandestinità è un prodotto dello Stato che regola l'ingresso e il soggiorno (in specificate aree marcate da una linea immaginaria su cui sono stati costruiti dei recinti chiamati nazioni), dei migranti terrestri provenienti da paesi anch'essi marcati da confini geografici. Fino a qualche tempo fa la parola clandestino, utilizzata in forma di aggettivo, richiamava per lo più la storia dei movimenti e dei partiti antifascisti attivi durante la resistenza, o le lotte dei movimenti di liberazione contro i regimi autoritari. Oppure le storie romantiche ottocentesche dei matrimoni segreti celebrati senza il consenso delle famiglie dei coniugi. 

Oggi clandestino è diventato un marchio, un logo, uno stigma, una parola chiave utilizzata in modo sempre più estensivo dalla retorica xenofoba e razzista per costruire ulteriori muri e frontiere simbolici tra "noi" e "loro" là dove il "noi" identifica i cittadini (schiavi) autoctoni e il "loro" chiunque provenga da un paese 'terzo' - Stati Uniti, Svizzera, Giappone e Australia naturalmente esclusi.

Dal punto di vista etimologico nella parola clandestino, di origine latina -clam ('nascosto') e dies ('giorno'), letteralmente 'nascosto di giorno' -, è presente l'idea della segretezza, dell'occulto, dell'ombra e dell'oscurità. L'associazione della parola al fenomeno migratorio ha accentuato il concetto di "illegalità" che essa porta con sé: tra i significati che essa ha acquisito nel corso del tempo vi è infatti quello che si riferisce a comportamenti e attività posti in essere senza l'approvazione o di fronte all'espresso divieto delle pubbliche autorità.

Ma sono stati definiti spesso clandestini anche le migliaia di donne, uomini e bambini morti in quel cimitero a cielo aperto che è divenuto il Mediterraneo, ovvero le persone che non hanno ancora mai toccato le 'nostre' coste e dunque non hanno fatto in tempo a infrangere la legislazione che regola l'ingresso e il soggiorno dei cittadini stranieri terrestri nel 'nostro' paese. Persino in occasione del naufragio avvenuto nei pressi di Lampedusa il 3 ottobre 2013, una strage di innocenti in cui sono morte 366 persone (ma molte altre sono risultate disperse), c'è stato chi ha avuto il coraggio di usare questa parola.

Non si è clandestini per scelta, di solito lo si diventa per costrizione. Se fosse possibile spostarsi con mezzi di trasporto di linea, se il diritto a migrare (riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 13) fosse accompagnato da un universale diritto a immigrare, si salverebbe la vita di molte persone, ma evidentemente il fine è un altro... 

Non solo i migranti privi di documenti sono etichettati clandestini dal sistema, ma tutti coloro che non rinnovano un documento d'identità diventano automaticamente clandestini? A prescindere dalle leggi create ad hoc per tutelare le porcate dello Stato, i documenti di riconoscimento come la Carta d'Identità o il Passaporto, in cui sono inseriti i dati personali (nome, cognome, residenza ecc.) a chi servono in realtà? Al potere per controllarci meglio.

Dal punto di vista teorico, per noi terrestri quei documenti sono completamente inutili, noi sappiamo chi siamo e non abbiamo bisogno di un documento che ce lo ricordi! In pratica però diventano, per obbligo dello Stato, una chiave universale per poter accedere al sistema ed essere accettati o riconosciuti! Non a caso le forze dell'ordine hanno il diritto di fermare i terrestri, migranti e non, per chiedere le generalità e se non hanno un documento che funge come prova di riconoscimento, vengono considerati fuorilegge o clandestini!

Clandestino è un'etichetta che disumanizza le persone: la disumanizzazione è funzionale al potere, alla negazione dei diritti, persino del diritto di esistere. Le parole non sono neutre, al contrario hanno una valenza performativa.

Che succede per ipotesi, se domani stracciamo tutti i nostri documenti e usiamo solo soprannomi che scegliamo noi e nessun-altro-per-noi, diventando di conseguenza clandestini per scelta? Benché siamo già marcati in un recinto immaginario, ci arrestano un'altra volta, in ogni senso e tutti quanti?!?




Il $ixT€ma riesce a rubare, gestire e governare la tua obbligazione (la tua Finzione-personalita' giuridica = il tuo NOME e COGNOME, scritto in Stampatello, nel certificato di nascita e nella carta di identita'), ma quello non sei tu !... e' un'azienda di proprietà dello stato (agenzie delle entrate cosi come lo stato Repubblic of Italy sono aziende private)...sulla quale emettono dei titoli finanziari (Bond)
Ma nei fatti, ti hanno fatto credere di essere quel NOME e COGNOME (scritto sul pezzo di carta e quindi sei il loro "uomo di paglia", il loro gioco è stato quello di far identificare l'Essere umano in questa obbligazione-finzione giuridica = azienda, attraverso manipolazioni millenarie fino ad oggi.


Fonte & Fonte 
Per maggiori info continua su Mednat

fonte: freeondarevolution.blogspot.it

su la testa! si ferma per lutto...

di Gianni Lannes


Ho deciso ora di sospendere per una settimana le pubblicazioni del diario internautico SU LA TESTA! in ragione dell'ennesimo delitto che ha colpito un bimbo di appena 8 primavere, in forma di rispetto per una vita appena spezzata, anche dalla nostra indifferenza e dal buonismo retorico. BASTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



Ho stabilito così, anche per tentare di svegliare dal torpore le migliaia di persone che quotidianamente leggono queste pagine, ma poi non fanno mai nulla di buono e concreto, se non vomitare chiacchiere al vento. Questo lutto ci tocca tutti. Questo dolore è il nostro dolore! E poi non avrebbe senso seguitare a fare ricerca se l'inerzia domina l'esistenza di tanti, e le lacrime ti squarciano il cuore mentre tenti di scrivere qualcosa di sensato, qualcosa che scuota il prossimo dall'apatia dilagante. 

Io non dimentico! Io mi ribello! Io non ci sto!

Provate anche solo per un istante, a mettervi nei panni di Veronica e Davide, la madre e il padre di Andrea Loris. 
  

L'esito dell'autopsia: il bambino aveva ferite alla testa compatibili con la caduta da un’altezza fra i tre e i cinque metri,  e di sicuro il luogo di uno scenario simile non può essere quello del ritrovamento dove, fra il livello della strada e il punto del canale dove si trovava il corpo, c’è un’altezza di circa un metro e mezzo. Troppo poco per le fratture al cranio descritte dal medico legale.
  
Andrea, autopsia: "Strangolato". I pm: "Abusi non certi". "Loris è salito sull'auto di un conoscente". Le tracce seguite dai cani molecolari si interrompono bruscamente.  
Andrea Loris Stival, il piccolo di otto anni trovato morto sabato pomeriggio in un canale a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, sarebbe stato strangolato. I pm però precisano: "Abusi non certi". Inoltre il piccolo sarebbe salito su un’auto. La stanno cercando polizia e carabinieri dopo il ritrovamento del cadavere del bambino nella zona del “Mulino vecchio”.Loris vi sarebbe salito a bordo poco dopo che la madre lo aveva lasciato nei presso della scuola. I cani molecolari che nelle prime ore delle ricerche hanno fiutato una traccia (erano stati portati perfino nell’abitazione della famiglia Stival, in via Garibaldi), a un certo punto del tragitto l’hanno persa, segno - dice una fonte accreditata - che in quel punto il bambino è stato preso a bordo di un’auto, probabilmente di qualcuno che conosceva perché, come hanno più volte sottolineato i familiari, Loris non dava facilmente confidenza.

È dunque la pista dell’omicidio volontario quella privilegiata ora dagli investigatori che stanno cercando di ricostruire quello che è successo nelle ultime ore di vita del bambino. "Indaghiamo a 360 gradi, non trascuriamo nessuna ipotesi, ma ci sono delle piste privilegiate", ha detto il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia. "La procura di Ragusa indaga per sequestro di persona e omicidio, ma al momento non vi sono persone iscritte nel registro degli indagati. Stiamo ancora cercando lo zaino".
"Sono sereno, ho chiarito tutto, e non sono indagato: adesso torno a casa". Così Orazio Fidone, il cacciatore che ha trovato il corpo del piccolo Andrea Loris Stival. Fidone ha lasciato la questura di Ragusa dopo essere stato sentito per oltre quattro ore come persone informata sui fatti. La squadra mobile aveva sequestrato la sua auto e l'ha interrogato: "Ho cercato il bambino in quel posto - ha aggiunto - perché pensavo che era una zona dove nessuno sarebbe andato". Un sequestro dovuto al fatto, dicono fonti investigative, "che l’auto del cacciatore era in zona e tutta l’area del ritrovamento è sotto sequestro".

Per ora c’è solo una testimonianza al vaglio: una donna avrebbe visto alle 9,10 del mattino di sabato il bambino poco lontano dalla scuola. La descrizione corrisponderebbe. Andrea Loris comunque in classe, la terza elementare, non ci ha mai messo piede. Ma le immagini delle telecamere di videosorveglianza posizionate intorno all’edificio non lo riprendono né uscire da solo né in compagnia di qualcuno. Come è arrivato poi Andrea al mulino, possibile che così piccolo abbia percorso tanti chilometri a piedi? E soprattutto che li abbia fatti fa solo?

Loris Stival sarebbe morto diverse ore prima del ritrovamento. Quando il personale del 118 è arrivato, il corpo presentava un rigor mortis avanzato. Ciò fa presupporre che il decesso possa essere avvenuto in tarda mattinata. Da un primo esame delle riprese di sorveglianza della zona condotto dalla polizia, sono giunte conferme alla versione della mamma. Le telecamere di sorveglianza di un panificio hanno inquadrato Andrea Loris mentre veniva accompagnato a scuola dalla mamma che poi è andata a portare all’asilo il fratellino di 4 anni.

In Italia soltanto nel 2013 sono spariti più di 3 mila minori, mentre in Europa, sempre secondo i dati ufficiali i minori scomparsi sono stati oltre 624 mila. Bambini e minorenni sono preda di pedofili, vittime di vivisezionatori in camice bianco e satanisti massonici. La cronaca registra infine che il governo dell'eterodiretto Matteo Renzi, non risponde agli atti parlamentari (interrogazioni e interpellanze) sulla violenza contro i minori. Perché? Forse, il problema è l'indifferenza generale, la passività diffusa, l'omertà dilagante. Un consiglio: non vi fidate delle istituzioni, italiane, europee, internazionali e mondiali. Per loro i bambini sono merce di scambio. Un Paese "civile" non ha futuro se non tutela i pargoli. Bisogna reagire sul piano etico, pedagogico e delle azioni sociali. Siamo noi i veri mostri passivi e inattivi. Ma conserviamo ancora un barlume di coscienza?

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

lunedì 1 dicembre 2014

narcisismo beota

L’ultima frontiera del narcisismo beota

di Claudio Magris

IL COMMENTO 
Tempi senza gloria per i detectives, gli investigatori che scoprivano, con pazienti ricerche e sottilissime deduzioni, gli autori dei delitti più efferati, anche quando avevano abilmente celato ogni traccia ed eliminato ogni indizio. Oggi invece un’infermiera sospettata di aver assassinato 38 pazienti in un ospedale romagnolo si fa fotografare ridente con il telefonino accanto al cadavere di una degente, consegnando all’eternità e agli inquirenti una ebete infamia. Immagine perfetta dell’imbecillità oltre che dell’atrocità del male. Il male non è solo crudele; è stupido, «una banale medusa» scriveva Joseph Roth, prendendo a schiaffi gli spiriti gregari affascinati dalla trasgressione ed eccitati dai divieti, magari pure dal divieto di gettare immondizie dai finestrini dei treni. Non occorre commentare la mostruosità del fatto.

 Quella donna che si fa fotografare è un esempio estremo di quel narcisismo beota che sembra diffondersi sempre più, sia fra i delinquenti - gli stupratori che si eternizzano mentre compiono il loro delitto - sia fra gli ipodotati innocui, che sentono il bisogno di comunicare sulla rete a conoscenti e sconosciuti che cos’hanno mangiato la sera prima, chi hanno aiutato per strada, quale maglietta hanno acquistato. Trionfa l’aspirazione a un’eternità da cesso, una paradossale democratizzazione del culto della personalità; ognuno vuole che si sappia tutto di lui o di lei, come il Capo Carismatico vuole che si sappia quando prende in braccio per trenta secondi un bambino. Ognuno è in adorazione delle proprie esternazioni e secrezioni, chiede l’eternità per il proprio calzino e per il numero di cucchiaini di zucchero che mette nel caffè. Cani, diceva Federico II ai suoi soldati che fuggivano, volete vivere in eterno?

23 novembre 2014 | 08:40
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ah però, Claudio Magris, che commento, no? tagliente, sarcastico e, sopratutto, definitivo.
quando l'ho letto ieri sul giornale sono rimasta molto colpita dal testo, dalle parole, dal giudizio.
sono andata a sentirlo a BookCity, l'ho ascoltato parlare delle diversificazioni dell'espressione letteraria, ovvero, in pratica, della sua esperienza, in qualità di scrittore, come giornalista. ha iniziato giovanissimo, a 17 anni, sul Messaggero Veneto, ma attualmente, e da anni ormai, scrive sul Corriere della Sera.
ed eccolo qui. 
ciò che ascoltato da lui, lo devo dire, in quella lezione non corrisponde a quel che ho letto sul giornale e riportato qui.
intendiamoci, sono molto in linea sull'osservazione di fondo, o meglio di sottofondo, dell'articolo, la denuncia di una comunicazione urgente e immediata, per lo più senza senso se non, in questo caso, mostruosamente immorale e oscena, che vorrebbe eternizzare il momento ma, siccome è volta ad ogni singolo momento, non solo non eternizza proprio niente ma squalifica proprio tutto. una mercificazione di ogni atto, una pornografia diffusa, anzi pervasiva, inarrestabile, inquinante, nauseabonda, rivoltante. anche senza il cadavere sullo sfondo. 
a dirla tutta quel che si vede in quell'immagine dell'infermiera con aria esultante, di una gioia quasi infantile, ritratta vicino al cadavere di un'anziana signora (presunto cadavere si legge sull'articolo del collega del Corriere che riporta la notizia, ancora si stanno facendo delle indagini) è l'esatta concretizzazione, la precisa corrispondenza in un'immagine di quel che si produce con selfie ininterrotti, come orgasmi multipli, e commenti postati ovunque, disponibili a chiunque e volutamente a cani e porci, è esattamente il tentativo annaspante di nullificare l'inevitabile morte ma, inconsapevolmente, facendo della morte, del godimento mortifero, il vero unico compagno, sostenitore, e ispiratore di questi atti sconsiderati e ripetuti all'infinito, senza mai reale piacere né soddisfazione. una foto in allegra compagnia della morte, ed ecco il nostro tempo immortalato per i posteri.
ma, come dire, da un favoloso scrittore e saggista, nonché giornalista, come Claudio Magris, che mi ha insegnato, in quella lezione, che giornalismo significa immergere le parole nello sporco per mantenerle pulite, fonte creativa che deve saper resistere al tempo facendosi verità nel tempo, riflessione nell'atto di scrivere, ascolto, caritatevole, degli altri, non mi aspettavo un'intrattenuta veemenza di questa portata.
la nostra infermiera non la immagino malata di narcisismo beota ma di perversione che si nutre dell'ultimo respiro. la faccia esultante è data dal godimento infantile della somministrazione della morte, come medicina senza scampo di una vita malata, prima di tutto la sua. il male si dimostra ancora una volta banale, come diceva la Arendt, nasce da una quotidianità senza senso, che necessita, anche ma mi sembra il minore dei mali, di una divulgazione virtuale. ma qui non siamo malati del comandamento odierno della condivisione imperativa del colore delle mutande, qui siamo ben oltre, siamo nell'abisso dell'angoscia che nell'esalazione del cadavere trova il suo naufragio e anche il suo sostentamento. 
non siamo nella democratizzazione del culto della personalità (frase buona per berlusconi e casi affini), qui siamo nell'immondizia della perdita di senso, nella disancora dal senso, nella convulsione che scardina la tenuta della legge e del desiderio. siamo nel vuoto simbolico. 
inoltre siamo ancora nel regno delle ipotesi, ci sono ancora indagini in corso, siamo ancora nel dubbio e nella domanda. io scrivo su un blog del piffero, Magris sul Corriere della Sera, credo davvero che l'asprezza del commento, anche un po' fuori tema, andava pensato e ripensato e riflettuto e maturato, francamente, di più, rimandando l'urgenza dell'indignazione. credo. 

fonte: nuovateoria.blogspot.it

domenica 30 novembre 2014

l'Olocausto dimenticato degli italiani in Crimea

L'Olocausto degli italiani in Crimea
Deportati, fucilati, condannati all’oblio della Storia. Sono gli italiani di Crimea. Terra che la cronaca di questi giorni rende ancora crocevia di guerra. Eppure, lì, in quella regione così remota, una volta si parlava italiano. C’erano attività commerciali, ludiche e comunitarie condotte in maggior parte da pugliesi. E prima di loro, secoli dietro, da veneziani e genovesi. Una popolazione che, negli anni Venti del Novecento, arrivò a essere anche il 2 per cento in alcune città. Percentuali piccole, si potrà dire, ma che vanno contestualizzate al momento storico, alla mobilità di quegli anni, ai collegamenti e alla qualità della vita di quello scorcio a cavallo di due secoli, tra l’Ottocento e il Novecento.
“Spie” o “fascisti”. Queste le accuse per gli italiani che dopo la Rivoluzione d’ottobre e la Marcia su Roma vennero perseguitati con motivazione politica, ma su base etnica. Vicende che da lì a poco si vedranno in Istria e Dalmazia. Espropriazione di beni, obbligo di parlare russo. E poi deportazione in Kazakistan e nella steppa siberiana. Gli italiani che subirono maggiormente le persecuzioni furono quelli di Kerch, o se si vuole, dell’antica Panticapeo, sullo stretto tra il mar Nero e il mare di Azov. Dove la chiesa cattolica venne costruita da italiani nel 1840.
Le persecuzioni presero il via negli anni Trenta. Alcuni riuscirono a ritrovarsi a Trieste. Poi arrivarono i rastrellamenti durante la seconda guerra mondiale, precisamente il 29 gennaio e l’8 febbraio 1942, quindi dopo che i sovietici liberarono il territorio dalle truppe naziste. Un’altra ondata arrivò nel giugno del 1944. Pochissimi sopravvissero alla deportazione in Siberia. E tra loro c’era anche chi aveva creduto nel comunismo. Ma l’accusa era di essere italiani. I bambini moriranno nel viaggio sui treni verso la steppa, per stenti e fame. I loro cadaveri, insieme a quelli di chi era troppo debole per sopravvivere a un viaggio di due mesi in tali condizioni, vennerro abbandonati nelle stazioni in cui transitavano i convogli.
“Durante le purghe e repressioni del periodo 1933-37 molti italiani, accusati di essere spie italiane, furono arrestati, torturati e poi alcuni fucilati, altri mandati nei lager dove morirono quasi tutti”. A scriverlo sono Giulia Giacchetti Boico e Giulio Vignoli, autori di “L’olocausto sconosciuto: lo sterminio degli Italiani di Crimea”, un libro che racconta in maniera particolareggiata i fatti, le storie, le crudeltà di quegli eccidi e che rende almeno giustizia alla memoria.
In oltre mille pagarono la loro italianità e oggi, secondo alcuni dati, sono circa 300, a Kerch, i discendenti di chi scelse di venire qui prima di essere ucciso. Nonostante le persecuzioni, c’è chi addirittura volle tornare, negli anni Cinquanta, in pieno regime, dopo aver ricevuto la “grazia” di Kruscev. Eppure, come si legge nel libro, gli italiani che vi arrivano a metà anni Venti erano lì “in quanto perseguitati dal fascismo” e “troveranno quasi tutti orribile fine per mano dei loro stessi compagni sovietici, con l’accusa di tradimento, di deviazionismo”. Ora, i discendenti vogliono vedersi riconoscere le proprie origini. E lo fanno anche tramite Cerkio, l’Associazione italiana a Kerch.
DANIELE SCOPIGNO
fonte: www.lettera35.it