martedì 9 luglio 2019

ecco tutti i dati che Facebook e Google hanno su di te: sei pronto?


La raccolta dei nostri dettagli personali va ben oltre ciò che molti di noi potrebbero immaginare. Quindi mi sono informato e ho dato un’occhiata..

Articolo di Dylan Curran -  Pubblicato il 28 Mar 2018 su “The Guardian”

Vuoi spaventarti? Ti mostrerò quante delle tue informazioni Facebook e Google memorizzano su di te senza che tu te ne renda conto.

Google sa dove sei stato

Google memorizza la tua posizione (se hai attivato il rilevamento della posizione) ogni volta che accendi il telefono. Puoi vedere una cronologia di dove sei stato dal primo giorno in cui hai iniziato a utilizzare Google sul tuo telefono.

Fai clic su questo link per visualizzare i tuoi dati

Qui sotto puoi vedere ogni posto in cui sono stato negli ultimi 12 mesi in Irlanda. Puoi vedere l’ora del giorno in cui mi trovavo in quel luogo e quanto mi ci è voluto per arrivare a quella posizione dalla precedente ...


Google conosce sempre tutto ciò che hai cercato e cancellato

Google memorizza la cronologia delle ricerche su tutti i tuoi dispositivi. Ciò significa che, anche se si elimina la cronologia delle ricerche e la cronologia del telefono su un dispositivo, potrebbero comunque essere salvati dati da altri dispositivi .

Fai clic su questo link per visualizzare i tuoi dati personali.

Google ha un profilo pubblicitario di te

Google crea un profilo pubblicitario basato sulle tue informazioni, tra cui posizione, genere, età, hobby, carriera, interessi, stato della relazione, peso possibile (è necessario perdere 10 libbre in un giorno?) E reddito.

Clicca su questo link per vedere i tuoi dati.

Google conosce tutte le app che usi

Google memorizza informazioni su ogni app ed estensione che utilizzi. Sanno quanto spesso le usi, dove le usi e con chi le usi per interagire. Ciò significa che sanno con chi parli su Facebook, con quali paesi stai parlando, a che ora vai a dormire.

Fai clic su questo link per visualizzare i tuoi dati personali

Google ha tutta la tua cronologia di YouTube

Google memorizza tutta la tua cronologia di YouTube, quindi probabilmente sapranno se sarai presto genitore, se sei un conservatore, se sei un progressista, se sei ebreo, cristiano o musulmano, se Ti senti depresso o vuoi suicidarti, se sei anoressico …

Clicca su questo link per vedere i tuoi dati.

I dati che Google ha su di te possono riempire milioni di documenti Word.

Google offre un’opzione per scaricare tutti i dati memorizzati su di te. Ho richiesto di scaricarle il mio file ed è grande 5,5 GB , che è circa 3 milioni di documenti Word.

Gestisci l’accesso all’account Google di qualcuno? Perfetto, hai un diario di tutto ciò che quella persona ha fatto.

Questo link include i tuoi segnalibri, email, contatti, i tuoi file di Google Drive, tutte le informazioni di cui sopra, i tuoi video di YouTube, le foto che hai preso sul telefono, le attività commerciali da te acquistate, i prodotti che hai acquistato tramite Google …

Hanno anche dati dal tuo calendario, le tue sessioni di Hangout su Google, la cronologia delle posizioni, la musica che ascolti, i libri di Google che hai acquistato, i gruppi di Google cui appartieni, i siti web che hai creato, i telefoni che tu hai o hai posseduto, le pagine che hai condiviso, quanti passi passi in un giorno …

Fai clic su questo link per visualizzare i tuoi dati

Anche Facebook ha riscontri e risme di dati su di te

Facebook offre un’opzione simile per scaricare tutte le tue informazioni. Il mio era di circa 600 MB, ovvero circa 400.000 documenti Word.

Questo include ogni messaggio che hai inviato o ti é stato inviato, ogni file che hai inviato o ti è stato inviato, tutti i contatti nel telefono e tutti i messaggi audio che hai inviato o ti sono stati inviati.

Clicca qui per vedere i tuoi dati

Ecco un’istantanea dei dati che Facebook ha salvato su di me.


Facebook memorizza tutto, i tuoi like e la tua posizione di accesso

Facebook memorizza anche ciò che pensa che potrebbe interessarti e può basarsi sulle cose che ti sono piaciute e su ciò di cui tu e i tuoi amici parlate.

Abbastanza inutilmente, memorizzano anche tutti i like che hai mai inviato su Facebook.

Inoltre, vengono archiviati ogni volta che si accede a Facebook, da dove si è effettuato l’accesso, a che ora e da quale dispositivo.

Memorizzano tutte le applicazioni che hai collegato al tuo account Facebook, quindi possono indovinare che mi interessa la politica e il web e il design grafico, che ero single nel periodo tra X e Y con l’installazione di Tinder, e che ho un telefono HTC acquistato a novembre.

(Nota a margine, se hai installato Windows 10, questa è un’immagine delle opzioni di privacy con 16 diversi sottomenu, che hanno tutte le opzioni abilitate di default quando installi Windows 10)


Possono accedere alla tua webcam e al microfono

I dati che raccolgono includono il monitoraggio del luogo in cui ti trovi, quali applicazioni hai installato, quando le usi, per cosa le usi, l’accesso alla tua webcam e microfono in qualsiasi momento, i tuoi contatti, le tue e-mail, il tuo calendario, la cronologia delle chiamate, i messaggi che invii e ricevi, i file che scarichi, i giochi con cui giochi, le foto e i video, la musica, la cronologia delle ricerche, la cronologia di navigazione, persino le stazioni radio che ascolti.

(Per inciso Facebook mi ha detto che avrebbe agito rapidamente sull’uso improprio dei dati – nel 2015)

Ecco alcuni dei diversi modi in cui Google ottiene i tuoi dati

Ho ricevuto il documento Google Takeout con tutte le mie informazioni, e questa è una ripartizione di tutti i diversi modi in cui ottengono le tue informazioni.


Ecco il documento della cronologia delle ricerche, che ha 90.000 voci diverse, mostrano anche le immagini che ho scaricato e i siti web a cui ho avuto accesso (ho mostrato la sezione Pirate Bay per mostrare quanto danno questa informazione può fare).

Google sa quali eventi hai seguito e quando

Ecco il mio Google Calendar suddiviso per date, che mostra tutti gli eventi che ho aggiunto, se li ho effettivamente effettuati e a che ora li ho effettuati (questa parte è quando sono andato per un colloquio di lavoro per attività di marketing, e a che ora sono arrivato ).


Google possiede le informazioni che hai cancellato

Questo è il mio Google Drive, che include i file che ho eliminato in modo esplicito incluso il mio curriculum, il mio budget mensile e tutto il codice, i file e i siti Web che ho creato e persino la mia chiave privata PGP, che ho eliminato, che uso per crittografare messaggi di posta elettronica.


Google può conoscere la tua routine di allenamento

Questo è il mio Google Fit, che mostra tutti i passaggi che ho seguito, ogni volta che ho camminato ovunque, e tutte le volte che ho registrato qualsiasi meditazione yoga o allenamento che ho fatto (ho cancellato queste informazioni e ho revocato a Google le autorizzazioni di Fit).


E hanno anni di foto importanti

Sono tutte le foto scattate con il mio telefono, suddivise per anno, e includono i metadati di quando e dove le ho scattate



Google ha tutte le email che hai mai inviato
Ogni e-mail che ho inviato o mi è stata inviata, comprese quelle che ho cancellato o classificato come spam.

E c’è di più

Farò solo un breve riepilogo di ciò che è contenuto nelle migliaia di file ricevuti nell’ambito dell’attività di Google.

Innanzitutto, tutti gli annunci Google che ho visto e su cui ho fatto clic, ogni app che ho mai lanciato o utilizzato e quando l’ho fatto, ogni sito Web che abbia mai visitato e a che ora l’ho fatto e ogni app che ho mai installato o cercato.


Hanno anche ogni immagine che io abbia mai cercato e salvato, in ogni URL che abbia mai cercato o su cui ho fatto clic, ogni articolo o notizie che abbia mai cercato o letto e ogni singola ricerca su Google che ho fatto dal 2009. E infine, ogni video di YouTube che io abbia mai cercato o visto, dal 2008.

Questa informazione ha milioni di usi nefasti.
Dici di non essere un terrorista. Allora perché mai hai cercato su google Isis?
Lavori dentro Google e non ti fidi di tua moglie? Perfetto, basta cercare la sua posizione e la cronologia delle ricerche negli ultimi 10 anni.

Gestisci l’accesso all’account Google di qualcuno? Perfetto, hai un diario cronologico di tutto ciò che la persona ha fatto negli ultimi 10 anni.
Questa è una delle cose più pazze dell’età moderna. Non permetteremmo mai che il governo o una società mettano su di noi telecamere o microfoni nelle nostre case o localizzatori, ma siamo andati avanti oltre e, al diavolo, lo abbiamo fatto noi stessi!
Dylan Curran è un consulente di dati e sviluppatore web, che fa ricerche approfondite per diffondere consapevolezza tecnica e migliorare l’etichetta digitale.

Tramite: fuoridaglischemi.altervista.org

Articolo in inglese: Are you ready? Here is all the data Facebook and Google have on you

fonte: LA CREPA NEL MURO

domenica 16 giugno 2019

ciao maestro



Franco Zeffirelli, all'anagrafe Gian Franco Corsi Zeffirelli, è stato un regista, sceneggiatore, scenografo e politico italiano.

Nato fuori dal matrimonio da Ottorino Corsi, un commerciante di stoffe originario di Vinci, e dalla fiorentina Alaide Garosi Cipriani, ebbe un'infanzia tribolata dovuta al mancato riconoscimento paterno, che avvenne solo a 19 anni, e alla prematura scomparsa della madre. Fino al riconoscimento paterno, il suo nome fu Gian Franco Zeffirelli, a causa di un errore di trascrizione all'anagrafe del cognome scelto dalla madre, Zeffiretti. Giorgio La Pira fu suo istitutore ai tempi del collegio nel convento di San Marco a Firenze, e dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti a Firenze, esordì come scenografo nel secondo dopoguerra, curando una messa in scena di Troilo e Cressida diretta da Luchino Visconti.

Compì, insieme con Francesco Rosi, le prime esperienze nel cinema come aiuto regista dello stesso Visconti in La terra trema e in Senso, nonché di Antonio Pietrangeli ne Il sole negli occhi (1953). Nel 1953 curò bozzetti e figurini per l'Italiana in Algeri per la regia di Corrado Pavolini al Teatro alla Scala di Milano. Negli anni cinquanta esordì come regista sia in teatro sia al cinema.

Al Teatro alla Scala nel 1954 curò la regia di La Cenerentola e di L'elisir d'amore, nel 1955 Il Turco in Italia portata anche in trasferta nel 1957 al King's Theatre di Edimburgo, nel 1957 La Cecchina, ossia La buona figliuola, nel 1958 Mignon e nel 1959 Don Pasquale, al Teatro Verdi di Trieste nel 1958 Manon Lescaut e al Royal Opera House, Covent Garden di Londra nel 1959 Lucia di Lammermoor portata anche in trasferta al King's Theatre di Edimburgo nel 1961, Cavalleria rusticana e Pagliacci. Sul grande schermo esordì con Camping (1957), una commedia di ambiente giovanile. Ancora al Covent Garden nel 1960 disegnò i costumi di Joan Sutherland per La traviata.

Ancora al Teatro alla Scala nel 1960 curò la regia de Le astuzie femminili e di Lo frate 'nnamorato, nel 1963 La bohème e Aida, nel 1964 La traviata, al Teatro La Fenice di Venezia nel 1960 Alcina e nel 1961 Lucia di Lammermoor, a Trieste nel 1961 Rigoletto e nel 1967 Falstaff, al Glyndebourne Festival Opera nel 1961 L'elisir d'amore, a Londra nel 1961 Falstaff, nel 1962 Don Giovanni e Alcina e nel 1964 Tosca, Rigoletto e I puritani, al Wiener Staatsoper nel 1963 La bohème (che fino al 2014 va in scena 410 volte) e al Metropolitan Opera House di New York nel 1964 Falstaff e nel 1966 la prima assoluta di Antony and Cleopatra di Samuel Barber di cui è anche il librettista.

Verso la fine degli anni sessanta si impose all'attenzione internazionale in campo cinematografico grazie a due trasposizioni shakespeariane: La bisbetica domata (1967) e Romeo e Giulietta (1968). Nel 1966 realizzò un documentario sull'alluvione di Firenze intitolato Per Firenze. Negli anni sessanta Zeffirelli diresse alcuni spettacoli memorabili nella storia del teatro italiano, come l'Amleto con Giorgio Albertazzi, recitato anche a Londra in occasione delle celebrazioni shakespeariane nel quattrocentesimo anniversario della nascita del grande drammaturgo (1964), Chi ha paura di Virginia Woolf? con Enrico Maria Salerno e Sarah Ferrati, La lupa di Giovanni Verga con Anna Magnani.

Ancora al Metropolitan nel 1970 curò la regia di Cavalleria rusticana e nel 1972 Otello, alla Scala nel 1972 Un ballo in maschera e nel 1976 Otello, a Vienna nel 1972 Don Giovanni e nel 1978 Carmen e al Grand Théâtre di Ginevra nel 1978 La Fille du Regiment. Nel 1971 diresse Fratello sole, sorella luna, una poetica rievocazione della vita di Francesco d'Assisi. Scenografo e allievo di Luchino Visconti, le sue opere furono sempre accurate nelle ricostruzioni di ambiente, e scelse sempre soggetti di forte impatto emotivo sul pubblico.

Nel dicembre del 1974 curò la regia televisiva in mondovisione della cerimonia di apertura dell'Anno Santo. Nel gennaio del 1976 tornò a collaborare col Teatro alla Scala di Milano, allestendo ancora una volta la sua celebre Aida, diretta da Thomas Schippers e con Montserrat Caballé e Carlo Bergonzi come protagonisti. Il 7 dicembre 1976 firmò regia e scene di una storica edizione di Otello di Giuseppe Verdi che inaugurò la stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Carlos Kleiber e protagonisti Plácido Domingo, Mirella Freni e Piero Cappuccilli. L'opera venne, per la prima volta, trasmessa in diretta dalla RAI.

Dopo il successo del film televisivo Gesù di Nazareth (1976), una coproduzione internazionale sulla vita di Gesù; realizzò, tra gli altri, Il campione (1979), Amore senza fine (1981), Il giovane Toscanini (1988). Nel 1990 tornò a Shakespeare con un nuovo adattamento cinematografico di Amleto. Nel 1981 curò la regia di Cavalleria rusticana e di Pagliacci alla Scala, 1983 mise in scena Turandot di Giacomo Puccini al Teatro alla Scala, e Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello e nel 1985 Il lago dei cigni alla Scala, al Metropolitan nel 1981 La bohème, nel 1985 Tosca, nel 1987 Turandot e nel 1989 La traviata, all'Opéra National de Paris nel 1986 La traviata e a Trieste nel 1987 La figlia del reggimento.

Ancora al Met nel 1990 curò la regia di Don Giovanni e nel 1996 Carmen e alla Scala nel 1992 Don Carlo e nel 1996 La Fille du Regiment. Nel 1993 tornò al cinema con Storia di una capinera, da Giovanni Verga. Nel 1994 fu eletto senatore della repubblica nelle Liste di Forza Italia della circoscrizione Catania ottenendo un numero record di voti che riconferma con la sua rielezione a senatore del 1996.

Successivamente allestì all'Arena di Verona, nel 1995 Carmen di Georges Bizet ripresa poi nel 1996 e 1997, 1999, 2002 e 2003, 2006, dal 2008 al 2010, 2012, 2014 e nel 2016; nel 2001 Il trovatore opera andata in scena anche nel 2002, 2004, 2010, 2013 e 2016, nel 2002 Aida di Giuseppe Verdi riproposta dal 2003 al 2006, 2010 e 2015; nel 2004 Madama Butterfly andata in scena anche nel 2006, 2010, 2014 e 2017, nel 2010 Turandot di Giacomo Puccini, ripresa nel 2012, 2014 e 2016, e nel 2012 Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart realizzata anche nel 2015.

Tra il 1996 e il 1999 diresse i film Jane Eyre e Un tè con Mussolini, quest'ultimo parzialmente autobiografico. Nel dicembre 1999, tornò a dirigere le riprese televisive della cerimonia di apertura dell'Anno Santo. Nel 2002 sempre per il grande schermo, realizzò Callas Forever, liberamente ispirato alla vita di Maria Callas. Ancora per il Metropolitan nel 2002 cura la regia de Il barbiere di Siviglia al Cunningham Park. Fino al 2014 sono oltre 800 gli spettacoli con la sua regia andati in scena al Met.

Il 24 novembre 2004 la regina Elisabetta II lo nominò Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (KBE). Nel 2006 curò il suo quinto allestimento dell'Aida interpretata da Violeta Urmana per l'inaugurazione del Teatro alla Scala. Dal 21 aprile a 3 maggio 2007 andò in scena il suo nuovo allestimento de La traviata di Giuseppe Verdi per il Teatro dell'Opera di Roma, con direzione d'orchestra Gianluigi Gelmetti, soprano Angela Gheorghiu, baritono Renato Bruson, tenore Vittorio Grigolo. La prima dello spettacolo del 21 aprile è stata trasmessa in diretta in ventidue sale cinematografiche. Al Teatro Filarmonico di Verona esordisce nel 2012 con Pagliacci.

Muore la mattina del 15 giugno 2019 nella sua casa di Roma, all'età di 96 anni.

Vita privata

Franco Zeffirelli, dichiaratamente omosessuale, si definiva cattolico. Era vicino al centro-destra, per il quale era stato senatore, ed era molto amico di Silvio Berlusconi. Ebbe modo di dichiarare di non apprezzare il «movimento gay», in quanto per lui «l'omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. È la Grecia, è Roma. È una virilità creativa».

Negli anni cinquanta ebbe un lungo e travagliato rapporto con il regista Luchino Visconti; i due convissero per diversi anni nella villa di Visconti sulla via Salaria a Roma.

Era un tifoso della Fiorentina in passato, era stato protagonista di grandi polemiche con la Juventus, prendendo spunto dalla rivalità delle rispettive tifoserie.

A seguito di una ricerca genealogica condotta da due studiosi, è stato supposto che Zeffirelli fosse imparentato con Leonardo da Vinci.

Regista cinematografico

Tra i più famosi registi italiani nel mondo (i suoi film sono quasi tutti produzioni internazionali), Franco Zeffirelli come regista cinematografico si caratterizzava per l'eleganza formale e l'attenzione per il melodramma e le storie d'amore, sviluppate con senso dello spettacolo e gusto figurativo prezioso, non esente tuttavia da esuberanze manieristiche e dall'estetismo e scadente talvolta nell'oleografico.

Riconoscimenti

David di Donatello

1969: Miglior regista - Romeo e Giulietta
1972: Miglior regista - Fratello sole, sorella luna
1991: Miglior film straniero - Amleto
1979: David europeo
2002: David speciale

Nastro d'argento

1969: Regista del miglior film - Romeo e Giulietta

National Board of Review Awards 1968: miglior regista - Romeo e Giulietta

Primetime Emmy Award 1982: miglior regista per Cavalleria rusticana

Primetime Emmy Award 1982: miglior regista per Pagliacci

BAFTA alla migliore scenografia del 1983 per La Traviata

Nomination all'Oscar al miglior regista 1969 per Romeo e Giulietta
Nomination all'Oscar per la miglior scenografia 1983 per La Traviata

Premio Colosseo 2009 per il cortometraggio Omaggio a Roma

Premio delle Arti Fiorentini nel mondo, edizione 2010, per la categoria Arti Visive.

Grifo d'oro assegnatogli dal Comune di Genova

Fiorino d'oro conferitogli dal Comune di Firenze

Premio 'Anna Magnani' alla carriera (2012)

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 23 aprile 1977

Medaglia d'oro ai benemeriti della Cultura e dell'Arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della Cultura e dell'Arte
— 2003

Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
— Londra, 24 novembre 2004

Primetime Emmy Awards - nastrino per uniforme ordinaria Primetime Emmy Awards

Filmografia

Regista

Camping (1957)
Maria Callas at Covent Garden (1964) Film TV
Un giorno insieme (1965)
Per Firenze (1966)
La bisbetica domata (1967)
Romeo e Giulietta (1968)
Fratello sole, sorella luna (1972)
Gesù di Nazareth (1977) Film TV
Il campione (1979)
Amore senza fine (1981)
Pagliacci (1982)
Cavalleria rusticana (1982)
La traviata (1983)
Otello (1986)
Il giovane Toscanini (1988)
Firenze, episodio di 12 registi per 12 città (1989)
Amleto (1990)
Don Carlo (1992) Film TV
Storia di una capinera (1993)
Jane Eyre (1996)
Un tè con Mussolini (1999)
Callas Forever (2002)
Omaggio a Roma (2009)
Sceneggiatore
Camping (1957)
Per Firenze (1966) - documentario
La bisbetica domata (1967)
Romeo e Giulietta (1968)
Fratello sole, sorella luna (1972)
La traviata (1983)
Otello (1986)
Il giovane Toscanini (1988)
Amleto (1990)
Storia di una capinera (1993)
Un tè con Mussolini (1999)
Callas Forever (2002)
Omaggio a Roma (2009)

Attore

L'onorevole Angelina (1947), regia di Luigi Zampa
Il mistero di Dante (2014), regia di Louis Nero, interpreta sé stesso a fianco del Premio Oscar F. Murray Abraham

fonte: Wikipedia

OMAGGIO A ROMA

domenica 2 giugno 2019

attenzione alle diete pericolose per la salute


di Marcello Pamio

Le diete oggi stanno spopolando: decine di milioni di persone sono perennemente in dieta nella speranza, spesso vana, di eliminare i chili in eccesso, il grasso, ridurre il colesterolo ematico e altro ancora.

Invece di mettere in discussione la propria esistenza, migliorando lo stile di vita in generale, compresa ovviamente e soprattutto l’alimentazione, ci appoggiamo all’esperto di turno, spesso in camice bianco, che ci dice la Via per Damasco.

Una Via, spesso e volentieri, semplice e veloce, perché così pretendiamo noi stessi, che invece di condurre verso la luce, conduce verso la tenebra e la malattia!

La maggior parte delle persone, grazie ai condizionamenti dei mezzi di comunicazione di massa, intendono per “dieta”, un sistema veloce, che impone più o meno delle restrizioni, ma con una scadenza temporale.
L’etimologia della parola invece, insegna che “dieta” deriva dal greco dìaita, che significa “vita, modo di vivere”.
La dieta è lo stile di vita di una persona! ...


Detto questo risulterà chiaro che parlare di dieta Dukan, dieta Plank, dieta Atkins, dieta Montignac, dieta a zona, tisanoreica, e chi più ne ha più ne metta, non ha alcun senso, se non nel business miliardario che sta a monte.

La Natura però funziona in un’altra maniera: non esiste nulla di facile e veloce che non contempli pericoli per l’organismo umano.
L’organismo umano, per stare in salute ha bisogno essenzialmente di precisi prìncipi: pochi aminoacidi (proteine), glucosio (abbondantissimo nel Regno vegetale crudo), vitamine e minerali organici, ormoni, enzimi e parecchia fibra. Tutto il resto non solo non serve ma intossica l’economica organica, predisponendoci a tutte le malattie.

All'organismo umano serve esattamente il contrario di quello proposto dalle diete moderne. Non male come ossimoro.

Vediamo alcune.
(Le immagini sono indicative e non pretendono rappresentare le diete citate nella loro interezza - NdC) ..


Dieta Atkins

Un esempio perfetto è il dottor Robert Atkins, ideatore e messia americano della omonima dieta. Una dieta che ha coinvolto oltre 30 milioni di persone. Aveva predicato per tutta la vita che si poteva e doveva mangiare grassi a volontà per restare magri.
Questo è grasso che cola per gli obesi americani, che si scolano litri di bevande gasate ogni giorno e trangugiano quintali di grassi saturi animali.

Il vangelo Atkins però è diventato apocrifo dal rapporto del medico legale del comune di New York. Atkins infatti, nel mese di aprile 2004 è scivolato sul ghiaccio lasciato sui marciapiedi di Manhattan da una tardiva nevicata primaverile ed è morto. Ma non è questa la notizia.
E' morto obeso e per di più gravemente malato di cuore!

Il messia, certamente coerente con il suo credo, era obeso e quel che è peggio, soffriva di ipertensione e di mal di cuore, entrambe condizioni di solito provocate da un regime alimentare ricco di grassi e povero di carboidrati, frutta e verdura.
Il rapporto del medico legale è stato pubblicato dal quotidiano Wall Street Journal e rimbalzato su tutti media Usa: Atkins, alto un metro e 83, pesava ben 116 chili al momento della morte ed era quindi obeso a tutti gli effetti. 


Dieta Montignac

Un altro grande personaggio conosciuto da moltissime persone è Michel Montignac, il quale ha elaborato le basi di un metodo originale per perdere peso: utilizzare il concetto degli indici glicemici nel processo di dimagrimento.
Tale teoria l’ha sperimentata sulla propria pelle, perdendo quindici chili nel giro di soli tre mesi!
Ha dimostrato al mondo che è possibile dimagrire senza restrizioni caloriche, semplicemente operando le giuste scelte alimentari. Non male come idea.

Nel 1986 scrisse il suo primo libro, “Come dimagrire facendo pranzi di lavoro”, rivolto ai manager costretti, come lui in quel periodo, a mangiare spesso al ristorante per motivi professionali.

Alla fine del 1987 ha pubblicato il suo più celebre lavoro: “Dimagrire per sempre mangiando normalmente”. Libro che ha avuto un successo senza precedenti: venduto in una quarantina di paesi con oltre 16 milioni di copie vendute.
Fin qui tutto bene, fino a che si viene a sapere che Michel Montignac è morto nel 2010 per le complicanze di un cancro alla prostata, all’età di soli 65 anni.


Dieta Dukan

L’ultimo in ordine cronologico tra i più famosi è il nutrizionista francese Pierre Dukan, autore di 19 opere e ancora in vita (non si sa per quanto).
Il suo ultimo lavoro: “Metodo Dukan”, diventato mondialmente “Dieta Dukan” è stato tradotto in 14 lingue e diffuso in più di 30 paesi.
La sua filosofia base è che: “non è possibile dimagrire se si è affamati”!

Detto questo, ha definito una lista di 100 alimenti consumabili a volontà tra cui: 72 alimenti d’origine animale ricchi di proteine e 28 alimenti d’origine vegetale.

I 72 alimenti spaziano da: carni magre (cavallo, selvaggina, coniglio, vitello e fegato di vitello, manzo e lingua di manzo, rognone), volatili (struzzo, faraona, fegato di pollo, galletto, piccione, pollo, quaglia e tacchino), pesci, frutti di mare; i latticini e le uova.

La Dieta Dukan spazia tra i cibi più tossici, acidificanti e pericolosi per la salute umana: cibi completamente privi di vitamine, minerali e fibra.
A tale mancanza però il nutrizionista ha posto rimedio, istituendo “La mia boutique: Dieta Dukan”, una serie di siti internet in ben sette lingue diverse, dove si vendono online integratori alimentari.

I cibi permessi dalla dieta sono privi di nutrienti fondamentali e rendono stitici?
Nessun problema ecco a voi: “Crusca d’avena” per sopperire la mancanza di fibra, “Vitamin ans” per le vitamine sintetiche e minerali inorganici, e non mancano i biscotti, le salse e perfino la stevia.

Invece di prendere integratori morti, costruiti in laboratorio, privi di vitalità, vitamine organiche e minerali colloidali, e privi delle migliaia di altre sostanze biochimiche e bioattive, perché non viene insegnato a mangiare direttamente i doni che Madre Natura fornisce?
Forse la frutta scaldata e maturata dal sole fa ingrassare? O perché non è possibile brevettare la Natura?
Meglio allora un bel piatto di quaglie, fegato di pollo e di vitello, sgrondanti sangue, grasso e odio.

Nei suoi libri c’è scritto che nel mondo oltre 20 milioni di persone sono dimagrite con questo metodo, e se sono veri questi numeri, moltissime persone non sanno pensare fino in fondo, non hanno la più pallida idea di come funziona un organismo umano, di quello che necessita e ha bisogno un corpo per vivere e stare in salute.

A chi piace mangiare, ingozzarsi ogni giorno a tavola, a chi piace alzarsi da tavola con lo stomaco strapieno, troverà molto più affine una Dukan, Atkins o altri, piuttosto che migliorare lo stile di vita, eliminando proprio quegli alimenti intossicanti e predisponenti a tutte le malattie.
Nonostante la notizia che l’ordine dei medici francese lo avrebbe radiato, sembra che a chiedere la radiazione sia stato lo stesso Dukan: una mossa che punterebbe ad evitare i due procedimenti disciplinari nei suoi confronti.

Resta comunque dottore e purtroppo la radiazione non avrà impatto sull'attività professionale: è in pensione dal 2008 e fa attività di consulenza.



A questo punto, venire a conoscenza che i medici o nutrizionisti che hanno ideato e brevettato "diete" miracolose, usate da decine di milioni di persone, diete "curative", sono poi morti di tumore, obesi e con disturbi cardiocircolatori, dovrebbe far nascere qualche dubbio e perplessità.
Ma non è questo il punto, perché Atkins, Montignac, Dukan e tutti gli altri esperti del passato e che verranno in futuro, non c'entrano nulla: siamo noi che dobbiamo svegliarci e comprendere quello che serve e non serve all’organismo umano. Capire dove sta la verità e dove il cialtrone.

Gli esperti spesso hanno lo scopo di creare una propria linea di prodotti, mettere il proprio nome nel brand, vendere milioni di copie di libri e fare i soldi a palate.

Il nostro scopo invece dovrebbe essere quello di stare bene, intraprendere un percorso di crescita spirituale, dimagrire ovviamente se obesi, guarire se ammalati e mantenersi in salute se sani; ma per fare questo è necessario mettere in discussione il nostro stile di vita: alimentazione, mondo dei pensieri e aspetto emozionale.
Ma questo sappiamo, costa molta fatica: è più facile leggere un libro e mettersi a "dieta"...

[1] “Il Corriere della Sera” del 12 febbraio 2004
[2] “Pierre Dukan radiato dall’Ordine dei medici”, Il Corriere della Sera, 16 maggio 2012

Oggi potremmo anche aggiungere la famigerata dieta del farmacista Lemme e i suoi insipidi spaghetti a colazione, senza contare i libri che ha già pubblicato.. ma credo che con questi pochi esempi si possa già fare un'idea sulle diete, seppur vaga.. In ogni caso: occhio! 


- Alberto Sordi in Un Americano a Roma (1954) -

"Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno...!"

fonte: LA CREPA NEL MURO

domenica 19 maggio 2019

nome di battaglia Mara


La cascina Spiotta è ancora là, in cima alla collina, tra i dolci paesaggi delle langhe, circondata dagli alberi e con un grande prato davanti. Irriconoscibile, se non fosse per una targa sul cancello, rispetto alle foto che finirono sui giornali oltre 40 anni fa. Quel 5 giugno 1975 ad Acqui se lo ricordano ancora: il rapimento, gli spari, la morte sull’erba per un carabiniere e per quella giovane donna. Il grave ferimento di altri militari della pattuglia. La paura e la rabbia dall’una e dall’altra parte. Era il battesimo di sangue delle Brigate Rosse. Molti storici hanno definito il tragico evento della cascina Spiotta come la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Quell’idea quasi romantica di cavalcare la rivoluzione di classe, nata nel 1966 con la prima occupazione dell’università di Trento, alimentata dai tumulti del ’68 e dalle grandi proteste operaie dei primi anni ’70, stava per segnare il passo ad un lungo periodo di buio e di terrore. La notte della Repubblica, che avrebbe lasciato disseminati per le strade italiane centinaia di morti tra gente comune, opposte fazioni politiche e uomini delle istituzioni. E comunque si vogliano leggere e interpretare i cosiddetti “anni di piombo” quel tragico evento di cascina Spiotta resterà legato per sempre all’immagine di una ragazza riversa sul prato in una giornata di sole, i jeans arrotolati, le scarpe di corda, il viso solcato da un rivolo di sangue. Così è morta quel giorno Margherita Cagol, nome di battaglia Mara, fondatrice del nucleo storico delle Brigate Rosse, capo della colonna torinese. La prima donna ad aver scelto la lotta armata, la prima a morire. 


Margherita nasce a Trento l’8 aprile 1945 in una famiglia della media borghesia. E’ l’ultima di tre figlie, il padre gestisce una profumeria e la madre lavora in una farmacia. Una famiglia molto unita e religiosa: scuola e lavoro durante la settimana, messa in chiesa alla domenica, vacanze estive negli scout o in colonia. Margherita quando non studia fa volontariato insieme ad un padre gesuita negli ospizi di Trento. Pratica sport, scia, gioca a tennis, ama fare trekking in montagna. La chitarra classica è la sua grande passione, è talmente dotata da eccellere a livello nazionale, si esibisce perfino all’estero. Potrebbe diventare un naturale sbocco lavorativo se la ragazza non decidesse di iscriversi alla facoltà di sociologia dell’università di Trento. E’ l’origine di tutto. In quegli anni l’ateneo è un’autentica fucina di idee: tanto all’avanguardia per la formazione dei futuri quadri del nuovo capitalismo industriale, quanto un sottobosco ideologico e antagonista per il ‘68 italiano. Tra i professori ci sono Romano Prodi e Beniamino Andreatta, tra gli studenti Renato Curcio e Mauro Rostagno. Margherita conosce Curcio con il quale ben presto si lega sentimentalmente. Lei è bella, di una bellezza tranquilla, non appariscente. Capelli neri e occhi verdi, un viso minuto. E’ seria, riservata, si trova subito bene con quel ragazzo che sembra avere sempre un’ombra di malinconia negli occhi. È il gennaio 1966, gli studenti decidono di occupare l’università. Margherita è fra loro anche se ogni giorno, entro le 19.00, deve per forza rientrare a casa dai genitori. L’anno successivo comincia a collaborare al giornale «Lavoro Politico» che nel 1968 diventa un periodico di riferimento per la sinistra. Si laurea il 29 luglio del 1969 con la tesi “Qualificazione della forza lavoro nelle fasi dello sviluppo capitalistico”. Uscirà con 110 e lode e saluterà tutti con il pugno chiuso: “mi ha spiazzato – ricorderà il rettore Francesco Alberoni – non credevo fosse così politicizzata”. Il primo agosto Margherita e Renato si sposano in Chiesa, con rito misto cattolico-valdese (Curcio proviene da Torre Pellice) nell’antico monastero di San Romedio, luogo incantato della Val di Non. Dopo un breve viaggio di nozze si trasferiscono a Milano, dove Mara ha vinto una borsa di studio di due anni per un corso di sociologia. Studia la vita di fabbrica, coltivando il suo impegno politico in maniera sempre più pressante. 


L'8 settembre 1969 Margherita Cagol, Renato Curcio ed altri fondano il Collettivo Politico Metropolitano (CPM) venendo introdotti nelle fabbriche milanesi: SIT Siemens, Alfa Romeo, Marelli; conoscono Mario Moretti e Alberto Franceschini. Siamo in pieno “autunno caldo”, scaduto il contratto nazionale dei metalmeccanici le proteste ed i disordini si susseguono incessanti. Il 12 dicembre del 1969 accade qualcosa che cambierà per sempre il destino di questa generazione di giovani e dell’Italia intera: in piazza Fontana scoppia una bomba che uccide diciassette persone e ne ferisce novanta. L’opinione pubblica è disorientata, i depistaggi, la morte dell’anarchico Pinelli, l’arresto di Pietro Valpreda. Ha inizio la strategia della tensione. I militanti della sinistra extra-parlamentare si riuniscono in convegni, a Pecorile parlano per la prima volta di strage di Stato, di reazione ad un sistema imperialista capace di sacrificare chiunque pur di mantenere il potere, discutono di lotta armata e di clandestinità. Margherita partecipa e intanto scrive lunghe lettere ai familiari, in particolare alla madre, alla quale confessa che la sua coscienza sta cambiando, che Milano le appare sempre più “… un mostro feroce che divora tutto ciò che di naturale, di umano e di essenziale c’è nella vita. Milano è la barbarie, è la vera faccia della società in cui viviamo … Questa società … ci toglie la possibilità di coltivare la famiglia, di coltivare noi stessi, le nostre esigenze, i nostri bisogni, ci reprime … ha estremo bisogno di essere trasformata da un profondo processo rivoluzionario …. Tutto ciò che è possibile fare per combattere questo sistema è dovere farlo perché questo io credo sia il senso della nostra vita.” La militanza passa dalle parole ai fatti. In una malandata Fiat 850, nel traffico di piazzale Loreto, il 29enne Renato Curcio fa un cenno a Margherita, all’epoca 25enne e al compagno Alberto Franceschini, 23 anni: “è lì che le brigate partigiane hanno appeso a testa in giù Mussolini e la Petacci”. Si guardano in silenzio. Ma certo, brigata è il nome giusto. Brigata e poi? Rossa, propone Margherita. Gli altri annuiscono. E’ fatta. Così nascono le Brigate Rosse. Come simbolo la stella a cinque punte iscritta in un cerchio, la stessa utilizzata dai Tupamaros uruguaiani. Margherita sceglie il suo nome di battaglia: Mara. E’ il 17 settembre 1970 quando iniziano le prime azioni: Franceschini e la Cagol danno fuoco all’auto del capo del personale della SIT-Siemens, Giuseppe Leoni, colpevole di aver fatto fotografare i partecipanti ai picchetti e di averli poi licenziati. Comincia la propaganda: Curcio, il teorico del gruppo, scrive il volantino di rivendicazione. A novembre viene diffuso alla Pirelli un comunicato con la stella a 5 punte in cui compaiono i nomi dei capi e dei crumiri da punire. Qualche giorno dopo bruciano anche le macchine del capo della vigilanza, Ermanno Pellegrini e del dirigente Enrico Loriga. Gli atti di “punizione” sulle auto dei dirigenti proseguono per tutto il 1971, seguiti da volantini di rivendicazione ma stigmatizzati dai giornali come puro e insignificante teppismo. Mara in quell’anno rimane incinta, è felice, lei e Renato fanno progetti, pensano a come conciliare la cura di un bambino con gli impegni politici. Sarà difficile ma in fondo non c’è stata fino ad ora alcuna scelta irrevocabile, questo figlio può rimettere in discussione tutto. Invece al sesto mese Mara cade dal motorino e perde il bambino. Da lì in poi la sua vita comincia a correre, già l’anno seguente, il 2 maggio, i Carabinieri scoprono il covo di via Boiardo a Milano ed entrano in possesso di tutti i nomi dei capi storici. Mara e Renato passano alla clandestinità. 


Ne parlano a lungo ma l’ipotesi di fare un altro figlio è definitivamente tramontata. Non ci sono più margini, la lotta armata è ormai definitiva. In una delle molte lettere ai genitori Mara scrive: “ … Cari genitori non pensate per favore che io sia incosciente. Grazie a voi sono cresciuta istruita, intelligente e soprattutto forte. E questa forza in questo momento me la sento tutta. È giusto e sacrosanto quello che sto facendo, la storia mi da ragione come l’ha data alla Resistenza del ’45. Ma voi direte, sono questi i mezzi da usare? Credetemi, non ce ne sono altri …” 
In Italia proseguono gli atti di contestazione e di violenza per tutto il 1972, le sigle di gruppi armati di destra e sinistra nascono come funghi: Giangiacomo Feltrinelli viene trovato ucciso a Segrate, esploso mentre prepara un attentato ad un traliccio; a Milano viene ucciso il commissario Calabresi. Le neonate brigate di Curcio e Mara proseguono però con atti dimostrativi, senza macchiarsi di sangue. Ormai ricercati, Curcio e la Cagol si trasferiscono a Torino, lei diventa capo della colonna torinese mentre a Milano restano Franceschini e Moretti. Comincia la penetrazione informativa negli stabilimenti Fiat di Mirafiori e Lingotto. Mara, nelle sue costanti lettere, continua a rassicurare i genitori, dice che vorrebbe passare un po’ di tempo a casa, ma loro leggono i giornali e temono il peggio, non sanno come comportarsi con questi due ragazzi che si sono messi in testa di cambiare il mondo e adesso hanno il mondo contro. Nell’autunno 1973 l’economia mondiale attraversa la sua crisi più grave dal 1929. La guerra arabo-israeliana fa lievitare i prezzi del petrolio. L’inflazione è fuori controllo, l’anno seguente toccherà il 23%. A novembre il Governo vara il decreto “Austerity”: niente auto la domenica, insegne spente a partire dalle 22.00, strade a illuminazione ridotta, chiusura serale di radio e televisione. Ma sono i lavoratori a pagare il prezzo più caro dei sacrifici, la Fiat è pronta a licenziare, Agnelli ventila la cassa integrazione, il rinnovo del contratto non arriva ed i turni in fabbrica sono massacranti, il sindacato è in difficoltà. Mirafiori viene occupata per tre giorni con bandiere rosse sui tetti e operai padroni dei reparti. Cortei. Assemblee. La Cagol e Curcio organizzano il sequestro di Ettore Amerio, capo del personale della Fiat Mirafiori. L’interrogatorio sul fascismo nella Fiat, sui licenziamenti e sulla cassa integrazione, la condanna del sistema oppressivo dei padroni e infine il rilascio dell’ostaggio dopo 8 giorni. Segue il volantino di rivendicazione. Il metodo funziona, dà visibilità, la gente inizia a parlarne. Il 18 aprile 1974 le BR sequestrano a Genova il giudice Mario Sossi, membro del MSI e pubblico ministero in processi contro gruppi terroristici di sinistra. E’ l’operazione Girasole, condotta con l’obiettivo di “colpire al cuore lo Stato”. E a questo punto lo Stato comincia a prendere coscienza del problema, il Generale Dalla Chiesa costituisce il primo nucleo Carabinieri antiterrorismo. E’ il vero salto di qualità. Si cerca di contrattare il rilascio di alcuni terroristi detenuti, minacciando di uccidere l’ostaggio nel caso in cui le istituzioni non scendano a patti. Lo stesso giudice scrive lettere e appelli dalla prigionia perché le istituzioni si prendano le loro responsabilità. Lo Stato finge di cedere ma in realtà all’ultimo momento non libera i detenuti. Per Mara Cagol questo può bastare, perché comunque le istituzioni hanno dimostrato di voler trattare. In disaccordo con Mario Moretti che vuole ancora uccidere l’ostaggio, il 23 maggio Sossi viene liberato. La settimana dopo esplode a Brescia una bomba in piazza della Loggia, provocando otto morti e un centinaio di feriti. Nel giugno ’74 il primo passo falso delle Brigate Rosse avviene a Padova, quando il gruppo armato di Susanna Ronconi e Roberto Ognibene assalta, senza alcuna autorizzazione da parte dei capi milanesi e torinesi, la sede del Msi uccidendo due militanti. Il gruppo storico è contrario, l’imbarazzo è totale ma Curcio decide comunque di non rendere pubbliche le fratture interne e rivendica l’atto con un comunicato (il gesto gli costerà 28 anni di carcere per concorso morale in omicidio non premeditato). Il 4 agosto un altro ordigno squassa il treno Italicus lasciando dodici morti e quarantotto feriti. Il nucleo antiterrorismo di Dalla Chiesa nel frattempo muove le prime pedine: l’8 settembre 1974 Renato Curcio e Alberto Franceschini vengono arrestati dai Carabinieri a Pinerolo. Si fanno fregare dal più improbabile degli infiltrati: Silvano Girotto, alias padre Leone, alias frate Mitra e chissà cos’altro. Proprio quel tipo che a Mara non piaceva, quello che con le sue spacconerie aveva incantato tutti ma non lei. Troppo convinto, troppo autoreferenziale, si dichiarava ex rapinatore, ex legionario, ex guerrigliero, grande esperto di armi e tuttavia Renato voleva metterlo alla prova. Fatto sta che tra i suoi tanti incarichi, Girotto aveva omesso di dire che era anche un collaboratore dell’Arma. I due vengono bloccati sulla loro 128 blu, mentre chiacchierano tranquilli ad un passaggio a livello chiuso, nelle campagne appena fuori dalla cittadina torinese. Senza essersi accorti di nulla, senza nemmeno il tempo di reagire, vengono agguantati dai militari in borghese: un paio di pugni a Franceschini mentre Curcio rimane incredulo e immobile al volante. Mario Moretti sfugge al’arresto, probabilmente perché avvertito da una telefonata di uno sconosciuto. Nonostante lui dichiarerà di aver cercato senza riuscirvi di avvertire Curcio, l’ambiguità sulla figura del futuro capo delle BR non l’abbandonerà mai più, negli anni a venire. 


L’arresto dei due capi storici si somma ad altri arresti importanti in varie parti d’Italia. Ora le BR sono davvero in difficoltà. Il loro futuro è nelle mani di Mara. Da sola ha la responsabilità della colonna torinese e deve riannodare le fila di un’organizzazione allo sbando. Inoltre cosa penseranno i suoi genitori di lei ora che suo marito è in carcere e tutti i giornali li dipingono come pericolosi sovversivi? Mara prende la decisione: ha bisogno di Renato al suo fianco, bisogna assaltare il carcere di Casale Monferrato e liberarlo; la struttura è vulnerabile, poco sorvegliata. Moretti è perplesso, la definisce un’azione emotiva, alla Bonnie & Clyde, troppo rischiosa e troppo personalistica. E se va male le BR sono finite. Tre mesi di discussioni ma alla fine Mara la spunta, l’azione si farà e sarà lei ad organizzarla. E’ il 18 febbraio 1975, una ragazza bionda si avvicina al portone del carcere. Suona, è giorno di visite, ha con sé un involucro: “per favore mi apra. Devo consegnare questo pacco a mio marito”. Nulla di strano, la donna è carina e sorridente. Pochi secondi ed il piantone fa scattare la serratura. Si ritrova con un mitra puntato al petto “stai buono o sei morto” dice la ragazza. Due uomini vestiti con le tute blu della SIP appoggiano una scala sul muro e tagliano i fili del telefono. Margherita e un altro compagno entrano, si fanno aprire un secondo cancello. Ora sono nel corridoio dove si affacciano alcune celle. Fanno mettere tutti al muro, ma Curcio non si vede. “Renato dove sei?” grida. E’ al piano superiore, scende con un balzo. Ora sono fuori, diretti ad Alassio. Tutto si è svolto in pochi minuti. Un’azione perfetta. Senza sparare un colpo. Il blitz ha una grande risonanza sui giornali. Dopo tante sconfitte le Brigate Rosse si rifanno un po’ d’immagine, grazie anche al corollario romantico di una donna che, armi in pugno, libera il suo uomo. Persino il giudice di sorveglianza mentre interroga Franceschini ha parole di ammirazione per la “magnifica donna” che ha guidato il commando. Ora però le Brigate Rosse sono a corto di denaro e decidono di finanziarsi con un rapimento. Si pensa a Vittorio Vallarino Gancia, l’industriale dello spumante. Chiederanno un riscatto di un miliardo di lire. Il sequestro è deciso per il 4 giugno 1975, Gancia viene bloccato sulla sua Alfetta in una strada di campagna con la scusa di lavori in corso. Uno dei finti operai agita una bandierina rossa mentre con l’altra mano gli fa cenno di rallentare. L’industriale ferma l’auto, un uomo esce da un furgone che lo precedeva, rompe il suo finestrino e gli punta una pistola alla tempia. Gancia viene caricato su una Fiat 124 verde oliva, manette ai polsi e coperta in faccia. Viene portato in una vecchia casa colonica da ristrutturare vicino a Canelli, che tre anni prima Mara aveva comprato per 6 milioni di lire, sotto il falso nome di Marta Caruso. E’ la Cascina Spiotta. I vicini descriveranno la proprietaria come una bella ragazza, gentile e sempre disponibile, che quando arrivava si metteva subito a lavorare i campi sorridendo, facendosi aiutare a curare la vigna ed a coltivare qualche verdura. Gancia viene chiuso in una stanzetta, un materasso e una coperta, un catino all’angolo. A custodirlo rimangono Mara ed un altro brigatista, mai identificato. Ma quella mattina qualcosa va storto: la Fiat 124 che sta tornando dopo aver scaricato l’ostaggio tampona una Fiat 500, tra Canelli e Cassinasco. Sono le 13.00. I due a bordo della 124 hanno fretta di andarsene, firmano una dichiarazione di responsabilità su un foglietto e rassicurano il guidatore della 500, Cesarino Tarditi professione idraulico. Questi però non si fida e, appena i due si allontanano, chiama lo stesso i Carabinieri. La Fiat 124 con il cofano ammaccato viene rintracciata, c’è un uomo solo a bordo. E’ un normale controllo ma l’individuo si spaventa e scappa. La fuga però dura poco, l’auto si schianta e appena viene preso Massimo Maraschi, 22enne di Lodi, si dichiara prigioniero politico. 


I due carabinieri, sbigottiti, avvertono immediatamente la centrale. Ci vuole poco a collegare il sequestro Gancia: l’area viene subito raggiunta dagli uomini del Generale Dalla Chiesa. La caccia comincia: le colline vengono suddivise in settori, le località isolate, le cascine, le abitazioni sospette vengono controllate a tappeto. Il giorno dopo, 5 giugno 1975, il Tenente Umberto Rocca comandante della Compagnia CC di Acqui Terme, dopo aver celebrato la Festa dell’Arma, esce di pattuglia con la Fiat 127 di servizio, a bordo anche il Maresciallo Rosario Cattafi e gli Appuntati Giovanni d’Alfonso e Pietro Barberis. Alle 11.30 arrivano alla cascina Spiotta, uno degli obiettivi di sua competenza da controllare. Mara sta riposando, ha fatto il turno di guardia di notte, il suo compagno che avrebbe dovuto darle il cambio, si è appisolato e non vede avvicinarsi i carabinieri. Il Maresciallo bussa alla porta e Mara si affaccia per un istante rimanendo sgomenta. All’interno il trambusto è indescrivibile. L’uomo prende la pistola mitragliatrice M1 e 4 bombe a mano SRCM, Mara borsetta e mitra a tracolla, in mano pistola e valigetta. Lui propone di ammazzare l’ostaggio, la Cagol si rifiuta: “Gancia non si tocca, non c’entra niente e la sua vita non deve essere messa a repentaglio”. Aprono la porta e l’uomo lancia la prima bomba a mano che esplode sui militari: tra le urla il braccio sinistro del tenente si stacca di netto e l’occhio sinistro – che perderà - gli si riempie di sangue. Il Maresciallo è colpito da diverse schegge in tutto il corpo ma da terra reagisce al fuoco. I due brigatisti corrono verso le auto parcheggiate, l’Appuntato d’Alfonso si para loro davanti e spara, ma viene colpito da una raffica alla testa, al torace e all’addome. Morirà poco dopo lasciando una moglie e tre figli. Mara ed il compagno raggiungono la Fiat 128, partono ma finiscono contro la 127 dell’Arma con cui l’Appuntato Barberis sta sbarrando la strada. L’uomo esce dall’auto e grida “siamo feriti, ci arrendiamo”. Barberis cessa il fuoco e intima di alzare le mani. Dopo pochi passi l’individuo, facendosi scudo della donna, estrae un’altra bomba e la lancia verso il carabiniere, il quale, scartando di lato, evita l’impatto e ricomincia a sparare. Mara Cagol viene colpita in torsione, sotto l’ascella, il colpo perfora il torace ed esce orizzontalmente dalla parte del dorso. Muore praticamente sul colpo. 


Il secondo brigatista invece si dilegua nei boschi. Il sedicente fuggitivo scriverà poi un rapporto a Curcio, in seguito ritrovato in un covo e reso pubblico, nel quale dichiarerà che mentre stava scappando si accorgeva che Mara non era con lui, voltandosi la vedeva seduta sull’erba con le mani in alto. Riprendendo la fuga avrebbe immediatamente sentito uno, forse due colpi secchi. Secondo lui Mara era stata giustiziata. Tale versione, per quanto dubbiosa vista la traiettoria dei proiettili e la posizione del cadavere, viene subito rivendicata in un comunicato delle BR. Per il giudice Caselli il brigatista fuggitivo aveva la necessità di fornire all’organizzazione una valida scusa per aver lasciato da sola la ragazza, dopo essersene addirittura fatto scudo. Tuttavia l’opinione pubblica rimane talmente scossa che vivrà per molti anni con il sospetto che quel giorno lo Stato abbia voluto giustiziare freddamente la pasionaria delle Brigate Rosse. Da quel momento la direzione strategica del movimento passa nelle mani dell’ala militarista, capeggiata da Mario Moretti. Sei mesi dopo Curcio viene arrestato a Milano insieme alla sua nuova compagna, Nadia Mantovani. Inizia la lunga fase degli omicidi e del sangue, la strada del non ritorno. 
La figura di Mara Cagol resta ancora oggi ben impressa nell’immaginario collettivo, tanto che perfino lo scrittore Umberto Eco ha affermato che, una volta scoperto che la moglie di Frà Dolcino (Margherita Boninsegna), anch’essa trentina, aveva lo stesso nome di Margherita Cagol ed era morta in condizioni analoghe, l’ha espressamente citata nel suo romanzo “Il nome della rosa”. Per molti anni la stampa nazionale la dipingerà come la donna che per amore è stata disposta a tutto, perfino a sparare, negandole quell’autonomia di pensiero e di iniziativa che ha invece caratterizzato tutte le sue scelte. 
Un mazzo di rose rosse verrà ritrovato davanti alla cascina Spiotta l’indomani della sparatoria e così il 5 giugno di ogni anno, per molti anni. 

Sergio Amendolia

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI

Bibliografia
Stefania Podda, Nome di battaglia Mara, Sperling & Kupfer; 

Piero Agostini, Mara Cagol. Una donna nelle prime Brigate Rosse, Marsilio - temi; 

Gian Carlo Caselli, Le due guerre, Melampo; 

Giorgio Bocca, Noi terroristi, Garzanti. 

SERGIO AMENDOLIA
Nato 55 anni fa a Genova, sposato con 2 figli, 2 gatti e un cane, ho sempre guardato con stupore l'orizzonte e tutto ciò che quella linea rappresenta e contiene, convinto che dove il cielo finisce si celano sempre spazi e tempi lontani, spesso inesplorati o conosciuti poco e male. Forse per questo mi attira l'impostazione di questo blog ed i veli della Storia che gli articolisti provano spesso a sollevare, perché conoscere è importante e aiuta a capire ciò che siamo e come lo siamo diventati. Oltre alla nostra bella Italia ed alla sua impareggiabile ricchezza di arte e storia, mi affascinano molto gli scenari mozzafiato dell'Ovest Americano. In questi ultimi anni ne ho percorsi alcuni, ancora una volta cercando di varcare orizzonti i cui contorni sfuggono in continuazione, dimensioni che ho provato a malapena ad intuire nei volti dei nativi che ancora oggi si incontrano nelle riserve: a volte duri, scolpiti e aridi come i monoliti di arenaria rossa, probabilmente gli unici in grado di metabolizzare la sensazione di infinito che pervade quelle terre lontane. Per questo mi piace, quando il tempo libero me lo permette, collaborare con riviste e pagine web, tentando di approfondire le vicende che hanno caratterizzato la storia di quei popoli d'oltreoceano, in particolare l'epopea del West, con un occhio particolare agli uomini e alle donne che la vissero davvero, fuori dai luoghi comuni e dai grandi miti costruiti da Hollywood.

venerdì 10 maggio 2019

Rugby Club La Plata, i desaparecidos della palla ovale


Nel bar del Rugby Club La Plata ancora oggi sono appese le fotografie di alcuni dei venti giocatori che facevano parte della squadra negli anni settanta: uomini che sparirono, probabilmente uccisi, per mano del terrorismo di stato. Vicino a quell'immagine una targa, del 2006, che ricorda il trentennale del colpo di stato in Argentina ed il settantaduesimo compleanno della nobile squadra di rugby de La Plata.
Per comprendere cosa accadde ai giocatori della squadra di rugby dobbiamo fare un passo indietro: si ritene che tra il 1976 ed il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparsi almeno 30.000 dissidenti o sospettati tali. Le modalità di sequestro e sparizione delle vittime fu ideata per raggiungere due obiettivi: il primo era quello di evitare quanto si verificò in seguito al Golpe cileno del 1973 (che aveva portato al potere la giunta militare guidata da Pinochet) dove le immagini dei dissidenti all'interno dello stadio di Santiago del Cile avevano fatto il giro del mondo, sollevando l'indignazione di cittadini e capi di stato. Il secondo era quello di terrorizzare la popolazione poiché la mancata diffusione delle notizie riguardanti i dissidenti limitava fortemente ogni altro possibile dissenso al regime.


Le modalità di sparizione dei dissidenti risultano sconcertanti: gli arresti avvenivano mediante rapimento grazie all'operato di squadre non ufficiali di militari. Questi terroristi di stato giungevano a bordo di una Ford Falcon verde scuro senza targa, piombando nelle abitazioni di notte con l'intento di sequestrare intere famiglie. L'assoluto mistero sulla sorte dei rapiti fece si che le stesse famiglie delle vittime tacessero per paura. La conseguenza principale di questa procedura fu che, in Argentina ma soprattutto nel resto del mondo, tale fenomeno rimase ignorato.
Le vittime una volta arrestate venivano rinchiuse in luoghi segreti di detenzione. I sequestrati venivano torturati per mesi. La sorte di molti fu terribile. Secondo testimonianze degli stessi militari coinvolti, molti desaparecidos, questo il nome con il quale sono conosciute le vittime del terrorismo di stato argentino degli anni settanta, furono imbarcati a bordo di aerei militari, sedati e lanciati nel Rio de la Plata, o nell'oceano. La quasi totalità di queste persone fu gettata dagli aerei con il ventre squarciato da una coltellata affinché fossero divorati dagli squali. Questa tipologia di omicidio di stato divenne nota come vuelos de la muerte. Una seconda parte dei rapiti sparì nei centri di detenzione clandestini. Uno di questi, rimasto celebre, ebbe sede nella scuola di addestramento della Marina Militare ESMA di Buenos Aires.


Il massimo responsabile di questi raccapriccianti avvenimenti fu Jorge Rafael Videla, generale e dittatore dell'Argentina tra il 1976 ed il 1981. Videla arrivò al potere con un colpo di stato ai danni di Isabelita Peron. Il suo governo fu contrassegnato dalle costanti violazioni dei diritti umani e dai contrasti frontalieri con il Cile, che per poco non sfociarono in una sanguinosa guerra tra i due paesi sudamericani. Fu condannato a due ergastoli e 50 anni di carcere per crimini contro l'umanità. Scontò la pena in un carcere di Buenos Aires durante gli ultimi anni della sua vita, che si concluse il 17 maggio del 2013. Il suo regime dittatoriale, militarista ed anticomunista, è stato paragonato al fascismo dai suoi oppositori.
Torniamo al bar del Rugby Club La Plata. La targa inaugurata nel 2006, come anticipato, non ricorda una vittoria, ricorda i giocatori della squadra di rugby ammazzati, o spariti, durante gli anni della dittatura militare. Furono diciassette i giocatori ad essere eliminati, uno dopo l'altro, dalle squadre della morte di Videla. Sparirono tutti: i piloni, le tre quarti ala, i tallonatori e le terze linee. Sparì il capitano Mariano Montequin. Sparì la coppia di mediani. Solo uno riapparve: Otilio Pascua, il numero 10. Il mediano di apertura, praticamente il regista della squadra, non riapparve vivo: il suo corpo fu ripescato in un affluente del Rio Lujan dopo, circa, un mese di permanenza in acqua. Pascua fu rinvenuto con un peso attaccato ai piedi e le braccia legate dietro la schiena.


Perché il regime decise di eliminare i giocatori di una squadra di rugby? 
Tutto iniziò nell'aprile del 1975. 
Hernan Roca, mediano della terza squadra, sparì nel nulla. Hernan non era un dissidente politico, era un semplice ragazzo dedito al rugby. Le squadre della morte lo prelevarono da casa scambiandolo per il fratello Marcelo, appartenente ai Montoneros, un gruppo radicale della sinistra peronista. Quando i rapitori si accorsero d'aver prelevato il ragazzo sbagliato lo ammazzarono e si liberarono del corpo. 
Una domanda sarà corsa nella mente dei più attenti: ma se la dittatura iniziò nel 1976, perché Hernan Roca fu rapito ed ucciso nel 1975? 
Già prima del Golpe militare erano attive le squadre della morte della Tripla A, ovvero Alianza anticomunista argentina. 
Dopo il rinvenimento del cadavere del povero Hernan cambiò radicalmente l'atteggiamento dei ragazzi del Rugby Club La Plata. Alcuni scelsero di emigrare all'estero, la maggior parte decise di rimanere e di continuare a giocare a rugby. Decisero anche di iniziare a fare politica. I ragazzi coniugarono la passione sportiva con la militanza politica ed all'interno dello spogliatoio si formò una cellula del PCML, il partito marxista-leninista argentino. I ragazzi del Rugby Club La Plata continuarono a giocare. E vincere. Purtroppo iniziarono anche le sparizioni. Gli assassini di stato. Ogni giocatore prelevato dalle squadre della morte veniva sostituito da un ragazzo delle squadre giovanili. Un solo giocatore della squadra iniziale rimase in vita, Raul Bandarian. Fu grazie a lui che la storia dei 17 desaparecidos della squadra di rugby de La Plata venne conosciuta da tutto il mondo. 
Ritengo sia interessante concludere con le parole di Raul Bandarian: «Mi chiedo da sempre come sia accaduto che siamo stati l' unica squadra a soffrire tutto questo in una percentuale così alta. Quando iniziammo a giocare a rugby, alla fine degli anni Sessanta, eravamo da poco usciti dal Collegio Nazionale, che dipende dall'università di La Plata. Credo che quella formazione da scuola pubblica ci abbia segnati: eravamo tutti ragazzi attenti a quello che accadeva intorno a noi, e fare politica fu una scelta naturale. I vertici della società si rendevano conto di quel che accadeva in spogliatoio: ma non ci hanno mai chiesto niente, né ci hanno mai discriminato».

Fabio Casalini

Bibliografia
Miguel Bonasso, Ricordo della morte, il Saggiatore, 2012 

Enrico Calamai, Niente asilo politico. Diplomazia, diritti umani e desaparecidos, Feltrinelli, 2006 

la Repubblica, Quei ragazzi del rugby. La squadra desaparecida, 2 aprile 2006

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro, in collaborazione con Rosella Reali, per la casa editrice Albatros dal titolo E' una storia da non raccontare