Visualizzazione post con etichetta movie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta movie. Mostra tutti i post

sabato 29 maggio 2021

cuore di mamma

 


è un film drammatico italiano del 1969, diretto dal regista Salvatore Samperi.

Lorenza è una donna separata dal marito Andrea. La coppia ha avuto tre figli. Il figlio maschio, all'età di circa 8 anni, si rivela un bambino prodigio, lettore e studioso di testi scientifici, i cui apprendimenti ama citare a parenti ed amici durante i salotti mondani cui è avvezza la famiglia. Tuttavia egli dà un'interpretazione distorta alle nozioni culturali apprese, tanto da indossare in maniera permanente un elmetto tedesco con svastica, intentando una sorta di processo contro il fratellino di 2 anni accusandolo di comunismo davanti alla sorella di 6 fungente da giudice, e tentando di uccidere ripetutamente la tata (anche chiudendola in uno sgabuzzino e collegando il tubo del gas al buco della chiave). La madre, di fronte a questo comportamento, si convince di essere stata una cattiva madre. Un giorno la donna entra in contatto con un gruppo di rivoluzionaria e come reazione al nazismo del bambino, decide di unirsi a loro, contro la borghesia e il governo. Mentre è impegnata in una riunione con i compagni, il figlio minore muore annegato. L'ex marito si offre di tenere i due bambini, sino al momento in cui la donna supererà la crisi depressiva in cui è caduta.

Mentre Lorenza aiuta i rivoluzionari a piazzare una bomba in una fabbrica, Andrea si trova con la sua nuova compagna e i suoi due figli ad un pranzo in casa dell'ex marito, un imprenditore, che propone ad Andrea di entrare nel settore dei medicinali. Improvvisamente però parte una registrazione audio nella quale si ascoltano chiaramente momenti di un rapporto sessuale tra l'ex marito Andrea e la sua nuova compagna: autori della registrazione sono i due bambini, con lo scopo di mettere in difficoltà il padre.

Andrea decide così di rimandare i due figli dalla madre; la trovano nella vasca da bagno, entrano con lei nell'acqua ed uno dei bambini inaspettatamente mette la testa dentro l'acqua: la madre, scioccata, lo solleva subito, così il bambino gli rivela com'è morto il fratellino. Lorenza inorridita, esce dalla vasca ormai consapevole del fatto che siano stati i suoi due figli ad uccidere il fratellino più piccolo.

Mentre la donna sta compiendo un attentato, il figlio maschio uccide la sorella con il monossido di carbonio; la madre lo trova con una maschera antigas, che egli stesso aveva inventato e costruito.

Lorenza, che continua a far parte della banda criminale, trova il figlio mentre sta registrando una dichiarazione in cui accusa la madre di infanticidio, anche se specifica che finché lei continuerà a volergli bene, lui non consegnerà il nastro alla polizia.

Il figlio ha costruito una navicella spaziale, ma la donna la fa esplodere, uccidendo il bambino. Dopo ciò torna dai rivoluzionari che stanno attraversando un momento di crisi, dato che il loro leader è stato arrestato; decidono così di chiudere con gli attentati. 

fonte: Wikipedia 

VIDEO

sabato 8 settembre 2018

una settimana



One Week è un cortometraggio del 1920 diretto da Buster Keaton e Eddie Cline.

Nel 2008 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Trama

Due sposini, Keaton e Seely, ricevono una "casa fai-da-te" come dono di nozze. Secondo le istruzioni la casa può essere costruita in una settimana, tuttavia vengono intralciati da un pretendente rifiutato che cambia la numerazione delle casse contenenti i pezzi della casa. Buster costruisce la casa secondo la nuova numerazione e si trova alle prese con un edificio totalmente fuori dal comune, con porte che si aprono sul vuoto, pavimenti che cedono e fondamenta poco stabili tanto che, durante una tempesta, la casa comincia a girare su se stessa divenendo una folle giostra che sbalza fuori tutti gli occupanti. La coppia scopre infine che il lotto loro assegnato per costruire la casa era quello sbagliato quindi, fissati dei barili alla base della casa, iniziano a trainarla nel lotto corretto. La fune usata per il rimorchio tuttavia, si spezzerà proprio durante l'attraversamento di un binario dove i due sposini vedranno la loro casa andare in mille pezzi al passaggio del treno.

Curiosità

Joe Roberts compare brevemente nel ruolo di un facchino che trasporta un pianoforte.
Sybil Seely aveva 18 anni quando girò il film. Ha recitato in 18 film, l'ultimo nel 1922. Muore nel 1984.
Molti effetti speciali, come la casa che gira durante la tempesta e la collisione del treno sulla casa, sono stati girati senza l'utilizzo di modelli.

fonte: Wikipedia

VIDEO

martedì 28 agosto 2018

Cesare deve morire



Cesare deve morire è un film del 2012 diretto da Paolo e Vittorio Taviani. La pellicola, girata in uno stile docu-drama, narra la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare da parte dei detenuti di Rebibbia diretti dal regista teatrale Fabio Cavalli.

Il film ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino 2012, riconoscimento che mancava al cinema italiano dal 1991, quando il premio era stata assegnato a La casa del sorriso di Marco Ferreri. Ha ricevuto inoltre otto candidature ai David di Donatello 2012, tra le quali quelle per miglior film e miglior regista e ne ha vinti 5, compresi i due citati.

Trama

All'interno del teatro del carcere di Rebibbia, si conclude la rappresentazione del "Giulio Cesare" di Shakespeare, affidata ad alcuni detenuti della sezione Alta Sicurezza. I detenuti, qui in veste di attori, tornano nelle celle. Sei mesi prima, infatti, il direttore del carcere aveva annunciato il progetto della rappresentazione teatrale; ne seguono quindi i provini. Il "Giulio Cesare", dunque, prende corpo progressivamente ed è l'occasione per gli attori di comprendere come le passioni, i legami e i tradimenti che punteggiano, guidano o traviano la vita dell'uomo (e le loro storie criminali) non sono mai cambiate nei secoli e che le vicende della storia riproducono, solo in scala diversa, quelle delle vite di tutti.

Produzione

I due fratelli registi hanno dichiarato che uno dei motivi per cui hanno girato questo film è l'aver sentito la traduzione di Shakespeare in napoletano, in siciliano e in pugliese.

Distribuzione

Il film è stato presentato l'11 febbraio 2012 alla Berlinale. Nelle sale cinematografiche è stato distribuito il 2 marzo a cura della Sacher Film. In Italia il film ha incassato in totale 738.061 €.

Critica

Il film ha ottenuto un buon successo di critica, sia a livello nazionale che internazionale.

Sul Corriere della sera, Paolo Mereghetti afferma che il film "è un magnifico affresco di infelicità umane che risalgono da Shakespeare alla camorra, che l'arte potrebbe curare quando gli uomini d'onore lo sono davvero".

Massimo Bertarelli su il Giornale scrive: "Incredibile. Se un film vince il micidiale Festival di Berlino, per di più è in bianco e nero, ed è diretto da due mattonatori come i fratelli Taviani, è meglio restare a casa. Invece, il dramma ambientato in carcere, con i detenuti che mettono in scena il Giulio Cesare di Shakespeare, è grande cinema. E che attori: formidabili".

La giornalista Natalia Aspesi su la Repubblica scrive: "Il film ha vinto il massimo premio al festival di Berlino, e noi italiani molto contenti, tanto più che è da un bel po' che il nostro cinema viene ignorato, e non per spudorata cattiveria. Brontolii invece dai giornali tedeschi e si temeva che potessero avere ragione: per fortuna no, ed è con gran sollievo che si può dichiarare che Cesare deve morire ci restituisce i grandi Taviani, vuoi con berretto o senza e comunque indistinguibili, Paolo e Vittorio, ottantenni tuttora coraggiosi e geniali".

La rivista statunitense di cinema indipendente, Indiewire, inoltre, ha posizionato la pellicola al quarto posto dei cinque migliori film indie da vedere nel mese di febbraio.

fonte: Wikipedia

DISCORSO DI BRUTO

mercoledì 25 luglio 2018

una pagina di follia

(狂った一頁 Kurutta ippēji?, è un film muto giapponese, in bianco e nero, diretto da Teinosuke Kinugasa nel 1926.

Storia del film

Creduto perduto per 45 anni fu ritrovato per caso dallo stesso regista e fu diffuso nel 1971. Il film non contiene didascalie perché le proiezioni cinematografiche giapponesi negli anni 20 prevedevano che fosse presente nella sala un narratore (detto benshi o setsumeisha), e manca di un terzo dell'originale del 1926.

Produzione

Il film è un capolavoro dell'avanguardia cinematografica giapponese della metà degli anni Venti.

Yasunari Kawabata, premio Nobel per la letteratura nel 1968, collabora alla sceneggiatura adattando, insieme a Kinugasa, Banko Sawada e Minoru Inozuka, un suo racconto breve.

Il film si può considerare espressione del movimento letterario giapponese (fondato da Kawabata insieme a Riichi Yokomitsu e a altri giovani scrittori) chiamato Scuola delle Nuove Percezioni (Shinkankaku-ha) e aperto agli influssi culturali occidentali.

Vicende produttive

Il film fu girato in un mese, con un budget ridottissimo. Kinugasa, regista e anche produttore, dipinse d'argento le pareti dello studio per compensare la scarsità delle lampade.

Accoglienza

Il film ottenne un notevole successo.

Trama

Il film è ambientato in un manicomio. Un ex marinaio è stato assunto come portinaio e inserviente. Fra i ricoverati c'è sua moglie, impazzita dopo aver tentato di annegarsi insieme al figlioletto: lei è sopravvissuta mentre il bambino è morto. L'uomo tenta inutilmente di farla evadere, ma la donna è terrorizzata e non è in grado di affrontare la fuga.

Tecnica cinematografica
Artifici espressivi

Gli stati del subconscio, gli incubi, i sogni, le ossessioni sono rappresentati con immagini sfocate o distorte, doppie esposizioni della pellicola, inquadrature oblique e rovesciate, effetti ottici ottenuti con l'uso di lenti deformanti, schermo diviso in diverse inquadrature, panoramiche velocissime, montaggio accelerato.

Elementi di contrasto

Per esprimere il dramma della follia e dell'internamento,Teinosuke Kinugasa e Yasunari Kawabata, lo sceneggiatore, hanno costruito il film attorno a una serie di elementi contrapposti: follia/normalità, dentro/fuori, chiuso/aperto, stasi/movimento, ombra/luce... L'effetto è una forte tensione narrativa e formale.

Temi iconografici

Ossessivamente nel film ricorrono immagini di sbarre, corridoi, serrature, cancelli, porte che si aprono e si chiudono.

Surrealismo

Freddy Buache, conservatore della Cinemateca Svizzera afferma:

« ...Al termine di questa straordinaria meditazione sulla follia, incompresa e regolarmente negata, il regista insinua una rivendicazione per la soppressione dell'internamento di coloro che non rientrano nel concetto di cosiddetta normalità: il messaggio antipsichiatrico prende forma in questo affresco in cui si legge in filigrana anche l'imperativo surrealista: Aprite le prigioni, sciogliete gli eserciti! »

Modelli di riferimento

I realizzatori del film avevano presenti alcuni modelli del cinema occidentale come ad esempio:

La rosa sulle rotaie (La roue) di Abel Gance, 1923
Entr'acte di René Clair, 1924
L'ultima risata (Der letzte Mann) di Friedrich Wilhelm Murnau, 1924.

fonte: Wikipedia

Una pagina di follia.png
Una scena del film


Eiko Minami in A Page of Madness.

VIDEO

mercoledì 18 luglio 2018

il gabinetto del dottor Caligari

Das Cabinet des Dr. Caligari, è una pellicola muta del 1920 diretta da Robert Wiene.

L'opera è considerata il simbolo del cinema espressionista tedesco. Gioca moltissimo con il tema del doppio e la difficile distinzione tra allucinazione e realtà, supportato da una scenografia allucinante e caratterizzata da forme zigzaganti.

Trama

La pellicola s'inizia con uno dei personaggi, Francis, che racconta in analessi (flashback) una storia sinistra a un interlocutore, un vecchio seduto di fianco a lui: l'analessi ritorna al 1830, nel piccolo paese di Holstenwall in Germania, in cui un signore poco raccomandabile, di nome Caligari, giunge alla fiera del paese per presentare il suo sonnambulo, Cesare, che tiene sotto ipnosi in una cassa da morto. Il dottor Caligari sostiene che il sonnambulo, una volta svegliato, sia in grado di predire il futuro; con il suo arrivo nel paese, cominciano ad avvenire morti sospette: la prima vittima è un impiegato della fiera che si era dimostrato estremamente scortese e irriverente nei confronti di Caligari.

Il giorno dopo l'amico del narratore, Alan, è il primo a chiedere una predizione: i due uomini condividono l'amore per Jane, bellissima fanciulla che essi si contendono pacificamente. Cesare predice ad Alan che morirà entro il mattino seguente, cosa che effettivamente si avvera: l'uomo viene trovato pugnalato nel proprio letto. I sospetti si concentrano da subito su Cesare, ma il dottore dimostra che questi è sempre rimasto con lui a dormire nella sua bara: viene dunque arrestato un bandito, còlto in flagrante nell'atto di pugnalare un'anziana donna; l'uomo però confesserà di aver tentato di uccidere la vecchia con le stesse modalità degli altri due delitti, allo scopo di scaricare la propria colpa sul misterioso assassino, ma di non averli commessi. Intanto Jane, alla ricerca del padre, si imbatte nel dottor Caligari; questi, dopo averla vista, ordina a Cesare di ucciderla; Cesare è sul punto di farlo, ma rimane estasiato dalla bellezza eterea della giovane: quindi la rapisce, venendo inseguito dalla folla; sfinito, è costretto ad abbandonarla e, dopo aver percorso un ulteriore tratto, non visto, cade a terra morto. Una volta in salvo, Jane rivela che il rapitore è Cesare.

Francis si precipita verso l'abitazione del dottor Caligari ma, osservando di nascosto dalla finestra, rimane sconcertato nel vedere che Cesare continua a essere addormentato nella sua bara con il dottore accanto a lui. Francis chiede aiuto alla polizia, che si reca presso l'abitazione del dottor Caligari, dove scopre che il Cesare che vedono dalla finestra è in realtà solo un manichino che il dottor Caligari utilizza per coprire i propri movimenti sonnambulistici. Smascherato e inseguito dalle forze dell'ordine, il Dott. Caligari si rifugia presso un manicomio di cui è lui stesso il direttore.

Qui Francis svela il mistero, grazie al ritrovamento del diario segreto del dottore: in preda all'insaziabile desiderio di ricerca nel campo del sonnambulismo, il dottore aveva scoperto come nel XVIII secolo fosse vissuto uno psicologo, di nome Caligari, che, girando di città in città nell'Italia settentrionale, si era servito un paziente affetto da sonnambulismo come assassino, contro la volontà stessa di quest'ultimo: volendo imitarlo, e approfittando dell'arrivo al manicomio di Cesare, affetto da sonnambulismo, il dottore aveva avviato con lui i propri esperimenti, riuscendo a comandarlo a piacimento e convincendosi sempre di più di essere lui stesso il dottor Caligari. Vistosi scoperto, l'uomo aggredisce Francis e i dottori accorsi, ma gli viene infilata una camicia di forza e lo si rinchiude in una cella di isolamento.

Mentre il racconto termina con la detenzione forzata del dottore nel suo stesso manicomio, lo spettatore è ricondotto fuori dalla lunga analessi, alla panchina dove sono seduti Francis e il suo ascoltatore; ma un finale a sorpresa fa capire che forse il racconto di Francis non è stato altro che il frutto della sua fantasia: Francis, Jane e Cesare sono infatti pazienti del manicomio menzionato nel racconto e la persona che Francis sostiene essere il dottor Caligari altri non è che l'attuale direttore dello stesso istituto correttivo; nel vederlo, Francis dà in escandescenze e, prima che possa aggredirlo, gli viene messa la camicia di forza.

La pellicola si conclude con Francis rinchiuso in cella di isolamento; il direttore del manicomio afferma che saprà come trattare Francis, ora che è emerso l'oggetto della sua ossessione: il dottor Caligari.

Produzione

La pellicola è stata girata girata a Berlino, nel Lixie-Atelier, nel quartiere Weißensee, dalla Decla-Bioscop AG di Erich Pommer.

Soggetto

Autori del soggetto furono Hans Janowitz e Carl Mayer.

Scenografia

La scenografia fu affidata a Hermann Warm che assieme a due amici pittori e scenografi espressionisti Walter Reimann e Walter Röhrig studiò il copione. Concordarono che esso richiedeva scenografie inconsuete e irreali e così eseguirono fondali su tela dipinta, ispirati dai modelli pittorici di Kirchner.

« In Caligari, l'interpretazione espressionistica è riuscita con raro successo a evocare la "fisionomia latente" di una piccola città medievale dai vicoli tortuosi e oscuri, budelli stretti rinserrati tra case sgretolate le cui facciate sbilenche non lasciano mai entrare le luce del giorno. Porte cuneiformi dalle ombre pesanti e finestre oblique dai vani deformi sembrano rodere i muri. »

(Lotte H. Eisner, Lo schermo demoniaco, p. 32.)

Musica

Nel 1919 Robert Wiene aveva scelto come accompagnamento musicale della pellicola il sestetto per archi Verklärte Nacht di Arnold Schönberg.

Nel 2003 il collettivo Edison Studio (Mauro Cardi, Luigi Ceccarelli, Fabio Cifariello Ciardi e Alessandro Cipriani) ha composto una nuova colonna sonora elettroacustica della pellicola; il lavoro è stato presentato in prima esecuzione assoluta alla International Computer Music Conference di Singapore il 2 ottobre 2003.

Nel 2016 la Cineteca di Bologna ha pubblicato il DVD della versione restaurata della pellicola, accompagnata da due tracce audio di stile totalmente opposto: la colonna sonora elettroacustica di Edison Studio e le musiche composte e dirette da Timothy Brock sul podio della Brussels Philharmonic.

Nel 2017 i Super Trutux e Bologna Violenta hanno composto una nuova sonorizzazione della pellicola. Il lavoro è stato presentato il 21 giugno 2017 a Modena, nell'ambito della rassegna Soundtracks - musica da film, organizzata da Corrado Nuccini e co-finanziata dal Museo nazionale del cinema. In data 13 ottobre 2017 la sonorizzazione è stata anche pubblicata ufficialmente da Dischi Bervisti e Audioglobe, con il titolo Soundtrack For Caligari.

Stile

Il gabinetto del dottor Caligari fu la pellicola-simbolo dell'Espressionismo; quando venne girata, nel 1919, l'Espressionismo era già un movimento artistico noto e conosciuto, per cui quest'opera ne segnò l'apoteosi, aprendo una nuova strada anche nella cinematografia.

La storia di accuse reciproche tra i personaggi è già di per sé delirante, ma quello che scuote lo spettatore è la caratterizzazione delle inquadrature, girate in scenografie allucinate dalla geometria non euclidea, con spigoli appuntiti, ombre minacciose, strade serpentine che diventano vicoli ciechi; i personaggi recitano col volto pesantemente truccato, in particolare il sonnambulo, che ha gli occhi cerchiati di nero. Il mondo distorto è quello della mente malata di Francis e riecheggia le opere di Ernst Ludwig Kirchner, ma anche le scenografie futuriste di Enrico Prampolini in Thaïs.

La pellicola è girata tramite lunghe inquadrature fisse, con poco montaggio, che crea una sorta di bidimensionalità, oltre all'impressione asfissiante che l'inquadratura sia chiusa su sé stessa, come se fosse un mondo a parte, al di fuori della quale non esiste niente.

Sul ritmo della pellicola scrive Louis Delluc:

« ...Prima lento, deliberatamente laborioso, vuole snervare l’attenzione. Poi quando iniziano a girare le onde dentate della "Kermesse", la cadenza balza, accelera, scorre e non ci lascia che con la parola “fine”, secca come uno schiaffo. »

(Louis Delluc, Cinéa, 1922 (citato da Eisner H. Lotte, Lo schermo demoniaco, p. 27))

Distribuzione

La pellicola uscì in prima a Berlino il 26 febbraio 1920 e fu poi distribuita in tutto il mondo; la lunghezza dell'opera varia nelle diverse versioni; la pellicola è stata restaurata dal Bundesarchiv-Filmarchiv Koblenz.

Restauri

Precedenti al 2014

La pellicola è stata più volte restaurata negli anni: Filmmuseum München (1980), Bundesarchiv-Filmarchiv di Coblenza (1984), Progetto Lumière, 1995. Una versione restaurata e colorata dalla Film Preservation Associates per il mercato DVD è presentata sul mercato nel 1996, con la colonna sonora del compositore Timothy Brock. Negli anni sono state realizzate diverse colonne sonore alternative per il film.

Restauro del 2014 della Cineteca di Bologna

Un bando internazionale, lanciato nell'aprile 2012 dalla Murnau Stiftung, è stato vinto dal laboratorio L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, che ha presentato la nuova versione restaurata del film (durata: 75 minuti) al 64° Festival di Berlino del 2014. Il film restaurato è stato distribuito nelle sale italiane nel febbraio 2016. Il DVD della versione restaurata di Das Cabinet des Dr. Caligari è accompagnato da due tracce audio di stile totalmente opposto: la colonna sonora elettroacustica di Edison Studio e le musiche composte e dirette da Timothy Brock.

Remake

Nel 1962 il regista statunitense Roger Kay ha girato un film dal fuorviante titolo di Il gabinetto del dr. Caligari, che nulla ha a che vedere con l'originale, tranne il nome del protagonista.

Un remake con fotografia estremamente fedele all'originale è stato girato nel 2005 dal regista indipendente David Lee Fisher e presentato allo ScreamFest Film Festival dello stesso anno, dove si è aggiudicato tre premi.

Omaggi

Il gruppo rock inglese dei Suede ha omaggiato il film proponendone una sorta di remake come videoclip del brano Heroine proiettato anche durante i loro concerti.

L'opera è citata nel film Il secondo tragico Fantozzi con protagonista Paolo Villaggio: Fantozzi cita il film come capolavoro del cinema espressionista tedesco per blandire il presidente della commissione all'esame attitudinale Prof. Guidobaldo Maria Riccardelli - appassionato del genere - al fine di ottenere più facilmente una promozione. Viene però corretto da quest'ultimo poiché Fantozzi nomina il Dottor "Calligaris" anziché Caligari.

L'artista techno Recondite ne rende omaggio in un suo mix chiamato "The Dystopian Cabinet of Dr. Caligari"

Dal film prende il nome il gruppo rock spagnolo Gabinete Caligari, che ha dedicato all'opera cinematografica il pezzo Sombras Negras.

fonte: Wikipedia


Caligari (Werner Krauss)


Caligari e Cesare e la scenografia espressionista della pellicola


VIDEO

venerdì 19 gennaio 2018

il carretto fantasma



Körkarlen; letteralmente "Il Carrettiere", è un film del 1921 diretto da Victor Sjöström, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice svedese Selma Lagerlöf pubblicato nel 1912. È una saga nella quale il regista-attore si cimenta in alcune sperimentazioni, come contrasti di luce, angolazioni anomale, sovraimpressioni.

Trama

Il racconto si sviluppa su una leggenda scandinava secondo la quale le anime dei defunti sono raccolte per conto della Morte da un lugubre carrettiere fantasma che cede la sua incombenza all'anima di colui che perisce in peccato mortale allo scoccare della mezzanotte dell'ultimo giorno dell'anno.

Il protagonista della storia è David Holm, un uomo ormai tubercolotico ridottosi al vagabondaggio e all'alcolismo a causa di balorde amicizie; nella notte di San Silvestro David viene invocato al suo capezzale dalla giovane Edit, fondatrice nel capodanno precedente del locale ricovero dell'Esercito della Salvezza, ma egli rifiuterà l'estremo appello di colei che unica gli aveva ripetutamente offerto soccorso e che gli aveva chiesto di render conto in quell'ora della propria condotta esattamente un anno prima. Il gesto disumano scatena le ire dei compagni di bevuta con i quali David si intrattiene nel cimitero cittadino e qui scoppia una rissa nella quale il protagonista viene colpito a morte.

Come previsto, sui rintocchi dell'orologio pubblico sopraggiunge il carretto fantasma guidato da Georges, amico del defunto e protagonista dell'ultimo suo aneddoto, il quale, ammettendo la propria responsabilità nell'aver dato origine alle disgrazie dell'ultima anima obbligata a raccogliere, le rammenta il suo lungo discendere nell'abiezione, il male inflitto a sua moglie e alle due figliolette un tempo adorate, l'abbandono a sé del giovane fratello (finito in carcere per aver commesso un omicidio) e soprattutto le sofferenze patite per sua colpa da Edit, della quale ignorava il sincero amore e della cui mortale consunzione si scopre responsabile, essendosi lei esposta ai germi presenti sul suo cappotto che aveva amorevolmente rammendato la notte di un anno prima.

Condotta da Georges dalla moribonda Edit, l'anima di David si strugge dai rimorsi e il suo pentimento è così profondo da ottenere la ricompensa eccezionale di poter ritornare in vita e di impedire che sua moglie, nella disperazione più cupa, ponga termine alla propria vita e a quella delle loro bambine. Nel freddo tugurio l'uomo si riconcilia con la sua donna, le cui lacrime potranno terminare di scorrere solo quando si sarà estinta completamente ogni sua sofferenza, e proferisce una preghiera pregna del suo rinsavimento: «Signore, lascia che la mia anima maturi prima che venga raccolta».

Distribuzione

Nei paesi anglosassoni è conosciuto anche con altri nomi: The Phantom Carriage, The Phantom Chariot, The Stroke of Midnight e Thy Soul Shall Bear Witnes.

La pellicola è entrata nel pubblico dominio negli Stati Uniti.

fonte: Wikipedia

FILMATO

mercoledì 3 gennaio 2018

memorie di una geisha



« Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può sopravvivere. Di certo non ero nata per una vita da geisha, come molte cose nella mia strana vita ci fui trasportata dalla corrente. »

Memoirs of a Geisha è un film del 2005 diretto da Rob Marshall, basato sull'omonimo romanzo di Arthur Golden e prodotto dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg. Nel 2006 ha vinto tre Academy Award.

Trama

« Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può sopravvivere. Di certo non ero nata per una vita da geisha, come molte cose nella mia strana vita ci fui trasportata dalla corrente. La prima volta che seppi che mia madre stava male fu quando mio padre ributtò in mare i pesci. Quella sera soffrimmo la fame, "per capire il vuoto", lui ci disse. Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno, radicata al terreno come un albero sakura. Ma a me diceva che ero come l'acqua: l'acqua si scava la strada attraverso la pietra e, quando è intrappolata, l'acqua si crea un nuovo varco. »

Giappone, anno 1929. In un piccolo villaggio di pescatori la piccola Chiyo Sakamoto, di nove anni, e la sorella più grande Satsu, a seguito di una grave malattia che ha colpito la loro madre, vengono vendute dal padre ad un intermediario, un certo Tanaka. Satsu viene venduta ad un bordello, mentre Chiyo alla Nitta okiya, una casa per geisha.

Nella okiya la piccola Chiyo incontra l'unica geisha in piena attività ivi presente, la bella ma crudele Hatsumomo. Conosce anche le altre tre occupanti della casa: la "Nonna", una geisha anziana ritirata, la "Madre", che è anche l'amministratrice della casa e la "Zietta", la "sorella maggiore" della Madre e l'unica ad avere gesti gentili verso Chiyo. Come "sorellina maggiore", guida e compagna di sventure, le viene affidata una ragazzina che, per il suo viso tondo e dolce, viene chiamata "Zucca"; con lei Chiyo andrà a scuola di danza, di musica, di cha no yu e di portamento per geisha.

A causa dei suoi occhi grigio-azzurri (molto rari tra gli orientali) Chiyo ha un grande potenziale come geisha, ma Hatsumomo non può tollerare rivali ed utilizza il suo status di geisha principale dell'okiya per maltrattare Chiyo, arrivando a costringerla a giurarle obbedienza in cambio dell'indirizzo del bordello in cui si trovava la sorella Satsu. Questo patto permette ad Hatsumomo di usare Chiyo per danneggiare una geisha rivale, Mameha, a cui riesce a rubare un prezioso kimono; in nome del patto stretto Hatsumomo spinge la piccola a rovinare il kimono e a riportarlo indietro, assumendosi in questo modo la colpa del misfatto. Una volta saputo l'indirizzo della sorella, la bambina corre da lei e insieme fanno piani per fuggire, ma durante la fuga Chiyo cade rovinosamente da un tetto; viene così scoperta e riportata all'okiya, dove viene sottoposta alle cure mediche. La "Madre" punisce severamente Chiyo, degradandola dalla condizione di "maiko" (studentessa delle arti della geisha) a quella di una umile serva destinata alle prestazioni più degradanti.

L'incontro con il Direttore Generale e il desiderio di diventare geisha

Un incontro casuale su un ponte tra la piccola Chiyo ed un uomo elegante dai modi gentili (Direttore Generale di una grande industria di Osaka), accompagnato da due geisha, cambia la vita di Chiyo per sempre. Dopo averle offerto un cono di ghiaccio dolce, l'uomo le regala del denaro racchiuso in un fazzoletto. Colpita dai suoi modi educati e disinteressati, Chiyo decide di non spendere il denaro ricevuto ma di donarlo al tempio (conservando, invece, preziosamente il fazzoletto) esprimendo ardentemente il desiderio di poter un giorno diventare anche lei una geisha, intuendo che questo fosse l'unico modo per portarsi vicino al gentilissimo Direttore Generale.

Il suo sogno comincia a tramutarsi in realtà quando, diversi anni dopo, la stessa Mameha (apparentemente senza alcuna motivazione) visita la okiya per discutere della possibilità di addestrare Chiyo come geisha. Diventata ufficialmente "maiko", ovvero un'apprendista geisha, Chiyo diventa la "sorellina" di Mameha ed anche la sua protetta, e con rapidità sorprendente comincia ad apprendere le molteplici arti di una vera geisha. A seguito di una cerimonia solenne Mameha le conferisce il nome da geisha: Sayuri.

Dopo un intenso e rapido addestramento, Mameha le propone di intrattenere con le sue arti l'industriale Nobu Toshikazu. Quando Sayuri scopre che l'uomo è l'assistente del Direttore Generale, crede di aver trovato il modo di stare vicina all'uomo amato, ma è costretta soltanto a fugaci incontri formali con lui, dal momento che Mameha la assegna al suo assistente Nobu, considerato l'unico modo per mettere in difficoltà Hatsumomo e mandare a monte i suoi progetti per danneggiarla.

Mameha, da esperta geisha e protettrice (onesan, ovvero "sorella maggiore") di Sayuri, introduce la giovane nell'ambiente facendole fare mostra delle arti acquisite: danza, conversazione e cerimonia del tè. Subito cattura l'attenzione di molti clienti abituali e allo stesso tempo l'invidia di molte geisha. Si apre l'asta per il suo "mizuage", ovvero per appropriarsi della sua verginità, venduta a un certo dottor "Granchio" per la somma record di 15.000 yen. Mameha confessa a Sayuri che la maggiore offerta l'aveva fatta il "Barone", suo danna personale, ma che, essendo legata sentimentalmente a lui, aveva deciso di far vincere l'asta al secondo miglior offerente, il dottor "Granchio", appunto. La rapida scalata di Sayuri spinge la "Madre" a dichiararla sua "figlia prediletta", nonché futura amministratrice della proprietà della okiya, soppiantando sia Hatsumomo che Zucca (che, da quel momento, le porterà rancore per averle portato via il sogno di una vita).

A quei tempi Sayuri diventa la geisha più celebre di tutta Gion (quartiere della città di Kyoto). Hatsumomo, accecata dalla gelosia, va nella stanza di Sayuri (che prima era la sua stanza) per cercare qualcosa che potesse danneggiare la ragazza e lì trova il fazzoletto che il Direttore Generale le aveva regalato da bambina. Capito il sentimento di Sayuri per l'uomo, Hatsumomo apostrofa la ragazza, nel frattempo piombata nella stanza, ricordandole che le geisha non possono permettersi il sentimento dell'amore (lei stessa a suo tempo era stata costretta a lasciare l'uomo amato in nome della sua professione). Tra le due si scatena una lotta, durante la quale una lampada ad olio cade a terra provocando un incendio. Mentre l'intera okiya si affretta a spegnere l'incendio e a mettere in salvo i preziosissimi kimono di proprietà della casa per le sue geisha, Hatsumono in un impeto di follia tenta di far bruciare l'intero edificio e i suoi occupanti, gettando a terra tutte le altre lampade a olio. Successivamente, domato l'incendio, Hatsumomo viene scacciata dalla "Madre" e costretta a lasciare la okiya per sempre.

La seconda guerra mondiale interrompe la sua carriera

La nuova posizione di Sayuri come tenutaria della Nitta okiya e come geisha più famosa di Gion, tuttavia, durerà poco. La seconda guerra mondiale cambierà le vite delle geisha per sempre. Sotto consiglio del Direttore Generale emigra in campagna, riuscendo così a sfuggire ai bombardamenti o alla deportazione come infermiera o prostituta d'alto bordo per ufficiali. La lussuosa vita di Sayuri si tramuta in una vita di stenti, nell'oscurità della campagna profonda, ridotta al ruolo di operaia presso un fabbricante di kimono, ma alla fine si reincontrerà con l'industriale Nobu, in rovina, che porta nelle tasche delle pietre annerite, ultimo residuo delle sue fiorenti industrie. Nobu oltre ad aggiornarla sugli avvenimenti post bellici, invita Sayuri a tornare a Gion per aiutare lui e il Direttore Generale: un ufficiale americano, il colonnello Derricks, che poteva finanziare la ricostruzione delle aziende distrutte, si era infatti interessato a lei e Sayuri avrebbe dovuto usare le arti da geisha per renderlo più affabile. Dopo un iniziale tentennamento Sayuri accetta e, tornata a casa, rimedia qualche kimono, convincendo anche Mameha (ora "vedova" del suo danna) a riprendere in mano la vecchia vita e ad aiutarla a recuperare lo splendore di una volta. Reincontra anche "Zucca", ora completamente americanizzata e ridotta al ruolo di meretrice per gli ufficiali statunitensi. Su un'isola, in privato, Nobu finalmente confessa a Sayuri che vorrebbe diventare il suo danna. Nonostante tutto, Sayuri ancora nutre sentimenti di amore per il Direttore Generale, ed orchestra una messinscena per rendersi indesiderabile agli occhi di Nobu. Chiede allora a "Zucca" di portare Nobu in un luogo preciso ad un orario stabilito: questo per permettergli di sorprendere Sayuri e il colonnello Derricks impegnati in atteggiamenti intimi. "Zucca", invece, vedendo l'occasione di potersi vendicare, porterà ad assistere all'incontro nientemeno che il Direttore Generale. Quando l'industriale Nobu viene a conoscenza della tresca, non perdonerà, né vorrà più vedere, Sayuri.

Sayuri Nitta trova il suo danna

Successivamente, senza che sia stato fatto alcun nome, arriva alla Nitta okiya un biglietto dove si legge che un danna ha deciso di scegliere Sayuri e di riscattare l'intero suo debito, fissando un appuntamento in un gazebo di un parco lungo il fiume. Sayuri, andando all'incontro, si aspetta di trovare Nobu, ma trova invece con sua grande sorpresa l'amato Direttore Generale. Quest'ultimo le rivela finalmente i suoi sentimenti d'amore, svelandole anche che fin dall'inizio aveva riconosciuto in lei la bambina a cui aveva comprato un cono di ghiaccio e che fu lui stesso a chiedere a Mameha di prenderla sotto la sua ala.

Il film finisce con la voce narrante di una Sayuri anziana rimembrante il suo primo giorno di vita felice, mitigato dalla consapevolezza dell'essere soltanto "una moglie a metà".

« Non si può dire al sole: più sole! O alla pioggia: meno pioggia! Per un uomo la Geisha può essere solo una moglie a metà, siamo le mogli del crepuscolo. Eppure apprendere la gentilezza dopo tanta poca gentilezza, capire che una bambina con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità? Dopotutto, queste non sono le memorie di una imperatrice, né di una regina... sono memorie di un altro tipo. »

Controversia sul casting

Fra gli attori che recitano nel film soltanto Ken Watanabe, Youki Kudoh e Suzuka Ohgo sono giapponesi, mentre Zhang Ziyi e Gong Li sono cittadine cinesi, e Michelle Yeoh è una malese di origine cinese.

Alcune persone sono rimaste molto infastidite dal fatto che le principali figure femminili del film non siano state interpretate da attrici di nazionalità giapponese, e che in particolare il ruolo centrale sia stato ricoperto da un'attrice cinese. A differenza di queste persone, l'attrice coreana-canadese Sandra Oh ha sostenuto l'intercambiabilità tra attori di paesi Asiatici. Sulla rivista Bust Magazine di giugno/luglio 2005, ha difeso i suoi ruoli in quanto interprete di personaggi giapponesi (come Rick) e cinesi, sottolineando un tale comportamento da parte degli attori bianchi che interpretano personaggi europei in modo intercambiabile:

« Ralph Fiennes può interpretare un personaggio inglese, un tedesco, un polacco, un ebreo. Può interpretare chiunque, e nessuno lo mette in discussione. È un bell'uomo di aspetto caucasico. Perciò, al pubblico statunitense, l'Europa appare in questo modo. L'Europa in realtà non ha questo aspetto. Ma questa è l'immagine che è stata presentata per sessant'anni, così l'accettiamo. »

(Sandra Oh, Bust Magazine)

Roger Ebert ha sottolineato anche che il film è stato prodotto da una società di proprietà giapponese e che Gong Li e Zhang Ziyi raggiungono incassi superiori a qualunque attrice giapponese perfino nel mercato del Giappone.

In Cina, la scelta di interpreti di etnia cinese ha causato forte agitazione nella comunità internet cinese, dove molti utenti sono rimasti scontenti a causa del crescente sentimento nazionalista, specialmente perché alcuni hanno erroneamente inteso le geisha come prostitute. Una professione simile a quella della geisha esisteva nella Cina Imperiale, ed il loro lavoro era quello di intrattenere ospiti maschili con il loro talento nella musica, nel gioco del Go, nella calligrafia, nel disegno e altre arti. Comunque esse non godevano dello status riconosciuto alle geisha in Giappone. Il fraintendimento è stato esacerbato dall'uso della parola geigi 芸妓, un nome giapponese per "geisha" utilizzato nella regione del Kansai (Kyōto). Il secondo carattere 妓 può essere inteso da alcuni come "prostituta", sebbene in realtà abbia molti significati diversi.

Distribuzione

Il film, girato nel sud della California ed in alcuni luoghi di Kyōto come il tempio Kiyomizu-dera ed il monastero di Fushimi Inari-taisha, è stato proiettato in pubblico negli Stati Uniti il 9 dicembre del 2005 dal consorzio composto da Columbia Pictures, DreamWorks e Spyglass Entertainment. Il suo budget di produzione è stato di 85 milioni di dollari.

In Giappone il film è stato lanciato con il titolo Sayuri. È stato distribuito in DVD dalla Sony Pictures il 28 marzo del 2006.

Bandito nella Repubblica Popolare Cinese

La programmazione delle proiezioni del film, originalmente prevedeva il debutto nei cinema della Cina il 19 febbraio del 2006, ma la data per la proiezione venne prima rimandata e poi sospesa. Fonti giornalistiche, come i giornali di Shanghai Oriental Morning Post e il Shanghai Youth Daily, citarono la paura che il film fosse bandito dai censori; vi erano preoccupazioni riguardo al fatto che si risvegliasse il sentimento anti-giapponese dei cinesi, dal momento che delle famose attrici cinesi interpretavano il ruolo di geisha giapponesi in un periodo durante il quale la Manciuria era stata occupata dalle truppe giapponesi ed il resto della Cina veniva attaccato, le città costiere distrutte e le loro donne più belle deportate in Giappone per servire da schiave di lusso o da prostitute nei bordelli dell'Impero giapponese in espansione. Il ricordo degli abusi subiti durante la guerra sino-giapponese degli anni trenta e quaranta è ancora vivo ed è alimentato dai media cinesi, con continui articoli sulla prigionia delle donne cinesi che venivano utilizzate come lavoratrici sessuali forzate per soddisfare i soldati giapponesi. Il 1º febbraio del 2006, il film venne ufficialmente bandito nei cinema della Repubblica Popolare Cinese, anche se molti cittadini riescono a vederlo tramite DVD piratati.

Incassi

Negli USA il film fu proiettato in sole 1.654 sale, guadagnando 57 milioni di dollari. Durante la sua prima settimana di prime visioni in solo 8 cinema guadagnò 85.313 $ per sala, ponendolo al secondo posto come incassi di prima visione per il 2005, solo dopo Brokeback Mountain. Ebbe un grande successo internazionale. L'8 aprile del 2006, gli incassi mondiali ammontavano a 157,7 milioni di dollari.

Curiosità

Durante un viaggio a Tokyo per promuovere il film, Zhang Ziyi ha ricevuto un misterioso pacco ed una lettera, che ha scoperto esserle stati inviati da un'anziana donna giapponese che un tempo aveva lavorato come geisha. Nella sua lettera, la donna ha dichiarato che era stata toccata dalle immagini del trailer e che attendeva il film per riportare alla mente ricordi che erano cari a lei ed alle sue amiche. Dentro il pacco c'erano alcuni antichi kimono di squisita fattura. Zhang Ziyi si è commossa fino alle lacrime per questo gesto ed ha inviato alla donna un invito per la prima giapponese del film.
La scena in cui Hatsumomo strappa dal muro un poster di Sayuri rispecchia la scena di apertura di Chicago, dove il personaggio di Catherine Zeta-Jones fa esattamente la stessa cosa. Rob Marshall ha diretto entrambi i film.
Zhang Ziyi (Sayuri) e Michelle Yeoh (Mameha) avevano già recitato insieme in La tigre e il dragone.
Suzuka Ohgo (Chiyo da piccola) aveva precedentemente lavorato con Ken Watanabe (il Direttore Generale) in un film in lingua giapponese in cui quest'ultimo interpretava suo padre, e Watanabe ha raccomandato Ohgo a Rob Marshall.

Differenze con il romanzo

Nel film la vita di Chiyo\Sayuri nell'Okiya è ambientata nel quartiere di Miyako, mentre nel romanzo si svolge nel quartiere di Gion a Kyoto, il più famoso quartiere delle geishe.

Nel film compare una scena in cui Zucca va al suo debutto come maiko assieme ad Hatsumomo dimenticando il suo shamisen, Chiyo si accorge dello shamisen di Zucca appoggiato ad una parete dell'Okiya e la insegue per portarlelo nella casa da tè, con l'occasione sbircia in una porta della stessa casa da tè quando la porta si apre e incontra casualmente il Direttore Generale per la prima volta dopo il loro primo incontro sul ponte quando ella era ancora una bambina, nel romanzo questa scena fra i due non avviene.

Nel romanzo la "Madre" è frequentemente descritta come una donna dall'aspetto riprovevole, prematuramente invecchiata e imbruttita dal vizio di fumare tabacco con la pipa. Nel film invece è una donna sicuramente avanti negli anni, ma dall'aspetto ancora piacente.

Nobu nel libro ha solo un braccio, ma non lo ha perso nel film. Il suo volto mantiene comunque la cicatrice.

Nel libro è frequentemente riportato che le serve vivono nell'okiya insieme alle protagoniste, mentre nel film non viene mai nemmeno accennato alle serve; Chiyo/Sayuri e "Zucca" sembrano essere le uniche.

La scena dell'incendio (la stanza di Sayuri va in fiamme dopo una zuffa tra lei e Hatsumomo) che porta alla rovina di Hatsumomo nel libro non c'è: Hatsumomo viene a conoscenza del diario segreto di Sayuri e del suo contenuto. Sayuri riesce a riaverlo e con astuzia rivolta la situazione contro Hatsumomo, guadagnandosi i favori della Madre. Il romanzo rappresenta il declino di Hatsumomo come una lenta caduta a spirale che culmina con una spinta finale da parte di Mameha e Sayuri.

Nel libro, Sayuri non getta il fazzoletto del Direttore Generale, anzi è con questo che lei infine gli rivela la sua vera identità. Nel film, il fazzoletto viene quasi bruciato quando Hatsumomo lo mette sopra una candela, determinando poi la scena dell'incendio. Dopo che "Zucca" la tradisce, Sayuri lo abbandona nel vento, mentre nel libro ne ha la tentazione, ma si trattiene all'ultimo istante.
Il crudele soprannome di Hatsumomo per Chiyo/Sayuri, "Signorina Stupidina", non è usato nel film, così come il nome da geisha di "Zucca", Hatsumiyo.

Nel libro, è Sayuri che dà a "Zucca" il suo soprannome, ma nel film la "Zietta" e la "Madre" la chiamano già in questo modo quando Sayuri arriva all'okiya.

Nel film non è spiegato come muore la "Nonna"; viene detto che è morta quando Mameha arriva all'okiya per discutere con la "Madre" dell'istruzione di Chiyo come geisha. Nel libro, la "Nonna" è uccisa da un corto circuito causato da una stufa ironicamente venduta all'okiya dalla Iwamura Electric Company, che in seguito fornisce a Mameha un'opportunità per prendere contatto con Chiyo.
Quando Sayuri deve fermare un uomo per la strada con un solo sguardo, nel film cattura l'attenzione di un semplice ragazzo in bicicletta, mentre nel romanzo cattura l'attenzione di un fattorino con in mano un vassoio di recipienti per il cibo vuoti.

I passaggi tra i vari stadi della carriera di geisha avvengono rapidamente nel film; il mizuage non significa il passaggio da maiko a geisha nel libro, mentre ciò avviene nel film - dopo il suo mizuage, quando Sayuri ritorna all'okiya, la "Madre" le dice che ora è una geisha a pieno titolo.

Nel film si fa poca menzione della carriera di Sayuri come geisha vera e propria.

Nel libro, Sayuri e sua sorella sono vendute dopo che Chiyo incontra Mr. Tanaka Ichiro, un uomo la cui famiglia possiede la "Japan Coastal Seafood Company". Colpito dal colore dei suoi occhi, Mr. Tanaka convince il padre di Chiyo a vendere le sue due figlie. Il film trascura questi dettagli e passa subito al momento in cui le due ragazze sono separate dalla loro famiglia all'inizio del film, nella scena notturna a Yoroido.

Nel romanzo, l'uomo che Nobu presenta a Sayuri è un vice-Ministro giapponese, Sato. Il vice-Ministro Sato è sostituito dal colonnello Derricks nel film.

Nel romanzo, non è chiaro se Mameha viene a sapere o meno del fatto che il Barone ha spogliato Sayuri, mentre è chiaramente così nel film.

Nel romanzo, Sayuri ha in effetti due danna, anche se non contemporaneamente: il Generale Tottori e poi il Direttore Generale. Sayuri alla fine si unisce a quest'ultimo a New York, trasferendosi là definitivamente e gestendo una casa da tè mentre il Direttore Generale è spesso in viaggio. È persino accennato che Sayuri ha un figlio dal suo amato Direttore, la cui identità deve rimanere segreta per motivi d'affari.

Nel romanzo, corre voce che Hatusmomo sia finita a fare la prostituta, mentre nel film il suo destino non è mai menzionato. L'ultima volta che la si vede è quando lascia l'okiya, dopo che Sayuri e la "Madre" hanno spento l'incendio.

Quando cade dal tetto dell'okiya dopo aver tentato la fuga con Satsu, Chiyo non viene picchiata, al contrario del libro. La "Zietta" sta invece con lei mentre giace a letto e legge la lettera di Mr. Tanaka. Tuttavia, viene picchiata quando Hatsumomo l'accusa di rubare i soldi, subito prima che la "Madre" schiaffeggi Hatsumomo per avere portato un amante nell'okiya.

Invece della "Nonna" che usualmente si occupa delle punizioni, se ne prende carico la "Madre". Come al solito, interviene la "Zietta" e così Chiyo non viene picchiata troppo duramente.
Quando la "Madre" e "Zietta" vengono a sapere che il kimono di Mameha è stato rovinato, la "Madre" versa un secchio d'acqua su Chiyo prima di picchiarla severamente. La "Zietta" subentra poi nella punizione così che Chiyo non debba subire il suo stesso destino.

Nel romanzo, il secchio d'acqua viene versato su Chiyo dalla "Zietta" stessa perché senta più intensamente le bastonate.

Quando Sayuri deve tagliarsi per poter parlare con il dottor Granchio, lei e Mameha fanno da sole la ferita, mentre nella versione letteraria, Mameha chiede aiuto alle serve e alla cuoca per procurare la ferita alla gamba di Sayuri.

Già prima che Mameha visiti la "Madre" per parlare dell'addestramento di Chiyo, "Zucca" era diventata una maiko, mentre non lo è ancora nel libro.

Nel libro, il mizuage di Sayuri costa 11.500 Yen, ma ne costa 15.000 nel film.
Nel libro, il mizuage di Mameha è costato dai 7.000 agli 8.000 Yen; nel film ne è costato 10.000
Nel libro, Chiyo/Sayuri è nata nell'anno della scimmia, ma nel film è nata nell'anno del gallo.

Nel film, cosa che non compare invece nel libro, dopo la Seconda Guerra Mondiale, "Zucca" è già influenzata dalla cultura statunitense - beve molto sakè, parla come una statunitense, ama la musica jazz e dice di fumare solo le Chesterfield, tipica marca di sigarette americana.

Il film si conclude prima dell'emigrazione di Sayuri a New York con il Direttore Generale: il finale li mostra invece che si baciano e passeggiano insieme lungo il fiume.

Nel romanzo, quando Hatsumomo sta cercando di far espellere Chiyo dall'okiya per furto, le mette addosso del denaro e poi sostiene che Chiyo le ha rubato la spilla del suo obi, spilla che verrà trovata nascosta molti anni dopo. Nel film non compare la spilla.

Nel film l'uomo amato da Sayuri occupa il posto di Direttore Generale della Iwamura Electric, mentre nel libro ne è il Presidente.

Nel libro Hatsumomo vieta a Zucca di parlare con Sayuri quando quest'ultima e Zucca si stanno esercitando a suonare lo Shamisen; nel film ciò avviene quando Sayuri viene a sapere che Mameha ha intenzione di adottarla come sorella minore.

Nel libro l'ultima bambina arrivata nell'okiya si chiama "Etsuko"; nel film la madre la chiama "Kiko"
Le sorelle maggiori di Mameha ed Hatsumomo non vengono mai menzionate nel film.

Hatsumomo si fa consegnare dalla domestica due kimono: uno di Mameha, quello che farà macchiare di inchiostro da Chiyo, ed uno acquistato dalla domestica che Hatsumomo farà spacciare per suo.
Nella versione cinematografica non è presente la vicenda del rubino di Nobu.

Nel romanzo il primo incontro di Chiyo con il Direttore generale avviene in compagnia di due uomini d'affari ed una geisha di nome Izuko; nella versione cinematografica l'uomo è accompagnato da due geisha.

Nella versione cinematografica non è presente la scena durante la quale Mameha e la signora Okada (la padrona dell'okiya dove ha vissuto Mameha) vanno dalla signora Nitta per far valere la vittoria riportata sulla "Madre" riguardo alla scommessa fatta sulla possibilità di Sayuri di saldare i suoi debiti.
Nella versione cinematografica non è presente la festa durante la quale Hatusmomo schiaffeggia l'attore Kabuki.

Nel libro Mameha e la "Madre" scommettono sulla possibilità di Chiyo di saldare i suoi debiti entro i vent'anni; nel film la scommessa è sulla possibilità che Sayuri saldi il debito entro i sei mesi successivi al suo debutto.
Nel libro viene spiegato che il nome "Sayuri" è composto da "Sa" (insieme), "Yu" (dal segno zodiacale del Gallo, per riequilibrare gli altri elementi della personalità di Chiyo) e "Ri" (Comprensione);

Nel Film Hatsumomo dice che "Sayuri" significa "Piccolo Giglio"

Nel libro, Sayuri intrattiene anche una breve relazione amorosa con un uomo chiamato Yasuda Akira e con un fabbricante di tatami di nome Inoue; nessuno dei due è presente nel film.

Non è Hatsumomo a proporre al Barone di invitare Sayuri nella sua tenuta per la fioritura dei sakura, ma è il Barone stesso ad ordinare a Mameha di lasciarla partecipare.
Il Barone invita Sayuri nella sua tenuta per la fioritura dei sakura durante un ricevimento in onore del fabbricante di kimono Arashino nella sua residenza, e non durante la festa successiva all'esibizione come solista di Sayuri.

Non viene menzionato nel film l'incontro di Sayuri con il pittore amico di Mameha che sarà artefice di numerosi suoi ritratti

Nel film nel gioco "bugia verità" Sayuri racconta come storia vera l'incontro che fece da bambina con un importante uomo d'affari (sottintendendo il Presidente) ma nel libro è menzionata solo l'intenzione di Sayuri di raccontare quella come storia, trattenendosi poi e raccontandone un'altra.

Nel libro non è chiaro se Korin, l'amica di Hatsumomo, sappia della relazione che c'è fra questa e Koichi. Nel film sembra esserne perfettamente a conoscenza.

Nella versione cinematografica non viene mai menzionata la vicenda di come Hatsumomo riuscì a scacciare da Gion Hatsuoki, la maiko con la quale condivideva la stessa "sorella maggiore".

Nel romanzo viene raccontato che, come da tradizione, Chiyo deve assistere alla preparazione della sua collega più anziana (Hatsumomo) lo stesso giorno che inizia a frequentare le lezioni. Ciò non vi ènel film; in compenso Chiyo scorge di sfuggita la vestizione di Hatsumomo mentre svolge le sue faccende domestiche.

Nel film non è mai menzionato Waza-san, l'indovino di Mameha.

fonte: Wikipedia

L'ARTE DELLA SEDUZIONE

martedì 24 ottobre 2017

rapacità



Greed è un film muto del 1924 diretto da Erich von Stroheim.

Storia

La pellicola è un adattamento del regista Erich von Stroheim e di Joseph Farnham del romanzo McTeague di Frank Norris, mentre la menzione di June Mathis come sceneggiatrice fu una questione meramente contrattuale della Metro-Goldwyn-Mayer, visto che la sceneggiatrice era all'epoca impegnata in altre produzioni. Greed è uno dei "film maledetti" della storia del cinema e la storia delle riprese di questo film fa parte delle leggende di Hollywood.

Sotto l'egida della Goldwyn di Samuel Goldwyn, il regista Erich von Stroheim cercò di creare una versione cinematografica del racconto letterario fedele in ogni minimo particolare. Per rispecchiare l'autentico spirito della storia, il regista insistette per effettuare le riprese il più possibile nei luoghi originari: a San Francisco, in Sierra Nevada e persino nel deserto della Valle della Morte, dove le riprese furono estremamente difficili per le condizioni atmosferiche al limite della sopportazione, sia per gli attori che per la troupe. In tutto il film fu girato in nove mesi, con la cifra straordinaria di 470.000 dollari spesi, una somma davvero faraonica per l'epoca.

La versione originale della pellicola aveva una durata titanica di circa sette ore (42 bobine). La Metro-Goldwyn-Mayer di Irving Thalberg, che acquistò la Goldwyn durante la produzione del film, costrinse il regista ad adattare la pellicola a una durata, secondo lei, più accettabile per un largo pubblico, e il regista consegnò allora con molto sforzo una versione tagliata, di circa la metà (24 bobine), per una durata di circa quattro ore. In seguito il film passò nelle mani dell'aiuto regista Rex Ingram, allievo e ammiratore di Stroheim, e del montatore Grant Whytock, che arrivarono a una versione di 18 bobine (3 ore), dove si salvava il salvabile.

Il film venne però ancora requisito dalla MGM e tagliato ulteriormente da montatori professionisti, nonostante le vivide proteste del regista, che lo ridussero a sole 10 bobine, per 108 minuti. Si tratta della versione normalmente in circolazione anche oggi, dove sono stati tagliati interi personaggi e episodi a man bassa. Le parti tagliate dalla pellicola vennero in larga parte distrutte, trasformandola in uno dei più celebri film perduti di Hollywood.

Il film fu un vero insuccesso al botteghino e venne aspramente bocciato dalla critica, tuttavia negli ultimi anni esso è stato enormemente rivalutato e giudicato uno dei film chiave della storia del cinema.

Nel 1991 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel 1999 la Turner Entertainment (detentrice dei diritti) ha cercato di ricostruire la pellicola originale recuperando alcune serie di fotogrammi perduti creando una versione restaurata di quattro ore e mezza. Esiste anche una versione di due ore e venti.

Trama

Prima parte

La storia si svolge tra San Francisco e il deserto californiano.

Mac Teague è un minatore di carattere mite e tranquillo, almeno finché non viene provocato, come dimostra una primissima scena dove sta cullando un passerotto e poco dopo getta un uomo giù da una scarpata perché ha scacciato l'uccellino. Nel suo villaggio una sera giunge un dentista ambulante, che lo affascina, facendogli prendere la decisione di imparare quel mestiere.

Nella scena successiva infatti saluta la madre e va in città. Poco dopo Mac è riuscito ad aprire un proprio studio a San Francisco, in Polk Street, dove un giorno ha come clienti il suo amico Marcus e la sua ragazza (e cugina) Trina Sieppe, che ha un dente da curare. Nello studio Maria, la donna delle pulizie, convince Trina ad acquistare un biglietto della lotteria. Mac si invaghisce subito di Trina e, mentre è addormentata col cloroformio, essendo rimasti soli nella stanza, la bacia. Il gesto sacrilego è sottolineato dalla benda sulla testa di Trina, che la fa assomigliare a una suora.

Qualche giorno dopo Mac e Marcus sono in un caffè sul molo e discutono di Trina: Mac racconta del suo impulso, ma Marcus non si arrabbia, anzi rinuncia alla ragazza per l'amico.

La loro amicizia è suggellata dalla stretta di mano, sullo sfondo di un quadro religioso dietro di loro, che sembra benedire. Una battuta di Marcus impressiona Mac: "Amici fino alla morte!".

Un fine settimana Mac, Marcus, Trina, con suo padre, sua madre, la sorella dentona di lei e tre bambini escono tutti insieme a San Francisco. Dopo un pomeriggio passato insieme Mac e Trina rimangono soli. Sorpresi da un temporale, si riparano in una capanna, dove Mac confessa il suo amore a Trina chiedendole di sposarla. Lei tergiversa, ma alla fine Mac riesce a strapparle un bacio di assenso, che però la lascia sconvolta. Nonostante ciò i due si danno appuntamento per la domenica successiva.

La settimana successiva Trina, dopo un pomeriggio passato con Mac e la madre, tornando a casa viene accolta da una folla di amici e conoscenti: proprio lei ha vinto la lotteria, un premio di ben 5.000 dollari in monete d'oro. Felici per l'accaduto Mac e Trina decidono di sposarsi.

Il matrimonio

Con l'arrivo del denaro inizia anche la rapacità: Marcus infatti non perdonerà più Mac di avergli portato via la ragazza che ora vale un tesoro.

La scena del matrimonio e del banchetto di nozze sono tra le più famose del film, tipiche dello stile crudele e disincantato di von Stroheim.

Tutto sembra procedere alla perfezione, ma il regista mette in evidenza un lugubre presagio, per via di un funerale che sta passando sotto le finestre della casa, ripreso con un'inquadratura dalla grande profondità di campo: questa tecnica era poco usata nel cinema americano, perché lo sfondo poteva distrarre lo spettatore nei dettagli, invece Stroheim la usò per generare un conflitto nell'inquadratura, dove lo sfondo dà il vero significato alla scena, anche se l'avampiano mostra tutt'altro.

Il successivo banchetto è costruito tutto per sottolineare la decadenza e la volgarità delle persone: i cibi sono banane, pasticcini che sporcano le mani e la faccia, o macabri teschi di pecora, rosicchiati bestialmente dagli invitati.

Quando gli invitati se ne vanno dalla casa degli sposi Trina sembra terrorizzata. Corre dietro alla madre come per trattenerla ancora con sé, ma alla fine resta sola con Mac. Lui le ha regalato una coppia di uccellini (che spesso nel film saranno mostrati come simbolo della loro coppia), ma la vista della gabbia mette Trina in grande sconforto (con una soggettiva che si appanna si vede la gabbia "con gli occhi di Trina" che si stanno riempiendo di lacrime). La scena si chiude con Mac che chiude il tendaggio sul talamo, mentre Trina singhiozza disperata all'altro capo del letto.

Vita coniugale

Già dalla prima scena successiva si vede il nuovo atteggiamento di Trina, qualche tempo dopo: nonostante sia molto ricca, col portafogli pieno di banconote e monete, sul sagrato di una chiesa mente al marito dicendogli di non avere soldi, per far sì che paghi lui un giglio bianco che una vecchia sta vendendo. È la prima avvisaglia di quell'avarizia che diventerà patologica, trasformandola da una mite ragazza alla rigida custode del suo tesoro. Anche quando la coppia cerca casa è chiaro che Trina non è disposta a spendere i suoi soldi e restano nella vecchia casa.

Una sera Marcus, Mac e altri amici sono in un locale a bere, fumare e giocare a carte. In quell'occasione Marcus, che è ubriaco, si arrabbia con Mac per avergli soffiato la ragazza da 5.000 dollari, arrivando a provocarlo rompendogli la pipa e lanciandogli contro un coltello che si pianta sul muro accanto alla testa di Mac. Marcus scappa, ma Mac non può inseguirlo perché è trattenuto.

Nel frattempo Trina sta dedicandosi al suo passatempo da allora preferito: toccare, guardare e lucidare le sue monete d'oro. Quella sera Mac e Trina discutono sulla richiesta della madre di lei di darle 50 dollari, ma Trina è categorica: i suoi soldi non si toccano. Anzi, quando Mac dorme, lei gli prende i soldi dalle tasche dei pantaloni. Strofinandosi le mani soddisfatta l'inquadratura sfuma su due braccia scheletriche che accarezzano delle monete d'oro, simbolo della rapacità e avarizia della donna.

Il tracollo

Un giorno Trina e Mac ricevono una strana visita di Marcus, che entra in casa loro allegro e festoso, ma in realtà li sta per tradire. Chiede a Mac come vada il lavoro, mentre un gatto, simbolo di Marcus, scorrazza per la stanza (più tardi assalirà la gabbia degli uccellini). Infine li informa che sta per trasferirsi da un amico dove ha trovato lavoro nel suo ranch, dando loro l'addio.

Pochi giorni dopo nel suo studio Mac riceve una lettera dove lo Stato della California lo informa che è venuto a sapere che non è provvisto di diploma, quindi deve chiudere lo studio al più presto: è opera di Marcus, come testimonia la simbologia di un gatto che salta sugli uccellini in gabbia.

Per Mac e Trina è la fine dal benestare e da allora i loro problemi si acuiranno tragicamente, iniziando un processo di distruzione reciproca.

Dopo la chiusura dello studio la coppia vende tutti i suoi averi per continuare a vivere, ma Trina custodisce ancora gelosamente il suo tesoro. La casa è svuotata dei mobili e i vestiti della coppia sono ormai trasandati. In questo clima è facile arrivare ai litigi: Trina rimprovera il marito di non trovare un lavoro e lui vorrebbe invece che lei spendesse i suoi soldi. Le loro facce sono ormai dure maschere. Mac inizia a frequentare il bar, dove si ubriaca.

Trina intanto ha incubi dove mani come serpenti rubano pezzi del suo tesoro e non fa che chiedere soldi al marito, che ormai si sente come uno schiavo della donna. Una sera i due hanno un litigio particolarmente violento. Esasperato dalle continue richieste di denaro della moglie Mac chiede con insistenza di vedere i cinquemila dollari, ma lei nega di averli ancora, chiedendosi dove lui trovi invece i soldi per il whisky (non sa che glielo offrono gli amici). Quella sera il litigio finisce con Mac che va a letto, ma qualche sera dopo egli diventa più cattivo e insistente, arrivando a torturale la moglie mordendola finché non si fa consegnare dei soldi (alcune banconote messe da parte).

Un giorno Trina va a comprare la carne con un dollaro e compra quella più economica, praticamente marcia, per quindici centesimi, ma a casa ne rende a Mac solo venticinque, nascondendo il resto. È la goccia che fa traboccare il vaso: qualche giorno dopo Mac esce per pescare e non torna più.

Separazione

Dopo la separazione Trina trova lavoro come custode in una scuola elementare: la notte dorme in un stanzetta della scuola, dove si dedica alla sua passione: spargere le monete d'oro, guardarle, accarezzarle, poi metterle sul letto e dormirci insieme. Mac passando per la strada, ignaro del nuovo alloggio della moglie, trova un pezzo della foto del suo matrimonio nell'immondizia e decide di guardare nella finestra della scuola vicina. Qui ritrova Trina e la sveglia bussando alla finestra, per chiederle qualcosa da mangiare (le buone intenzioni di Mac sono simboleggiate da una rosa bianca del giardino, che appare dietro di lui nell'inquadratura). Lei però lo tratta con estrema durezza, scacciandolo come se fosse venuto solo per chiedere i suoi soldi.

La vigilia di Natale Mac si ripresenta alla scuola di notte, furioso. Adesso vuole i cinquemila dollari dalla moglie. Lei fugge, cerca di scappare, ma Mac la prende, la picchia e alla fine, fuori dall'inquadratura, la strangola. Allora si dirige in camera sua e rovista finché non trova il sacchetto delle monete d'oro, che prende uscendo indisturbato in strada, nonostante fossero appena passati due poliziotti.

Epilogo

Mac è fuggito da San Francisco, ma non riuscendo a trovare pace in nessun luogo arriva al deserto di Mojave, mentre stanno affiggendo volantino con la sua faccia e la scritta "Wanted" in tutto lo stato, promettendo anche una ricompensa. Un volantino arriva anche al ranch di Marcus, che con alcuni compagni decide di andare a cercarlo.

Mac è solo nel deserto con un cavallo, il volto con la barba lunga e solcato da profonde rughe per la disidratazione (von Stroheim fece davvero patire la sete ai suoi attori). Tra serpenti velenosi, rettili e scorpioni Mac esclama la celebre battuta: "Cielo, che paese!", che simboleggia il parallelo tra l'aridità del luogo e quella della sua anima.

I cercatori intanto riescono a trovare le tracce del passaggio di Mac e del suo cavallo, ma le condizioni proibitive diradano il gruppo, finché solo Marcus prosegue nella ricerca, accecato dall'avidità di riavere i "suoi" cinquemila dollari. Il cavallo di Marcus muore disidratato, ma egli continua anche a piedi, dopo aver trovato le inconfondibili orme del passaggio del nemico nel deserto.

Alla fine, sotto un sole cocente, i due si rincontrano. Marcus è armato, per cui inizialmente ha la meglio. Poi però il cavallo di Mac, dove c'è il bagaglio e il tesoro, scappa, allora Marcus lo abbatte per fermarlo. L'animale muore, però un proiettile ha anche forato la borraccia di Mac. Allora i due nemici, soli in mezzo nel deserto, senza animali e senza acqua, iniziano l'ultima lotta, dove Mac uccide l'eterno rivale con i colpi del calcio della pistola. Ma Marcus è riuscito ad ammanettare Mac con la sua mano, prima di morire. Il finale tragico vede Mac che si rassegna alla morte accanto al nemico. Cerca di liberare anche l'uccellino in gabbia che si era portato con sé, simbolo della sua anima, ma nemmeno quello ha più la forza di volare e si accascia vicino al cavallo morto, mentre nel sole brillano le inutili monete d'oro sparse in terra, fonte di tutti i guai.

Caratteristiche

Rapacità è generalmente considerato il capolavoro di von Stroheim, una delle prime opere di sfida e provocazione alla cultura ed alla società dell'epoca. Innanzitutto è un tipico esempio di grandiosità dispendiosa, con la realtà ricreata nei più minuti particolari, tramite la messa in scena curatissima, una grande profusione di mezzi e una durata titanica.

I produttori inizialmente giocarono con la sua megalomania per scopi pubblicitari, coniando anche la frase contano soprattutto l'opera e il regista (pochi anni dopo la MGM rovesciò il principio in conta soprattutto il produttore) e dipingendo attorno a lui la leggenda del decadente nobile europeo emigrato a Hollywood, ma gli insuccessi portarono in seguito al suo ostracismo, almeno come regista.

In Rapacità il realismo e le continue metafore visive sono fuse in un tutt'uno. I set sono ricavati nei luoghi descritti dal romanzo con una precisione maniacale, mentre le singole inquadrature erano frequentemente simboliche o allegoriche, che esplicitano il vero senso della storia e gli stati d'animo dei personaggi. Alcune inquadrature sono puramente simboliche (come quella delle lunghe mani scheletrite sulle monete d'oro o il primissimo piano del gatto che sta per attaccare gli uccellini), altre contengono simboli (come la banana, simbolo di volgarità, mangiata da Mac al pranzo di matrimonio), altre ancora contengono allusioni costruite con le inquadrature: per esempio durante i litigi tra Mac e Trina si vede in una scena Trina che guarda dall'alto delle scale (in lontananza) Mac che scende (in primo piano), evidenziando l'odio e la divisione tra i due coniugi. Le sequenze puramente simboliche ritmano il racconto e frequenti sono i parallelismi fra uomini e animali.

Von Stroheim usò la profondità di campo, difformemente dalla tendenza americana a escluderla, sfruttando anche lo sfondo per costruire le sue profonde simbologie: lo sfondo infatti poteva arrivare a rappresentare il contrario di quello che si vede in avampiano (vicino cioè alla macchina da presa). Così se viene mostrata una scena lieta uno sfondo tetro e spettrale ne cambia la connotazione. Tipico è l'esempio del matrimonio dei protagonisti, dove si vede un funerale passare davanti alla finestra, un oscuro presagio della futura vita coniugale che genera angoscia fin dall'inizio.

Accanto ai simboli però esiste anche un realismo esasperato, che analizza la violenza e la crudeltà dei personaggi, nella maniera tipica del linguaggio del regista: non esistono buoni e cattivi, i personaggi sono tutti cattivi e gli eventi porteranno ciascuno a tirare fuori il lato peggiore di sé, verso la distruzione. Incredibilmente reali sono le scene dei litigi, con violenti primi piani dove esplode la collera dei protagonisti, costruiti con violenti campo-controcampo a 180°, tanto che sembra di percepire le loro urla. Lo sguardo del regista è impietoso e mostra tutti i dettagli anche più crudi come il sudore, la sporcizia, la sofferenza fisica, con una violenza che ignora le convenzioni di compiacimento verso lo spettatore. Il suo cinema infatti era indifferente alle necessità dello spettacolo, sia come durata sia come tematiche e metodi di rappresentazione affrontati: il film non era un piacere rilassato, ma un impegno intellettuale e anche fisico per chi lo guardava.

Inoltre il film ha una carica sensuale e erotica, soprattutto nella prima parte, tipica del regista, che contraddistingue le sue opere e che non avrà pari nel cinema successivo: alcuni critici hanno parlato di "violenza erotica"

fonte: Wikipedia

FINALE



Trina addormentata, ricorda una suora


Il matrimonio

Passaggio del carro funebre in profondità di campo



Profondità di campo che sottolinea il distacco e la diffidenza tra i coniugi

Litigio


Mac ritrova Trina in una scuola
.


Epilogo



Il banchetto

Trina dopo la separazione