lunedì 26 febbraio 2018

Cristo, il potere e i moralisti della prima ora




“La meta della nostra vita dovrebbe essere morire continuamente riguardo al nostro egoismo umano, e vivere solo nell’amore di Dio, lavorando al Suo servizio. L’amore ha la sua dimora laddove il sé non abita. Nella tranquillità del fondo dell’anima, dove essa muore nei confronti del suo egoismo e dove essa non desidera altro che la volontà di Dio, ivi risiede l’amore”

Jacob Bohme, Vita soprannaturale


In una recente intervista a una trasmissione televisiva il leader del M5S ha fatto la seguente dichiarazione: “chi urla odio razziale, chi usa espressioni omofobe, chi è iscritto alla massoneria, chi nella propria vita ha portato nella vita azioni indecenti non si può candidare col M5s”. E’ curioso che Di Maio ponga sullo stesso piano razzisti, omofobi e massoni, quasi rappresentassero una sorta di subumanità da espellere da ogni consesso civile e politico. Ci sarebbe da chiedersi, innanzitutto, che cosa intende per odio razziale il buontempone pentastellato. Forse un'opposizione agli sbarchi incontrollati di clandestini e al loro sfruttamento come carne da macello nei lavori agricoli stagionali delle campagne del Meridione? Ebbene, se Di Maio per odio razziale intende questo, io sono razzista. E che cosa avrà mai voluto intendere con “espressioni omofobe”, forse chi  da un punto di vista etico contrario alla compravendita di bambini all’estero da parte di coppie sia etero che omo? Ebbene, se Di Maio intendeva questo, sono onorata di essere un'omofoba. Ma veniamo al tasto dolente, l’affiliazione alla massoneria come pregiudiziale che esclude dalle candidature politiche, perché, si sa, la massoneria è una centrale del potere e i suoi iscritti infettano la politica e la società civile. Ora, non è mia intenzione né accusare né difendere la massoneria, essendo la mia una visione super partes rispetto alle tifoserie da squadra. Ciò che mi preme rilevare anche stavolta è l’ipocrisia sbandierata con la solita disinvoltura da un personaggio che fa parte di un movimento che non ha nulla da invidiare alle varie consorterie, in termini di intrecci e interessi poco limpidi. Probabilmente il napoletano verace è un po’ smemorato e non ricorda che lui stesso qualche mese fa si è recato negli Stati Uniti a ricevere l’investitura a candidato premier da parte delle élites conservatrici e reazionare di quel paese. A fargli da cicerone nella sua visita oltreoceano, nonché da sponsorizzatore, Michael Ledeen, ufficialmente un giornalista, ufficiosamente un agente dei servizi segreti, che secondo alcune inchieste della magistratura italiana è stato, ed è tuttora, una delle eminenze grigie che hanno condizionato fatti drammatici della storia della I e della II Repubblica, tra i quali, solo per citarne alcuni, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, l’incidente diplomatico di Sigonella e la caduta del governo Craxi. Un uomo dal curriculum vitaeimmacolato, non c’è che dire. Strano che il M5S, così preoccupato di salvare il Paese dalla longa manus di massoni, razzisti e omofobi abbia chiuso un occhio, anzi due, quando il suo pupillo è atterrato negli States e, grazie alla magnanimità del Ledeen, tutte le porte dei palazzi del potere si sono dischiuse al suo passaggio. In questo caso il problema dell’integrità non si poneva? Può un candidato alla carica di Presidente del Consiglio permettersi di sciorinare impunemente la sua pappardella moralistica contro massoni, presunti razzisti e omofobi e poi frequentare la peggior feccia d’oltreoceano?

Cos’è diventato il M5S se non un’altra centrale di potere deviato, che rivaleggia con altre centrali di potere deviato? E poi, il fulcro del problema è la struttura di cui si è parte (la massoneria, la Chiesa, il partito, il movimento ecc) o il meccanismo di potere da cui ci si fa assorbire? Il problema sono le istituzioni o il cuore dell’uomo? Per me la risposta è molto chiara, ed è per questo motivo che non rilascio patenti delinquenziali a Tizio e Caio. Chi conosce il funzionamento del potere lungo i secoli sa che è un meccanismo che perpetua se stesso infiltrandosi dappertutto, anche nelle strutture apparentemente più filantrope o nei movimenti che ostentano purezza e onestà. Non è la struttura o l’istituzione di cui si è parte a decidere chi io sono. L’ “io sono” può essere rispecchiato all’esterno solo dalla mia interiorità e non dall’appartenenza a una religione, a una fratellanza o a un movimento politico. Questa verità la sapeva molto bene anche Cristo, che di fronte a Ponzio Pilato tacque, rifiutandosi così di riconoscere il potere temporale ingiusto che Pilato incarnava. Pilato invitò Gesù a difendersi dalla accuse che i Sommi sacerdoti gli muovevano, in un estremo tentativo di salvarlo, ma Gesù rifiuto di proferire parola: né contro né a favore del potere. “Quid est Veritas?”, chiese un turbato Pilato dopo che Gesù gli rivelò il suo compito di rendere testimonianza alla Verità. La Verità di cui Cristo parlava è che solo la rinuncia all’esercizio del potere può liberare l’uomo dalle catene della schiavitù. Il potere affascina, lusinga. L’esercizio del potere eccita, rende euforici, fa sentire al di sopra della comune umanità. Se Pilato era lì, nella veste di giudice di Cristo, in virtù di un potere che l’imperatore gli aveva conferito come praefctus Iudaeae, un motivo c’era: Pilato aveva ceduto alle lusinghe del potere, era entrato nel meccanismo e non avrebbe potuto liberarsene se non rinunciando alla sua carica, cosa che si guardò bene dal fare. Il suo destino era segnato. Rifiutarsi di rispondere all’invito di Pilato di difendersi dalle accuse dei suoi carnefici e di difendersi durante il processo condotto dallo stesso Pilato fu l’atto più sovversivo che nella storia spirituale dell’umanità un uomo abbia mai compiuto. La risurrezione di Gesù avvenne nel momento in cui rifiuto di riconoscere il potere incarnato in quel frangente storico, in quel tempo e in quel luogo da Ponzio Pilato. Cristo pose un confine netto tra la Sua persona e il potere: se da una parte il potere poteva fare a pezzi il suo corpo, cosa che di lì a poco avvenne, nulla poteva fare contro il suo spirito, impermeabili alle lusinghe e agli attacchi del potere. “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce” gli ingiunsero i Sommi Sacerdoti, i rappresentanti del potere religioso. Non lo fece, non poteva farlo, era già risorto, aveva polverizzato tutte le tentazioni, le false scorciatoie di salvezza, i privilegi che la sua condizione di figliolanza divina gli avrebbe garantito. La risurrezione fisica fu solo una conseguenza di quella spirituale avvenuta già in vita, la seconda nascita a cui Cristo fa cenno nell’intenso dialogo con Nicodemo.

E noi, oggi, siamo capaci di risorgere in vita, di dare vita all’uomo nuovo? No, non lo siamo, perché tutti, chi più chi meno, abbracciamo le stesse logiche di potere che Cristo 2000 anni fa rifiutò.  Siamo schiavi delle passioni più basse, delle logiche di potere più aberranti, delle vie di uscita facili, dei compromessi, dell’ebrezza che dona l’esercizio del potere. Ed è proprio perché alimentiamo le nostre parti più basse che non risvegliamo la scintilla divina che è in noi, quella stessa scintilla che Cristo risvegliò in vita (il roveto ardente che non si spegne mai) e che pochi altri grandi iniziati riuscirono a risvegliare percorrendo la Via solare cristica, che non è una via passiva ma di azione. Tra questi anche un certo Jacob Bohme, uno spirito illuminato, che rimase calzolaio fino alla fine dei suoi giorni, nonostante i numerosi inviti alle corti di re, principi e signori, e proprio perché scoprì l'Io sono dentro di lui le ali di YHWH si posarono dolcemente sulle sue stanche spalle. Anche nel caso di Bohme, non fu la sua professione, i suoi amici , le sue conoscenze, i suoi estimatori, a decidere chi egli fu. Fu lo Spirito a marchiarlo, non l’appartenenza a una particolare confessione religiosa, a un ordine iniziatico o a un movimento rivoluzionario. La differenza tra un Lutero, che si alleò con alcuni principi tedeschi per biechi interessi di parte e da loro si fece finanziare e coccolare, e un Thomas Munster, che a Muntzer in nome di Dio fece trucidare 5000 contadini, da un parte, e Bohme dall'altra, è semplicemente questa: Bohme non volle cambiare il mondo a lui esterno, non si mise a capo di rivolte teologiche e sommovimenti politici, egli volle prima di tutto cambiare se stesso, rinascere come uomo nuovo. Non andò, come Lutero, ad affiggere tesi per sostituire un potere, quello cattolico, con quello della Riforma, per certi aspetti peggiore del primo, non andò a gridare in piazza “onestà”, come certi saltimbanchi da circo equestre a noi contemporanei, ma fece di se stesso la Pietra grezza da levigare. Quella stessa pietra che per personaggi come Di Maio è pietra d’inciampo e che, ben lungi dal diventare il Lapis, diventerà la pietra sulla quale si sfracellerà la loro brama di potere.

fonte: http://federicafrancesconi.blogspot.it/

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