domenica 15 novembre 2015

il declino



Downhill è un film muto del 1927 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama

« Questa è la storia di due studenti che stringono un patto di lealtà e uno di loro lo mantiene a caro prezzo »

Il tempo della giovinezza. Londra. Anno scolastico 1921-1922. Cortile di un college. Si sta svolgendo una partita di rugby. Il protagonista, Roddy Berwick, è portato in trionfo dai compagni di squadra. Il Rettore si congratula con il padre, sir Thomas: “Vorrei che aveste altri figli come lui”. L’amico di stanza, Tim Wakeley è col padre e con la sorella. Di soppiatto la giovane e avvenente cameriera gli consegna un biglietto: è un invito a farle visita nella pasticceria in cui lavora, nell’orario di chiusura. Roddy si cambia negli spogliatoi e lo intravediamo a torso nudo mentre si asciuga. Genitori e studenti prendono posto nella sala da pranzo. Si recita la preghiera di ringraziamento e Roddy, arrivato leggermente in ritardo, si ferma a recitarla nell’atrio mentre la cameriera graziosa e sfrontata corteggia pure lui. Durante il pranzo gustose scenette di birbantelli che, soffiando nelle cannucce delle penne, lanciano palline nelle tazze di caffè degli austeri ospiti.

L’orologio da polso segna le 17.20. L’orologio della torre segna le 18.05. È l’ora dell’appuntamento galante in pasticceria. L’amico Tim si fa accompagnare da Roddy e la cameriera balla con entrambi. Abile nel ballo Roddy è corretto e non approfitta della disponibilità della ragazza, meno portato nella danza Tim è assai più intraprendente. Divertente intermezzo: un bambino entrato in pasticceria con pochi spiccioli ottiene da Roddy, improvvisato sostituto della commessa impegnata a baciare Tim, una scatola di dolci; immediatamente il locale si riempie di bambini che vogliono comprare altre scatole di dolci. Irritata la commessa rimprovera l’ingenuo Roddy, il quale rimedia pagando con il proprio denaro, una banconota che lei si affretta a ritirare con avidità.

Cerimonia di premiazione. Roddy è elogiato dal Rettore e nominato capitano della squadra di rugby. La macchina da presa inquadra il cappello della divisa degli studenti che nello stemma ha come motto la parola “onore”. Stanza dei due ragazzi. Il bidello li chiama: li vuole il Rettore. Studio del Rettore. Il Rettore comunica che la commessa li ha accusati di aver approfittato di lei. Nel confronto diretto con la giovane, che spera in un consistente risarcimento in denaro, ad essere accusato è Roddy, rampollo di una agiata famiglia, e non Wakeley troppo povero. Roddy protesta la sua innocenza ma non accusa Tim. Viene espulso dal collegio. “Ciò significa, Signore, che non potrò più giocare per gli Old Boys?” e non dice di più. Tristemente prepara la sua valigia e consulta gli orari ferroviari. Dichiara al compagno che non ha intenzione di denunciarlo. L’altro poco nobilmente non trova il coraggio di confessare.

Nella lussuosa casa paterna Robby giunge inatteso, prima della conclusione del corso. Il confronto con il padre è durissimo. Il genitore non crede alle sue giustificazioni e lo insulta, accusandolo di essere un bugiardo. Robby offeso e indignato esce di casa, deciso a non ritornare mai più. La madre spettatrice impotente, non cerca neanche di trattenerlo. Roddy è inghiottito nell’imbuto delle scale mobili che scendono verso i treni della metropolitana.

Il tempo della finzione. Inquadratura mezzobusto di Roddy in smoking: è un cliente del ristorante? La macchina da presa si abbassa e nelle sue mani c’è un vassoio: è un cameriere? La macchina da presa si sposta lateralmente su un palcoscenico e Roddy balla: è stato assunto come attore. Presto si innamora della prima attrice. Ha raccolto il portasigarette da lei dimenticato su un tavolino del ristorante e con il pretesto di restituirglielo va a farle visita nel suo camerino. La mano timidamente impugna il battente della porta tanto desiderata. Soggettiva di lei al tavolino della toilette che lo vede rovesciato e sghembo. Da una vasta e comoda poltrona girata verso il camino, si alza un fil di fumo: un ricco signore, l’amante dell’attrice, fuma, beve cognac, controlla fatture e si lamenta delle spese eccessive di lei per il guardaroba “Un altro cappotto? Vuoi mandarmi in rovina?”. Lo spiantato corteggiatore è compatito dai due che gli danno un passaggio sul taxi e lo lasciano sotto la pioggia, lontano dalla misera pensione in cui alloggia, che si vergogna di mostrare e alla quale giunge con il tram in cui non c’è posto al coperto. Inzuppato si rifugia nella stanza disadorna. Lo attende una lettera provvidenziale: ha ereditato dalla madrina la considerevole somma di 30.000 sterline. È ricco!

La successiva visita al camerino dell’attrice ha un altro tenore: elegantissimo è accolto calorosamente da lei e il suo amante è lieto di cedergli il fascio di bollette delle spese pazze della dama. Ora è Roddy ad ospitarli nel taxi che li trasporta in città. La furba e opportunista attrice è ben felice di acconsentire alla domanda di matrimonio che lo sprovveduto e troppo innamorato corteggiatore ha fretta di concludere. Sarà la sua definitiva rovina. Travolto dai debiti e tradito dalla donna col vecchio amante, Roddy non può far altro che cercare di nuovo la fuga. Un ascensore discende velocemente precipitandolo verso il basso.

Il tempo delle illusioni perdute. Parigi. Moulin Rouge. Locale da ballo per ricche signore attempate. Roddy è pagato 50 franchi per ballare con chi lo richiede. Una solitaria dama lo nota e si informa per averlo al suo tavolo. Gli chiede di raccontargli la sua storia. Un poco lo compiange e un poco lo fa vergognare. I musicisti si asciugano il sudore. È quasi l’alba. Un cliente ha un malore. Si scostano le tende per aprire i vetri e far entrare aria fresca. Un raggio di sole illumina sgarbatamente il viso della donna mettendo crudelmente a fuoco rughe e segni del tempo. Roddy si allontana cosciente dello stato in cui si è ridotto.

Marsiglia. Il porto. Roddy giace febbricitante e delirante in una bettola. Ha le allucinazioni. Dei marinai pietosi lo imbarcano nella stiva di una nave diretta a Londra. Dopo cinque giorni di navigazione è scaricato sulla banchina del porto della sua città. È molto debole e fatica a reggersi in piedi. I raggi del sole gli feriscono gli occhi, ha capogiri e in soggettiva la sua visione risulta alterata, le immagini si sovrappongono confusamente nella sua mente. Un cieco istinto lo conduce a casa e qui lo attende un insperato lieto fine. I genitori, saputa la verità sui fatti trascorsi, l’avevano invano cercato ovunque; ora increduli lo accolgono a braccia aperte. Avrà di nuovo il suo ruolo nella squadra degli Old Boys.

Produzione

Si tratta del penultimo film per la Gainsborough con cui aveva l'impegno di girare altri due film, questo e Virtù facile. Hitchcock aveva già firmato, dopo il grande successo di Il pensionante un nuovo contratto con la British International Pictures per la considerevole cifra di 13.000 sterline annue. Distribuzione: Wardour e F.

Soggetto

Il melodramma è un adattamento di un lavoro teatrale di Ivor Novello e Constance Collier che scrivevano con lo pseudonimo David LeStrange.

Sceneggiatura

La sceneggiatura fu affidata a Stannard che la completò da febbraio a marzo del 1927.

Riprese

Le riprese cinematografiche iniziarono nel mese di marzo 1927 negli studi di Islington.

Cast

I protagonisti sono Ivor Novello (Il pensionante, 1927) e Isabel Jeans (Virtù facile, 1928); nella parte del compagno del college c'è Robin Irvine, anch'egli scritturato poi in Virtù facile, in quella di Archie l'attore Jan Hunter che avrebbe recitato con Hitchcock ancora in Virtù facile e Vinci per me.

Durata

La durata dei canononici 5 rulli che il maestro soleva utilizzare è di 105 minuti.

Prima

La prima a Londra si ebbe il 24 ottobre 1927.

Accoglienza

Il film nato per ripetere il successo di Il pensionante con l'accoppiata Novello-Hitchcock ebbe una discreta accoglienza dalla stampa del settore. Si sottolineò la debolezza dell'intreccio ma si lodò la mano esperta e il tocco originale del regista.

Tecnica cinematografica

Hitch racconterà a Truffaut che sperimentò tecniche di ripresa e di montaggio per le visioni oniriche: allora nei film i sogni erano resi con dissolvenze e l'immagine era sempre sfumata; il regista invece fra un'inquadratura e l'altra fa uso solamente dello stacco, per integrare il sogno nella realtà.

Aveva inoltre dato istruzione che le scene del delirio fossero colorate di verde pallido a ricordo delle luci verdi che a teatro usavano accompagnare la comparsa dei fantasmi.

Temi

Il tema centrale del film è, come recita la didascalia introduttiva, la lealtà di cui è facile approfittare e l'amicizia difficile da mantenere. Centrale è anche il rapporto di scontro dell'adolescente con le istituzioni Scuola e Famiglia, il dramma di non riuscire a far credere la verità, e l'itinerario di degradazione che attende il protagonista, una volta proiettato nel mondo esterno. Non manca la satira sui personaggi minori che vengono ritratti impietosamente.

Critica

Nel loro libro dedicato ad Hitchcock Rohmer e Chabrol sottolineano che il regista coraggiosamente evita di sfruttare il precedente successo di Il pensionante e non riprende la tematica del delitto, si dedica ad altro e riesce a dimostrare di nuovo le sue "doti di creatore di atmosfere, di osservatore satirico, di virtuoso della macchina da presa". In particolare cura alla perfezione tre sequenze: la descrizione del collegio all'inizio del film, la scena del locale notturno parigino, la sequenza del delirio a Marsiglia.

John Taylor Russell così commenta: "Il film ha innegabilmente i suoi momenti di assurdità... nonché certe ingenuità descrittive" ad esempio esemplificare la decadenza morale del protagonista facendolo scendere per una scala mobile della metropolitana di Londra, ma "visto oggi appare uno dei film muti più vivaci e più gioiosamente inventivi di Hitchcock" e cita la scena della pasticceria in cui il regista sfrutta gli effetti dell'illuminazione alla maniera del cinema tedesco e la scena della commedia musicale in cui gioca con le false apparenze, ingannando lo spettatore più volte sul ruolo del protagonista.

fonte: Wikipedia

martedì 10 novembre 2015

vaccini: scienza, coscienza e... complottismo


 di Gabriella Maria Lesmo

Preg.mo Signor Paolo MIELI

Ho letto il Suo editoriale comparso sul “Corriere” del 20 ottobre, dal titolo “Cinque stelle, la malattia pericolosa dei complottisti anti-vaccini” in cui Lei attribuisce a costoro la responsabilità della ondata anti-vaccini che starebbe travolgendo l’Italia e scatenerebbe un’epidemia prossima ventura di malattie come il tetano, la poliomielite, l’epatite B, la difterite e la pertosse.

Non commento le Sue opinioni politiche, ma non posso tacere sulle affermazioni che riguardano i vaccini, essendo Medico, Specialista in Pediatria e Anestesia e Rianimazione, nonché madre di un ragazzo con la vita rovinata da una reazione avversa alle vaccinazioni anti-infettive eseguite per obbligo di legge.

Con tutto il rispetto, l’articolo dimostra quanto profonda sia la disinformazione. Infatti, non possono verificarsi epidemie di tetano in quanto il tetano non è malattia infettiva e, propriamente, nemmeno epidemie di epatite B, che si trasmette per via parenterale e venerea. Circa la utilità delle vaccinazioni ricordo solo, per brevità, che la malattia invasiva da Haemophilus B, di per sé rara negli Stati Uniti con 1,73 casi ogni 100.000 bambini di età inferiore ai 5 anni, lo è ancor più nel nostro paese. Inoltre essa è più rappresentata negli over 65 che in età pediatrica. Da ultimo, il vaccino anti-Haemophilus B non protegge dalle infezioni invasive di ceppi non tipizzabili, che risultano essere più frequenti.

Il vaccino anti-pneumococcico contiene solo alcuni sierotipi di pneumococchi e risulta scarsamente immunogeno, specie nel bambino piccolo.
Per ciò che riguarda l’efficacia della pratica vaccinale, non è possibile comprovare l’avvenuta immunizzazione dei vaccinati, sia per inesistenza di parametri specifici, sia perché, quando dosabili gli anticorpi specifici, per ammissione delle stesse ditte produttrici di vaccini, la presenza di un titolo anticorpale specifico, non garantisce la capacità di difesa del vaccinato in caso di contagio futuro per via naturale.
Informazioni e dati non sono una invenzione dei “complottisti anti-vaccini”, bensì sono scritti nel più importante testo di infettivologia pediatrica mondiale , il “Red Book” della American Academy of Pediatrics, regolarmente aggiornato.

Personalmente, non nego a priori l’utilità del “farmaco-vaccino”, come strumento di prevenzione di specifica patologia in categorie di persone a rischio, bensì contesto la pretesa innocuità della pratica delle “vaccinazioni di massa. Con questo termine si indica la somministrazione di 25 -26 vaccinazioni anti-infettive a tutti i nuovi nati nel primo anno di vita, in un lasso di tempo di 10-11 mesi, vaccini rivolti anche verso malattie poco o nulla rappresentate nella fascia di età pediatrica.
Nonostante il D.M. 7 aprile 1999 che individua in quattro i vaccini obbligatori, di fatto i nuovi nati ne ricevono SEI perché da anni il Sistema Sanitario Nazionale fornisce solo una formulazione composta contenente sei vaccini, i quattro obbligatori oltre al vaccino anti-Haemophilus B e il vaccino anti-pertosse.

Alla inoculazione del vaccino esavalente viene associata la iniezione di vaccino 13-valente anti-pneumococcico, per tre sedute. Oltre a queste, altre vaccinazioni vengono promosse e fornite dal SSN: la vaccinazione anti-morbilloanti-parotite e anti-rosoliavaccinazione anti-meningococcicaanti-varicellaanti-epatite A.

Secondo le specifiche linee guida del Ministero della Salute, un lattante deve essere vaccinato anche se nato prematuro, di basso peso, epilettico, cerebropatico, HIV positivo, convalescente, ”moderatamente” febbrile e persino se ha già avuto una reazione avversa grave ad una vaccinazione.

Tale pratica ha sollevato e solleva non poche perplessità nel mondo scientifico internazionale, che ravvisa significativi e inquietanti collegamenti tra la precoce iperstimolazione del sistema immunitario infantile indotta dai vaccini e l’insorgenza di gravi malattie neurologiche infantili, alterazioni dello sviluppo, allergie, sindromi autoimmuni, morte improvvisa in culla, patologie sino a pochi anni fa sconosciute o estremamente rare, ma ancor più preoccupa le tante famiglie che hanno visto ammalarsi un figlio e diventare autistico in concomitanza con un inoculo di vaccini.

Nonostante la Medicina Accademica reagisca con estrema lentezza a tale drammatica situazione, è ormai disponibile a livello mondiale una notevole quantità di dati epidemiologici e di studi clinici ed autoptici che indicano che la malattia autistica si realizza nell’organismo infantile nella delicata fase di sviluppo, come effetto di una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni che danneggiano il tessuto nervoso con meccanismo immuno-allergo-tossico. Tale patologia non va confusa con l’encefalite acuta ed ha un andamento tipicamente subdolo, le manifestazioni cliniche essendo evidenti dopo settimane e mesi dalla vaccinazione interessando le aree cerebrali deputate alla funzioni integrative, funzioni che mancano fisiologicamente nel bambino piccolo.

Poiché Lei nomina, per sconfessarne la credibilità, il dottor Andrew Wakefield che assieme ad altri colleghi londinesi evidenziò la presenza di virus del morbillo nei linfonodi intestinali di bambini autistici con malattia infiammatoria intestinale, dovrebbe sapere che questa prima parte del lavoro di Wakefield fu confermata, sin d’ allora, da un immunologo universitario giapponese, il Dr Kawashima. Questi che fu in grado di identificare il virus del morbillo riscontrato nei linfonodi ileali ed era il virus vaccinale. In tempi recenti i lavori londinesi di Wakefield sono stati riabilitati ed il suo allora primario londinese ha avuto la meglio contro chi lo volle cacciare. Per dover di verità ricordo anche che alcuni studi danesi, citati per anni a dimostrazione della inesistente correlazione tra vaccinazioni e insorgenza di autismo si sono rivelati FALSI . Il principale autore degli studi danesi fu il Dr. Poul Thorsen, attualmente latitante, che figura nella lista dei maggiori ricercati dalla FBI, contro cui è stato spiccato mandato di cattura per una lunga serie di reati federali contestatigli negli Stati Uniti, in merito alle ricerche sull’Autismo .

Lo “scandalo nello scandalo” è emerso altresì dalle dichiarazioni del Deputato americano Bill Posey, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato della Florida che traduco, l’originale lo trova in rete.
“… Se leggete le e-mail e i dati relativi alle riunioni, nonché le disposizioni finanziarie che questo truffatore ha intrattenuto con il CDC, vi farà assolutamente venire il voltastomaco. Costui non era un ricercatore qualunque. Costui era l’uomo chiave del CDC in Danimarca. Costui era strettamente legato ai migliori ricercatori nell’ambito della sicurezza dei vaccini del CDC … e Thorsen ha cucinato gli studi per produrre i risultati che volevano diffondere. A loro non importava se gli studi fossero validi o quanto veniva pagato per manipolarli dall’inizio. Stiamo parlando di qualcuno che ha fondamentalmente rubato soldi pubblici che avrebbero dovuto essere utilizzati per migliorare la salute e la sicurezza dei più vulnerabili della nostra società: i nostri giovani bambini. …”.
Per brevità non riporto la testimonianza del dottor Thompson, rintracciabile sul web, che ha confessato pubblicamente di aver falsato gli studi che negavano la correlazione autismo e vaccino MMR.
Da tempo esiste un forte contrapposizione tra lo Stato Italiano che impone la politica delle “vaccinazioni di massa” pretendendo che siano l’unico modo di combattere le malattie e che siano sempre e comunque innocue ed una parte sempre più vasta della popolazione che rifiuta l’obbligo vaccinale per i propri bambini e pretende di poter scegliere consapevolmente come proteggere la loro salut.

In questa guerra pro- vaccinazioni- di- massa, ministero, regioni e Asl, dimenticano che i vaccini sono a tutti gli effetti dei farmaci pro-infiammatori aventi lo scopo di far maturare una memoria immunologica al di fuori della malattia naturale, ma che non sempre ci riescono.

I vaccini anti-infettivi, in quanto farmaci, posseggono indicazioni, controindicazioni, effetti collaterali ed effetti avversi, ma questi ultimi vengono volutamente omessi con strategie diverse, sia sui foglietti illustrativi dei vaccini, sia sul materiale divulgativo delle Asl.

Infatti, forse per scarsa consapevolezza della questione, forse per colpevole ignoranza, la maggior parte delle reazioni avverse ai vaccini non viene segnalata alla farmacovigilanza, come si evince dalla disamina dei tanti casi gravi per i quali le famiglie intentano causa allo stato. In questo modo i vaccini risultano falsamente “innocenti .

La politica sanitaria, come ogni politica, impone scelte non sempre condivisibili, spesso discutibili e basate su motivazioni tutt’altro che cristalline. Nel nostro Paese, per citare i casi più famosi, un Ministro della sanità, De Lorenzo, fu condannato per tangenti ricevute in cambio di aver reso obbligatorio il vaccino anti-epatite B.

Poggiolini, direttore generale del servizio farmacologico nazionale, fu condannato per aver falsato i prezzi dei medicinali e inserito farmaci nel prontuario nazionale, in cambio di tangenti; ancor oggiPoggiolini è sotto processo per omicidio colposo, per la possibile responsabilità avuta nel mancato controllo di sangue trasfusionale. I morti da trasfusioni infette non saranno presenti al dibattimento. Numerose case farmaceutiche sono state a loro volta condannate per tangenti relative all’inserimento di farmaci negli elenchi del SSN e spinto in alto i prezzi.

Queste ed altre frodi in campo sanitario sono ricorrenti e minano irreversibilmente la credibilità del sistema che ci governa e ci impone una sola e indiscutibile “verità scientifica”, la sua, e che costringerebbe i medici in protocolli comportamentali e rigidi percorsi di cura, in contrasto con i dettami della Professione Medica che ha come scopo primario il prendersi cura del paziente e non la vendita di farmaci, peraltro sempre più costosi e tossici.

Il tribunale di Milano, lo scorso anno, ha emesso una sentenza che riconosce il nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino esavalente e lo sviluppo di encefalopatia post-vaccinica in forma di Autismo, nel figlio dei ricorrenti.

Non è stata la prima sentenza a riconosce la lesività di un vaccino anti-infettivo esavalente, ma è la più importante per sostanza  Ebbene, il ministero della salute si è violentemente scagliato contro la sentenza e più società di pediatria hanno chiesto la testa del Medico Consulente Tecnico D’Ufficio  “colpevole” di aver studiato, guardato gli atti e ragionato sui fatti con mente libera da pregiudi.

Questo non è un comportamento di uno Stato democratico, che ha il dovere di verificare periodicamente l’appropriatezza e delle proprie scelte sanitarie e del loro impatto sullo stato di salute della popolazione, bensì di un sistema dittatoriale che, lungi dal considerare gli interessi dei cittadini, men che meno quelli più fragili come i bambini e gli anziani, si dà da fare per escogitare le minacce più efficaci perché diventino bacino d’utenza di tanti farmaci, cercando di piegare all’obbedienza la classe medica premiando l’esercito degli yes-men e privando dell’abilitazione all’esercizio i medici “eretici”, “complottisti”, “anti-vaccinisti”, e persino navigatori del web, ossia i medici che sanno ragionare con la propria testa, che hanno a cuore l’interesse dei pazienti, che non sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche, che non han paura che i loro pazienti curiosino su internet prima di venire in studio, quelli che hanno indagato lo stato immunologico, metabolico, tossicologico e nutrizionale dei bambini e ragazzi ammalatisi dopo i vaccini, quelli che han studiato le innumerevoli cartelle cliniche di bambini e ragazzi finiti in ospedale dopo aver ricevuto le vaccinazioni, quelli che hanno cercato e trovato modo di far scomparire tanti sintomi sistemici e neurologici delle encefalopatie post-vaccinali.

Se quella della libertà di scelta per la salute dei propri figli e la libertà di cura deve essere una guerra, questi medici la combatteranno con decisione, stetoscopio al collo, parker nel taschino, PC a tracolla, a fianco di sani e malati, stretti in un’alleanza per la salute senza tentennamenti .

fonte:

http://autismovaccini.org/2015/10/21/vaccini-scienza-coscienza-e-complottismo/ 

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

venerdì 6 novembre 2015

la vigna di Leonardo

la Casa degli Atellani la conoscevo.
sapevo della sua esistenza e spesso ho messo il naso dentro il cortile, quando aperto in questo periodo di Expo, passando in corso Magenta.
mi sembrava una meraviglia.
ora posso dire che lo è, l'ho visitata e ho goduto del suo splendore.
la vigna di Leonardo è altrettanto bella, il giardino della casa è splendido, si respira un'aria nuova, non milanese, sembra di essere in una delle magnificenti ville sul Lago Maggiore, almeno a me ricorda quella atmosfera.
della vigna è rimasto ben poco, ma il luogo è pieno di evocazioni, 
si trema un po' pensando alla storia,
si immaginano fantasmi,
si rimane stupefatti da tanta bellezza.



Non lontano dal Cenacolo di Leonardo da Vinci e di fronte a Santa Maria delle Grazie, la casa degli Atellani è, seppur modificata nei secoli, il solo edificio di corso Magenta che conservi ancora l’aspetto che presentava durante il Rinascimento. Ma chi erano gli Atellani? Gli Atellani, o della Tela, erano una famiglia di cortigiani e diplomatici, originari della Basilicata, giunti al nord nel corso del Quattrocento, al servizio dei duchi di Milano, di Ludovico il Moro e degli Sforza. È proprio il Moro, nel 1490, a regalare a Giacometto della Tela, capostipite conosciuto della famiglia, due case a corte con giardino situate lungo il borgo delle Grazie, l’attuale corso Magenta. Due case vicine e separate: l’una nel luogo dello scomparso numero civico 67; l’altra, probabilmente già ricostruita nel primo Cinquecento, nel luogo dell’attuale ingresso al numero civico 65. I discendenti di Giacometto le abitano fino al Seicento. Nel 1919 il senatore Ettore Conti ne diventa il nuovo proprietario e affida all’architetto Piero Portaluppi, suo genero, l’incarico di trasformarle nella sua nuova abitazione. Portaluppi abbatte il muro che le separava e s’inventa una casa sola, unendo le due corti preesistenti grazie a un nuovo atrio porticato, sotto il quale prevede l’ingresso all’appartamento padronale. La pianta della nuova casa viene riequilibrata intorno a un inedito asse prospettico che si spinge fino al giardino interno. 





















Leonardo da Vinci si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, nel 1482. Sedici anni dopo, nel 1498, Ludovico regala a Leonardo una vigna. Una vigna di forma rettangolare, larga 59 metri e lunga 175 metri, estesa nella direzione dell’attuale via de’ Grassi: una vigna di quasi sedici pertiche, oltre un ettaro di terreno. Parte della vigna di Leonardo si trovava qui, nel perimetro dell’attuale giardino di casa degli Atellani. 
Sulla Vigna di Leonardo cade l’oblio per quattro secoli, fino ai giorni in cui Portaluppi avvia il cantiere di casa degli Atellani. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo, verifica sugli atti e i documenti rinascimentali la possibile esatta posizione della vigna, proprio in fondo a questo giardino. Ed è in questo periodo che Beltrami identifica e fotografa la vigna di Leonardo, incredibilmente ancora intatta, prima che venga distrutta da un incendio e dalle urgenze dell’urbanistica. In questi ultimi anni la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari della casa hanno promosso una ricerca intorno al sito della vigna di Leonardo. Scavando nell’area riconosciuta da Beltrami sono stati individuati i camminamenti che regolavano i filari della vigna, seppelliti sotto le macerie dei bombardamenti del 1943. Grazie al materiale organico ritrovato il professor Attilio Scienza, massimo esperto di dna della vite, è riuscito a risalire al dna del vitigno coltivato da Leonardo: la Malvasia di Candia Aromatica. Sulla scorta di questi risultati, in fondo al giardino di Casa degli Atellani, nel luogo in cui la riconobbe Luca Beltrami, nel rispetto del dna identificato del vitigno e secondo i filari originari, nel 2015 è stata ripiantata, ed è rinata, la vigna di Leonardo da Vinci.

fonte: nuovateoria.blogspot.it

carne e cancro, di colpo l’ovvio fa notizia e dilaga sui media

L’oncologia – che considera il cancro un “male incurabile” – continua a somministrare dosi letali di chemioterapia, trascurando l’alimentazione dei pazienti? Normale, in un paese in cui si grida persino alla “truffa delle cure alternative”, canzonando chi ricorre (in genere, con ottimi risultati) a una dieta priva di proteine animali. Scontata, dunque, la bufera scatenata dalla “scoperta dell’acqua calda”, ufficializzata nientemeno che dall’Iarc, la branca dell’Oms che si occupa di ricerca sul cancro. Un rapporto redatto sulla base di oltre 800 studi precedenti sul legame tra alimentazione e tumore conferma quello che i terapeuti “alternativi” hanno sempre saputo: è pericoloso per la salute consumare carne, in particolare carni rosse (maiale e manzo, vitello, agnello, pecora, cavallo e capra). Peggio ancora gli insaccati e le carni grigliate. «La cosa tragicomica – afferma Paolo Franceschetti, autore di un blog sulle cure alternative contro il cancro – è che tuttora, negli ospedali, ai pazienti oncologici in trattamento vengono tranquillamente somministrate merendine confezionate e fette di prosciutto».
Ora fa molto rumore lo studio dell’Oms, secondo cui, per ogni porzione di 50 grammi di carne al giorno, il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%, così come per i tumori al pancreas e alla prostata. Nel mirino in particolare le “carni lavorate”, Umberto Veronesicome i wurstel, equiparati – come sostanze cancerogene – a fumo, amianto, arsenico e benzene. Sotto accusa, secondo i tecnici Onu, la trasformazione “attraverso processi di salatura, polimerizzazione, fermentazione, affumicatura”, oppure le carni “sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. Massima prudenza, avverte l’Oms, con gli hot dog, prosciutti e salsicce, nonché la carne in scatola e le salse a base di carne. Il rischio di sviluppare cancro all’intestino a causa del consumo di carne “processata” aumenta in proporzione al quantitativo consumato, avverte il dottor Kurt Straif, capo dello Iarc Monographs Programme. Il più celebre oncologo italiano, il professor Umberto Veronesi, da decenni ha deciso di rinunciare alla carne: «Il mio consiglio da vegetariano – dice – è quello di eliminare del tutto il consumo di carne».
Veronesi saluta come «un grande passo avanti» la “scoperta” della relazione fra alimentazione e tumori: «L’identificazione certa di una nuova sostanza come fattore cancerogeno è sempre e comunque una buona notizia in sé, perché aggiunge conoscenza e migliora la prevenzione». La raccomandazione per un regime alimentare “vegano” non è però presente nel protocollo ufficiale anti-cancro del ministero della sanità italiano, la cui attuale titolare, Beatrice Lorenzin, ora si limita a consigliare, in generale, la “dieta mediterranea”. Secondo le statistiche, il 9% degli italiani mangia carne rossa o insaccati tutti i giorni, e il 56% tre o quattro volte a settimana. Il tumore più diffuso in Italia è proprio quello al colon-retto, con quasi 55.000 diagnosi Carlo Rienzinel 2013. Salumi a parte, se sotto accusa sono le carni grigliate (che sviluppano idrocarburi) i recordman in questo campo sono gli statunitensi, seguiti da australiani, francesi e tedeschi. In Italia ogni anno si calcola vengano consumate “solo” 24 milioni di grigliate all’anno.
Il Codacons ha deciso di presentare un’istanza urgente al ministero della salute e un esposto al Pm di Torino Raffaele Guariniello, affinché siano valutate misure a tutela della salute. «L’Oms non lascia spazio a dubbi», sostiene il presidente, Carlo Rienzi. «Il principio di precauzione impone in questi casi l’adozione di misure anche drastiche», compresa eventualmente «la sospensione della vendita per quei prodotti che l’Oms certifica come cancerogeni». Per i produttori di carne, la tempesta mediatica può trasformarsi in catastrofe commerciale: secondo la Coldiretti, le carni italiane sono più sane perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. «Hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana», sottolinea l’associazione degli agricoltori. Inoltre, da noi il consumo di carne (78 chili a testa) è molto al di sotto di quelli di paesi come gli Usa (125 chili a persona) o l’Australia (120 chili), ma anche dei cugini francesi (87 chili). Secondo Assocarni e Assica, l’associazione dei salumifici industriali, gli italiani mangiano in media due volte la settimana 100 grammi di carne rossa e solo 25 grammi al giorno di carne trasformata. «Un consumo che è meno della metà dei quantitativi individuati come potenzialmente a rischio cancerogeno».
Carne e cancro? Anna Villarini, nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori, non si scompone: «Lo sapevamo già dal 2007, ma c’erano studi precedenti: le carni conservate sono associate a tumore dello stomaco, sia per la presenza di conservanti che vengono aggiunti che si trasformano in cancerogeni all’interno dello stomaco, sia per la presenza eccessiva di sale che è un fattore di rischio». E aggiunge: «Le carni rosse, oltre che per la cottura, sono di per sé un fattore di rischio per il tumore del colon. Dovrebbero essere consumate veramente poco, e invece sono entrate in maniera preponderante sulle nostre tavole». Dieta alternativa per chi ha il cancro? Zero carne: solo frutta, verdura e cereali. Se ne occupa anche la “medicina Massimo Bonuccioncologica integrata”, spiega il dottor Massimo Bonucci a “Panorana”. E ormai è una realtà in molti paesi, dove esistono persino ospedali con reparti interamente dedicati all’alimentazione anti-cancro.
«A livello internazione la medicina integrata è una realtà», spiega il medico. «Negli Stati Uniti ci sono ben 52 università dove viene insegnata». Una strada «ormai percorsa e riconosciuta, così come in Giappone: l’efficacia di molte sostanze è avvalorata non solo da studi scientifici, ma anche da “trial” clinici molto importanti». All’estero, aggiunge Bonucci, la possibilità di avere benefici da un’alimentazione mirata (e da sostanze naturali) nella cura delle patologie oncologiche «non è messa in dubbio». Si parla di curcuma, artemisia e altre essenze, dotate di potenti principi attivi. Un guru della nutrizione “integralista” come Valdo Vaccaro raccomanda di consumare solo frutta e verdura, in caso di insorgenza tumorale. Ma negli ospedali italiani l’aspetto alimentare (fonte primaria del problema, a quanto pare) è completamente trascurato. Ai malati vengono somministrate chemioterapia e radioterapia. E magari una bella fetta di prosciutto.

fonte: www.libreidee.org

mercoledì 4 novembre 2015

la cosa



The Thing è un film del 1982 diretto da John Carpenter, liberamente tratto dal racconto horror-fantascientifico La cosa da un altro mondo (Who Goes There?, 1938) di John W. Campbell, già alla base del film La cosa da un altro mondo (1951) prodotto da Howard Hawks.

La sceneggiatura tratta di un gruppo di ricercatori di una base scientifica americana in Antartide, alla prese con una forma di vita extraterrestre parassita, precipitata sulla Terra, con la facoltà di assumere le sembianze degli esseri con i quali viene a contatto, mutando continuamente aspetto. Per gli uomini della base il problema è scoprire di quale corpo adesso l'alieno si è impadronito, sviluppando nel gruppo un forte senso di paranoia.

Il regista lo considera come il primo episodio della Trilogia dell'Apocalisse, composta da Il signore del male e Il seme della follia rispettivamente del 1987 e del 1995.

Inizialmente il film ebbe un modesto successo di pubblico, complice il fatto di essere considerato dai più un banale remake del già citato film di Howard Hawks. Un altro motivo fu la contemporanea uscita del film E.T. l'extraterrestre di Steven Spielberg, cioè di un modo di rappresentare gli alieni nettamente opposto alla natura elusiva e terrificante della creatura di Carpenter. Tuttavia, negli anni a venire la pellicola fu rivalutata positivamente dalla critica, divenendo un intramontabile cult al rango della fantascienza e del fantahorror, ed è stato classificato diverse volte come uno dei film più paurosi in assoluto. Lo stesso Carpenter lo ritiene il suo film preferito tra tutti quelli da lui diretti.

Il 14 ottobre 2011 è uscito negli USA un prequel, La cosa, diretto dal regista semi-esordiente Matthijis van Heijningen Jr. e ambientato tre giorni prima degli eventi del film di John Carpenter.

Trama

« Qui tra noi c'è qualcuno che non è quello che sembra »

(MacReady)

Antartide, 1982. La quiete della base scientifica statunitense U.S. Outpost #31 viene interrotta dall'arrivo di un elicottero partito da una stazione di ricerca norvegese, che sta inseguendo un husky. Gli occupanti della base assistono sgomenti alla scena che si conclude con l'esplosione dell'elicottero colpito per sbaglio da un ordigno che il cacciatore intendeva lanciare contro la preda, però uno di essi sopravvive scendendo in tempo dal mezzo e cerca di fucilare il quadrupede, ma rimane ucciso in un conflitto a fuoco col team dopo che uno di essi era rimasto ferito ad una gamba. Il team statunitense, guidato da MacReady, non capisce cosa stia succedendo e decide di indagare sulla provenienza dell'elicottero.

Una volta arrivati, MacReady e Copper trovano solo macerie, il cadavere di un suicida, il ripugnante corpo carbonizzato di una creatura non identificata con due teste fuse insieme e documentazioni varie sulle operazioni svolte dalla base; inoltre in una stanza viene rinvenuto un blocco di ghiaccio oggetto di analisi, che lascia presagire ad una possibile creatura rimasta ibernata ed estratta dai ricercatori norvegesi.

I due riportano alla base il cadavere della creatura carbonizzata non identificata, e il biologo Blair ne esegue un'autopsia rivelando che possiede degli organi interni normali. Nel frattempo l'husky sopravvissuto viene lasciato libero di vagare nella base americana, finché, a seguito della scoperta misteriosa nella base distrutta, non si decide di rinchiuderlo per precauzione nel canile insieme ai suoi simili, i quali gli ringhiano contro e lo inducono a trasformarsi in una creatura mostruosa e indefinita che uccide brutalmente gli occupanti del recinto. MacReady richiama l'attenzione di tutti attivando l'allarme antincendio e Childs prova a uccidere il mostro con un lanciafiamme, ma riesce solo a bruciarne metà, mentre l'altra parte della creatura sfonda il soffitto e gli sfugge via. I resti vengono esaminati da Blair, il quale avanza l'ipotesi che si tratti di un alieno che imita alla perfezione le altre forme di vita, grazie alle sue cellule che inglobano quelle delle creature terrestri.

Blair interroga inoltre un computer sui rischi di contagio e sopravvivenza dei membri della base, ricevendo una risposta poco rassicurante, e, per tale ragione, perde il controllo e distrugge tutte le comunicazioni radio a colpi di ascia, poco prima che i suoi colleghi lo immobilizzino e lo rinchiudano in un piccolo magazzino esterno. A questo punto il gruppo guarda un video rinvenuto nella base norvegese e scopre che si stava conducendo una ricerca su un'astronave aliena precipitata. MacReady, perciò, si dirige con un altro compagno al disco volante danneggiato rimasto lì da millenni; nelle vicinanze viene anche trovato un buco nel ghiaccio da cui è stato estratto con ogni probabilità il blocco analizzato nella base norvegese, evidentemente con all'interno l'alieno sfuggito all'esplosione della sua astronave.

I resti del cadavere mutato rinvenuto alla base norvegese vengono spostati immediatamente in un magazzino con l'obiettivo di tenerli a distanza dagli uomini, ma durante lo spostamento uno scienziato viene aggredito dalla creatura ancora viva, che ne assume le sembianze. Tale caratteristica genera diffidenza tra le persone della base, che non possono sapere con certezza chi sia stato contagiato dal mostro e chi no. Dopo una serie di omicidi, sospetti verso MacReady e manomissioni nella base, si intuisce che la creatura è costituita da più parti, le quali sono in relazione tra loro. MacReady decide di prelevare un campione di sangue dei superstiti e bruciarlo con un filo di acciaio bollente, sicuro della reazione difensiva di chi è stato contagiato. Dal test risultano tutti sani tranne uno, Palmer, il cui campione di sangue una volta bruciato scorre via dal filo; una volta smascherato, egli si trasforma e attacca Windows, costringendo MacReady a bruciarli entrambi.

Lasciando Childs di guardia, gli altri membri vanno a testare l'ultimo possibile infetto, ovvero Blair, solo per scoprire tuttavia che il magazzino dove era stato rinchiuso è vuoto e che ha scavato un tunnel sotto l'edificio. Il gruppo realizza che Blair adesso è infetto, e che quando era sembrato che avesse distrutto l'apparecchiatura stava in realtà cercando del materiale per costruirsi una piccola astronave per la fuga. Scoprendo che sia Child e sia il generatore della stazione sono scomparsi, MacReady ipotizza che l'alieno stia tentando di ibernarsi fino all'arrivo della spedizione di salvataggio in primavera; inizia così caccia all'uomo, nonostante la scarsa visibilità per via del generatore andato in fiamme. Il gruppo tenta di far saltare in aria con la dinamite l'intero complesso nella speranza di distruggere la creatura, ma Garry rimane ucciso e Nauls sparisce. Il mostro riappare più grande delle versioni precedenti, poiché ha inglobato altri ricercatori; nonostante ciò, MacReady lo fa saltare in aria con la dinamite insieme agli ultimi resti della base in fiamme e si mette in salvo.

MacReady e Childs rimangono isolati da tutto e con rischio di assideramento, oltre a nutrire il sospetto che l'altro sia stato contagiato.

Finale aperto

Nel finale del film viene inquadrato Childs, uno dei due sopravvissuti, mentre beve da una bottiglia di whiskey. Siccome alcuni dei personaggi infetti avevano bevuto da quel whiskey si presuppone che venga infettato anch'esso, lasciando nel dubbio lo spettatore. Sempre nella scena finale del film il dubbio che Childs sia in realtà un alieno è alimentato dal fatto che, parlando, dalla sua bocca non esca condensa al contrario di quanto succede a MacReady. Se si analizza attentamente la scena finale tutto ciò è sbugiardato dal semplice fatto che lo stesso Childs sia inquadrato con un orecchino d'oro, sebbene la cosa non replichi oggetti inanimati, tutto questo confermato dallo stesso attore Keith David nei contenuti speciali del film. MacReady, sebbene potrebbe aver bevuto dalla bottiglia dei contagiati (anche se poteva essere benissimo un'altra bottiglia) è da escludere come replica del mostro in quanto soffre il freddo e non viene mai a contatto diretto con la cosa. In quanto alla sua fine, come denotano i derivati fumetti e il videogioco, MacReady riesce a scampare dal freddo antartico e dal mostro riuscendo all'arrivo del team di salvataggio a dare appoggio dall'alto con un elicottero al protagonista del videogioco.

Fu girato inoltre un finale alternativo in cui MacReady veniva recuperato da una missione di salvataggio e, dopo il test del sangue, veniva provato che era ancora umano. Questo finale, girato più che altro per ragioni di sicurezza, non venne mai utilizzato neanche per il test screening, né era il finale che avrebbe voluto come alternativo il regista.

Produzione

Sviluppo

Nel 1981, l'Universal Pictures offrì a Carpenter la produzione di un remake del film di Howard Hawks del 1951 La cosa da un altro mondo, di cui Carpenter era da tempo un appassionato (difatti tre anni prima fece comparire una sua scena nel televisore di Tommy nel film Halloween - La notte delle streghe da lui diretto). Egli però decise invece di adattare più fedelmente il racconto su cui si era basato, La cosa da un altro mondo (Who Goes There?) di John W. Campbell, e di non ambientarlo al Polo Nord, come aveva fatto Hawks, bensì al Polo Sud. Secondo lui l'aspetto da evidenziare maggiormente nella storia era la paranoia dei personaggi, costretti a confrontarsi con una creatura aliena che può assumere l'aspetto di altri esseri viventi, da cui l'importanza della loro vera identità. Lo script per la nuova versione è stato scritto da Bill Lancaster. A differenza di altri suoi film, John Carpenter non compose la colonna sonora, ma affidò il compito al musicista Italiano Ennio Morricone, il quale seguì uno stile simile a quello del regista.

Il budget, uno dei più alti messi a disposizione di John Carpenter, si stima essere stato di 15 milioni di dollari.

Effetti speciali

Il tecnico degli effetti speciali Rob Bottin, con cui il regista aveva già collaborato per il film Fog, all'epoca del film aveva solamente ventitré anni. Con questo lavoro divenne uno dei tecnici più apprezzati di Hollywood e ricevette una nomination al Saturn Award per migliori effetti speciali, che però fu vinto da Carlo Rambaldi e Dennis Muren per il film E.T. l'extraterrestre. La meccanizzazione dei vari modelli fu di Roy Arbogast e Stan Winston. La squadra di Rob Bottin lavorò ininterrottamente, giorno e notte, per tutta la durata della produzione, sperimentando ogni sorta di tecnica e di materiale per cercare di superare i limiti imposti dalla tecnologia dell’epoca. Realizzarono ogni effetto della creatura, sotto forma di statue modellate a mano (per i cadaveri visti nella base norvegese) e animatronics; alcune scene furono girate tramite l'animazione passo uno, nonostante Carpenter la reputasse poco realistica. Tutti gli effetti speciali che si possono vedere nelle scene relative alla gabbia dei cani, sono da attribuire a Winston, dal momento che l'effettista Rob Bottin, in quei giorni, ebbe un esaurimento nervoso dovuto all'immenso carico di lavoro che aveva affrontato. Riguardante sempre tale scena, i tentacoli che si intravvedono sono fruste manovrate direttamente da Bottin. Per ricreare il gore furono utilizzati chewing gum riscaldata, marmellata, crema di mais, gelatina, maionese e altro cibo addensante, insieme a materiali sintetici come metallo, uretano, vetroresina e schiuma di lattice; inizialmente Bottin aveva previsto di utilizzare organi di animali veri presi da una macelleria, ma Carpenter rifiutò in quanto l'odore della carne putrida disturbava i lavoratori, ma gli permise di utilizzarli nella scena dell'autopsia. L'alieno sotto forma di husky è stato interpretato da Jed, un mezzo husky e mezzo lupo; tuttavia il cane che veniva inseguito dall'elicottero all'inizio del film non era Jed, ma un altro cane a cui era stato tinto il pelo affinché assomigliasse ad esso. Nella scena in cui al Dr. Copper vengono amputate le braccia, fu ingaggiato come controfigura un vero amputato a cui fu messa su una maschera per farlo assomigliare all'attore Richard Dysart. Inoltre, per poco Kurt Russell non rimase ferito nella scena in cui faceva saltare in aria con della dinamite il corpo di Palmer: Russell non aveva previsto la forza dello scoppio e la sua reazione nel film non è quindi recitata.

Riprese

Le prime scene sono state girate su un ghiacciaio vicino a Juneau, in Alaska, mentre le scene interne sono state girate presso Universal Studios in Los Angeles, e per dare l'impressione delle condizioni climatiche antartiche i set negli studi di Los Angeles furono portati alla fredda temperatura di 5°. L'effetto sonoro che simula il vento antartico è stato registrato nel deserto presso Palm Springs, in California. Nelle ultime settimane, le scene furono girate nella Columbia Britannica e le scene nel campo norvegese furono realizzate sfruttando i resti carbonizzati del campo americano.

Accoglienza

Incassi

Il film uscì in America il 25 giugno 1982 con un incasso d'apertura di 3,1 milioni di dollari; dopo essere rimasto all'ottavo posto il classifica per tre settimane, gli incassi americani raggiunsero i 19,629,760 dollari classificando il film nell'anno della sua uscita ad un non proprio lusinghiero 42º posto. In Italia uscì il 25 novembre dello stesso anno, incassando 1,714,000,000 lire.

Va ricordato che il 1982 fu l’anno dominato da E.T. l'extra-terrestre che con il suo incasso di 359 milioni di dollari (uno dei più alti della storia del cinema) impose a livello planetario una nuova immagine degli alieni tenera e rassicurante in netto contrasto con la creatura carpenteriana: per queste ragioni la pellicola di Spielberg venne ritenuta una della principali cause del botteghino un po' deludente del film.

Critica

Nei primi anni, la critica statunitense non fu molto tenera con il film. Il critico Roger Ebert lo definì "deludente" considerando, inoltre, la trama illogica. Dal New York Times fu ritenuto "sciocco e deprimente" e che "mescola horror con la fantascienza per trarne qualcosa di divertente". Gli effetti speciali di Rob Bottin, seppur simultaneamente lodati e biasimati dal makeup, furono giudicati troppo grotteschi da diversi critici cinematografici. La pellicola fu molto criticata perché all'epoca il pubblico si aspettava una storia che ricalcasse il film di Hawk, e non questa versione più cruenta e maggiormente fedele al romanzo di Campbell.

Nel corso degli anni, comunque, La cosa si è dimostrato un vero cult movie presso il pubblico del mercato home-video, e anche i critici hanno saputo analizzarne con più attenzione i tratti distintivi, rivalutandolo positivamente. Nel sito web Rotten Tomatoes risulta che l'80% dei critici ha dato un giudizio positivo. La rivista Empire lo ha inserito nella lista dei 500 film migliori di sempre. Allo stesso modo, The Boston Globe lo classificò 1° nella lista dei 50 film più paurosi di sempre, e Chicago Film Critics Association lo associò come il 17° miglior film horror mai realizzato.

La cosa è basato sul racconto breve Who goes there? (Chi va là?) di John W. Campbell da cui già Howard Hawks nel 1951 aveva tratto il classico della fantascienza La cosa da un altro mondo. È proprio l’accostamento con questo film a offrire gli spunti di analisi più interessanti: nell'originale assistiamo alla reazione compatta del gruppo umano contro l'invasore alieno. Sconfitta la minaccia, il monito finale evoca le paure dell'epoca della guerra fredda Ditelo a tutti dovunque si trovino. Dovunque, scrutate il cielo.

Nel film di Carpenter si ha il capovolgimento esatto del meccanismo del film originale, come l’ambientazione che passi dal Polo Nord al Polo Sud (in Antartide). Questa volta il gruppo alle prese con la creatura si frantuma: la “cosa” in una continua metamorfosi della realtà esaspera la paranoia causata dall'impossibilità di distinguere l’umano dall'alieno, il reale dalla finzione. In aggiunta, l’ossessione del contagio e l’isolamento riescono a far saltare ogni rapporto interpersonale ed a far crollare la fiducia negli altri. La regola diventa quella dell'uno contro l’altro. Peraltro, il film di Carpenter è molto più aderente al libro che Campbell aveva tratto dal racconto, rispettandone tempi e situazioni.

Il tema del film, nelle intenzioni del regista, verte sulla disgregazione dell’umanità e sulla diffidenza verso il prossimo, ma in realtà si spinge oltre, spostando il conflitto dall’interno dei rapporti umani all’interno dei corpi: la creatura li avvolge e li invade, penetra al loro interno deformando e lacerando ossa e tessuti, trasformandoli alla fine in rappresentazioni corporee grottesche e surreali.

Edizioni home video

In Italia il film è uscito in DVD nel 1999 con una edizione da collezione; formato video Letterbox, traccia italiana a 2 canali, ricco di contenuti extra. Non è stata distribuita al momento la special edition del 2004 che offre una pellicola restaurata e un formato video anamorfico oltre agli abbondanti materiali extra. Nel 2008 è stata distribuita l'edizione in formato Blu-Ray Disc anche in Italia.

Divieti

Il film fu approvato dalla censura poco dopo la sua distribuzione all'estero. Le scene di genere thriller, nonché splatter, presenti nel film hanno contribuito al suo divieto nel mondo; in gran parte del mondo venne vietato ai minori dai 14 ai 18 anni ed è stato bandito in Finlandia. Negli Stati Uniti venne giudicato con la lettera R, che sta ad indicare che i minori di 17 anni devono essere accompagnati da adulti. Alla sua uscita in Italia nel 1982, il film ricevette il divieto ai minori di 18 anni più qualche tagliuzzamento (che limitano di fatto la visione dei vari aspetti dell'alieno ai telespettatori), mentre negli anni successivi venne vietato ai minori di 14 e senza censure.

Opere derivate

Sequel e prequel

Nel 2003 il canale Syfy aveva progettato la realizzazione di una miniserie sequel della durata di quattro ore. Carpenter era dell'idea che il progetto sarebbe andato avanti, ma improvvisamente il canale cambiò idea abbandonando il progetto. Nel febbraio 2009, una recensione positiva dello screenplay abbandonato venne pubblicato su Corona's Coming Attractions.

Nel 2004 John Carpenter durante un'intervista alla rivista Empire disse che egli aveva un'idea per la storia di The Thing II, incentrata sui due personaggi sopravvissuti, MacReady e Childs. Carpenter ha indicato che avrebbe garantito la partecipazione di Kurt Russell e Keith David nel sequel nei panni di Macready e Childs ancora alle prese con la creatura dopo il finale del film, senza rilevare altri dettagli. Tuttavia, Carpenter ha ritenuto che a causa degli alti costi del progetto, la Universal Studios non avrebbe mai approvato la sua trama.

Nel settembre 2006 è stato annunciato sulla rivista Fangoria che la Strike Entertainment, la compagnia di produzione di Slither e Dawn of the Dead, era alla ricerca di uno o più scrittori per scrivere un prequel teatrale de La cosa. Dopo aver accettato uno script di Eric Heisserer, la Strike Entertainment ha iniziato la produzione del prequel, anch'esso intitolato La cosa..Il prequel è ambientato tre giorni prima degli eventi del film di Carpenter ed è incentrato sull'equipaggio norvegese che per primo scoprì l'alieno. Il film diretto da Matthijs van Heijningen Jr. è stato girato a Toronto e rilasciato il 14 ottobre 2011.

Parchi a tema

Nel 2007, nel Universal Studios Florida venne prodotta un'attrazione dal titolo The Thing - Assimilation. Nell'attrazione, gli ospiti, camminando verso un corridoio sembiante la base scientifica del film, visitano varie riproduzioni del film, sia dei personaggi (tramite animatroni) che dell'ambiente.

Libri e fumetti

Una trasposizione letteraria del film, il romanzo La cosa basato sulla sceneggiatura, venne pubblicato nel 1982 da Alan Dean Foster. Anche se il romanzo è la trasposizione del film, sono presenti in esso alcune piccole differenze: il personaggio di Windows è chiamato Sanders, è stata aggiunta una sequenza con MacReady, Bennings e Childs dopo che parecchi cani infetti sono fuggiti nella tundra antartica (questa sequenza era descritta nella seconda bozza della sceneggiatura di Lancaster). Nel romanzo è inoltre spiegata la scomparsa di Nauls; inseguito dall'alieno in un vicolo cieco, preferisce uccidersi piuttosto che permettergli di assimilarlo.

La Dark Horse Comics ha pubblicato quattro sequel a fumetti del film sotto forma di tre miniserie e un serial (The Thing from Another World, The Thing from Another World: Climate of Fear, The Thing from Another World: Eternal Vows nel quale fa il suo ritorno MacReady che insegue la Cosa nell'isola Stewart Island della Nuova Zelanda, e The Thing from Another World: Questionable Research, il quale è stato serializzato in Dark Horse Comics numero 13-16), con per protagonisti MacReady come il solo sopravvissuto dell'Outpost numero 31 e Childs come l'infetto (The Thing From Another World: Climate of Fear issue 3 of 4). Questionable Research esplora una realtà parallela dove MacReady non è in giro per fermare la Cosa ed uno scienziato deve impedire la sua diffusione, dopo quanto accaduto all'Outpost 31. La serie a fumetti è stata intitolata The Thing from Another World (La cosa da un altro mondo) dal film originale del 1951 di Howard Hawks, al fine di evitare confusione e possibili conflitti legali con la Cosa, il membro dei Fantastici Quattro della Marvel Comics. In seguito, la Dark Horse ha pubblicato un fumetto digitale intitolato The Thing: The Northman Nightmare come preludio al prequel del 2011.

Nel gennaio 2010, Clarkesworld Magazine pubblico un racconto breve tratto dal film, intitolato The Things, scritto da Peter Watts. Questa trasportazione si differenzia dal film per la violenza e l'horror più leggeri, e fu nominato per un Premio Hugo come miglior racconto breve.

Videogiochi

Nel 2002 è stato realizzato un videogioco survival horror intitolato La Cosa per PC, PlayStation 2, e Xbox, che funge da sequel agli eventi del film. La storia del videogioco differisce da quella dei fumetti in quanto Childs è morto e i nastri audio sono presenti (nei fumetti erano stati rimossi dall'Outpost 31 all'inizio di The Thing from Another World: Questionable Research). Al termine del gioco, R.J. MacReady è ancora vivo e aiuta il protagonista (il capitano Blake) a completare l'ultima missione.

Per un periodo limitato, i GameStop davano in omaggio una copia del DVD del film a coloro che acquistavano il videogioco.

La storia del videogioco comincia poco dopo la fine del film: Childs è trovato morto e congelato nello stesso luogo dove era stato visto alla fine del film, ma alla fine del gioco è rivelato che R.J. MacReady è sopravvissuto e aiuta il protagonista a fuggire in elicottero.
Era prevista l'uscita di un sequel che doveva avere come protagonista nuovamente il capitano Blake affiancato da MacReady, e tra i livelli del gioco figuravano piattaforme petrolifere, Portaerei, tunnel d'accesso e diversi impianti di raffineria; venne tuttavia annullato in quanto la società che lo produsse, la Computer Atworks, chiuse definitivamente.

Merchandising

Nel settembre 2000, come parte della terza serie della linea di giocattoli "Movie Maniacs", la McFarlane Toys ha realizzato due action figures basate sul film. Una era l'alieno dopo aver preso la forma di Blairvisto alla fine del film, e l'altro rappresentava sempre l'alieno sotto forma di Norris vista nella scena del defibrillatore. Di seguito venne prodotta una statua in resina rappresentante la Testa-Ragno, una delle invenzioni più complesse di Rob Bottin, e la riproduzione in scala della scena dell’attacco della "cosa" nel canile, oltre ad una serie di action figures rappresentanti i membri del Team.

Riconoscimenti

1982 - Razzie Awards
Candidatura per Peggior colonna sonora a Ennio Morricone
1982 - Saturn Award
Candidatura per Miglior film horror
Candidatura per Migliori effetti speciali a Rob Bottin

Curiosità

È presente uno spoiler quando l'uomo con il fucile sceso dall'elicottero, grida, in norvegese: "Se til helvete å kom dere vekk. Det er ikke en bikkje. det er en slags ting den imiterer en bikkje den er ikke virkelig kom dere vekk idioter!", frase che dovrebbe risultare incomprensibile al pubblico, ma che significa "Toglietevi di mezzo! Non è un cane! È una cosa che imita un cane! Non è reale! Toglietevi di mezzo idioti!

fonte: Wikipedia

la bellezza del somaro



è un film del 2010 di Sergio Castellitto, interpretato dallo stesso Castellitto assieme a Laura Morante, Marco Giallini, Barbora Bobuľová e ai cantanti Enzo Jannacci e Lola Ponce.

La pellicola racconta l'incontro di due genitori con il maturo fidanzato della figlia adolescente; la rivelazione non è altro che il pretesto per un incontro-scontro generazionale, in cui i rancori e i dissapori familiari vengono lentamente a galla in chiave ironica.

Trama

Marcello è un architetto di successo. Sposato con Marina, psicologa, ha una figlia di nome Rosa e una relazione extraconiugale con la bella dipendente spagnola Gladys. A casa loro Cornelia, rumena laureata in ingegneria, lavora come domestica. Valentino e Duccio sono i due più cari amici di Marcello; Aldo e Luca sono invece i loro rispettivi figli, i quali fanno entrambi il filo a Rosa.

Per un weekend di festa, tutti gli amici – e anche due pazienti di Marina, Ettore Maria e Lory – si ritrovano in Toscana, nel casolare di campagna di Marcello. I genitori sono in attesa che la figlia, diciassettenne ribelle, presenti loro il suo nuovo fidanzato; la madre, la quale l'ha pedinata a scuola, crede essere un ragazzo di colore, ma la sorpresa è a dir poco scioccante quando si scopre trattarsi di Armando, un arzillo settantenne.

Produzione

L'opera è stata scritta da Castellitto assieme alla moglie Margaret Mazzantini. Le riprese sono iniziate il 5 settembre 2009 e sono proseguite per otto settimane tra Roma e la Toscana. La pellicola è uscita nelle sale cinematografiche il 17 dicembre 2010.

Riconoscimenti

2011 - David di Donatello

Nomination Migliore attrice non protagonista a Barbora Bobuľová

Citazioni e riferimenti

Nella libreria del casolare di Marcello e Marina si nota la presenza del romanzo Venuto al mondo di Margaret Mazzantini, moglie di Sergio Castellitto e sceneggiatrice del film.
Durante una scena del film Lory sta guardando alla televisione Il settimo sigillo di Ingmar Bergman; la scena presente mostra la Morte che incontra Antonius.

fonte: Wikipedia

SCENE