martedì 24 dicembre 2013

Vasilij Kandinskij


gnurant



La lenta eutanasia dello stupore

Fonte: RaiUno. Quiz preserale, 12 dicembre scorso. La domanda: “In che anno Adolf Hitler viene nominato cancelliere?” Quattro opzioni, ché ormai i quiz si fanno col multiple choice, così dove non arriva la preparazione, può arrivare la buona stella. Ma la buona stella latitava. Così i quattro concorrenti, persone giovani, presumibilmente con un titolo di studio, inanellano assurdità: 1948? No. 1964? No, e il conduttore è bastevolmente basito. 1979? No. Resta l’ultima opzione, 1933. Ma il conduttore sente la necessità di sottolineare, bonariamente, con un: “Ragazzi, Adolf Hitler…” A nessuno dei quattro sembra accendersi una lampadina davanti al nome di uno dei protagonisti della storia del XX secolo.

Facebook, settimana scorsa. Rimbalza nelle condivisioni lo status di una ragazza. Non ne conosciamo l’età. Dalla foto si direbbe maggiorenne, ha un nome e un cognome, ma non è questo l’importante. Scrive: “Onestamente penso che anziché dare così tanta importanza a dei coglioni che hanno scritto due righe decenni fa e che ora sono morti e sepolti, dovremmo conoscere e parlare più spesso delle persone che stanno salvando il mondo… Persone come Alessandra Amoroso o Justin Bieber oppure Miley Cirus o One Direction. Persone che nella loro vita hanno avuto più sconfitte e dolore di un Manzoni, ma ovviamente la maggior parte delle persone questo non lo sa.” Lo status è molto più lungo di così ed è troppo ben scritto, con accenti, virgole e tempi verbali giusti, per essere stato digitato da una persona che pensi quello che sta dicendo. I commenti sono stati tra l’ironico e il rassegnato, pur con tutto il rispetto per le vicissitudini umane, che “ovviamente” ignoriamo, dei divi e divetti pop citati.

Ancora RaiUno, ancora quiz pre serale. E va detto che un gioco che prevede una vasta conoscenza delle parole della nostra lingua è pur sempre un benemerito nel deserto culturale che ci affligge. Peccato però che la novità introdotta dagli autori in questa edizione, ovvero una serie di domande basate sui tempi verbali, abbia portato a galla la macroscopica ignoranza di uomini e donne, di varia età, che nel presentarsi declinano curricula universitari. Ricordiamo una ragazza, chiamata a scovare il congiuntivo presente dei verbi all’infinito citati dal conduttore. Non solo non li conosceva, neanche uno. Ma quando il conduttore glieli rivelava, per poi ripartire nella sequenza, li dimenticava all’istante. Quel video andrebbe recuperato come prova, posto che di prove avessimo ancora bisogno, del fallimento della scuola italiana. Per non parlare del quiz, sempre introdotto quest’anno dagli speranzosi autori, basato sulle tabelline. La cosa che spaventa non è che non si riesca a coniugare un congiuntivo o a rispondere col numero esatto alla domanda “quanto fa 6 x 9?”.

Ciò che colpisce, e colpisce duro, è la mancanza di reazione. È che appaia normale. Anche a fronte di un neoeletto senatore grillino che, interrogato su quanti fossero i membri del Senato, sparò un numero a caso. Non paghi di aver ucciso la cultura, ci hanno assassinato lo stupore.

Si veda anche questo post:

fonte: fintatolleranza.blogspot.it

domenica 22 dicembre 2013

in Portogallo

LISBONA: I GIUDICI CONTRO LA DITTATURA DELLA TROIKA

Oltre che nelle piazze, in Portogallo gli ordini della troika fedelmente eseguiti dal primo ministro di destra Passos Coelho continuano a trovare un ostico avversario nelle stanze del Tribunale Costituzionale. 
Per l’ennesima volta i 13 magistrati che compongono la massima istanza legislativa del piccolo paese sono tornati a bocciare una delle misure di cosiddetta austerità imposti dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale e dal Fondo Monetario Internazionale. Nella fattispecie la Corte ha bocciato in quanto illegale secondo le leggi portoghesi il provvedimento incluso nel bilancio statale del 2014 che taglia le pensioni.
Il governo di destra prevedeva di risparmiare 388 milioni di euro sulle spalle dei lavoratori in pensione, pari ad un 12% della spesa totale, attraverso la riduzione del 10% degli assegni mensili superiori a 600 euro (non ci siamo dimenticati uno zero...)  e attraverso una revisione complessiva al ribasso delle indennità pensionistiche. Interrogato dal presidente portoghese Anibal Cavaco Silva il Tribunale Costituzionale si è pronunciato contro la misura, giudicata in violazione del “sacro principio di fiducia stabilito dalla Costituzione”, così come aveva già fatto con altre misure analoghe nei mesi scorsi, facendo saltare i nervi, oltre che i conti, dei ministri marionetta di Lisbona. 

Ad aprile i giudici avevano stoppato l’abolizione delle tredicesime e delle quattordicesime per i dipendenti pubblici e i tagli ai sussidi di disoccupazione, e qualche mese prima, nel 2012, avevano bocciato importanti misure contenute nella previsione di bilancio dell’anno in corso. Stavolta i 13 magistrati hanno stabilito, all’unanimità, che il governo non può neanche in caso di ‘emergenza’ sottrarre ai pensionati dei diritti acquisiti durante gli anni e violare così una sorta di patto dello stato con i propri cittadini. In questo senso il presidente della corte, Joaquim Sousa Ribeiro, ha spiegato ai giornalisti che la revisione al ribasso delle pensioni non può essere equiparata ad un metodo di tassazione dei contribuenti. 
Si tratta di una buona notizia per milioni di portoghesi che sopravvivono a stento in un contesto contrassegnato dai tagli, dalla disoccupazione di massa, dalla precarietà e dalla ripresa dell’emigrazione all’estero. Resta da capire come il governo di Passos Coelho reperirà i quasi 400 milioni di buco nel bilancio creati dalla sentenza della Corte Costituzionale.
Intanto insorgono i partiti della sinistra radicale. I parlamentari del Partito Comunista Portoghese hanno chiesto le immediate dimissioni del "governo fuorilegge". Da parte sua il Blocco di sinistra ha chiesto l'intervento del presidente della Repubblica per ristabilire lo stato di diritto mentre il maggiore sindacato del paese, il comunista Cgtp, ha rivendicato che la decisione del Tribunale Costituzionale è anche frutto degli scioperi e delle lotte portate avanti in questi mesi da lavoratori e pensionati portoghesi.
Fonte: Contropiano
fonte: www.vocidallastrada.com