venerdì 24 marzo 2017

ciao Tomàs



STRACULT 2009

Volpe 132: un altro segreto di Stato


I finanzieri Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda



di Gianni Lannes

Il 2 marzo 1994, l'elicottero A 109 della guardia di finanza, nome in codice Volpe 132, decolla dall'aeroporto di Elmas, per una «missione di ricognizione costiera notturna per la repressione di traffici illeciti via mare nel tratto Elmas-Poetto-Capo Carbonara-Capo Spartivento-Elmas», con a bordo il maresciallo Gianfranco Deriu e il brigadiere Fabrizio Sedda. La motovedetta G-63 Colombina è l'unità «cooperante». Alle 19,15 c’è l'ultimo contatto radio con l'elicottero. Deriu comunica: «Ci dirigiamo sugli obiettivi segnalati sul radar». Poi più nulla, e solo alle 19,52, dopo un lunghissimo e inspiegabile silenzio, la sala operativa cerca di mettersi in contatto con l'elicottero. Ma Volpe 132 è svanito nel nulla. L'elicottero precipitò in mare per cause mai accertate, svanendo nel nulla, e i due finanzieri morirono, ma i loro corpi non sono mai stati ritrovati insieme al relitto dell'Augusta A 109. La tragedia si consumò di fronte alla costa sud-orientale della Sardegna, tra Capo Carbonara e Capo Ferrato. In seguito, nel 2005 la commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio di Ilaria aAlpi e Miran Hrovatin (presieduta da Carlo Taormina) ha acquisito e segretato questo fascicolo di  indagine.

La ricognizione si sarebbe dovuta concludere a Capo Spartivento, con l'elicottero che sarebbe dovuto tornare ad ovest: ma Deriu e Serra proseguirono verso nord est, nella zona di Capo Ferrato, dichiarando di aver individuato «un obiettivo» sui radar.

Alcuni testimoni, Giovanni Utzeri, Luigi Marini, Antonio Cuccu e Giuseppe Zuncheddu, vedono da angolazioni diverse un elicottero della Guardia di Finanza, velivolo Volpe 132, A-109 (Augusta 109), sorvolare questa zona, incendiarsi, esplodere e precipitare in mare; tutti e quattro i testimoni oculari hanno dichiarato che l'elicottero in questione è caduto in prossimità di una nave portacontainer (in seguito identificata con il mercantile Lucina), ancorata in quel tratto di mare da alcuni giorni. Secondo alcuni abitanti della zona, il mercantile Lucina avrebbe preso rapidamente il largo dopo l'abbattimento dell'elicottero; due mesi e mezzo dopo l’«incidente», la commissione tecnico-formale nominata dalle autorità militari archivia il caso. E la conclusione in sintesi è: non esistono riscontri obiettivi per ipotizzare cosa sia accaduto. Nella relazione non si fa cenno a due testimoni oculari che erano stati sentiti a verbale.

Il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, vengono assassinati Ilaria Alpi e Miran Horvatin, una giornalista e un videoperatore indipendente che indagavano sui traffici illeciti di armi tra Africa ed Europa. Il 9 giugno 1994 la procura di Cagliari chiede all'Aeronautica una copia della relazione della commissione tecnico-formale. Due settimane dopo arriva in procura una lettera dall'ufficio centrale per la sicurezza della presidenza del consiglio dei ministri nella quale si comunica che la relazione è coperta dal segreto di Stato. Alla presenza del tenente colonnello dell'Aeronautica militare, Enrico Moraccini, capo della Commissione d'inchiesta militare per accertare la dinamica dei fatti, al maresciallo di P.G. Angelo Anedda e al brigadiere Giuseppe Madera, alcuni giorni dopo la tragedia, sono state messe per iscritto le dichiarazioni rese il giorno dell’«incidente» da Luigi Marini: (...) «La sera del 2 marzo 1994, intorno alle 19:15/:25, mentre pescavo sul fiume Picocca, ho sentito un rumore di motori in lontananza e, scrutando il cielo, ho cercato di capire da dove venisse. In quell'attimo, in direzione di Capo Ferrato, sul lato sinistro, guardando il mare, ho visto un fascio di luce salire dal basso verso l'alto e subito ricadere verso il basso. Da quel momento il rumore è cessato».

Il 6 luglio 1994, quattro mesi dopo la caduta dell'elicottero Volpe 132, il mercantile Lucina è stato lo scenario di una strage, avvenuta nel porto di Jenjen (Algeria), sprovvisto di adeguate misure di sicurezza e distante 300 chilometri da Algeri. Il mercantile sostava a Jenjen da 27 giorni per un ritardo di scarico merci che sarebbe dovuto avvenire nel sicuro porto di Djendjen. Tutti i membri dell'equipaggio del Lucina furono sgozzati. Tra le merci trasportate dal Lucina c'erano anche 600 tonnellate di materiale «non dichiarato» (ufficialmente grano) che, secondo un articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica nel 1997, potrebbe riferirsi ad un carico di armi. L'armatore della Lucina (in quel periodo di proprietà della SEM, utilizzata per trasportare il grano dalla Sardegna all'Africa e sospetta per traffici illeciti di armi, droga e rifiuti tossici è la stessa nave che secondo testimonianze si trovava alla fonda nella rada di Feraxi la sera del 2 marzo 1994). Massimo Cellino (già presidente del Cagliari calcio), ha dichiarato agli inquirenti che il comandante del mercantile, Salvatore Scotto, lo chiamava tutti i giorni dicendo di sentirsi in pericolo e chiedendo di contattare l'ambasciata italiana per accelerare la procedura di scarico merci, rallentata dal governo algerino. Secondo varie ipotesi che furono formulate dalle procure di Trapani e di Napoli, che si sono occupate della vicenda, molte delle responsabilità sulla strage del Lucina sono attribuibili all'ambasciata italiana di Algeri, la quale era a conoscenza che su quella nave avrebbe dovuto imbarcarsi un ex agente segreto, Gaetano Giacomina di Oristano, alias G-65, per anni infiltrato in Algeria. L'agente G-65 è morto misteriosamente a Capo Verde, nel 1998. Le indagini del procuratore della Repubblica Mauro Mura e del pubblico ministero Guido Pani, vertono sull'accusa di «disastro aviatorio» e di «omicidio colposo plurimo». Le perizie effettuate dai carabinieri del Ris subiscono però diversi rallentamenti nel corso delle indagini, come pure la consulenza di parte per accertare se sui rottami del velivolo ci fossero tracce di esplosivo. «La risposta del Ris non è mai arrivata», ha dichiarato l'avvocato delle parti civili Deriu e Sedda, Carmelo Fenudi, «l'accertamento se ci fosse stata traccia di esplosivo o di altro materiale che potesse far pensare all'abbattimento dell'elicottero sarebbe stata importante per trasformare l'accusa da omicidio colposo plurimo a duplice omicidio volontario, che prevede l'ergastolo e l'imprescrittibilità del reato. Da parte del Ris sono arrivate alcune richieste di proroga di 30 giorni: la prima avvenuta il 19 maggio 2005 e la seconda il 18 agosto dello stesso anno. Appare pertanto non giustificata una richiesta di archiviazione fondata sul fatto che, ancora oggi, la consulenza tecnica non sia stata ancora espletata e depositata».

Nell'ottobre 2011, il Procuratore Mauro Mura annulla la richiesta di archiviazione della procura sulla morte dei due sottufficiali della guardia di finanza a causa delle gravissime mancanze investigative che, negli ultimi 18 anni, non hanno permesso che venisse alla luce la verità: l'assenza totale di comunicazioni tra l'elicottero Volpe 132 e la motovedetta G.63. La «fantomatica» zona d'ombra su cui si sarebbe trovato l'elicottero; i 40 minuti di silenzio nelle comunicazioni T/B/T tra il velivolo della guardia di finanza e Cagliari avvicinamento; la mancanza comunicazioni tra il II gruppo del Nucleo Elicotteristi guardia di finanza e la Torre di Controllo; il capo di imputazione per il quale si procede, viene modificato e si passa da disastro aviatorio ad omicidio colposo plurimo. A rafforzare la convinzione della procura sono stati alcuni fatti acquisiti dal pubblico ministero nel corso delle indagini, quando il sostituto procuratore Guido Pani ha chiesto all'Aeronautica militare una copia della relazione della Commissione d'inchiesta ma la richiesta è prima stata respinta perché coperta da segreto militare, e successivamente si ha copia della relazione, che risulta però poco dettagliata e superficiale. Secondo il Ministero dell'interno e della difesa, la morte dei due sottufficiali della guardia di finanza è un incidente, probabilmente dovuto ad un errore del brigadiere Sedda. Altro elemento raccolto dalla procura riguarda il furto di un elicottero gemello di Volpe 132 dal deposito della guardia di finanza di Oristano, gestito dalla ditta Wind Air s.r.l.: in seguito a una segnalazione anonima, l'elicottero è stato trovato a Quartu S. Elena. Si è ipotizzato un depistaggio: l'elicottero «gemello», fatto a pezzi, sarebbe potuto essere gettato in mare in una zona distante dal poligono interforze e spacciato per l'elicottero disperso. La Wind s.r.l è risultata essere una società senza ragione sociale che potrebbe essere stata utilizzata come copertura dai servizi segreti. Il legale di questa società, l'avvocato Costantino Polo, risulta avere tre diversi dati anagrafici e innumerevoli residenze, tutte inesistenti; da alcuni documenti demaniali dello Stato italiano è emerso che ad Oristano, tra gli immobili pubblici, c’è un edificio dove il codice corrispondente allo stabile è lo stesso della sede legale della società Wind s.r.l. La sede della Wind s.r.l.; dopo il furto dell'elicottero da Oristano, è stata spostata a Nuoro ad un indirizzo inesistente. Negli atti a seguito della richiesta di archiviazione (17 giugno 2002) è contenuta una relazione datata 16 marzo 2000, redatta dalla sezione della Polizia giudiziaria: a pagina 8 si afferma che «il giorno della scomparsa dell'elicottero erano in corso esercitazioni militari con lancio di missili»; dalla lettura delle ordinanze dell'ufficio circondariale marittimo di Arbatax (n. 01 del 1994 e n. 02 del 1994) relative ai mesi febbraio e marzo, era possibile evincere che il giorno 2 marzo 1994 era stata interdetta la navigazione dalle ore 8 alle ore 17,30, da Capo Monte Santo a capo Ferrato, in quanto dovevano essere effettuate «esercitazioni militari con lancio di missili e razzi».

Nell'aprile 2013, il pubblico ministero Pani sulla base delle conclusioni della consulenza di parte, ipotizza l'uso di un missile. Gli investigatori dovranno cercare di individuare il relitto dell'Augusta 109 nel mare di Capo Ferrato, in un punto dove si arriva anche a mille metri di profondità. Quali motivi hanno spinto le massime autorità dello  Stato, ovvero la presidenza del consiglio dei ministri a mantenere il segreto militare sulle indagini svolte dalla Commissione militare, e successivamente, a fornire una scarna relazione di 40 pagine sull'accaduto da cui si evince che si è trattato di un incidente? Se e quali legami, per quanto risulti al governo tricolore, possano esserci tra la scomparsa dell'elicottero Volpe 132 che indagava su un traffico illecito d'armi, la nave Lucina assalita in Algeria, e l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi in Somalia, che a sua volta ricercava informazioni sui traffici d'armi tra Europa e Africa oltre a seguire le vicende della guerra civile somala per il tg3? Per quali motivazioni, sempre per quanto risulti al governo italiano, le perizie sui pochi resti ritrovati di Volpe 132 siano arrivate alla Procura di Cagliari soltanto nell'autunno del 2011? Per quali motivazioni la società Wind Air Srl proprietaria dell'elicottero gemello di Volpe 132, rubato ad Oristano e poi ritrovato a Quartu Sant'Elena smontato a pezzi, avesse sede in un immobile del patrimonio indisponibile dello Stato adibito ad uso governativo come rilevato dai documenti dell'Agenzia del demanio, in via Tribuna di Campitelli 23 a Roma? Quali legami possono esserci tra le esercitazioni militari programmate nel periodo di marzo 1994 e la scomparsa dell'elicottero?


http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=Ilaria+Alpi

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

martedì 21 marzo 2017

LP



è una cantautrice statunitense.

Nasce a Huntington, Long Island, da genitori italiani: i nonni materni erano di Napoli e il nonno paterno di Palermo. Si diploma nel 1996 presso la Walt Whitman High School. In seguito si trasferisce a New York e adotta il nome d'arte di LP.

2001-2004: Heart-Shaped Scar - Suburban Sprawl & Alcohol

David Lowery della band Cracker vide una sua performance e le affidò Cinderella, brano di Gentleman's Blues, album della band uscito nel 1998. Nel 2001 uscì il suo album di esordio, Heart-Shaped Scar, per Koch Records.

Il suo secondo album, Suburban Sprawl & Alcohol, frutto della collaborazione della cantautrice, produttrice discografica e musicista Linda Perry, uscì nel giugno del 2004 per Lightswitch Records. Nonostante un lungo tour per promuovere l'uscita del disco e le recensioni positive di critici musicali, l'album non riuscì a ottenere un riconoscimento diffuso.

2006-2010: Lavoro da cantautrice

Nel 2006 partecipò ad una conferenza musicale nell'ambito del festival South by Southwest e attorno a lei nacque una disputa tra le maggiori etichette discografiche, che le fanno varie offerte. Alla fine firmò con The Island Def Jam Music Group, facente parte del Gruppo Universal Music. A causa di divergenze artistiche rescisse il contratto e nel 2007 firmò con un'etichetta discografica indipendente, la SoBe Entertainment. Love Will Keep You Up All Night fu scritta con Billy Mann prima della firma con Island Def Jam Music Group per l'album dei Backstreet Boys Unbreakable, che uscì nel 2007. Scrisse e presentò dal vivo Wasted, tratta dal suo album Suburban Sprawl & Alcohol e divenuta la colonna sonora della serie televisiva statunitense A sud del Paradiso (South of Nowhere). Nel corso del 2009 incominciò a comporre canzoni per altri artisti, lavorando a lungo sui testi di Superficial, album di esordio di Heidi Montag. Co-scrisse con Heidi Montag il singolo More Is More e le tracce Twisted, Hey Boy e Love It or Leave It. Una canzone che scrisse con Alexander Kronlund, Standing Where You Left Me, fu pubblicata nel primo album di Erik Hassle, Pieces (Roxy/EMI/Universal).

2010-2012: Into the Wild: Live at EastWest Studios

Nell'agosto del 2010 fu annunciata la sua firma con 2101 Records, la casa discografica del produttore RedOne.

LP ottenne il suo primo importante incarico come cantautrice collaborando alla scrittura di una canzone per l'artista barbadiana Rihanna, Cheers (Drink to That), presente nel suo quinto album in studio Loud. Il brano fu pubblicato come singolo il 12 novembre 2010 e riscosse un buon successo a livello mondiale. Continuò la sua ascesa collaborando alla composizione di Beautiful People, canzone cantata da Christina Aguilera e presente nell'album Burlesque: Original Motion Picture Soundtrack, pubblicato il 22 novembre 2010 tramite la RCA Records.

Nel giugno 2011 partecipò alla scrittura del brano Afraid to Sleep, eseguita nel 2011 dalla finalista di The Voice Vicci Martinez, classificatasi terza. Nel settembre dello stesso anno firmò un contratto con Warner Bros. Records. Poco dopo Into the Wild, da lei scritta e interpretata, fu usata in una campagna pubblicitaria televisiva di Citibank. Nell'aprile 2012 LP pubblicò il suo primo album per una etichetta major, Into the Wild: Live at EastWest Studios, e intraprese vari tour, esibendosi anche sui palchi di festival come SXSW[6], Bonnaroo, Lollapalooza, Bumbershoot, Tropfest, Sonic Boom a Tokyo e Hyde Park a Londra.

Nel 2012 divenne la prima testimonial femminile della nota azienda di chitarre acustiche Martin.

2013-oggi: Forever For Now, Lost on You e il successo

Nel maggio 2012 fu "artista della settimana" per la rivista Vogue.

Nel corso dei due anni successivi completò la registrazione del suo terzo album, che si avvaleva di collaborazioni con Billy Steinberg, Isabella Summers (componente del gruppo inglese indie rock Florence and the Machine), Josh Alexander, Claude Kelly, Justyn Pilbrow, Carl Ryden e Rob Kleiner. L'album fu prodotto da Rob Cavallo, presidente e produttore di Warner Bros. Records. Il 1° aprile 2014 fu annunciato che il terzo album in studio si sarebbe intitolato Forever for Now. Il disco uscì due mesi dopo. Il primo singolo dell'album fu Night Like This. In Canada, nel giugno 2014, fu estratto anche un secondo singolo, Someday. Il 16 settembre 2014 sul sito della rivista Time fu diffuso per la prima volta il videoclip del brano Tokyo Sunrise.

Nel settembre 2015 è uscito Muddy Waters, il primo singolo estratto dal nuovo album in studio, di imminente uscita. Nel giugno 2016 la canzone è stata utilizzata in una scena violenta ed emotivamente molto intensa del finale della quarta stagione della serie Orange Is the New Black. Nello stesso mese è uscito il secondo singolo, intitolato Lost on You, che acquista grande popolarità in Italia come jingle di uno spot televisivo di Tre. Entrambe le canzoni sono frutto di una collaborazione con Mike Del Rio e fanno parte dell'EP Death Valley Lost on You è una vera e propria hit dal forte impatto commerciale nei principali mercati europei, come quello francese e italiano, dove in entrambi i casi ha raggiunto i vertici delle classifiche.

Dopo aver pubblicato anche un video musicale per il fortunato brano, nel novembre 2016 LP ha annunciato l'uscita del suo quarto album in studio, l'omonimo Lost on You, uscito il 9 dicembre e anticipato, l'11 novembre, da un nuovo singolo apripista, Other People.

Vita privata

È vegetariana e militante per il diritti LGBT. Ha una relazione con la cantante e modella Lauren Ruth Ward.

Discografia

Album

2001 – Heart-Shaped Scar
2004 – Suburban Sprawl & Alcohol
2014 – Forever for Now
2016 – Lost on You

EP

2012 – Into the Wild: Live at EastWest Studios
2012 – Spotify Sessions
2016 – Death Valley

Singoli

2012 – Into the Wild (Live)
2012 – Into the Wild
2014 – Night Light This
2014 – Someday
2015 – Muddy Waters
2016 – Lost on You
2016 – Other People

fonte: Wikipedia


domenica 19 marzo 2017

il sesso per le donne

IL CERVELLO RILASSATO PIU’ GIU’ NEL VENTRE

corpi-a-colori
È curioso, ma le donne si godono il sesso solo quando il loro cervello si disconnette e le costellazioni neurochimiche e neurologiche si allineano in direzione dell’orgasmo, del divertimento e del piacere.
Diciamo che quando una donna si eccita, gli impulsi cerebrali ricorrono il centro del piacere e “lanciano” l’orgasmo, sempre e quando l’amigdala, struttura responsabile della paura e dell’ansia cerebrale, sia disattivata.
Il piacere dello scambio sessuale richiede che, in un certo modo, l’amigdala si disconnetta dalle preoccupazioni e dalle decisioni che pesano sulla nostra mente, che potrebbero rovinare l’atto sessuale all’ultimo minuto.
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LASCIARSI TRASPORTARE DAGLI IMPULSI


Il fatto che una donna abbia bisogno di questo “passaggio neuronale extra”, spiega il perché impiega più tempo a raggiungere l’orgasmo rispetto all’uomo. Sapendo questo, i nostri partner sessuali dovrebbero avere pazienza e andare piano, affinché tutti possano godere a fondo del momento.
Anche se il sistema è delicato, la connessione cerebrale è tanto diretta come l’azione. Il clitoride è un piccolo organo pieno di terminazioni nervose, direttamente collegate con il centro del piacere femminile.
Difatti, il clitoride ha un’unica funzione: dare piacere e far godere la donna. La sola stimolazione di questo attiva l’attività elettrochimica e scatena una moltitudine di sensazioni.
Così si raggiunge il climax, favorito dall’azione della dopamina, dell’ossitocina e delle endorfine. Tuttavia, se la stimolazione è poco efficace, il clitoride è poco sensibile o le preoccupazioni inondano il cammino, l’impulso può non arrivare al cervello.
Questo spiega perché l’estasi non è possibile se la donna non è rilassata, comoda o soddisfatta. Come si suol dire, bisogna tenere i piedi al caldo per godersi il sesso.
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LA DELICATA INTERCONNESSIONE PSICOLOGICO-FISICA.


Curiosamente, la delicata interconnessione psicologico-emotiva e fisica nel piacere femminile è qualcosa che risulta confuso tanto alla scienza come agli uomini. Era stato premeditato tutto: la schiena inarcata, i piedi al caldo, il fiato spezzato, i gemiti involontari…Tutto. E tutto è risultato inutile al momento di concludere.
Tuttavia, con i passi avanti fatti dalla neuroscienza, si è arrivati a capire cosa succede al nostro cervello quando siamo sul punto di avere un orgasmo. Vediamo cosa succederebbe se sottomettessimo una donna, all’apice del piacere, ad una risonanza magnetica funzionale.
Immaginiamo che la donna è a letto, e che il suo partner la sta accarezzando. Con i baci, le carezze e gli abbracci, alcune aree cerebrali diminuirebbero la loro attività, mentre quelle relazionate con i genitali e il seno si illuminerebbero.
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Prima della stimolazione sessuale, zone come l’amigdala e la corteccia prefrontale svolgeranno un’attività ridotta. Questo significa che, nella donna, le costellazioni neurochimiche devono allinearsi prima di raggiungere il piacere dell’orgasmo.
Negli uomini l’orgasmo è qualcosa di molto più fisico, poiché è il sangue a dover scorrere fino al pene, per facilitare l’orgasmo. Gli esperti hanno cercato, senza successo, un meccanismo altrettanto semplice nella donna.
Ma i risultati scientifici riguardanti la reazione sessuale femminile sono molto indietro rispetto a quelli dell’uomo. Come conseguenza, c’è una disconoscenza quasi totale dell’anatomia del clitoride e, oggigiorno, nessuno è stato capace di misurare in profondità i cambiamenti del nostro piccolo organo, quando questo è in fase di eccitazione.
Ad ogni modo, quello che sappiamo è che il clitoride è intimamente collegato alla nostra pelle, al nostro cervello e alla nostra vagina, tanto che l’eccitazione è in qualche modo incatenata a questo.

.LA VIA DELL’EMOZIONE


Le differenze cerebrali riguardanti il sesso nella donna e nell’uomo si trasformano allo stesso modo in emozioni. È scientificamente provato che, mentre le donne possiedono 8 canali diversi per processare le emozioni, gli uomini ne possiedono solo uno, che porta sempre al sesso.
Gli uomini provano una certa “pressione” nei testicoli quando non eiaculano con una certa frequenza. Le donne hanno bisogno di “eiaculare” solo quando si sentono comode e sicure.
Ciò nonostante, spesso l’atto sessuale risponde tanto a motivi culturali come a motivi fisici e psicologici in entrambi i sessi, solo che il peso degli uni o degli altri sembrerebbe variare, in relazione alla struttura e al funzionamento cerebrale.
Per questa ragione, è frequente che quando una donna si rende conto che il suo partner ha smesso di avere una risposta emotiva, questa finisca per pensare che lo stesso partner non la approva, che ha sbagliato qualcosa o che ha smesso di amarla.
Lo scambio sessuale è un dare e prendere. Una donna ha bisogno di trovarsi in una situazione confortevole, di sentirsi rilassata e comoda. Per lo meno ha bisogno che il suo cervello si disconnetta e che le sue emozioni non le impediscano di realizzarsi a livello sessuale.
Questa è la spiegazione del perché una donna non può essere arrabbiata per godersi il sesso. Vale a dire, come dicono i terapeuti sessuali, i preliminari sono tutto ciò che precede le 24 h anteriori al sesso.
Per concludere, abbiamo bisogno di concentrazione, comodità e disconnessione, e per questo le vacanze sono solitamente un ottimo afrodisiaco. Come direbbe Isabel Allende, il punto G è nelle orecchie, chi cerca più in basso sta perdendo tempo.
IO Cristian non sono d'accordo su certi aspetti,ma li approfondiro' in futuro....

Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

venerdì 10 marzo 2017

siamo tutti interconnessi, neuroni-specchio risuonano in noi

“Nessun uomo è un’isola”, scrisse il poeta John Donne. Aveva ragione: siamo tutti interconnessi, collegati strettamente l’uno all’altro. Lo ha scoperto il team del professor Giacomo Rizzolatti, del dipartimento di neuroscienze dell’università di Parma. Quello che ci unisce – questa la scoperta – è qualcosa di infinitamente piccolo: neuroni. Li hanno battezzati “neuroni specchio”, perché riflettono, in modo automatico e senza il filtro della mente, i comportamenti altrui. In pratica, questi neuroni fanno sì che “risuoni”, dentro di noi quello in cui ci imbattiamo: persone, azioni, immagini. «I neuroni specchio – scrive “Coscienze in Rete” – sono una delle più importanti scoperte scientifiche dgli ultimi vent’anni», qualcosa che «ha cambiato il nostro modo di comprendere l’interazione tra gli essere umani (e tra gli animali)». L’esistenza dei neuroni-specchio è stata rilevata prima volta verso a metà degli anni ‘90 da Rizzolatti e colleghi, osservando un gruppo di scimmie, macachi: i ricercatori si accorsero che alcuni gruppi di neuroni non si attivavano solo quando gli animali erano intenti a determinate azioni, ma anche quando guardavano qualcun altro compiere le stesse azioni.
Studi successivi, effettuati con tecniche non invasive, hanno dimostrato l’esistenza di sistemi simili anche negli uomini: sembrerebbe che essi interessino diverse aree cerebrali, comprese quelle del linguaggio. I neuroni-specchio «permettono di Macaco, cucciolospiegare fisiologicamente la nostra capacità di porci in relazione con gli altri». Ovvero: «Quando osserviamo un nostro simile compiere una certa azione si attivano, nel nostro cervello, gli stessi neuroni che entrano in gioco quando siamo noi a compiere quella stessa azione. Per questo possiamo comprendere con facilità le azioni degli altri: nel nostro cervello si accendono circuiti nervosi che richiamano analoghe azioni compiute da noi in passato». Il neurone-specchio, dunque, “ricorda” qualcosa che è già avvenuto, e “risponde” in modo simultaneo a qualcosa che appartiene al proprio vissuto. «Anche il riconoscimento delle emozioni sembra poggiare su un insieme di circuiti neurali che, per quanto differenti, condividono quella proprietà “specchio” già rilevata nel caso della comprensione delle azioni». Rispondenza perfetta, riscontrata nei test: «Quando osserviamo negli altri una manifestazione di dolore o di disgusto si attiva il medesimo substrato neuronale collegato alla percezione in prima persona dello stesso tipo di emozione».
Un’altra conferma, continua “Coscienze in Rete”, viene da studi clinici su pazienti affetti da patologie neurologiche: una volta perduta la capacità di provare un’emozione non si è più in grado di riconoscerla quando viene espressa da altri. Alcune evidenze sperimentali sembrano indicare che anche la comprensione del linguaggio faccia riferimento, almeno per certi aspetti, a meccanismi di “risonanza” che coinvolgono il sistema motorio: «Comprendere una frase che esprime un’azione provoca probabilmente un’attivazione degli stessi circuiti motori chiamati in causa durante l’effettiva esecuzione di quell’azione». La scoperta dei neuroni-specchio potrebbe offrire una spiegazione biologica per almeno alcune forme di autismo, come, ad esempio, la sindrome di Asperger: gli esperimenti finora condotti sembrano indicare un ridotto funzionamento di questo tipo di neuroni nei bambini autistici, che non riescono a entrare in sintonia con il mondo che li circonda, con i gesti e le azioni altrui, nonché le emozioni degli altri. In ogni caso, «l’esistenza dei neuroni-specchio prospetta Il professor Giacomo Rizzolattila necessità di una profonda modifica nelle attuali concezioni riguardanti il modo di operare della nostra mente», ridimensionando il modello prospettato dalla psicologia cognitivista.
Il cognitivismo è basato sull’analogia funzionale con i calcolatori: definisce regole formali che sarebbero alla base del funzionamento della mente, «ignorando completamente il ruolo dell’esperienza corporea legata al comportamento motorio». I neuroni-specchio, invece, implicano l’esistenza di un meccanismo che consente di comprendere immediatamente il significato delle azioni altrui, e persino delle intenzioni, senza porre in atto alcun tipo di ragionamento. Le ricerche sono ancora agli inizi, ma – secondo il neuroscienziato Vilayanur Ramachandran – è probabile che si tratti di una delle più importanti scoperte, destinata ad avere profonde ripercussioni nel nostro modo di concepire la mente. «Praticamente i neuroni-specchio confermano il fatto che non siamo delle isole separate, ma che siamo in rete. E in questa rete i pensieri, le azioni e i sentimenti circolano dall’uno all’altro. Si potrebbe dire che entrano nella psiche-anima delle persone e somatizzano attraverso i circuiti cerebrali», su cui si sedimentano le nostre individuali esperienze di pensiero, sentimento e azione.
In questa ottica, osserva “Coscienze in Rete”, i neuroni-specchio «possono probabilmente essere utilizzati per moltiplicare il bene, con l’esempio e con la condivisione». Per contro, «si possono usare anche per moltiplicare elementi negativi, dallo “scandalo” di cui parla il Vangelo, fino ai comportamenti deteriori di ognuno di noi che influenzano gli altri, fino alle grandi operazioni oscure che tendono ad eccitare o deprimere le coscienze di intere popolazioni o del mondo, non solo con le guerre, ma anche tramite l’uso “nero” dell’arte, delle forme pensiero dei comportamenti, della violenza, dell’erotismo fine a se stesso, del vizio». In altre parole, i neuroni-specchio sarebbero un formidabile moltiplicatore, benché invisibile, capace di amplificare le conseguenze di qualsiasi azione, nel bene e nel male: «Se si amano gli altri e la società, ovviamente sarà importantissimo essere esempio vivente delle azioni, dei sentimenti e dei pensieri rivolti al bene, per diventare elementi diffusori di bene», mettendo i propri neuroni-specchio «ancora di più al servizio della evoluzione umana».

fonte: http://www.libreidee.org/

sabato 4 marzo 2017

Leonardo, Jung, Cartesio: la verità ci raggiunge in sogno

Leonardo suggeriva ai suoi allievi di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com’era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle «cose confuse», perché «nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni». Nel tedesco corrente, gelassenheit significa “calma”, “tranquillità”. La pregnanza storica del termine ha le sue origini nella tradizione mistica (da Meister Eckhart, il mistico domenicano vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo), in cui indicava il sich lassen, la dedizione e il completo abbandono a Dio. L’esistenzialismo ricondusse il verbo alla radice di lassen, “lasciare”, “lasciar essere”, alludendo ad un rapporto con le cose che le rispetta nel loro disvelarsi. Jung arrivò ad intendere tale abbandono come l’attingere del singolo alla forza o volontà “superiore” che è possibile scoprire attraverso la funzione trascendente.
Nella weltanshaung junghiana infatti, l’abbandono insito nel geshehenlassen (“lasciar accadere”) assume una valenza-chiave: lasciare che tutto avvenga e tuttavia conservare intatta una vigilanza etica ed intellettuale sono le condizioni Leonardodell’individuazione, di una prova totale di sé stessi… Da note biografiche apprendiamo che Jung maturò personalmente tale concetto in seguito ad un momento che molti conoscono: l’assenza di riferimenti. Al termine di un periodo di enorme sofferenza (1912-1919) ci rende partecipi della sua estenuante esperienza personale: «Mi sentivo letteralmente sospeso. Temevo di perdere il controllo di me stesso e di divenire preda dell’inconscio, e quale psichiatra sapevo fin troppo bene che cosa ciò volesse dire. Le tempeste si susseguivano, e, che potessi sopportarle, era solo questione di forza bruta».
Invece di riagganciarsi a idee o ad una situazione sociale, Jung decise di “lasciar accadere”, di abbandonarsi (dal francese à ban donner: mettere a disposizione di chiunque) (mettre à bandon – “laisser au pouvoir de”, NdC), di mettersi a disposizione delle immagini interiori che l’inconscio gli forniva. Possiamo supporre che in un simile contesto non basti scartare le resistenze e lasciar accadere, e che sia necessario un doppio ancoraggio. Da una parte la cura del corpo, la regolarità dell’attività professionale, dall’altra lo sforzo costante per obbligare le emozioni a prendere forma. «Perché altrimenti – scrive – correvo il rischio che fossero esse ad impadronirsi di me. Vivevo in uno stato di continua tensione, e spesso mi sentivo come se mi cadessero addosso enormi macigni. Dopo sei anni al limite della dissociazione, cominciarono a presentarsi forme nuove». Jung le dipinse senza sapere che cosa fossero.
Notò che l’oscurità interiore si dissipava e che si stabiliva da sé una solidità: «Quando cominciai a disegnare i mandala vidi che tutto, tutte le strade che avevo seguito, tutti i passi intrapresi, riportavano ad un solo punto, cioè nel mezzo. Mi fu sempre più chiaro che il mandala è il centro (…). Cominciai a capire che lo scopo dello sviluppo psichico è il Sé». E nel passaggio dalla pittura all’idea si creò lo spazio che gli consentì l’elaborazione. Jung considerò il simbolismo del mandala come una fenomenologia del Sè e definirà l’archetipo del Sè come la totalità della psiche, l’integrazione compiuta tra conscio e inconscio, quello stato psichico che scaturisce dal superamento della dissociazione, dei poli conflittuali, il centro. Quindi, Jungalcuni anni dopo chiamò funzione trascendente la cooperazione tra dati consci e dati inconsci, di immagini ed idee, al fine dell’integrazione di contenuti precedentemente non noti.
Probabilmente anche basandosi sulle esperienze personali descritte postulò che le strade per conoscere l’inconscio fossero sostanzialmente due: una procede nella direzione della raffigurazione (la cui manifestazione più immediata è l’attività onirica e quelle più “mediate”, se così si può dire, sono, nella psicologia analitica, l’immaginazione attiva e la sandplay), l’altra della comprensione. Ed affermò: «Le due strade sembrano essere l’una il principio regolatore dell’altra, entrambe sono legate da un rapporto di compensazione. La raffigurazione estetica ha bisogno della comprensione del significato, e la comprensione ha bisogno della figurazione estetica». Le due tendenze s’integrano in quella che appunto denominò funzione trascendente. Piace a questo punto ricordare l’esortazione di Hillman sul “fare anima”, cioè: “fare anima attraverso l’immaginazione delle parole”. Bisogna notare che la capacità di abbandonarsi consapevolmente alle proprie immagini interiori, in una condizione di sospensione della quotidianità, non è solo foriera di insight rispetto agli strati profondi della psiche. Tale stato di liminalità è, infatti, anche fonte di intuizioni ed ispirazioni che consentono di allentare la struttura normativa personale e sociale, di affrontare gli ostacoli incontrati dalla mente conscia, e talora di superarli col sorgere di modelli e simboli nuovi.
Riflettendoci, è strano che le origini oniriche del pensiero moderno non siano altro che una nota in calce alla storia: mentre le idee più utili di Cartesio furono accolte a braccia aperte, la reazione alla loro origine fu violentemente negativa. Cartesio Max Lanzarostesso fece notare la profonda importanza sia delle sue immagini oniriche, sia dei suoi calcoli e operazioni logiche per costruire il suo metodo. Ma pochi dei suoi contemporanei vollero accettare l’anomalia della conoscenza fondata sul sogno e, di conseguenza, sulle immagini. La conoscenza degli archetipi della mente (i mandala dipinti da Jung e quelli della tradizione alchemica ed orientale raffigurano l’archetipo del Sé) è in effetti difficile a chi crede nella sola forza denotativa delle parole: una definizione solitamente indica il punto di intersezione di una tassonomia, mentre un archetipo è ciò che proietta la tassonomia stessa. Il logos dell’anima predilige il linguaggio immaginale dell’intuizione e dell’evocazione, così come si manifesta nella durata di una psicoterapia analitica. L’individuazione degli archetipi è più agevole quando una parte della psiche si traspone in simboli e, in definitiva, in immagini, come avviene normalmente in sogno. Di tale trasposizione è inoltre capace il poeta, il pittore, lo scultore, un mimo sacro, o il danzatore che traccia spirali attorno al cuore, mostrando la vita che ne procede come un filo dal gomitolo…
(Max Lanzaro, “Jung, Leonardo e le immagini dell’inconscio”, dal blog di Gabriele La Porta del 4 marzo 2013. Il professor Lanzaro è uno psichiatra attualmente attivo a Londra, Verona e Napoli).

fonte: www.libreidee.org

mercoledì 1 marzo 2017

pane del Sud


Pane della Daunia - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
di Gianni Lannes

Un viaggio può iniziare da un solco nella terra. Il Mezzogiorno d’Italia non è solo un luogo geografico nel Mediterraneo, ma la solarità di una terra protesa tra cielo e mare. La sua storia è antica quanto l’essere umano e i frutti che il Meridione regala da sempre hanno radici profonde.

 
 Daunia: grano unico al mondo - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Un tempo, quando ero bambino, ancora negli anni '60, bisognava preparare la sera ‘u crescent, la pasta lievitata, per poter fare il pane in casa. Questa veniva impastata con circa un chilogrammo di farina, e si lasciava riposare buona parte della notte, coperta da un panno bianco e accuratamente sistemata sotto le coperte o nei letti dei bambini. Un chilogrammo di pasta lievitata era sufficiente per confezionare dieci chili circa di pane, e tutte le volte se ne conservava un po’ dentro la zuppire, una ciotola, in un luogo fresco. Era prima dell’alba che le donne di casa dovevano svegliarsi per preparare il pane, con un rituale quasi religioso: si coprivano il capo con un fazzoletto di cotone bianco, la mezza scolle, sistemavano ‘u tavelire sulla tavola nel centro della cucina, si segnavano la fronte e baciando la pasta lievitata iniziavano, con le mani a pugno, a impastare il tutto. Quelle grosse pagnotte di pane avrebbero sfamato per un’intera settimana, una famiglia numerosa. Era generalmente il venerdi che si preparava il pane, e si diceva: “Beneditte quidde pane ca ‘u vinardì se skane (“Benedetto quel pane che il venerdì si impasta)”. Le pagnotte, incise a forma di croce, si lasciavano riposare per ben due ore, affidando alla provvidenza il compito di una buona lievitazione dell'appetitoso alimento pronunciando questa parole:“Crisce, cri…”. Appena iniziava ad albeggiare le donne si recavano al forno dietro l’angolo con una tavola appoggiata sul capo, recante tre o quattro pagnotte coperte da un telo. A cottura ultimata si tornava a ritirare questo cibo sacro e ognuno aveva il suo segno distintivo.L'indimenticabile pane fatto in casa era di una bontà unica, e il suo buon odore inondava le vie di borghi e paesi. Rappresentava la ricchezza della famiglia e si manteneva sempre fresco, accuratamente conservato nella credenza o in un canestro di vimini.La mia nonna materna era insuperabile in quest'arte sublime. Il pane comunque era amaro. I poveri, infatti, vale a dire la maggioranza della popolazione, mangiava spesso soltanto pane e cipolle. Altri tempi? Non tutto è perduto.

Il pane di Monte Sant’Angelo appartiene alla nobile famiglia dei pani del Gargano. Esso viene solitamente ottenuto da semola rimacinata di grano duro della Daunia con l’aggiunta di acqua calda, sale e lievito naturale. Dopo aver lasciato lievitare l’impasto per alcune ore si procede a un’ulteriore lavorazione con l’aggiunta di altra semola, poi dopo aver inciso in senso circolare le forme e atteso altre due ore, si procede a infornarle per circa due ore a cottura lenta. Le pagnotte sono di forma circolare e arrivano a pesare anche 12 chili, ma le più diffuse sono quelle comprese tra i 2 e i 5 chilogrammi. La crosta relativamente spessa si presenta del colore del grano maturo, tendente al marrone; la mollica è compatta con un’alveolatura abbondante, mentre la consistenza è elastica e soffice. Il pane ha l’odore vero del grano e di farina appena setacciata, in bocca la crosta è friabile, mentre alla masticazione la mollica risulta elastica e compatta e ritornano i sentori di tostato della crosta e la sensazione leggermente acida del lievito.

Alla voce propaganda illusoria, mi viene in mente l’appropriazione pubblicitaria targata Barilla dell’alimentazione mediterranea, a base di ricette scopiazzate in tutta fretta dalla tradizione culinaria meridionale. Le panetterie dei supermercati sono false vendite al dettaglio. Oggi fa poca differenza se uno compra il pane da un fornaio familiare o da una catena di ipermercati: nel prodotto industriale spacciato per “genuino” c’è la stessa ingegneria speculativa. Le fabbriche alimentari approntano i prodotti da forno fino allo stadio finale: l’impasto viene surgelato e spedito al fornaio familiare dove è informato per fare l’immagine di fresco. Certo, il nuovo approccio tecnologico nel fare il pane, lo confeziona nella vecchia forma familiare della pagnotta. Ma la similitudine muore qui. L’industria ha già manipolato le molecole del grano dall’interno per ingannare con l’illusorio aspetto esteriore del prodotto. Le nuove tecnologie nel campo alimentare risultano invisibili per il pubblico. Comunque, il pane di ieri è buono anche oggi e domani.

fonte: https://sulatestagiannilannes.blogspot.it