lunedì 24 luglio 2017

antecedenti dell'euro: l'Unione monetaria latina

di Daniele Dal Bosco

Quando Platone propose una nomisma hellenikon, una moneta per gli scambi commerciali tra le polis, si scontrò con gli interessi particolari delle stesse. 

Fu solo con l’emergere di Roma che si svilupparono delle monete utilizzate per gli scambi commerciali tra diverse regioni del mediterraneo, europee e non solo: l’asse di bronzo, il denarius d’argento e, con l’Impero, l’aureus d’oro. Augusto contribuì a riordinare tale sistema monetario, concentrando la produzione di monete d’oro ed in parte d’argento a Lione, e fissando l’aureusa 7,80 grammi ed il rapporto tra oro ed argento a 12,5.

Dopo di lui, nei secoli successivi iniziarono graduali svalutazioni della moneta romana e, esaurite le miniere d’oro spagnole, la bilancia commerciale negativa fece uscire dall’Impero sempre più oro, destinazione Oriente. 

L’inflazione galoppante che ne derivò e le successive incursioni barbariche, che privarono l’Impero di molto metallo prezioso, contribuirono alla decadenza di Roma...


Dopo Roma, un sistema monetario unico, per quanto meno ordinato, lo rivedremo con Carlo Magno, che fu tuttavia costretto a basarlo su monete d’argento, i denari riecheggianti il denarius romano, essendo oramai l’oro molto scarso nell’area europea. Ad esso si aggiunsero, per pagamenti più consistenti, due unità di conto, il soldo (12 denari) e la lira (240 denari): questo triplice sistema monetario durerà sul suolo europeo fino alla rivoluzione francese.

Il denaro d’argento nei secoli si svalutò molto, tuttavia, e dal XIII secolo cominciarono a prendere piede le monete auree delle principali città commerciali italiane: il genoino di Genova, il ducato (o zecchino) di Venezia ed il fiorino di Firenze (nome poi ripreso da varie aree europee per le proprie monete). Queste tre monete italiche, da 24 carati, ispirarono le coniazioni auree di numerose nazioni europee.

Si dovette aspettare il 1795 e la rivoluzione francese, come dicevamo, per rimpiazzare la triade denaro-soldo-lira: in quella data si creò il franco, basato su un sistema monetario bimetallico (oro ed argento). Pur caduto l’Impero napoleonico, il sistema bimetallico francese basato sul rapporto tra oro ed argento a 15,5 venne ripreso, entro la metà dell’Ottocento, da Regno di Sardegna, Belgio e Svizzera: furono proprio questi quattro paesi, con sistemi monetari simili, che dopo numerose fluttuazioni del valore di oro ed argento raggiunsero un accordo e divennero i fondatori di un sistema monetario comune. Su spinta di Napoleone III, con la Convenzione di Parigi del 1865 questi quattro paesi (Francia, Italia, Belgio e Svizzera) diedero vita all’Unione monetaria latina. Si stabilì che le loro monete, pur con effigi diverse, fossero di dimensioni, valore intrinseco e valore nominale uguali.

Prove di monete in oro coniate in occasione del Congresso del 1867Napoleone III a destra (Fonte: wikipedia.org)

Nel 1867, vi fu una riunione a Parigi tra 22 Paesi per sviluppare un sistema monetario comune, ma gli accordi fallirono. Nel 1868, al sistema dei quattro paesi aderì anche la Grecia. Numerosi altri paesi, europei ma anche del centro-sud America, pur non aderendo all’Unione adottarono tuttavia il medesimo standard.

Ispirandosi all’Unione monetaria latina, anche Danimarca, Norvegia e Svezia diedero vita, tra il 1873 ed il 1931, all’Unione monetaria scandinava che, a differenza dell’Unione latina, includeva anche la libera circolazione delle banconote. Le tre banche centrali diedero anche vita, nel 1885, ad un sistema di clearing trimestrale e regolato in oro, aprendosi reciprocamente conti correnti, senza interessi e commissioni.

Rinnovata nel 1885 e nel 1891, l’Unione monetaria latina, divenuta oramai quasi un monometallismo aureo, terminò di fatto con la prima guerra mondiale e legalmente nel 1925.

Forse quello che ci insegna la storia monetaria, europea ma non solo, è che per funzionare e godere della fiducia della collettività, la misura del valore (la primaria funzione della moneta) deve essere rappresentata da una sovrastruttura e da una struttura ben definita ed unitaria, a livello giuridico ed a livello rappresentativo. 

Non a caso già i romani nel III sec. a.C. posero la zecca sotto la tutela della Dea Moneta. La Res Publica romana, Augusto e l’Impero, Carlo Magno ed il Sacro Romano Impero, Napoleone e l’Impero…i sistemi monetari più duraturi, storicamente, non potevano prescindere da una forte e stabile connessione “superiore”, Fas e Ius al contempo, ma ben identificabile in una persona giuridica ed in una persona fisica e/o divina specifica.

Fonte: www.centrostudilaruna.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

giovedì 20 luglio 2017

c'era una volta il tempo...




di Juliette Deweze

Una volta per sapere il tempo metereologico in corso, bastava guardare fuori dalla finestra, farsi una passeggiata fuori. E per sapere il tempo che avrebbe fatto domani, sentire il vento, guardare le nuvole... E per sapere il tempo che avrebbe fatto nell'arco dell'anno saper valutare l'influenza della luna e dei pianeti, conoscere i detti popolari... Mio nonno si leggeva l'almanacco. E poi sapeva che se quel giorno di primavera faceva freddo allora era a posto perché il freddo poi se ne sarebbe andato, se invece era una bella giornata allora erano guai perché poi sarebbe tornato il freddo per un bel po' di tempo. E' ancora così no? O non serve più guardare fuori? Oppure forse oggi "la pluie et le beau temps" la fanno loro, allora certo che non ci si capisce più niente e ci servono i sensori e i programmi dell'IBM per monitorare immensi distese di mais OGM e di grano imbottito di pesticidi. 


E "aiutare" gli agricoltori a "prendere decisioni più informate".
Che follia... Mi chiedo cosa fare per diffondere questa grande "scoperta": non abbiamo bisogno di tutti questi gadget, il cervello e i sensi dell'essere umano sono più potenti di qualsiasi computer... Basta usarli! L'agricoltura di domani, del loro domani, sicuramente non del mio:

chi vuole eliminare Gianni Lannes?

Oggi alle 20 a Borgnano di Cormons in provincia di Gorizia, era prevista la partecipazione di Gianni Lannes ad una conferenza sui vaccini. Stamani alle 4:47 è giunta questa e-mail inviata dal signor Mida Riva! Si tratta di uno scherzo o cos'altro? Di recente erano giunte le minacce velate di Matteo Renzi. Il dottor Lannes in passato ha subito alcuni attentati ed ha vissuto sotto protezione della Polizia di Stato per due anni. In Parlamento giacciono sul suo conto, ovvero sugli attentati e le minacce di morte ricevute e denunciate all'autorità giudiziaria senza alcun esito, una decina di interrogazioni, a cui ben 4 governi italiani non hanno dato risposta! Il 31 luglio uscirà il suo ultimo libro d'inchiesta: VACCINI: DOMINIO ASSOLUTO?
Per ragioni di sicurezza Gianni Lannes non parteciperà alla tavola rotonda stasera a Borgnano di Cormons. 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/07/vaccini-gianni-lannes-gorizia-il-17.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/06/vaccini-oscura-censura_23.html 

--------- Messaggio originale ----------
Da: King Mida 
A: sulatestaitalia@libero.it
Data: 17 luglio 2017 alle 4.47
Oggetto: Attenzione hanno tentato di farmi sparire oggi li a Cormons



Se leggi questo messaggio ovunque ti trovi... fermati e torna indietro.
Questa sera al mio arrivo a Borgnano di Cormons, sono stato mio malgrado, protagonista di una di quelle volte in cui il complotto lo vivi sulla tua pelle. E' difficile capire cosa sia successo realmente, ma gli eventi sono precipitati non appena ho varcato la soglia della stanza in cui avrei dovuto "terminare il mio viaggio", una comunissima stanza d'albergo, ma dallo strano odore e dal sapore amaro. Ricapitoliamo gli eventi tanto per fare un breve flashback, qualche settimana fa vengo contattato tramite Skype per partecipare ad una conferenza sul tema vaccini, strano già questo elemento perchè io Mida Riva non sono un dottore né un avvocato né uno scienziato del settore, sono solo un genitore che come tanti si fa e si è fatto le sue domande, quindi il mio ruolo in questa conferenza è stato fin da subito un mistero...

Proprio per questa mia totale impreparazione per affrontare una conferenza sul tema ho deciso di arricchire la mia partecipazione portando come me altri ospiti, il Dott. Franco Trinca, il Dottor Giuseppe Genovesi, ed il plurilaureato scrittore e giornalista indipendente Gianni Lannes. Una conferenza coi fiocchi, a quanto pare questa conferenza "non s'ha da fare"...

Questa mattina sono partito dal Lago Trasimeno dove ho trascorso un sabato nel tentativo di comprendere meglio se fosse o meno fattibile un movimento politico fatto da persone vere operai, casalinghe, genitori, lavoratori autonomi, insomma un partito che nasce dal basso e resta collegato indissolubilmente alle sue origini, un movimento di persone "reali" con problemi veri che si affrontano tutti i giorni per tirare avanti e per sopravvivere ai nostri tempi. Un movimento fatto per far risolvere i problemi della gente comune i problemi che abbiamo tutti e che i nostri politici non possono sperimentare sulla propria pelle e quindi non possono in nessun modo ritenere prioritari.
In un movimento del genere in parlamento ci vogliamo mandare la mamma con i problemi derivanti dalle vaccinazioni, i papà che fanno fatica ad arrivare con le spese alla fine del mese, donne e uomini come noi, esseri umani che vivono la vita che facciamo noi e che possono comprendere quali sono i problemi di tutti.

In politica vige l'egoismo quando uno va al potere pensa ai fatti propri e di esempi potrei riempire un libro, facciamo in modo che questo egoismo automatico serva per risolvere i problemi di tutti, se in politica ci mettiamo una casalinga, allora essa risolverà i problemi suoi e di conseguenza quelli di milioni di casalinghe, così come se al parlamento ci andasse un lavoratore a partita iva esso risolverebbe i suoi problemi e come per il caso precedente quelli di milioni di partite iva...
Insomma un partito fatto di esseri umani non dei soliti grassi e pasciuti ricchi che fingono di fare il bene comune mentre pensano solo a raccontar balle e spartirsi la torta con i "nemici/amici" del magna magna collettivo.
Un sogno? Una utopia, magari no pensateci e ditemi la vostra...
Torniamo a quello che è successo poche ore fa in quel di Borgnano, tanto per far rimanere traccia di una serata da dimenticare.
Al mio arrivo ho trovato la porta dell'albergo chiusa e già questo dettaglio mi è sembrato anomalo, tant'è che ho lasciato la valigia in macchina e mi sono messo al telefono per cercare di avere un contatto con la reception, al telefono mi è stato detto che avrei potuto chiedere li al bar confinante, vabbè poco male, sono entrato e subito la questione si è risolta per il meglio ho consegnato la mia patente per fare il check-in e sono subito stato accompagnato in stanza.
E qua è iniziata la mia disavventura, la stanza non era come l'avevo richiesta ma era una stanza con due letti singoli, evidentemente qualcuno aveva pensanto che sarei arrivato in compagnia invece ero solo come avevo ampiamente comunicato al telefono nei giorni precedenti e la mattina stessa. Alla mia richiesta di cambiare stanza, in un albergo completamente vuoto mi è stata negata prima adducendo costi extra ai quali ero disposto a fare fronte e poi dicendo che le altre stanze non erano pronte. Ok non c'è problema mi adatterò, la signora velocemente mi lascia solo e rimango difronte alla stanza e ci entro, passo affianco ai letti, mi guardo attorno e vado alla finestra per aprire e cambiare aria, la stanza ha uno strano odore, molto penetrante che assomiglia a quello che si sente spruzzando veleno per insetti, l'odore mi colpisce e mentre apro la finestra comincio ad avvertire uno strano sapore in bocca, un sapore inconsueto in fondo al palato sento amaro, un amaro che si espande dal fondo del palato in avanti. Esco sul piccolo balcone mi guardo un po intorno e assaporo pensando questo gusto inconsueto, riflettendo mi passo la mano sul braccio e sento quel viscidume che si prova strofinandosi addosso l'anti zanzare, rientro nella stanza e noto che questo odore è proprio pungente e non riesco a stare li dentro, meno di un minuto dopo sono già uscito e sto camminando verso la macchina quando comincio ad avvertire un leggero giramento di testa cerco di riprendermi strofinandomi la faccia e quel viscidume è anche li sul mio volto, arrivo alla macchina mi sciacquo la bocca mi lavo come posso via quel veleno di dosso. Perplesso e dubbioso mi reco in un albergo li vicino e prendo una stanza, d'istinto mi lavo sotto la doccia vestito e mi strofino via quel composto oleoso che mi si era attaccato ovunque, e finalmente dopo questa doccia provvidenziale il sapore amaro scompare dalla mia bocca.
Cosa sarà stato? Veleno ? una abbondante spruzzata di raid forse un po esagerata non lo sapremo mai... A questo punto ricevo una chiamata allarmante da parte di uno degli ospiti che mi comunica che il suo account Facebook è stato manomesso, ci sono infatti dei messaggi scritti con questo account da parte di qualcun altro. Il complotto prende piede, racconto la mia disavventura e ritenendo fosse opportuno sporgere denuncia per questo avvelenamento non gradito, il mio caro amico Franco chiama per me i carabinieri e qua comincia la parte più sgradevole della storia.
Allertata l'arma mi viene detto di recarmi nuovamente al primo albergo per poter far una constatazione e una successiva denuncia dell'accaduto, insomma va bene esagerare col raid ma qua hanno esagerato troppo, tanto che qualcuno, poteva restarci secco se avesse deciso di permanere in quell'ambiente saturo di veleni.
Forse inaspettata la mia discesa repentina dal nuovo albergo lascia esterrefatti due strani signori che essendo il posto deserto, suscitano in me un nuovo campanello d'allarme, ebbene questi signori appena notano il mio gesto fulmineo di scattare una loro fotografia, pure essendo entrambi oltre la strada che separa l'albergo dal parcheggio e pur essendo entrambi impegnati al telefonino, si prodigano in uno scatto fulmineo per evitare d'essere ripresi in volto dalla mia istantanea.
I sospetti crescono e la valanga monta... chi sono questi due loschi figuri ? Come mai stanno sotto il nuovo albergo e come mai si sono girati di scatto appena hanno visto che puntavo fulmineamente la camera verso di loro? Beh non saprei proprio di certo non mi è piaciuto molto viverlo di persona.
Contattato telefonicamente dalla centrale dei Carabinieri faccio presente che la pattuglia deve essere ben visibile e dati i precedenti comincio ad essere quanto meno sospettoso e a ragion veduta ho fatto bene.
Al mio arrivo nel posto pattuito non trovo nessuna pattuglia ad aspettarmi così come era stato richiesto per l'urgenza della questione, dato che quella stanza poteva essere la tomba di chiunque.
Dato che non arriva nessuno e data l'ora mi avvio verso un locale vicino per un panino al volo.
Nel frattempo noto come il mio cellulare registri solo chiamate perse senza però che io le riceva realmente, cioè il display mostra un elevato numero di chiamate ma il mio cellulare non squilla mai.
Insomma cosa sta succedendo? Provo a fare delle chiamate e tutti i numeri risultano occupati, lascio messaggi in segreteria a mezzo mondo e poi provo i numeri fissi che so essere liberi, strano occupati anche quelli. Insomma il mio cellulare non permette di chiamare ne di ricevere...
Sono isolato dal mondo con strani tizzi alle calcagne, il panino fugace è buono e mi ricarica il giusto per affrontare quello che sta per succedere di li a poco. Mi arriva finalmente una telefonata, sono i Carabinieri per fortuna mi dicono che mi stanno cercando in lungo e in largo che non sanno come trovarmi e che devo andare davanti all'albergo perchè li c'è la pattuglia che mi aspetta.
Mentre mi dicono questo non sanno che nel frattempo mi sono appostato in un luogo ideale per poter vedere bene quello che sta succedendo, insomma l'unica macchina che mi cerca non è quella dei Carabinieri ma quella dei due uomini calvi che ho fotografato, infatti vanno su e giù per la strada dell'albergo cercando di intercettarmi mentre io li osservo e penso al complotto.
Pongo le condizioni al centralino dei Carabinieri, ormai era chiaro che qualcosa non andava qualcuno stava mentendo e non era bello sentirsi braccato. Finalmente esco dal mio punto d'osservazione e mi colloco con l'automobile difronte all'hotel chiedendo che gli agenti di palesino dato che sono proprio li un facile bersaglio e che c'è quella macchina nera che mi sta cercando.
Fortuna vuole che quando gli agenti mi vedono, inconsapevolmente mi offrono protezione perchè proprio dietro di loro sta sopraggiungendo quella famigerata macchina nera che mi sfila affianco con la coda tra le gambe consapevole di avermi perso per una frazione di secondo.
Evidentemente i due occupanti della macchina non gradiscono la presenza degli agenti e si defilano quatti quatti senza dare troppo nell'occhio, con le orecchie abbassate spariscono all'orizzonte.
Sempre al telefono con il centralino dei Carabinieri faccio presente che quella macchina nera è giusto passata li davanti in quel pezzo di strada almeno 5 volte, ma nessuno sembra stupirsi e nessuno vuole far chiarezza sugli abitanti di quello strano veicolo.

Mi presento ai due agenti e chiedo al loro collega di fare da garante restando connesso alla telefonata per poter testimoniare durante la mia denuncia dei fatti, purtroppo trova subito una scusa e mi saluta.
Provo a chiamare Franco che mi risponde subito, che fortuna, lui è con me tutto il tempo ed assiste a quello che in pochi avrebbero creduto possibile. 

I due agenti sono visibilmente agitati, uno dei due quello che parla urla e si vede il suo disagio lontano un miglio, è teleguidato infatti ha un cellulare incollato all'orecchio destro dal quale una voce lontana impartisce ordini e da suggerimenti sul come si deve agire in questa circostanza.
Le mie richieste di porre a verbale vengono ignorate, nessuno sembra interessato a sapere cosa è successo, ma una preoccupazione c'è bisogna far sparire Mida da li al più presto e Franco vedendo ignorati i miei tentativi di ottenere un verbale con le dichiarazioni si insospettisce e comincia anche lui a preoccuparsi tanto da chiedere egli stesso che il carabiniere e segua l'onere burocratico ripetutamente richiesto, anche lui invano, non viene ascoltato. Insomma questo verbale non è la loro priorità evidentemente. A nessuno importa che qualche altro ospite presenti sintomi d'avvelenamento o se veramente la stanza possa essere venefica... Strano, che tutori del popolo sono questi due signori ?
Anomali, è una parola vaga ma che bene esprime il loro sforzo nel tentativo di insinuare che date le condizioni di partenza, cioè le mie dichiarazioni di questa stanza avvelenata, senza andare mai a controllare, i due carabinieri telecomandati hanno la brillante idea di proporre una ambulanza per potermi curare dagli effetti dell'avvelenamento in atto, in atto solo per loro e subito smentito da me facendo presente che l'ambulanza non è necessaria che mi sento in perfetta salute, questa trovata dell'ambulanza è la goccia che fa traboccare il vaso, anche Franco intuisce che questo è solo un banale trucco per poter disporre del corpo del malcapitato Mida, e si oppone anche lui, sempre connesso telefonicamente, a questa inutile manovra... L'agente ribatte che lui non può sapere le reali condizioni dato che è al telefono, io ribatto subito dicendo che sto bene e che l'ambulanza non serve, e incalzo dicendo che si deve procedere alla stesura del verbale, quando noto che i due agenti si fanno cenno e cercano di incastrarmi in un angolo per potermi afferrare, io faccio capire loro con uno sguardo minaccioso che non starò li a farmi prendere e che se solo di fossero avvicinati avrei prontamente reagito per difendere la mia persona dal loro attacco immotivato, uno dei due quello taciturno cede al mio sguardo e indietreggia, ne approfitto per salire in macchina e dileguarmi nella notte... Da quel momento sono un fuggitivo che pensa e si domanda... qualcuno ha tentato di farmi sparire oggi?  
Io credo che la Stanza fosse più per te che per me... non venire chiamami...
Mida

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

giro a Ferrara


martedì 18 luglio 2017

Maryam Mirzakhani, la pensatrice lenta: un genio assoluto

Un genio a bassa velocità, una “pensatrice lenta”. Maryam Mirzakhani era una delle scienziate più sbalorditive dei nostri tempi, famosa perché nel 2014 fu la prima donna nella storia a vincere la Fields Medal, l’equivalente del Nobel per la matematica, scrive Viviana Mazza sul “Corriere della Sera”. Quattro anni fa le era stato diagnosticato un cancro al seno. Si è spenta il 14 luglio in California, all’età di 40 anni. «La sua scomparsa – osserva il “Corriere” – unisce nel dolore due nazioni, l’Iran e gli Stati Uniti, spesso divise dalla politica. Mirzakhani apparteneva a entrambe, entrambe l’hanno resa la donna che era». I media di Stato della Repubblica Islamica la piangono ritraendola con un foulard (photoshoppato), mentre le femministe ricordano che non portava l’hijab sui capelli cortissimi ed era sposata con un non musulmano. «Da piccola sognava di fare la scrittrice, ed è stata la fantasia a guidare il suo destino», permettendole di fare cose prima impensabili per una donna. «Non penso che tutti dovrebbero diventare matematici», ha detto, in una recente intervista. «Alle medie, andavo male in matematica. Se non ne sei entusiasta può sembrare una materia fredda. La bellezza della matematica si mostra solo ai più pazienti».
«Si è spenta una luce. Un genio? Sì, ma anche una madre, una figlia e una moglie», è il saluto dell’amico Firouz Naderi, scienziato della Nasa. La vita di Maryam Mirzakhani scorre parallela a quella dell’Iran rivoluzionario: nata a Teheran nel 1977, Maryam Mirzakhanicompleta le elementari alla fine della durissima guerraIran-Iraq. Alle superiori, lei e la sua amica Roya furono le prime ragazze in Iran a partecipare alle Olimpiadi internazionali di matematica grazie all’aiuto della preside: così, nel 1994, la 17enne Maryam vinse la medaglia d’oro, racconta il “Corriere”. Dopo la laurea si trasferì a Harvard, completò il dottorato con una tesi sulla geometria delle superfici iperboliche, poi andò a insegnare a Princeton e quindi a Stanford. I suoi campi di studio includevano la teoria ergodica e la geometria simplettica, settori molto astratti della matematica pura. «Per concentrarsi amava scarabocchiare la stessa figura all’infinito, tanto che la figlia Anahita la credeva una pittrice». Aggiunge Viviana Mazza: «Mirzakhani si definiva una pensatrice lenta. Gravitava intorno ai problemi più profondi». Il marito Jan Vondrak, anche lui matematico, raccontava che una volta, da fidanzati, andarono a correre. «Io ero in forma, lei gracile. Così all’inizio io ero in testa. Ma un’ora dopo mi ero fermato. Lei invece continuava a correre, alla stessa velocità».
Una carriera fulminante. «Galeotto fu il fratello più grande: aveva l’abitudine di raccontarle ciò che imparava a scuola, accendendole la curiosità per le materie scientifiche», scrive Rosita Rijtano su “Repubblica”. Il primo ricordo fatto di cifre? La storia di un bimbo tanto prodigioso quanto turbolento: Carl Friedrich Gauss, poi diventato il “principe dei matematici”. Per punizione, il maestro gli aveva chiesto di risolvere un problema: fare la somma di tutti i numeri da uno a cento. La storia narra che ci sia riuscito in pochi minuti, adottando una soluzione brillante, che ha “affascinato” la piccola Maryam. Ma cruciale, per le scelte del futuro, è stato l’ultimo anno di liceo: «Più tempo trascorrevo sulla matematica e più ne diventavo appassionata», Maryam alla lavagnaha raccontato Mirzakhani in un’intervista al “Guardian”. A soli 17 anni ha vinto la medaglia d’oro “olimpica” a Hong Kong, e da lì è stata una continua escalation. Dopo la laurea a Teheran, continua “Repubblica”, il dottorato ad Harvard con una tesi sui cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica, considerata da molti colleghi “spettacolare”.
Anche Rosita Rijtano sottolinea il carattere della Mirzakhani: «Amava definirsi una “pensatrice lenta”. Forse proprio questa sua qualità, di soffermarsi sulle questioni un po’ più a lungo, le ha permesso di concentrarsi su problemi che riguardano le strutture geometriche sulle superfici e il modo in cui si deformano». Viaggi nel mondo della matematica che descriveva come «lunghe escursioni, senza un sentiero tracciato né un traguardo visibile». La meccanica invisibile della materia, esplorata dalla matematica. Nel 2014, la medaglia Fields per “i suoi contributi alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”. Le è stata consegnata nella capitale della Corea del Sud, Seoul, durante il ventisettesimo Congresso internazionale dei matematici che si tiene ogni quattro anni. «Quel giorno Mirzakhani ha rotto un tabù, dato che il premio non era mai finito tra le mani di una donna da quando la medaglia è stata assegnata per la prima Mirzakhanivolta: nel lontano 1936». Il commento di Frances Kirwan, dell’università di Oxford, membro della giuria: «Spero che questo riconoscimento sia d’ispirazione per sempre più giovani ragazze».
Prima di entrare a Harvard, ha raccontato in un’intervista, aveva studiato soprattutto topologia combinatoria e algebra. «L’analisi complessa mi era sempre piaciuta, ma non ne sapevo molto». Ha dovuto imparare molti argomenti che negli Stati Uniti uno studente universitario conosce già. «Ho cominciato frequentando il seminario informale organizzato da Curt McMullen, e la maggior parte del tempo non capivo una parola di quello che dicevano. Ero affascinata dal modo semplice ed elegante di parlare di McMullen, perciò ho cominciato a fargli tante domande, a ragionare, discutere». Le sue ricerche? «La maggior parte dei problemi su cui lavoro – ha spiegato – è collegata a strutture geometriche su superfici e le loro deformazioni. In particolare mi interessa studiare le superfici iperboliche. Soprattutto trovo affascinante poter guardare allo stesso problema da diversi punti di vista, e affrontarlo usando metodi differenti». L’aspetto più gratificante? «Il momento in cui provi l’eccitazione della scoperta, il piacere di capire qualcosa di nuovo, la sensazione di essere arrivati in cima a una montagna e avere la visuale sgombra. Ma la maggior parte del tempo per me fare matematica è come una lunga escursione senza sentiero tracciato e senza una destinazione visibile». Ancora: «Io sono una che pensa lentamente, e ho bisogno di tempo prima di fare passi avanti». Lentezza e flessibilità: in matematica «ognuno ha il suo stile, e una cosa che funziona per una certa persona magari non funziona così bene per altre».

fonte: http://www.libreidee.org/