E' un antipasto del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership): un tema di imposizione di massa suggerito dal Bilderberg in corso in Germania.
Tema del giorno: schedatura di massa e sorveglianza elettronica per 552 milioni di europei, considerati meri oggetti, anzi cavie. Il pretesto ufficiale è quello di combattere l’elusione fiscale. La gigantesca banca dati sarà controllata dalla NATO e dai servizi di intelligence angloamericani, in primis NSA e CIA.
Dunque, addio tessera sanitaria. Al Parlamento europeo è stata votata una direttiva che in teoria introduce nuovi principi per la lotta all’evasione fiscale e che avrebbe come effetto anche un cambiamento per quanto riguarda i nostri documenti.
L’attuale tessera sanitaria, che contiene il codice fiscale, ed incorpora dei codici militari elaborati dal Pentagono, sarà sostituita da un documento unico. Si chiamerà “codice fiscale armonizzato europeo comune di identificazione del contribuente” e avrà come sigla TIN (Tax Identification Numbers).
Addio dunque alla tessera sanitaria che di fatto possedeva valore giuridico di codice fiscale. Il nome è “Codice fiscale Armonizzato Europeo comune di Identificazione del Contribuente” “UE Tin” acronimo di European Taxpayer Identification Number, sigla che individua il codice unico a livello comunitario. Il nuovo sistema prevede lo scambio rapido di informazioni fiscali da parte delle autorità dei Paesi membri.
E’ un classico da "grande fratello": il potere di un regime totalitario tecnologicamente avanzato deriva dal controllo delle informazioni personali, di ogni singolo individuo.
sono stati una rock band britannica degli anni sessanta originaria di Newcastle.
Storia
Gli Animals (1964-1966)
Formatosi a Newcastle-upon-Tyne tra il 1962 e il 1963 dal nascente sodalizio di Eric Burdon con gli Alan Price Rhythm and Blues Combo, il gruppo iniziò ad esibirsi nei locali del circondario; a seguito del discreto successo ottenuto e grazie ai buoni uffici di Giorgio Gomelsky, manager degli Yardbirds, nel 1964 la formazione si trasferì a Londra, giusto in tempo per essere inserita nel novero della nascente corrente di gruppi passata alla storia come British invasion. Dopo le prime esibizioni, che vedevano in repertorio diversi brani del repertorio R&B e blues classico nonché di artisti come Jimmy Reed e John Lee Hooker, il gruppo riuscì a pubblicare il suo primo singolo, una versione rock di Baby, Let Me Follow You Down reintitolata per l'occasione Baby Let Me Take You Home.
Nel giugno del 1964 gli Animals pubblicano la loro prima hit, intitolata House of the Rising Sun e caratterizzata da arrangiamenti in cui spicca l'organo Vox Continental suonato da Alan Price. Il brano, un pezzo folk tradizionale (la prima versione registrata esistente è quella di Alger "Texas" Alexander e risale al 1928), è stato oggetto di numerose controversie per quanto riguarda il suo riarrangiamento nella versione odierna: ciò è dovuto al fatto che in quello stesso periodo diversi artisti come Bob Dylan ed il chitarrista blues Josh White avevano nel proprio repertorio questo pezzo.
Durante i loro primi anni, sotto la direzione del produttore Mickie Most, gli Animals ricorsero di frequente alla pubblicazione su 45 giri di cover di canzoni pop, come Bring It On Home to Me di Sam Cooke e Don't Let Me Be Misunderstood di Nina Simone. Discorso differente invece per gli LP, caratterizzati da sonorità molto più vicine al blues ed al R&B: esempi ne sono brani come Boom Boom di John Lee Hooker e I Believe to My Soul di Ray Charles. Fu proprio in quel periodo che si definì il sound caratteristico del gruppo incentrato sulla voce potente e profonda di Burdon e su un uso delle tastiera più esteso rispetto a quello delle chitarre.
Dal maggio del 1965 il gruppo iniziò a disgregarsi: Price abbandonò a causa di motivi musicali, vista la sua intenzione di dedicarsi alla carriera solista, nonché personali (si dice che avesse paura degli aerei). Alan Price fu sostituito da Dave Rowberry prima della registrazione dei brani We've Got to Get Out of This Place and It's My Life. Nel febbraio del 1966 Steel abbandonò il gruppo e venne sostituito da Barry Jenkins; in quello stesso periodo vide la luce l'ultima hit del gruppo, una cover della canzone Don't Bring Me Down di Goffin-King. Il colpo di grazia giunse solo alcuni mesi dopo, quando la band decise di sciogliersi a causa di problemi finanziari dovuti alla cattiva gestione del manager Mike Jeffery.
Eric Burdon and the New Animals (1966-1969) e altre formazioni con Eric Burdon
Nell'ottobre del 1966 Eric Burdon rifondò assieme a Jenkins il gruppo, sotto il nome di Eric Burdon and the New Animals. Fecero parte della nuova formazione John Weider (chitarra, violino, basso), Vic Briggs (chitarra, pianoforte) e Danny McCulloch (basso). Il genere musicale del gruppo (che diverrà esponente della Love Generation) virò dal blues alla psichedelia. Tra le hit del gruppo vi furono San Franciscan Nights, Monterey (un omaggio al Monterey Pop Festival del 1967), e la canzone pacifista Sky Pilot. In seguito si verificarono ulteriori variazioni nella formazione: nell'aprile del 1968 il tastierista Zoot Money (George Bruno) sostituì Briggs, mentre tre mesi dopo Andy Summers, futuro chitarrista dei Police, prese il posto di McCulloch.
Nel 1969 gli Animals si sciolsero definitivamente ed Eric Burdon si unì al gruppo californiano degli War.
La formazione originale del gruppo si riunì brevemente nel 1977 per registrare Before We Were So Rudely Interrupted e nel 1983 per un ulteriore LP intitolato The Ark, generalmente ritenuto meno pregevole del precedente. L'uscita del disco venne seguita da un tour che vide impegnati diversi musicisti di supporto, tra cui anche Zoot Money. Chandler morì nel 1996.
Per alcuni anni Eric Burdon ha inciso dischi da solista - pur col supporto della Eric Burdon Band, da lui stesso fondata - e nel 1990 la canzone No Man's Land con Anne Haigis e Tony Carey (nell'ambito del progetto "Tony Carey and Friends"). Solo dal 2000 Burdon ha intrapreso nuovamente un tour assieme ad alcuni musicisti, sotto il nome di "Eric Burdon and the Animals". Durante gli anni novanta e 2000 Valentine, Steel, e Rowberry (morto poi nel 2003) si sono ritrovati per una serie di tour sotto le insegne di "(Hilton Valentine's) The Animals"; lo stesso hanno fatto Valentine e Steel con il nome di "Animals II".
Gli Animals sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1994.
Il gruppo
The Animals
Eric Burdon (voce) (1963-1966)
Alan Price (tastiera) (1963-1965)
Hilton Valentine (chitarra elettrica) (1963-1966)
John Steel (batteria) (1963-1966)
Chas Chandler (basso) (1963-1966)
Dave Rowberry (organo e pianoforte) (1966)
Barry Jenkins (batteria) (1966)
Eric Burdon And The New Animals
Eric Burdon (voce) (1966-1969)
Barry Jenkins (batteria) (1966-1969)
Danny McCulloch (basso) (1966-1968)
John Weider (chitarra, violino, basso) (1966-1968)
Vic Briggs (chitarra, pianoforte) (1966-1968)
Andy Summers (chitarra elettrica) (1968-1969)
Zoot Money (tastiera) (1968-1969)
Discografia
Album
Le uscite discografiche del gruppo variano significativamente a seconda che si tratti delle edizioni per il Regno Unito o per gli Stati uniti. In aggiunta, nel corso degli anni sono state pubblicate numerose compilation e riedizioni dei loro album.
Album pubblicati nel Regno Unito
The Animals (ottobre 1964)
Animal Tracks (maggio 1965)
Animalisms (giugno 1966)
Winds of Change (1967) (a nome Eric Burdon and the Animals)
The Twain Shall Meet (1968)
Love Is (1968)
Album pubblicati negli Stati Uniti
The Animals (settembre 1964)
The Animals on Tour (marzo 1965, studio album)
Animal Tracks (settembre 1965)
British Go Go (gennaio 1965)
In the Beginning (Live, 1965)
Animalization (agosto 1966)
Animalism (dicembre 1966)
Eric Is Here (1967) (come Eric Burdon and the New Animals)
Every One of Us (1968)
Love Is (ottobre 1968)
Reunions e album successivi
Before We Were So Rudely Interrupted (1977)
Ark (1983)
Rip It to Shreds (Live, 1984)
The Best of The Animals (Compilation, 1997)
The Best of The Animals (Compilation, 2000)
Interesting Life (2003)
Complete French EP 1964/1967 (2003)
Retrospective (Compilation, 2004)
Home non vuol dire solo casa, il luogo in cui abitiamo, ma anche il luogo a cui si appartiene. È una parola intraducibile: forse per questo i realizzatori Yann Arthus-Bertrand e Luc Besson hanno lasciato da parte l’orgoglio nazionale francese e hanno dato un nome inglese al loro documentario sulla Terra. Un pianeta che non ci appartiene ma a cui tutti noi apparteniamo.
Home mostracome le risorse della Terra si stanno rapidamente esaurendo, diffuso contemporaneamente il 5 giugno 2009 nelle sale cinematografiche di 50 paesi, in concomitanza con la giornata mondiale dell'ambiente. Concepito come un reportage di viaggio, è realizzato quasi interamente con immagini aeree.
Il film è stato prodotto in due versioni: una più breve (90 min) per televisione, DVD e internet, e una più lunga (120 minuti) per il cinema.
Yann Arthus-Bertrand
Con questo documentario Yann Arthus-Bertrand denuncia lo stato attuale della Terra, del suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro.
La posta in gioco è alta per noi e per i nostri figli. Tutti dovrebbero prendere parte allo sforzo, eil film Home è stato concepito per mobilitare ogni essere umano.
Questo documentario realizzato da Yann Arthus-Bertrand è un'ode alla bellezza del pianeta e la sua delicata armonia. Attraverso i paesaggi di 54 paesi catturati dall'alto, Home ci accompagna in un viaggio unico nel pianeta Terra come non l'abbiamo mai visto. Vengono mostrati i tesori che stiamo distruggendo e tutte le meraviglie che possiamo ancora preservare. Home contempla le principali questioni ambientali che dobbiamo affrontare e mostra come tutto ciò che è sul nostro pianeta vive in un rapporto di interdipendenza.
Non è un documentario tradizionale, è privo di statistiche e di interviste, non mostra volti umani, ma solo piccoli corpi. Il film, girato dal fotografo Yann Arthus-Bertrand, è composto esclusivamente di panoramiche.
“Quello che vedi non è solo un paesaggio, ma il volto amato della nostra Terra”,
ricorda la voce calma di Jacques Gamblin, che accompagna lo spettatore attraverso i 50 paesi sorvolati dalla pellicola. La voce fuori campo racconta la storia del pianeta, prima e dopo il nostro intervento:
“Quattro miliardi di anni fa iniziò la vita […]milioni di anni dopo apparse l’homo sapiens, e in soli 200.000 anni scombinò l’equilibrio di tutti gli esseri viventi”.
Manca però un tono di accusa, onnipresente nelle opere che riguardano l’ambiente. La musica evoca talvolta timore, mai rabbia.
Le vedute aeree di giungle urbane e monumenti naturali distrutti fanno scorrere qualche lacrima, ma non lasciano spazio ad immagini brutali. In uno squarcio su Dubai, ad esempio, viene mostrata la base di un grattacielo: lentamente la videocamera sale, la musica aumenta, ma quando si è raggiunta la fine del grattacielo manca la parte terminale dell’edificio, ancora in costruzione come la metropoli stessa. Dubai rappresenta la tipica “città orientale a modello occidentale: lontanissima dalla natura, ma enormemente dipendente da essa”.
Il film affronta i problemi più urgenti, dall’energia all’agricoltura, dal petrolio alla carne bovina, dai trasporti alla pesca, dalla scomparsa dei ghiacciai a quella della biodiversità.
“Stiamo distruggendo l’essenziale per creare il superfluo”,
avverte la voce pacata.
Solo nell’ultima parte il film si permette di “alzare l’indice”, di fare i conti. Lo schermo diventa nero e appaiono alcune scritte bianche:
“Il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse”,
spendiamo e sprechiamo quello che neanche ci spetta. La scritta sparisce e ne compare un’altra:
“Un miliardo di persone soffre perennemente la fame”,
mentre la metà dei cereali prodotti nutre mucche e motori (sotto forma di biocarburanti).
Negli ultimi dieci minuti Jacques Gamblin cambia modulazione: parla in prima persona. Dice di aver visto coi propri occhi pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e serpenti marini. Appaiono paesaggi con sole, vento e onde, con tanta speranza.
Evoca tristezza, ma allo stesso tempo speranza, viviamo in tempi eccezionali. “È troppo tardi per essere pessimisti” è la frase centrale, ripetuta numerose volte: l'umanità ha appena dieci anni per invertire la tendenza, per venire a conoscenza della reale entità del problema ambientale e cambiare i modelli di consumo,ci dicono gli scienziati, per cambiare il nostro modo di vivere, onde evitare l'esaurimento delle risorse naturali e l'evoluzione catastrofica del clima della Terra.
Un tema che viene continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte. Il documentario inizia con le riprese di grandi paesaggi vulcanici spiegando la connessione che esiste tra le alghe monocellulari e la nascita della vita sul nostro pianeta.
Successivamente, il documentario approfondisce tematiche riguardanti le attività dell'uomo e sui nefasti effetti che queste stesse attività producono sull'ecosistema. Partendo dalla rivoluzione agricola ed il suo impatto sulla natura, vengono affrontate le questioni riguardanti il petrolio, l'industrializzazione, le città e le disuguaglianze sociali, che non sono mai state così grandi quanto nel nostro tempo.
L'attuale situazione degli allevamenti di bovini, la deforestazione in Amazzonia ed in altre parti del mondo, la carenza di prodotti alimentari e di acqua pulita, l'eccessiva estrazione di materie prime e la sempre maggiore richiesta di energia elettrica sono alcuni dei temi trattati. Città come New York, Las Vegas, Los Angeles, Mumbai, Tokyo e Dubai sono mostrate come esempio di pessima gestione con i loro ingenti sprechi di energia, acqua e cibo. Lo scioglimento dei ghiacciai e l'essiccamento delle paludi e dei grandi fiumi vengono mostrati attraverso le riprese aeree effettuate in Antartide, al Polo Nord ed in Africa, denunciando l'aumento della emigrazione di massa e dei rifugiati nel caso in cui non vengano subitaneamente prese le adeguate contro misure.
A questo punto del documentario viene posta l'attenzione sul riscaldamento globale ed il buco dell'ozono. HOME ci spiega come lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello del mare e il cambiamento meteorologico non hanno solo a che fare con il terzo mondo ma che, continuando di questo passo, molto presto interesseranno anche le regioni più sviluppate. Per circa tre minuti del film vengono forniti i dati sulla situazione attuale che vengono visualizzati mediante grandi scritte bianche su sfondo nero.
La conclusione del film cerca di essere al tempo stesso positiva e propositiva. Il documentario, dopo aver mostrato le terribili conseguenze di alcune attività umane sul nostro pianeta e sul suo ecosistema, fornisce indicazioni riguardo alle energie rinnovabili, la creazione di parchi nazionali, la cooperazione internazionale tra le varie nazioni in merito alle questioni ambientali come risposta agli attuali problemi che affliggono la terra.
Home è stato girato in varie fasi a causa della vastità delle aree riprese. Ci sono voluti oltre diciotto mesi di tempo per completarlo. Il regista, Yann Arthus-Bertrand, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione Cineflex con le telecamere sospese a un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaia posta sulla dell'elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente progettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. Dopo praticamente ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità. Quando tutte le riprese sono state completate, Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo
Per promuovere il documentario, sono stati creati quattro canali ufficiali su YouTube, in lingua inglese che contiene anche le versioni in russo, arabo e italiano, in lingua francese, per la versione in spagnolo e per la versione in tedesco. Inizialmente sono state caricate brevi clip che mostravano alcuni spezzoni delle riprese effettuate in tutto il mondo.
Il 9 marzo 2009, una conferenza stampa si è tenuta a Parigi, in Francia, dove Yann Arthus-Bertrand e vari produttori hanno spiegato ai media le questioni sollevate nel film, e che Home sarebbe stato il primo film a essere distribuito contemporaneamente nei teatri, in televisione, su DVD e su Internet in tutti e cinque i continenti.
Il 5 maggio 2009, una seconda conferenza stampa si è svolta sempre a Parigi, dove gli stessi membri dello staff hanno annunciato che la data di uscita del film sarebbe stata il 5 giugno 2009 in concomitanza con la Giornata Mondiale dell'Ambiente. In questa stessa occasione, hanno anche annunciato che Home sarebbe stato totalmente gratuito proprio per dare la possibilità a tutti di vederlo. Il regista ha tenuto a precisare che "i vantaggi di questo film non dovevano essere conteggiati in denaro, ma in ascolti". Durante la conferenza stampa è stato anche rivelato che PPR aveva l'intenzione di sponsorizzare il film, al fine di rendere sostenibili gli alti costi, tanto di realizzazione e produzione quanto di distribuzione.
Il film è stato tradotto in 14 lingue. L'edizione in DVD, in formato Blu-ray, è stata prodotta dalla 20th Century Fox e contiene le versioni in inglese e in francese. È stato stimato che saranno vendute più di 100 mila copie del DVD. Quando i costi di produzione saranno stati completamente coperti, tutti gli ulteriori proventi verranno devoluti alla Good Planet Company
Mai dimenticare. Se non giustizia almeno verità. Agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, più di 15 mila civili italiani furono massacrati dai soldati tedeschi e dai loro complici italiani, fascisti poi riciclati ed impuniti nell'apparato dello Stato repubblicano e della pubblica amministrazione, anche per volontà dello stalinista Palmiro Togliatti (gia traditore di Antonio Gramsci). Per la cronaca documentata: il sistema delle foibe in Istria fu inventato dai criminali fascisti nostrani, e poi adottato dai criminali comunisti jugolavi.
Le stime avanzate da Gerhard Schreiber contano 6.800 militari italiani assassinati nel settembre-ottobre 1943 tra Balcani, Grecia ed Egeo; 22.720 partigiani “uccisi spesso nel disprezzo delle disposizioni internazionali” e 9.180 civili sterminati. Inoltre, ben 710 mila militari italiani furono internati nei lager in Germania.
Rionero
A Monte Sole, sull'Appennino bolognese, fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 ci furono una retata e l'assassinio sistematico di 770 tra bambini, donne e uomini. Uno dei responsabili tedeschi dell’eccidio recentemente ha ricevuto in Germania una medaglia al valor civile.
Il 13 gennaio del 1960, con un atto «illegittimo e illegale», il procuratore generale militare Enrico Santacroce mise su molti di quei fascicoli il timbro: «Archiviazione provvisoria». Nel 1999 il Consiglio della magistratura militare, e nel 2001 la II Commissione Giustizia della Camera dei deputati, spiegarono l' occultamento dei documenti con presumibili - pressioni politiche per impedire qualsiasi azione giudiziaria contro i responsabili tedeschi. Motivo? «Opportunità politica, in un certo senso una superiore ragione di Stato». Nel 2003, per iniziativa del deputato Carlo Carli, venne istituita una Commissione d' inchiesta furono interrogati anche Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro che nel 2006 anni dopo formulò tre ipotesi. 1) In un periodo di guerra fredda, si volevano mantenere buoni rapporti con la Germania Ovest. 2) Anche dei militari italiani erano accusati di violenze in Albania, Etiopia, Jugoslavia, Grecia, e portando a fondo l' accusa contro i tedeschi, si sarebbe riaperta anche quella contro gli italiani. 3) Fascisti e nazisti riciclati all' interno dei servizi segreti dei due Paesi sarebbero riusciti a insabbiare i documenti e quindi i processi.
«I giudici tedeschi non danno esecuzione alle sentenze di condanna dei tribunali militari italiani nei confronti degli ex soldati nazisti. E si rifiutano anche di mandarli a processo in Germania». L’ex procuratore militare della Spezia, Marco De Paolis, attualmente procuratore militare a Roma, accusa i colleghi tedeschi di inerzia. De Paolis aveva portato a processo decine di ex militari, ottenendo 57 condanne all’ergastolo, dieci della quali per la strage di Sant’Anna di Stazzema (nell’alta Versilia), il 12 agosto 1944, che costò la vita a centinaia di civili. «Gli ergastoli italiani erano stati confermati dalla Cassazione nel 2007. A seguito di questa sentenza definitiva era stata richiesta l’estradizione dei condannati, che tuttavia la Germania non concede mai se riguarda i suoi cittadini. Venne quindi richiesta l’esecuzione della sentenza dell’ergastolo in Germania, ma anche questa strada è risultata impraticabile. I giudici tedeschi hanno tergiversato e preso tempo, senza decidere se avviare un nuovo processo. Fino a che, e siamo all’oggi, dei dieci condannati non è rimasto in vita che Sommer, che ha quasi 94 anni e vive in una casa di riposo di Amburgo» ribadisce il giudice militare De Paolis.
C’è di più e ben peggio. Negli atti parlamentari si legge: «La figura del Procuratore Generale Militare Santacroce non può essere delineata, ai fini che qui interessano, in maniera disgiunta dalla disamina del provvedimento di “archiviazione provvisoria” di data 14 gennaio 1960, che porta la sua firma, adottato in relazione a tutti i fascicoli processuali relativi a crimini di guerra, rinvenuti nella primavera del 1994 presso l’archivio di Palazzo Cesi e che sostanzialmente decretò la definitiva sepoltura delle indagini».
Nella tardiva Relazione approvata dal Consiglio della Magistratura Militare (CMM) del 23 marzo 1999, ma solo dopo la scoperta nel 1994 ad opera del giornalista Franco Giustolisi del cosiddetto “armadio della vergogna” a Roma, nella cancelleria della Corte Militare di Appello presso la procura generale militare, nel Palazzo Cesi-Gaddi, in un armadio che aveva le ante rivolte verso il muro. Ed era chiuso con una catena, è peraltro scritto:
«una gran quantità di procedimenti penali relativi a gravi reali commessi in Italia dalle truppe germaniche nel corso del secondo conflitto mondiale sarebbero stati trattenuti presso vari uffici giudiziari militari nella posizione di archiviazione provvisoria, o comunque non avrebbero seguito il regolare corso per l'identificazione dei responsabili. In alcuni casi... si sarebbe proceduto all'archiviazione nonostante l'identità ed anche la residenza degli autori di siffatti crimini risultasse già dagli atti". Concludeva con la richiesta di approfonditi accertamenti "allo scopo di verificare l'eventuale coinvolgimento nella vicenda di magistrati militari ancora in servizio". Con nota in data 15 aprile 1996 il magistrato militare dott. Sergio Dini, Sostituto Procuratore presso il Tribunale Militare di Padova, denunciava a questo Consiglio che a partire dal novembre 1994 erano cominciati a giungere alla Procura, provenienti dalla Procura Generale presso la Corte Militare d'Appello. dei fascicoli processuali, che nell'aprile 1996 avevano raggiunto il numero di sessanta circa, concernenti episodi verificatisi nel corso della seconda guerra mondiale in ltalia, tra i quali "numerosi quelli in cui vi sono indicazioni nominative precise circa i soggetti ritenuti responsabili degli episodi criminosi". Analogo flusso di incarti processuali si era verificato in direzione di altre Procure Militari. Il dott. Dini segnalava inoltre che nei fascicoli figurava il provvedimento di archiviazione provvisoria del Procuratore Generale Militare presso il Tribunale Supremo Militare. Gli incartamenti in molti casi comprendevano verbali di informazioni raccolte da Commissioni anglo-americane di inchiesta sui crimini di guerra; atti che non erano nemmeno stati tradotti. Il magistrato manifestava, infine, disagio e perplessità in ordine al significato e produttività di iniziative giudiziarie concernenti episodi così remoti nel tempo, e chiedeva un'indagine conoscitiva volta a stabilire l'entità del fenomeno, e le ragioni e le responsabilità dell'impropria giacenza in archivio per circa mezzo secolo, nonché le modalità della riesumazione e della recente trasmissione dei fascicoli alle Procure Militari. A seguito di queste denunce, il Consiglio con delibera in data 7 maggio 1996 istituiva apposita Commissione, ex art. 30 del Regolamento interno, con il compito di stabilire le dimensioni, le cause e le modalità del fenomeno».
Il magistrato della Corte d'appello militare di Roma, Luca Baiada ha ribadito: «Quindicimila morti: italiani massacrati dai tedeschi e dai loro complici fascisti, dal 1943 al 1945. E da questa cifra sono esclusi i partigiani caduti in combattimento e i militari. Una scia di sangue che percorse l’Italia, in concomitanza col lento ritiro tedesco, seguendone i ritmi, ora lenti, ora convulsi. Un pulviscolo di omicidi singoli, uno sciame di piccoli eccidi, e poi i grandi massacri come Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Fucecchio. Vittime di ogni età, dai lattanti ai vecchi nati prima dell’Unità d’Italia».
Da sempre gran parte degli Stati definiti “civili” occultano documenti su vicende indicibili. Basti ricordare che il Regno dei ladroni e vili traditori Savoia appena germogliato, nel 1861, con l’inganno, la truffa, la corruzione e soprattutto la prevaricazione, distrusse buona parte dei documenti sulla «lotta al brigantaggio»: una vera guerra civile che comportò violenze inaudite. Soltanto più di un secolo dopo, nel 1963, uno studioso Franco Molfese - rintracciò parte dei documenti superstiti, dando avvio a una faticosa ricostruzione dei fatti non ancora conclusa e che non sarà mai completa.
Nell’armadio della vergogna c’erano anche i documenti sugli italiani deportati in Bassa Sassonia, sull' eccidio di duemila italiani vicino a Borek. E le carte segrete del Sismi, compreso l' appunto sulla fuga di Kappler e il ruolo che vi ebbe l' organizzazione Odessa. C' è una lista di giudici nazisti che fecero carriera anche dopo la guerra. E documenti che ci riguardano come carnefici: per esempio quelli sul generale Mario Roatta nei territori occupati. Si tratta di documentazione di prima mano, ovvero delle istruttorie realizzate decenni prima dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, che ne aveva ricevuto incarico dal Consiglio dei Ministri. Basti dire che c' è anche un promemoria del comando dei servizi segreti britannici, intitolato Atrocities in Italy, con il timbro secret.
Tredicimila pagine e oltre novecento fascicoli, che raccontano la storia di quindicimila persone, coinvolte nei crimini di guerra commessi in Italia durante l'Occupazione nazifascista, tenuti segreti per evitare problemi con la Germania. L’ "Armadio della Vergogna" è consultabile online sull'archivio della Camera.
Soltantosparuti nostalgici temono di svelare gli orrori della seconda guerra mondiale. Mentre tutti dobbiamo avere paura ancora di come politica e magistratura possano nascondere verità scomode. Anche quelle recenti e recentissime.
Il giudice militare Enrico Santacroce (un generale) era il genitore dell’attuale presidente di Cassazione Giorgio Santacroce, applicato dal 1980 e poi estromesso a seguito di alcune denunce, dalla sterile inchiesta sulla strage di Ustica, ma questa è un’altra torbida storia insabbiata dalle istituzioni tricolori.
nome d'arte di Virginia Wynette Pugh, è stata una cantautrice statunitense di genere country, proveniente dal Mississippi.
Era conosciuta come la First Lady of Country Music e la sua canzone più nota, Stand by Your Man, è stata uno dei più grandi successi nella storia del genere country. Molti temi delle canzoni di Tammy Wynette trattavano della solitudine, il divorzio e le difficoltà dei rapporti uomo-donna. Durante la fine del 1960 e primi anni 1970, ha dominato la classifica degli Stati Uniti con 17 One Hits. Insieme a Loretta Lynn e Dolly Parton ha rappresentato il culmine delle cantanti femminili degli anni settanta del Novecento. Il suo matrimonio nel 1969 con il cantante country George Jones (che sarebbe finito con un divorzio nel 1975) ha creato negli States la "prima coppia" che si esibiva nel genere country, in concomitanza con le loro hit da solisti.
Infanzia e adolescenza
Tammy Wynette nacque come Virginia Wynette Pugh vicino a Tremont, Mississippi, unica figlia di William Pugh Hollice (morto il 13 febbraio 1943) e Mildred Faye Russell (1922-1991). Tammy Wynette veniva sempre chiamata Wynette (pronunciato Win-net), o Nettie, invece di Virginia.
Suo padre era un agricoltore e musicista locale. Morì per un tumore al cervello quando Wynette aveva appena nove mesi. Sua madre lavorava come insegnante in un istituto scolastico, così come nella fattoria di famiglia. Dopo la morte del marito lasciò Wynette alle cure di nonni, Thomas Chester e Flora A. Russell, e si trasferì a Memphis per lavorare in un impianto di difesa della seconda guerra mondiale. Nel 1946 sposò Foy Lee, un agricoltore del Mississippi.
Wynette è nata e cresciuta nell'Itawamba County, Mississippi nella fattoria dei nonni materni. La struttura era situata al confine con l'Alabama. Wynette sosteneva scherzando, dato che il confine di stato correva a destra attraverso la proprietà, "la mia metà superiore viene da Alabama e la mia metà inferiore dal Mississippi". Da giovane Wynette ha lavorato nei campi a raccogliere il cotone a fianco dei lavoranti ingaggiati per le colture. E 'cresciuta con la zia, Carolyn Russell, che era solo cinque anni più vecchia di lei. Da bambina Wynette imparò a suonare alcuni strumenti lasciati dal padre e imparò anche a cantare la musica Gospel con la nonna. Wynette trovò nella musica un modo di fuggire dalla sua vita dura. Ella crebbe idolatrando Hank Williams, Skeeter Davis, Patsy Cline, e George Jones, ed ascoltava le loro registrazioni più volte sul giradischi che possedeva, sognando un giorno di essere lei una stella.
Ascesa alla fama e carriera
Wynette frequentò la Tremont High School e un mese prima della laurea sposò il suo primo marito, Euple Byrd. Questi era un operaio edile e la coppia si trasferiva spesso seguendo i cantieri in cui lui lavorava. In una delle loro case erano anche senza acqua corrente. Wynette nel frattempo lavorava come cameriera, receptionist, barista e anche come operaia in una fabbrica di scarpe. Nel 1963, dopo aver frequentato la scuola di bellezza a Tupelo, Mississippi divenne parrucchiera ed avrebbe rinnovato la sua licenza professionale ogni anno per il resto della sua vita, nel caso in cui ella fosse dovuta ritornare ad un lavoro quotidiano. Wynette lasciò il primo marito prima della nascita della loro terza figlia per incomprensioni e perché egli non sosteneva la sua ambizione di diventare un cantante country.
Il suo ultimo figlio contrasse la meningite spinale e Wynette lavorava anche di notte per procurarsi il denaro necessario per poter curare il figlio malato. Nel 1966 si trasferisce con i suoi tre figli da Birmingham a Nashville nel Tennessee per delle audizioni e per tentare di ottenere un ingaggio discografico. Dopo essere stata rifiutata ripetutamente da varie case discografiche, fece un provino con il produttore Billy Sherrill. Sherrill, che era inizialmente riluttante, fu colpito dalla voce e dalla presenza di Wynette e le fece firmare subito un contratto con la Epic Records.
Una volta firmato il contratto per la Epic, Sherrill suggerì a Wynette di cambiare il nome e, secondo la biografia del 1979, durante il loro primo incontro Wynette portava lunghi capelli biondi con una coda di cavallo. Sherill notò allora che lei gli ricordava Debbie Reynolds nel film Tammy e la laurea, così suggerì a Wynette di chiamarsi in arte "Tammy Wynette".
Il suo primo singolo, "Apartament N°9" (scritto da Bobby Austin e Johnny Paycheck), venne pubblicato nel dicembre 1966 salendo subito alle Top 40 delle classifiche. A questo seguì "Good Girl's Gonna Go Bad" che divenne un grande successo, piazzandosi al numero 3 della classifica. Seguirono "My Dreams Elusive", un duetto con David Houston, che divenne il numero 1 in classifica nell'estate del 1967, seguito da "I Don't Wanna Play House". In quello stesso anno Wynette ricevette un Grammy Award per "Best Female Country Vocal Performance".
Durante il 1968 e il 1969, Wynette si piazzò ai primi posti in classifica con ben 5 Hits: "Take Me to Your World", "Divorce", "Stand by Your Man", "Singing My Song" e "The Ways to Love a Man". "Stand by Your Man" venne scritta nello studio della Epic in soli 15 minuti da Billy Sherrill e la stessa Wynette ed è stata composta in un momento in cui il movimento per i diritti delle donne cominciava a crescere negli Stati Uniti. Il testo della canzone affermava che una donna dovrebbe stare con il suo uomo, nonostante i suoi difetti e carenze, così suscitò non poche polemiche e fu criticata all'inizio. Nonostante ciò la canzone divenne un successo straordinario raggiungendo la vetta delle classifiche e divenendo un classico della musica country. Nel 1969 Wynette ricevette il suo secondo Grammy Award per "Best Female Country Vocal Performance".
A Wynette fu assegnato un disco d'oro (album venduti in oltre 500.000 copie) per Tammy's Greatest Hits. L'album avrebbe poi ottenuto un disco di Platino (album venduti in oltre 1.000.000 di copie) nel giugno 1989. Nel 1970 il regista Bob Rafelson usò un certo numero di sue canzoni nella colonna sonora del suo film del 1970 "Cinque pezzi facili".
Durante i primi anni '70 Wynette, insieme con Loretta Lynn, dominava la scena della musica country. Seguono altri successi quali: "Ha Loves Me All the Way", "Run Woman, Run", "Good Lovin", "Bedtime Story", " My Man (understands)", "Til I Get it Right", "Kids Say the Darndest Things" e "The wonders you perform" che in Italia divenne nel 1971 un successo di Ornella Vanoni ("Domani è un altro giorno"). Wynette ha detenuto il record di vittorie consecutive fino al 1987, quando Reba McEntire la superò.
Wynette era intanto sposata con George Jones (aveva divorziato dal secondo marito nel 1968), da cui divorziò nel 1975 (soprattutto a causa dell'alcolismo di Jones), la loro collaborazione professionale comunque continuerà con regolarità fino agli anni '90. Jones e Wynette ebbero una figlia, Tamala Georgette, nata nel 1970.
Nel 1976, dopo il divorzio da Jones, Wynette registrò "Til I Can Make It On My Own" che raggiunse il 1º posto in classifica, come singolo. Seguirono i brani "You and Me" e "Near you", che divennero i suoi ultimi numero 1 in classifica come artista solista.
Negli anni successivi la popolarità di Wynette diminuì, tuttavia continuò a raggiungere le Top 10 fino alla fine del decennio con hits come "Let's Get Together (One Last Time)", "One of a Kind", "Womanhood"(1978)", "No One Else in this world" e "They Call It Makin' Love".
Insieme a Loretta Lynn, Dolly Parton, Barbara Mandrell, Dottie West, e Lynn Anderson, Tammy Wynette ha contribuito a ridefinire il ruolo e il posto delle cantanti country femminili.
Vita personale
La vita privata di Wynette è stata molto sofferente e tumultuosa. Nel corso della sua vita ha avuto cinque mariti: Euple Byrd (sposato nel 1959 da cui divorziò nel 1966); Don Cappella (sposato nel 1967, il matrimonio fu annullato nel 1968); George Jones (sposato nel 1969, da cui divorziò nel 1975); Michael Tomlin (sposato nel 1976, matrimonio annullato nel 1976) e George Richey (sposato nel 1978 con cui resterà fino alla sua morte avvenuta nel 1998). Wynette dichiarò in una intervista che in George Richey (anche suo manager) aveva finalmente trovato il suo "vero amore". La cantante è stata anche legata sentimentalmente per un breve periodo con Burt Reynolds nel 1977.
Wynette ha sofferto molte tragedie nella sua vita, la sua casa andò a fuoco e fu gravemente danneggiata nel 1975; fu vittima per qualche tempo di una stalker. A Nashville, nel 1978, fu picchiata dopo essere stata rapita da un centro commerciale. Aveva anche una serie di gravi disturbi fisici per cui dovette essere operata alla cistifellea, ai reni e per rimuovere alcuni noduli alle gola. A seguito di questi numerosi interventi di chirurgia, sviluppò una dipendenza da antidolorifici che le procurarono una infezione al fegato. Nel 1994 fu colpita inoltre da una infezione addominale che la fece stare in coma per sei giorni. Aveva sviluppato anche una infiammazione cronica delle vie biliari per cui fu ricoverata in ospedale a intermittenza. Dal 1970 fino alla sua morte avvenuta nel 1998, Wynette dovette subire ben 26 interventi di chirurgia. Sebbene alcuni di questi fossero talvolta anche molto seri, Wynette ebbe la forza di continuare la sua carriera di cantante e di esibirsi regolarmente nei numerosi concerti che teneva. Wynette ebbe tre figli con il primo marito: Gwendolyn Lee ("Gwen") nato nel 1961, Jacquelyn Faye ("Jackie") nata nel 1962 e Tina Denise nata nel 1965.
Morte
Dopo anni di problemi medici, numerosi ricoveri, ben 26 interventi di chirurgia e una dipendenza da grandi dosi di antidolorifici, Tammy Wynette morì improvvisamente mentre dormiva sul divano il 6 aprile 1998 all'età di 55 anni. Il medico personale sostenne che la cantante morì per un coagulo di sangue nel polmone. I funerali si tennero il 9 aprile 1998 a Nashville, dove fu seppellita al Nashville's Woodlawn Memorial Park Cemetery. La sua morte suscitò un grande vuoto e sconforto da parte dei colleghi di lavoro, degli amici e di tutto il vasto pubblico che l'amava. Il cantautore Bill Mack disse che era morta una cantante insostituibile, le cui canzoni evocavano la forza e la passione.
Nell'aprile del 1999, il corpo di Wynette fu riesumato nel tentativo di risolvere una controversia legale sul modo in cui la cantante era morta. Fu eseguita una nuova autopsia una settimana dopo che i suoi figli avevano presentato una causa per omissione di soccorso contro il medico e il marito/manager George Richey, sostenendo che questi fossero responsabili per la morte della cantante. Il medico legale dichiarò infine che la morte era avvenuta per una aritmia cardiaca. Nel maggio 1999 George Richey fu assolto dall'accusa di omicidio colposo. Le spoglie di Wynette riposano ora definitivamente accanto ad altri grandi interpreti della musica country come Webb Pierce, Jerry Reed, Marty Robbins, Bobby Russell, Porter Wagoner, Red Foley e Eddie Arnold.
Nel gennaio 2001 George Richey, all'età di 66 anni, contrasse di nuovo matrimonio sposando Sheila Slaughter, una produttrice TV, di 30 anni più giovane di lui. Richey è morto recentemente il 31 luglio 2010.
L'Italia è proprio la culla del diritto ma la tomba della giustizia.Appunto: i diritti inalienabili delle persone. La corte costituzionale, come avevo già scritto due anni fa, con la sentenza numero 1 dell’anno 2014, ha stabilito che la legge elettorale (porcellum) numero 270 del 2005 è incostituzionale. Tradotto: ci ritroviamo non solo un governo di ineletti, ma addirittura un parlamento di abusivi e un capo dello stato illegittimo. In ogni caso, nel diritto universale la coscienza umana viene prima della legge e dello Stato che tutelano esclusivamente interessi economici.
Comunque, per farla breve, sempre nell’ottica dell’autodifesa, vorrei rammentare che esistea tutti gli effetti giuridici, il cosiddetto “Patto internazionale sui diritti civili e politici”. Esso è stato adottato dall'Assemblea Generale dell’ONU il 16 dicembre 1966, ed è entrato in vigore nel diritto internazionale il 23 marzo 1976. L’Italia l’ha ratificato il 15 settembre 1978, ma l’aveva reso già esecutivo almeno sulla carta, mediante la legge 25 ottobre 1977, numero 881.
Questa norma assolutamente inapplicata in Italia - pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale numero 333 del 7 dicembre 1977 - è intitolata così: «Ratifica ed esecuzione del patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, nonché del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, con protocollo facoltativo, adottati e aperti alla firma a New York rispettivamente il 16 e il 19 dicembre 1966».
Che vuol dire in concreto?In punta di diritto che nell'ordinamento italiano il principio vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cassazione penale: 21-3-1975). In sostanza Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce l'obbligo, in capo alla comunità degli stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (colonizzazione o occupazione straniera con la forza come nel caso dell’Italia con i padroni USA), o facente parte di uno stato che pratica l'apartheid, possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l'indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico.
Il principio, nell'ambito del diritto internazionale, esplica i suoi effetti solo sui rapporti tra gli stati e non sancisce alcun diritto all'autodeterminazione in capo a un popolo: quest'ultimo, infatti, non è titolare di un diritto ad autodeterminare il proprio destino ma è solo il materiale beneficiario di tale principio di diritto internazionale, i cui effetti, invece, si ripercuotono solo sui rapporti tra stati: questi, se ne ricorrono le anzidette condizioni, sono tenuti ad acconsentire all'autodeterminazione. Il principio non è applicabile ai paesi sottoposti a occupazione straniera prima della fine della seconda guerra mondiale (irretroattività), a meno che non si tratti di paesi coloniali. Tale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale, cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti e obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre, questo principio è anche una norma di ius cogens, cioè diritto inderogabile, un principio supremo e irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale.
Sono due gli strumenti legali da notificare alle autorità, che consentiranno a chiunque di diventare i veri padroni della propria esistenza: autocertificazione di esistenza in vita, autocertificazione della qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili. Cosa aspettate?
Altro passo fondamentale è stata la "Dichiarazione relativa alle relazioni amichevoli ed alla cooperazione fra stati" del 1970, in cui si sancì il divieto di ricorrere a qualsiasi misura coercitiva suscettibile di privare i popoli del loro diritto all'autodeterminazione. Ancora più chiaramente si è espressa la "Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa" (CSCE) nell'Atto Finale di Helsinki del 1975, in cui si afferma il diritto per tutti i popoli di stabilire in piena libertà, quando e come lo desiderano, il loro regime politico senza ingerenza esterna e di perseguire come desiderano il loro sviluppo economico, sociale e culturale. Il contenuto del principio di autodeterminazione dei popoli consiste in obblighi per gli Stati della Comunità internazionale di non impedire o anche intralciare l'autodeterminazione dei popoli, intesa come libertà degli stessi di autodeterminare il proprio assetto costituzionale.
Ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani, il soggetto titolare del diritto all'autodeterminazione è il popolo come soggetto distinto dallo stato.
Anche le idee sublimi necessitano di azioni coraggiose e virtuose. Bisogna osare. La libertà va conquistata.