mercoledì 18 febbraio 2015

Putin: 11 Settembre organizzato dagli Usa, eccovi le prove

L’attacco alle Torri Gemelle «è stato pianificato dal governo degli Stati Uniti, ma è stato eseguito per procura, in modo tale che l’attacco contro l’America e il popolo degli Stati Uniti sembrasse un’aggressione effettuata da organizzazioni terroristiche internazionali». Attenzione: «Le prove fornite sarebbero a tal punto convincenti, da smontare completamente la versione ufficiale dell’11 Settembre sostenuta dal governo degli Stati Uniti». Quali prove? Quelle che starebbero per essere pubblicate a Mosca, controfirmate nientemeno che da Vladimir Putin. Ultima mossa, clamorosa, per tentare di fermare la macchina da guerra che – dalla Siria all’Ucraina – sta assediando i non-allienati allo strapotere di Washington, Russia e Cina in primis, tenendo sotto ricatto anche i paesi del petrolio e la stessa Europa, costretta a varare sanzioni autolesioniste contro l’impero del gas e usare la Nato come minaccia contro Mosca. Il presidente russo, annuncia la “Pravda”, si prepara dunque al colpo del ko: l’esibizione di «prove schiaccianti», satellitari, che inchioderebbero l’intelligence di Bush al crimine dell’11 Settembre, spaventoso massacro ai danni dei cittadini americani, da terrorizzare al punto da indurli a sostenere le guerre a venire, cominciando da Iraq e Afghanistan.
La notizia trapela dal newsmagazine “Veterans Today”: un collaboratore, Gordon Duff, segnala che sulla “Pravda” del 7 gennaio 2015 si parla dell’imminente, clamorosa iniziativa dei russi: smascherare definitivamente l’imbroglio mondiale dell’11 Putin 11 SettembreSettembre, quello degli arei dirottati sulle Torri “all’insaputa della Cia e dell’Fbi”, senza alcuna reazione da parte della difesa aerea americana. «Le evidenze satellitari russe che provano la demolizione controllata del World Trade Center con “armi speciali” – scrive “Come Don Chisciotte” – sono state recensite da un redattore di “Veterans Today”, mentre si trovava a Mosca». Gli analisti ritengono che l’attuale situazione di “guerra fredda” tra Washingon e Mosca rappresenti la quiete prima della tempesta: «Putin colpirà una sola volta, ma ha intenzione di farlo con notevole durezza», annuncia “Veterans Today”. «L’elenco delle prove include delle immagini satellitari», aggiunge il newsmagazine, e il materiale in via di pubblicazione «dimostrerebbe la complicità del governo degli Stati Uniti negli attacchi del 9/11 e la successiva manipolazione dell’opinione pubblica».
«Le ragioni dell’inganno e dell’assassinio dei propri cittadini – continua Duff – avrebbero servito gli interessi petroliferi degli Stati Uniti e delle corporazioni statali del Medio Oriente». La Russia si preparerebbe quindi a dimostrare, in modo clamoroso, che «l’America ha utilizzato il terrorismo “false flag”, sotto falsa bandiera, contro i suoi stessi cittadini, per creare il pretesto per un intervento militare in paesi stranieri». Se così dovesse essere, aggiunge Duff, «la conseguenza diretta della tattica di Putin sarebbe quella di rendere note le politiche terroristiche segretamente adottate dal governo degli Stati Uniti: secondo gli analisti americani, la credibilità del governo statunitense ne risulterebbe compromessa e ci sarebbero, di conseguenza, delle proteste di massa nelle città e infine una rivolta generalizzata». A quel punto, si domanda Duff, gli Usa come potranno Obamarapportarsi ancora sulla scena politica mondiale? «La leadership americana nella lotta contro il terrorismo internazionale ne risulterebbe totalmente compromessa, dando un immediato vantaggio agli Stati-canaglia e ai terroristi islamici».
Lo stesso Barack Obama non è immune da accuse: tutti ricordano la scandalosa gestione dell’ultimo capitolo dell’affare Bin Laden, dichiarato morto in Pakistan senza uno straccio di prova, il presunto cadavere inabissato nell’Oceano Indiano. Morti anche i soldati del commando che avrebbe ucciso il capo di Al-Qaeda ad Abbottabad: fulminati “per errore” da fuoco amico, a Kabul, poche settimane dopo il misterioso blitz. Tutte le voci più importanti della dissidenza, negli Usa, hanno denunciato come palesemente falsa la versione ufficiale sulla strage dell’11 Settembre, mentre il Senato degli Stati Uniti ha concluso, di recente, che l’Fbi era perfettamente al corrente delle mosse dei futuri dirottatori-kamikaze. Finora, il manistream ha avuto buon gioco nel rifiutare i sospetti, avvalorando la verità ufficiale sulla base di una semplice tesi: il crimine evocato – strategia della tensione, con numeri smisuratamente stragistici – è troppo mostruoso per essere accettato. Impossibile digerire l’idea che qualcuno, al Pentagono, abbia organizzato l’attentato del secolo, arrivando addirittura ad “accecare” l’aviazione Usa per molte ore e a “sequestrare” il presidente Bush, fatto letteralmente scomparire “per proteggerlo”, e anche per impedirgli di reagire. “Complottismo”, è stata finora la formula liquidatoria per seppellire le scomode verità sull’11 Settembre, illuminate da prestigiose contro-inchieste: le Torri sarebbero crollate secondo le procedure della “demolizione controllata”, grazie all’impiego di esplosivi speciali come la nano-termite, di origine militare. E se ora Putin riuscisse davvero a confermare questa versione con evidenze esclusive?
Gioele Magaldi, autore del dirompente libro “Massoni”, sulla scorta di documentazione top secret di origine massonica (che l’autore si dichiara pronto a esibire in caso di contestazioni) rivela che Osama Bin Laden non fu soltanto reclutato dalla Cia in Afghanistan ai tempi dell’invasione sovietica, ma fu “affiliato” nientemeno che da Zbigniew Brzezinski e inserito nel potentissimo club ultra-segreto delle superlogge internazionali. Una di queste, denominata “Hathor Pentalpha”, sarebbe stata creata da Bush padre con intenti palesemente eversivi: usare il terrorismo per manipolare l’opinione pubblica e trascinare l’Occidente nella “guerra infinita”, a beneficio delle super-lobby del petrolio e delle armi. Nella “Hathor Pentalpha” sarebbe arruolato anche Tony Blair, che più di ogni altro si spese per costruire la suprema menzogna delle inesistenti “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein. Oggi, l’erede di Bin Laden è il “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi, misteriosamente scarcerato nel 2009 dal centro di detenzione di Camp Bucca in Iraq, perché potesse combattere nel sedicente “Esercito Siriano Libero” e poi fondare l’Isis, il cui nome coincide con quello della divinità egizia Iside, vedova di Osiride, nei testi antichi chiamata anche “Hathor”. Solito schema: creare l’armata del terrore per poi scatenare una guerra. E, prima ancora, una campagna elettorale: quella di Jeb Bush, ultimo rampollo della dinastia presidenziale del fondatore della “Hathor Pentalpha”, Gioele Magaldidefinita «superloggia del sangue e della vendetta» perché nata quando Bush – affiliato a superlogge reazionarie – fu battuto nella corsa alla Casa Bianca da Ronald Reagan, sostenuto da clan massonici concorrenti.
Sempre secondo Magaldi, lo stesso Putin è “affiliato” a una superloggia latomistica internazionale. L’autore di “Massoni” sostiene inoltre che da qualche anno sia in atto una sorta di guerra inframassonica: le “Ur-Lodges” progressiste starebbero preparando una controffensiva, dopo gli ultimi decenni in cui il mondo è caduto letteralmente nelle mani dell’élite finanziaria che ha pilotato la globalizzazione più selvaggia, calpestando i diritti dei popoli e gettando anche l’Occidente in una crisi senza precedenti, il cui punto più critico è l’Europa, dove le classi medie sono state rapidamente impoverite a beneficio dell’oligarchia neo-feudale che domina Bruxelles con il dogma neoliberista del rigore. In parallelo, si muovono scenari geopolitici: come previsto da tutti gli analisti, il gigante cinese è cresciuto in modo esponenziale, minacciando la supremazia americana. La Russia di Putin, prima provocata in Siria e ora assediata in Ucraina a due passi da casa, rappresenta la prima linea del fronte, mentre i Brics lavorano nelle retrovie per preparare un’alternativa multipolare, anche finanziaria, alla “dittatura” del petrodollaro. Quella che Papa Francesco chiama Terza Guerra Mondiale si sta avvicinando. Nel tentativo di scongiurarla, 

fonte: www.libreidee.org

martedì 17 febbraio 2015

l'uccisione di Giorgiana Masi



Giorgina Masi, più conosciuta con il soprannome di Giorgiana, è stata una studentessa italiana uccisa a diciotto anni durante una manifestazione di piazza.

Nata il 6 agosto 1958 da una famiglia di media condizione sociale, Giorgiana Masi abitava con il padre (un parrucchiere), la madre casalinga e la sorella maggiore in un appartamento di via Trionfale a Roma, nei pressi dell'ospedale San Filippo Neri. All’epoca dei fatti frequentava il quinto anno del Liceo Scientifico Statale "Louis Pasteur".

Nel tardo pomeriggio di giovedì 12 maggio 1977 si trovava, in compagnia del fidanzato ventunenne Gianfranco Papini, nel centro storico della capitale, dove erano scoppiati violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Alle ore 19,55 i due erano in piazza Giuseppe Gioacchino Belli, quando un proiettile calibro 22 colpì Giorgiana all'addome. Subito soccorsa, fu trasportata in ospedale, dove ne fu constatato il decesso.

Fatti

Contesto

Nella seconda metà degli anni settanta il clima di violenza politica che caratterizzava l’Italia si manifestò anche a Roma, dove si verificò una lunga serie di scontri tra fazioni politiche di destra e di sinistra, tra loro o con le forze dell'ordine, culminati con la sparatoria del 21 aprile 1977 tra agenti di polizia e manifestanti dell'area di Autonomia Operaia che si concluse con l'uccisione dell'agente Settimio Passamonti e il ferimento di quattro suoi commilitoni.

« Deve finire il tempo dei figli dei contadini meridionali uccisi dai figli della borghesia romana »

(dalla relazione al Parlamento del ministro Francesco Cossiga, il 22 aprile 1977)

Il giorno stesso, il ministro dell'interno Francesco Cossiga annunciò in Parlamento di aver dato disposizioni per vietare nella capitale, fino al successivo 31 maggio, tutte le manifestazioni pubbliche.

Il Partito Radicale decise di sfidare apertamente il divieto, indicendo un sit-in in piazza Navona per il 12 maggio, motivato dalla raccolta di firme alla proposta dei referendum abrogativi e dal celebrare il terzo anniversario della vittoria nel precedente referendum sul divorzio.

Manifestazione

All’iniziativa si unirono anche i simpatizzanti di quello che verrà poi chiamato movimento del '77 e gli appartenenti a varie formazioni della sinistra extraparlamentare, per protestare contro la diminuzione degli spazi di espressione politica e il clima repressivo nei loro confronti. Alla manifestazione erano presenti circa 5.000 agenti delle forze dell'ordine in assetto antisommossa, coadiuvati da agenti in borghese, il cui coordinamento operativo era stato messo a punto nel corso di una riunione al Viminale, il precedente 3 maggio[senza fonte]. Nella giornata scoppiarono diversi incidenti, con il lancio di bombe incendiarie e colpi d’arma da fuoco. Nei giorni successivi diverse persone, tra i quali Marco Pannella, sottolinearono nelle loro dichiarazioni la presenza di agenti in borghese nascosti tra i dimostranti.

Intorno alle 19.00, alcuni parlamentari mediarono con le forze dell’ordine, per consentire ai manifestanti di evacuare la zona verso Trastevere. Il consenso fu in realtà apparente: da quel momento gli incidenti si fecero più gravi. Durante l’evacuazione, fumogeni e colpi di pistola vennero esplosi, apparentemente da Ponte Garibaldi. La situazione si fece confusa, i manifestanti iniziarono a fuggire. Il primo a essere ferito fu l’allievo sottufficiale dei Carabinieri Francesco Ruggeri. Poco dopo, alcuni presenti videro la Masi cadere a terra “come fosse inciampata” e venire caricata su un'auto per essere trasportata all’ospedale. Il bilancio finale della giornata vide la morte della Masi e il ferimento di altre otto persone, fra cui una donna – Elena Ascione - ferita a una coscia e un allievo sottufficiale dei carabinieri – Francesco Ruggeri o Ruggero a seconda delle fonti – ferito a un polso.

Indagini

L'inchiesta sull'uccisione di Giorgiana Masi e sul ferimento di Elena Ascione e del carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero) fu chiusa il 9 maggio 1981 dal giudice istruttore Claudio D'Angelo, su conforme richiesta del Pubblico Ministero, con la dichiarazione di impossibilità di procedere poiché rimasti ignoti i responsabili del reato.

In un estratto della sentenza, il giudice scrisse:

« [...] È netta sensazione dello scrivente che mistificatori, provocatori e sciacalli (estranei sia alle forze dell’ordine sia alle consolidate tradizioni del Partito Radicale, che della non-violenza ha sempre fatto il proprio nobile emblema), dopo aver provocato i tutori dell’ordine ferendo il sottufficiale Francesco Ruggero, attesero il momento in cui gli stessi decisero di sbaraccare le costituite barricate e disperdere i dimostranti, per affondare i vili e insensati colpi mortali, sparando indiscriminatamente contro i dimostranti e i tutori dell’ordine.».

Riapertura delle indagini

Nel 1998, in seguito alla riapertura delle indagini - da anni sollecitate da più parti, e affidate al pubblico ministero Giovanni Salvi della procura di Roma -, venne riesaminata la pista che riguardava la pistola.

Per l'ex presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino, le parole di Cossiga pronunciate sull'accaduto confermerebbero come "quel giorno ci possa essere stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell'ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993" e, sempre nel 1998, il deputato verde Paolo Cento presentò una proposta di legge per la costituzione di una commissione che si occupi di "abbattere il muro di omertà, silenzi e segreti attorno all'assassinio della giovane e per individuare chi ha permesso l'impunità dei responsabili".

Polemiche

L’allora ministro dell'interno Francesco Cossiga fu coinvolto in aspre polemiche per l'inadeguata gestione dell'ordine pubblico (vi sono fotografie che mostrano agenti in borghese mimetizzati tra i manifestanti che starebbero, secondo le interpretazioni critiche, sparando ad altezza d'uomo). Lo stesso Cossiga si dichiarò pronto a dimettersi al manifestarsi di una condizione: avere "le prove che la polizia aveva sparato".

Venticinque anni dopo, nel 2003, Cossiga dichiarò, però:

"Non li ho mai detti alle autorità giudiziarie e non li dirò mai i dubbi che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono sulla morte di Giorgiana Masi: se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica".

In un'intervista al Corriere della Sera del 25 gennaio 2007, risponendo alla domanda su chi fosse l'assassino, rispose: «la verità la sapevamo in quattro: il procuratore di Roma, il capo della mobile, un maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l'ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la dirò in pubblico per non aggiungere dolore a dolore».

La storia della morte di Giorgiana Masi è stata presa a simbolo di molte lotte giovanili contro quelle che erano reputate ingiustizie delle forze dell'ordine e della politica, ed è ancora oggetto di forte polemica.

Sviluppi successivi

Il 24 ottobre 2008, a seguito di un'intervista rilasciata dal senatore a vita Francesco Cossiga al Quotidiano Nazionale, nella quale suggeriva l'uso della violenza nei confronti dei manifestanti, la senatrice radicale (eletta nelle file del Partito Democratico) Donatella Poretti ha deciso di depositare un disegno di legge per l'istituzione d'una commissione d'inchiesta sull'omicidio di Giorgiana Masi.

Lo stesso giorno d'ottobre 2008, anche Alfio Nicotra (esponente di Rifondazione Comunista) ha chiesto che l'inchiesta venisse riaperta.

Tutti gli anni, il 12 maggio, si tengono a piazza Sidney Sonnino a Roma le commemorazioni di Giorgiana Masi.

Cinematografia

La morte di Giorgiana Masi appare nel primo episodio della serie televisiva Romanzo Criminale, andata in onda nel 2008.

Musica

Già l'anno successivo alla morte, Stefano Rosso, cantautore romano, scrisse una canzone in cui parlava dei fatti: si tratta di Bologna '77, inclusa nell'album ...e allora senti cosa fò, nella quale, traendo spunto dai fatti di Bologna dell'11 marzo 1977 e dall'assassinio di Francesco Lorusso, racconta della morte della ragazza nella seconda strofa (« e poi primavera / e qualcosa cambiò, / qualcuno moriva / e su un ponte lasciò / lasciò i suoi vent'anni / e qualcosa di più...»).

Il cantautore bolognese Claudio Lolli ha dedicato a Giorgiana Masi la canzone Da zero e dintorni, contenuta nell'album Disoccupate le strade dai sogni, del 1977.

La Banda Bassotti, gruppo musicale romano, cita Giorgiana Masi insieme a Fabrizio Ceruso e Walter Rossi nell'intro del pezzo All are equal for the law, apparso nella compilation Balla e difendi e successivamente nel loro mini album Bella Ciao del 1994.

Il rapper Inoki cita la ragazza nel ritornello del singolo Il mio paese se ne frega, tratto dall'album Nobiltà di strada del 2007.

fonte: Wikipedia

DOCUMENTARIO DEI RADICALI E LOTTA CONTINUA

SUL SITO ARTICOLO 21

Kraftwerk



« La música ideas portará / Y siempre continuará / Sonido electronico / Decibel sintetico. »

(Techno Pop)

« Senza di loro non ci sarebbero stati l’hip-hop, la house, la musica ambient, l’electro e persino Michael Jackson! »

(Q Magazine)

I Kraftwerk (Centrale elettrica in tedesco) sono una band tedesca di musica elettronica formatasi a Düsseldorf nel 1970. Sono considerati i pionieri della musica elettronica, il cui stile musicale ha influenzato la popular music della fine del XX secolo e ha determinato la nascita di nuovi generi musicali. La formazione classica, che registrò la maggior parte degli album e che ottenne il maggiore successo, era composta dai fondatori Ralf Hütter e Florian Schneider con Karl Bartos e Wolfgang Flur, che lasciarono il gruppo durante gli anni '80.

Il gruppo fu fondato nel 1970 da Ralf Hütter e Florian Schneider, due studenti del conservatorio di Düsseldorf che avevano appena lasciato il gruppo dove militavano, gli Organisation (con i quali nel 1970 registrarono un album intitolato Tone Float prodotto da Conny Plank, futuro produttore dei primi album dei Kraftwerk).

Gli esordi

Il primo album del gruppo, Kraftwerk 1, è stato registrato da luglio a settembre del 1970 e pubblicato nel 1971. Registrato assieme ai percussionisti Andreas Hohmann e Klaus Dinger, seguirà la stessa scia di Tone Float con sonorità sperimentali proprie della musica krautrock. Nel 1971, poco dopo la registrazione dell'album, Ralf Hütter abbandonerà il gruppo lasciando così Florian Schneider assieme al batterista Klaus Dinger e al chitarrista Michael Rother. Questa formazione avrà una durata piuttosto breve e conterà una sola apparizione in televisione (durante il programma Beat Club della rete televisiva WDR il 22 maggio del 1971). Alcuni mesi dopo infatti Hütter ritornerà nel gruppo. In concomitanza con il ritorno di Hütter abbandonano Dinger e Rother per formare un nuovo gruppo chiamato Neu! (in italiano Nuovo!). Nel giro di una settimana, tra settembre e ottobre, i Kraftwerk (ora formati solo da Hütter e Schneider con la collaborazione di Plato Kostic alla chitarra ed Emil Schult al basso), registrano il loro secondo album che sarà pubblicato nel gennaio del 1972 con il nome di Kraftwerk 2. L'album seguirà lo stesso stile musicale del precedente, con sonorità krautrock arricchite però dall'utilizzo, per la prima volta nella storia del gruppo, di strumenti elettronici. Ralf adora descrivere il genere di certe loro canzoni come Robot Pop.

La svolta

Il 1973 si rivela un anno cruciale per il gruppo. Viene infatti assunto come collaboratore grafico il pittore Emil Schult, ex collaboratore del gruppo nell'album precedente, il cui stile ispirerà il gruppo per quanto riguarda l'immagine. Il gruppo aprirà un proprio studio di registrazione chiamato Kling Klang (dal titolo di un brano dell'album Kraftwerk 2) nel quale registrano il loro terzo album, intitolato Ralf & Florian, nei cui brani incomincia a comparire in modo più massiccio l'elettronica, dopo le sperimentazioni degli album precedenti. Verso la fine dell'anno il gruppo pubblica inoltre il primo singolo della propria discografia, il brano Kometenmelodie, in onore alla cometa Kohoutek. Contemporaneamente avviene un'ulteriore svolta all'interno del gruppo: vengono scoperti infatti i ritmi sintetici (eseguiti con particolari percussioni a pads costruite e brevettate da loro stessi) e viene allargata la formazione, precedentemente limitata a Hütter e Schneider: entrano infatti Wolfgang Flür (un percussionista), e Klaus Roeder (chitarrista e violinista). Con la nuova formazione i Kraftwerk, dopo sei mesi di lavoro, pubblicano nel novembre del 1974 Autobahn, che segna la svolta definitiva da parte del gruppo verso quel genere di musica che ancora oggi li contraddistingue.

I successi

Nei primi mesi del 1975 i Kraftwerk, rimasti in tre dopo l'abbandono di Klaus Roeder prima del termine delle registrazioni di Autobahn, partono per un tour in diverse città europee e statunitensi a motivo del successo del loro ultimo album. Durante questo tour al gruppo si arruola Karl Bartos, giovane percussionista. Viene così a formarsi la formazione storica del gruppo. Nell'ottobre dello stesso anno il gruppo pubblica l'album Radio-Activity, concept album dedicato alla radio e al nucleare. Qui nasce il primo singolo (45 giri) dei Kraftwerk. Il brano Radioactivity, in tre versioni diverse (inglese, tedesco, francese) viene passato in radio e rimane ancora oggi un classico. Nei tre anni successivi verranno pubblicati altri due concept album che faranno letteralmente epoca: Trans Europe Express (pubblicato nel 1977, dedicato ai treni e all'Europa), anch'esso con un singolo che andò molto forte in radio quell'estate, e che dà il titolo all'album, e poi nel 1978 The Man-Machine (dedicato allo spazio e ai robot). Se Trans Europe Express è un album poco sostanzioso, dove c'è poco di orecchiabile e commerciabile in radio, a parte il brano omonimo che scala le classifiche, e dove l'ossessiva ripetizione di pattern melodici generati elettronicamente (una caratteristica del sound del gruppo) la fa da padrone, The Man Machine è invece probabilmente il massimo lavoro dei Kraftwerk: in primo luogo i brani "da classifica" sono almeno tre ("The Robots", "The Model", ripreso anche da altri artisti, e "The Man Machine"), se non addirittura quattro; in secondo luogo è un album che esprime concetti forti, modernisti e musicalmente autoritari (e autorevoli, dati i numerosi emuli e adepti del sound di questa band), a partire dalla copertina, che li vede abbigliati e intruppati come in una foto di propaganda bellica sovietica; i suoni, poi, sono più decisi, "furiosamente" elettronici, le voci assolutamente "inumane", la produzione molto più vigorosa e le percussioni più martellanti. "The Robots" è senza dubbio il brano che nella carriera del gruppo esprime più di ogni altro la quintessenza del suono e dello stile dei Kraftwerk. Nel maggio del 1981, i Kraftwerk, in pieno boom dei computer, pubblicano il nuovo album Computer World con il quale raggiungono l'apice commerciale del loro successo, grazie anche al tour mondiale dedicato all'album intrapreso durante l'anno. L'album in questione è prodotto molto bene e registrato perfettamente, ma nonostante i pezzi da classifica ci siano, e l'album abbia una qualità costante lungo tutte le tracce, il confronto con l'album precedente lo vede perdente. Sono questi dei Kraftwerk più adulti (ormai viaggiano verso i 40), hanno già raggiunto il successo e si preoccupano meno di conquistarlo, quindi c'è meno vigore in questo disco.

La pausa musicale

Nel 1982, sulla scia del successo dell'album Computer World, il gruppo dà avvio ad un nuovo progetto in studio intitolato Technopop, da cui viene estratto alcuni mesi dopo un singolo intitolato Tour de France, dedicato all'omonima gara ciclistica. Il progetto Technopop si interrompe tuttavia subito dopo la pubblicazione del singolo, a causa di un grave incidente in bicicletta occorso a Ralf Hütter che lo lascerà in coma per un breve periodo e che gli impedirà di lavorare con il gruppo per sei mesi.

L'album vede la luce solamente quattro anni dopo, nel dicembre del 1986, con il nome di Electric Café. Il disco, primo album dei Kraftwerk ad essere registrato con la tecnologia digitale, non riscuote lo stesso successo degli album precedenti (in Germania raggiungerà la ventitreesima posizione). L'anno successivo il percussionista Wolfgang Flür lascia il gruppo per essere sostituito da Fritz Hilpert: con la nuova formazione viene dato il via, nel 1990, alle registrazioni di un nuovo album, all'inizio delle quali anche Karl Bartos abbandonerà il gruppo. L'album verrà pubblicato infine nel giugno del 1991 con il nome The Mix, una raccolta di alcuni dei successi del gruppo riregistrati con l'ausilio della tecnologia digitale. Per promuovere l'album fu intrapreso un tour durante il quale fu reclutato, per sostituire Karl Bartos, il portoghese Fernando Abrantes ed in seguito Henning Schmitz che rimarrà in pianta stabile nel gruppo.

Dopo il tour di The Mix il gruppo si prenderà una pausa musicale interrotta solamente da alcune tournée tra cui una negli Stati Uniti nel 1998.

Ritorno alle scene

Nel 1999 i Kraftwerk decidono di interrompere la loro pausa musicale pubblicando un singolo intitolato Expo 2000, omaggio all'omonima esposizione universale tenutasi ad Hannover nel 2000. Lo stesso singolo sarà ripubblicato un anno dopo con il titolo di Expo 2000 Remix con sei nuove versioni del brano remixate dai principali DJ della scena techno di Detroit.

Nel 2002, dopo quattro anni di assenza, i Kraftwerk riprendono la loro attività dal vivo introducendo per la prima volta la strumentazione che viene utilizzata tuttora, costituita da computer portatili Sony VAIO, mentre alla fine del tour, all'inizio del 2003, il gruppo pubblicherà una ristampa del singolo Tour de France da cui sarà ricavato anche un video. Nell'estate dello stesso anno, in concomitanza con il centesimo anniversario dell'omonima corsa ciclistica, i Kraftwerk pubblicheranno un nuovo album in studio a diciassette anni dall'ultimo, Tour de France Soundtracks a cui seguirà, a partire dal febbraio del 2004, una tournée mondiale che toccherà più di ottanta città e da cui sarà ricavato Minimum-Maximum, primo album live ufficiale del gruppo pubblicato nel giugno del 2005. Nel dicembre dello stesso anno viene pubblicato inoltre il primo video ufficiale dei Kraftwerk, intitolato sempre Minimum-Maximum, contenente registrazioni delle esibizioni del gruppo durante la tournée e un'esibizione agli MTV Video Music Awards del 2003.

Per l'ottobre 2011, i Kraftwerk hanno annunciato tre concerti in 3D presso l'Alte Kongresshalle di Monaco di Baviera.

L'abbandono di Schneider

Dopo il 2005 i Kraftwerk hanno continuato a proporre esibizioni dal vivo in diverse parti d'Europa, con una pausa nel 2007, anno in cui viene pubblicato un nuovo singolo contenente un remix dei brani Aéro Dynamik e La Forme. All'inizio del 2008 il gruppo si esibisce invece per quattro date negli Stati Uniti, a cui Florian Schneider non prenderà parte per cause non chiarite (in seguito Hütter dichiarerà che Schneider era impegnato in altri progetti comunque correlati al gruppo), lasciando il posto al video operatore Stefan Pfaffe. Lo stesso Pfaffe, a partire dal 21 novembre prende definitivamente il posto di Schneider, che di fatto abbandona il gruppo dopo trentotto anni di militanza.

I concerti 3D e il nuovo album

Dall'inizio del 2011, sono impegnati in una serie di concerti, di cui alcuni anche al MoMA di New York, in cui i visual utilizzati fino a quel momento vengono sostituiti da nuove proiezioni in 3D. La principale novità sarà l'evento Retrospective, poi riproposto in altre occasioni, che consiste in una batteria di concerti, per otto sere consecutive, con un'esibizione al giorno totalmente dedicata ad un album alla volta. Come precedentemente successo nell'era immediatamente anteriore alla pubblicazione di The Mix, in cui, dopo la conversione in digitale degli studi della Kling Klang, vennero riarrangiati tutti i brani per fidelizzare il pubblico alle nuove sonorità che sarebbero poi arrivate a breve, anche tra il 2012 e il 2013 si hanno nuove versioni delle tracce, dato che mette gli appassionati in odore di novità. Nel giugno del 2013, infatti, Ralf Hutter annuncia che un nuovo album è in lavorazione, e vedrà probabilmente la luce l'anno successivo.

Formazione

Ralf Hütter - voce, tastiere, sintetizzatore
Fritz Hilpert - percussioni elettroniche
Henning Schmitz - percussioni elettroniche, sintetizzatore
Falk Grieffenhagen - proiezioni video

Discografia

1970 - Kraftwerk
1971 - Kraftwerk 2
1973 - Ralf und Florian
1974 - Autobahn
1975 - Radio Aktivität
1977 - Trans-Europe Express
1978 - Die Mensch Maschine
1981 - Computerwelt
1983 - Tour de France (45 giri)
1986 - Electric Café
1991 - The Mix (raccolta)
2003 - Tour de France Soundtracks
2005 - Minimum-Maximum (live)
2009 - The Catalogue
2013 in Düsseldorf

Videografia

2005 - Minimum-Maximum

fonte: Wikipedia

RADIOACTIVITY

DAS MODEL

domenica 15 febbraio 2015

Paul Gauguin: lettera alla moglie


E li chiamano selvaggi? from Scuola Libertaria on Vimeo.

"Possa venire il giorno (e forse verrà presto) in cui fuggirò nei boschi di qualche isola dell'Oceania, a vivere d'estasi, di calma e d'arte, circondato da una nuova famiglia, lontano dalla lotta europea per il denaro. Lì a Tahiti potrò ascoltare, nel silenzio delle belle notti tropicali, la dolce musica sussurrante degli slanci del mio cuore in amorosa armonia con gli esseri misteriosi che mi saranno attorno. Finalmente libero, senza preoccupazioni di denaro, potrò amare, cantare e morire", così scrive Gauguin alla moglie Mette qualche mese prima di partire per i Mari del Sud. Per Gauguin, e soprattutto per la sua pittura, è un'esperienza decisiva, è come tornare alle radici dell'esistenza, a un mondo fatto di istinto, di genuinità, di ritmi naturali e di silenzi. Ed è questa realtà che Gauguin ritrae nelle sue tele e racconta nelle pagine di un quaderno che intitola semplicemente "Noa Noa", profumo. Un taccuino d'impressioni, che l'artista trascrive una volta rientrato a Parigi: "Preparo un libro" scrive alla moglie nell'autunno del 1893 "su Tahiti che sarà molto utile per far capire la mia pittura". Una sorta di memoriale, a supporto della sua arte, a rafforzare quel sentimento di primitività così nuovo e così difficile da far comprendere ai moderni europei. 

vedi anche

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Gauguin

http://altrarealta.blogspot.it/

mercoledì 11 febbraio 2015

tre minuti alla mezzanotte della guerra nucleare

La lancetta dell’“Orologio dell’apocalisse”, il segnatempo simbolico che sul “Bulletin of the Atomic Scientists” indica a quanti minuti siamo dalla mezzanotte della guerra nucleare, è stata spostata in avanti: da 5 a mezzanotte nel 2012 a 3 a mezzanotte nel 2015, lo stesso livello del 1984 in piena guerra fredda. Sui grandi media, la notizia è passata quasi del tutto sotto silenzio. Eppure a lanciare l’allarme sono noti scienziati dell’Università di Chicago che, consultandosi con altri (tra cui 17 Premi Nobel), valutano la possibilità di una catastrofe provocata dalle armi nucleari in concomitanza con il cambiamento climatico dovuto all’impatto umano sull’ambiente. Il cauto ottimismo sulla possibilità di tenere sotto controllo la corsa agli armamenti nucleari è svanito di fronte a due tendenze: l’impetuoso sviluppo di programmi per la modernizzazione delle armi nucleari e il sostanziale blocco del meccanismo di disarmo. Al primo posto, tra le cause del rilancio della corsa agli armamenti nucleari, gli scienziati statunitensi mettono il programma di “modernizzazione” delle forze nucleari Usa, che comporta «un costo astronomico».
Confermano così quanto già documentato sul manifesto (24 settembre 2014): il presidente Obama,– insignito nel 2009 del Premio Nobel per la Pace per «la sua visione di un mondo libero dalle armi nucleari, che ha potentemente stimolato ilmissiledisarmo», –ha presentato 57 progetti di “upgrade” di impianti nucleari militari, con un costo stimato di 355 miliardi di dollari in dieci anni. Il programma prevede anche la costruzione di 12 nuovi sottomarini da attacco nucleare (ciascuno con 24 missili in grado di lanciare fino a 200 testate nucleari), altri 100 bombardieri strategici (ciascuno armato di circa 20 missili o bombe nucleari) e 400 missili balistici intercontinentali con base a terra (ciascuno con una potente testata nucleare). Si stima che l’intero programma verrà a costare circa 1.000 miliardi di dollari. Anche la Russia, indicano gli scienziati statunitensi, sta procedendo all’“upgrade” delle sue forze nucleari. Lo conferma l’annuncio di Mosca che esse svolgeranno nel 2015 oltre 100 esercitazioni.
Secondo la Federazione degli scienziati americani, gli Usa mantengono 1.920 testate nucleari strategiche pronte al lancio (su un totale di 7.300), in confronto alle 1.600 russe (su 8.000). Comprese quelle francesi e britanniche, le forze nucleari della Nato dispongono di circa 8.000 testate nucleari, di cui 2.370 pronte al lancio. Aggiungendo quelle cinesi, pachistane, indiane, israeliane e nordcoreane, il numero totale delle testate nucleari viene stimato in 16.300, di cui 4.350 pronte al lancio. Sono Manlio Dinuccistime approssimative per difetto, in quanto nessuno sa esattamente quante testate nucleari vi siano in ciascun arsenale. Quello che scientificamente si sa è che, se venissero usate, cancellerebbero la specie umana dalla faccia della Terra.
A rendere la situazione sempre più pericolosa è la crescente militarizzazione dello spazio. Una risoluzione contro il dispiegamento di armi nello spazio esterno, presentata dalla Russia alle Nazioni Unite, ha ricevuto il voto contrario di Stati Uniti, Israele, Ucraina e Georgia, e l’astensione di tutti i paesi dell’Unione Europea. Compresa l’Italia dove, violando il Trattato di non-proliferazione, vi sono 70-90 bombe nucleari Usa in fase di “ammodernamento”, e per il secondo anno consecutivo si è svolta l’esercitazione Nato di guerra nucleare. Dove i grandi media, che sembrano illuminarci su tutto, spengono i riflettori mentre la lancetta dell’Orologio si avvicina alla mezzanotte.
(Manlio Dinucci, “Tre minuti alla mezzanotte della guerra nucleare”, da “Nena News” del 29 gennaio 2015).

fonte: www.libreidee.org

ciao Manrico



ROSSOBARLETTA

martedì 10 febbraio 2015

Aphrodite's Child



Gli Aphrodite's Child sono stati un gruppo musicale rock greco attivo sul finire degli anni sessanta.

Storia

Il gruppo si formò in Grecia e comprendeva Vangelis Papathanassiou, Demis Roussos, Loukas Sideras e Anargyros detto "Silver" Koulouris. Per tentare la fortuna, nel 1968 decisero di trasferirsi a Londra, ma il quarto elemento dovette rimanere in patria per assolvere gli obblighi di leva. L'aereo faceva scalo a Parigi, e i tre vennero bloccati nella capitale francese per delle irregolarità nel visto dei loro passaporti.

Il loro tipo di musica era costituito da una miscela di rock e atmosfere folkloristiche greco-mediterranee, con arie progressive in un sostrato di musica classica.

I tre ottennero un'audizione presso la casa discografica Mercury Records e furono notati dal produttore francese Pierre Sberro, che propose loro di adattare in chiave pop il celebre Canone in re maggiore dell'abate Johann Pachelbel, compositore tedesco del Seicento, sulla scia del successo ottenuto dai Procol Harum con una analoga operazione musicale. Rain and Tears, questo il titolo che fu dato al brano, venne pubblicato proprio nei giorni del Maggio francese e, trasmesso incessantemente dalla radio, diventò suo malgrado una colonna sonora degli avvenimenti di quei giorni, per poi diventare nel corso dei mesi successivi uno strepitoso successo mondiale di vendite. Arriva al primo posto in classifica in Francia per 14 settimane ed in Italia addirittura per 4 mesi ed al secondo in Svizzera, Paesi Bassi e Norvegia vincendo il disco d'oro.

La formula del successo era soprattutto nelle sonorità quasi da chiesa dell'organo Hammond di Vangelis, e nella voce di Roussos, interessante per l'uso del falsetto, una delle più affascinanti del panorama pop del periodo.

Sfruttando il successo di questo brano, gli Aphrodite's Child sfornarono alcuni 45 giri tutti di grande successo. Tra i brani più conosciuti, oltre al già citato Rain and Tears anche End of the World ebbe gran successo, arrivando ottava in Italia. Il loro successo nella penisola italiana li spinse a sfornare due cover di canzoni italiane molto famose e ne nacque un nuovo 45 giri, Quando l'amore diventa poesia/Lontano dagli occhi, irrobustendo la loro fama in Italia. Altro successo fu rappresentato da I Want To Live che nel 1969 arrivò primo nei Paesi Bassi, quinto in Italia ed ottavo in Svizzera. Nel 1969 si parlò anche di una loro partecipazione al Festival di Sanremo, per il quale prepararono i due brani del 45 giri fatto appositamente per il mercato italiano (Lontano dagli occhi e Quando l'amore diventa poesia), ma alla fine vennero loro preferiti altri interpreti.

Giunto al successo il gruppo seppe ben rinnovare il suo sound, introducendo nel repertorio pezzi rock'n'roll scritti e vocalmente interpretati dal batterista Loukas Sideras, come Let Me Love Let Me Live. Il 1970 è un anno di straordinaria ispirazione compositiva; nasce in questo periodo It's Five O'Clock, uno dei più famosi successi della band, che arriva primo in Francia, Italia, Germania e sesto in Svizzera, caratterizzato dall'ambiguo testo scritto da Roussos e da sonorità particolari che ricordano l'antica musica greca con influenze classiche, grazie all'utilizzo di strumenti inconsueti quali l'arpa e il salterio. Nello stesso periodo vengono composti Air e Funky Mary, ricordati come primissimi esempi del genere funk. Nello stesso periodo viene composta Spring Summer Winter and Fall che arriva prima in Italia.

Giunto all'apice del successo, il gruppo cominciò ad avvertire al suo interno i primi problemi.

Papathanassiou, autore di tutte le musiche, era stanco di scrivere canzoni semplici e di facile presa e intendeva passare ad un repertorio più impegnativo, pur sapendo di dover rinunciare in tal modo al denaro garantito dal successo commerciale del gruppo. Demis Roussos era invece dell'idea di continuare sulla stessa strada.

In conclusione, Vangelis si rifiutò di partecipare alle stressanti tournée che il trio era costretto ad effettuare per tenere viva la fama e fu sostituito da Harris Chalkitis. Nel frattempo si dedicò alla realizzazione di un album che progettava da parecchio tempo e che aveva come tema centrale il libro dell'Apocalisse di Giovanni. Sideras e Koulouris si offrirono di collaborare con lui, mentre Demis partecipò in pratica in veste di ospite cantante solo in tre brani.

A questo album partecipò anche la cantante-attrice Irene Papas, protagonista di una performance dalle chiarissime allusioni sessuali.

Il disco - concepito come doppio vinile ed intitolato 666 (numero che rievoca i contenuti dell'Apocalisse e più in particolare viene riferito al demonio) - venne bloccato poco prima della pubblicazione.

Nel frattempo i rapporti fra i tre si guastarono definitivamente e il gruppo, sul finire del 1971, fu ufficialmente sciolto.

A qualche mese di distanza dallo scioglimento, la casa discografica si decise a mettere sul mercato 666. L'album si rivelò un ottimo lavoro, anche per le tematiche affrontate nella sua struttura di concept album, ma il pubblico continuava a considerare gli Aphrodite's Child un gruppo adatto più a pubblicare brani singoli che non album, e rimase così disorientato da questo lavoro che niente aveva a che fare con la precedente produzione; probabilmente per questo motivo, il disco venne di fatto ignorato.

Soltanto tempo dopo, in pieno periodo progressivo, questo lavoro del gruppo otterrà il successo che - a detta dei critici - sicuramente meritava.

Demis Roussos e Vangelis hanno in seguito intrapreso carriere soliste in opposte direzioni. Vangelis esplorando i terreni dell'avanguardia musicale tesa verso l'elettronica, mentre Demis ha continuato a proporre canzoni prettamente melodico-sentimentali che gli hanno garantito continuità nella carriera artistica soprattutto in Germania e in Italia. Tuttavia, i due hanno spesso continuato a collaborare insieme, in quanto Vangelis ha scritto alcune canzoni incise da Roussos, e Roussos è intervenuto come cantante in alcuni brani della colonna sonora del film Blade Runner.

Formazione

Demis Roussos: voce, basso; raramente chitarra e arpa

Vangelis Papathanassiou: tastiere, organo, cori

Lucas Sideras: batteria, cori; raramente voce solista

Silver Koulouris (Anargyros Koulouris): chitarra (limitatamente al 1968)

Discografia

33 giri

1968: End of the World (Mercury Records)

1969: It's Five O'Clock (Mercury Records, 138 351)

1971: Best of Aphrodite's Child (Mercury Records, 6333 002)

1972: 666 (Vertigo Records, 6673001 - 6333500-1)

45 giri

1968: Rain And Tears/Don't Try To Catch A River (Mercury Records, MCF 132 501-F)

1968: Rain And Tears/End Of The World (Mercury Records, MCF 132 501)

1968: End Of The World/You Always Stand In My Way (Mercury Records, MCF 132 502)

1969: Quando l'amore diventa poesia/Lontano dagli occhi (Mercury Records, MCF 133 250)

1969: I Want To Live/Magic Mirror (Mercury Records, MCF 132 505)

1969: Marie Jolie/Let Me Love Let Me Live (Mercury Records, MCF 132 506)

1970: It's Five O'Clock/Funky Mary (Mercury Records, MCF 132 508)

1970: Spring Summer WInter And Fall/Air (Mercury Records, 6033 003)

1971: Such A Funny Night/Annabelle (Mercury Records, 6033 007)

1972: Break/Babylon (Vertigo Records, 6032 900)

fonte: Wikipdia

RAIN AND TEARS