domenica 26 aprile 2020
ciao Giulietto
martedì 21 aprile 2020
covid19: le vere cause di morte secondo il Dr. Giampaolo Palma!

Dal Dott. GIAMPAOLO PALMA GRUPPO HUMANITAS

“Carissimi amici,
non vorrei sembrarvi eccessivo, ma credo che oggi, finalmente, sia certa la causa della letalità del Covid-19.
La mia ventennale esperienza in Ecocardiografia-Ecocolordopplergrafia Vascolare su piu’ 200.000 pazienti cardiopatici e non, mi fa confermare quello che alcuni supponevano, ma non ne riuscivano a essere sicuri. Oggi abbiamo i primi dati.
I pazienti vanno in Rianimazione per Tromboembolia Venosa Generalizzata, soprattutto Tromboembolia Polmonare TEP.
Se così fosse, non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere il trombo, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 9 pazienti su 10.
Signori, Covid19 danneggia prima di tutto i vasi,l’ apparato cardiovascolare, e solo dopo arriva ai polmoni !!!
Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità!
non vorrei sembrarvi eccessivo, ma credo che oggi, finalmente, sia certa la causa della letalità del Covid-19.
La mia ventennale esperienza in Ecocardiografia-Ecocolordopplergrafia Vascolare su piu’ 200.000 pazienti cardiopatici e non, mi fa confermare quello che alcuni supponevano, ma non ne riuscivano a essere sicuri. Oggi abbiamo i primi dati.
I pazienti vanno in Rianimazione per Tromboembolia Venosa Generalizzata, soprattutto Tromboembolia Polmonare TEP.
Se così fosse, non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere il trombo, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 9 pazienti su 10.
Signori, Covid19 danneggia prima di tutto i vasi,l’ apparato cardiovascolare, e solo dopo arriva ai polmoni !!!
Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità!
E
perché si formano trombi? Perché l’infiammazione come da testo
scolastico, induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico
complesso ma ben noto.
Allora?
Quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a
metà marzo, era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia
si usano antinfiammatori e antibiotici (come nelle influenze) e il
numero dei ricoverati crolla.
Molti morti, anche di 40 anni, avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti in tutti i reparti
COVID non sono mai entrati malati di artrite reumatoide e ciò perché sono in terapia cortisonica.
Molti morti, anche di 40 anni, avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti in tutti i reparti
COVID non sono mai entrati malati di artrite reumatoide e ciò perché sono in terapia cortisonica.
Questo
è il motivo principale per cui in Italia le ospedalizzazioni iniziano a
diminuire e sta diventando una malattia curabile a casa.
Curandola bene a casa eviti non solo l’ospedalizzazione, ma anche il rischio trombotico.
Non era facile capirlo perché i segni della microembolia sono sfumati, anche all’ occhio di un cardiologo ecocardiografista.
Confrontando i dati dei primi 50 pazienti tra chi respira male e chi no, la situazione è apparsa molto chiara a tutti i medici in Italia, dai cardiologi, ai radiologi, agli anatomo- patologi fino ai colleghi delle Terapie Intensive.
Il tempo di pubblicare questi dati e si potrebbe dare il via a far uscire la popolazione dalla quarantena, non subito, ma in tempi più brevi rispetto al previsto.
In USA dove ancora vietano gli antinfiammatori i dati sono ormai più tragici che in Italia. Sono farmaci che costano pochi euro ma che aiutano a salvare tante VITE. Sono i farmaci che facciamo per andare in vacanza in Kenia e prevenire l malaria per capirci.
Confrontando i dati dei primi 50 pazienti tra chi respira male e chi no, la situazione è apparsa molto chiara a tutti i medici in Italia, dai cardiologi, ai radiologi, agli anatomo- patologi fino ai colleghi delle Terapie Intensive.
Il tempo di pubblicare questi dati e si potrebbe dare il via a far uscire la popolazione dalla quarantena, non subito, ma in tempi più brevi rispetto al previsto.
In USA dove ancora vietano gli antinfiammatori i dati sono ormai più tragici che in Italia. Sono farmaci che costano pochi euro ma che aiutano a salvare tante VITE. Sono i farmaci che facciamo per andare in vacanza in Kenia e prevenire l malaria per capirci.
Questa
testimonianza delle vasculiti con esiti in tromboembolia polmonare
parrebbe confermata dai protocolli di alcuni altri ospedali:
al Sacco danno Clexane a tutti, con D-dimero predittivo: più è alto meno risponderà il pz.
al San Gerardo di Monza Clexane e cortisone
al Sant’Orsola di Bologna Clexane a tutti + protocollo condiviso con i medici di famiglia che prescrivono Plaquenil a pioggia su tutti i pz. monosintomatici a domicilio.
al Sacco danno Clexane a tutti, con D-dimero predittivo: più è alto meno risponderà il pz.
al San Gerardo di Monza Clexane e cortisone
al Sant’Orsola di Bologna Clexane a tutti + protocollo condiviso con i medici di famiglia che prescrivono Plaquenil a pioggia su tutti i pz. monosintomatici a domicilio.
Integro
con una precisazione sugli antinfiammatori: farmaci antinfiammatori
tipo Brufen, naproxene, aspirina che inibiscono la cox1 oltre che la Cox
2 non andrebbero usati,
mentre celecoxib (un inibitore selettivo della Cox 2) sembra dare buoni risultati, bisogna comunque aspettare esito di studi, invece questa analisi porta in evidenza la necessità di usare negli stadi intermedi della malattia (inizio della tosse e prima delle difficoltà respiratorie) una eparina a basso peso molecolare ad alte dosi… (Clexane 8.000 UI/die).
mentre celecoxib (un inibitore selettivo della Cox 2) sembra dare buoni risultati, bisogna comunque aspettare esito di studi, invece questa analisi porta in evidenza la necessità di usare negli stadi intermedi della malattia (inizio della tosse e prima delle difficoltà respiratorie) una eparina a basso peso molecolare ad alte dosi… (Clexane 8.000 UI/die).
Evito
(per non appesantire troppo l’esposizione, e perché il testo è troppo
medico) di riportare un’interessante testimonianza di un
anatomo-patologo: vi basti pensare che il “Papa Giovanni XXIII” di
Bergamo ha eseguito 50 autopsie ed il “Sacco” di Milano 20 (quella
italiana è la casistica più alta del mondo, i cinesi ne hanno fatte solo
3 e “minimally invasive”). Tutto quanto ne esce sembra confermare in
pieno le informazioni sopra riportate.
In
poche parole, pare che l’exitus sia determinato da una DIC (per i non
medici, Coagulazione Intravascolare Disseminata) innescata dal virus.
Quindi la polmonite interstiziale non c’entrerebbe nulla, sarebbe stato
soltanto un abbaglio diagnostico: abbiamo raddoppiato i posti in
rianimazione, con costi esorbitanti, probabilmente inutilmente.
Col
senno di poi, mi viene da ripensare a tutti quegli Rx Torace che
commentavamo circa un mese fa: quelle immagini che venivano interpretate
come polmonite interstiziale in realtà potrebbero essere del tutto
coerenti con una COAGULAZIONE INTRAVASCOLARE DISSEMINATA.
In
definitiva fino a un mese fa nessuno sapeva nulla di questo virus,
nemmeno i virologi “più famosi” come i tanti che guardavate in TV dalla
Florida alla Francia alla Cina.
La
tragedia che ha interessato l’ Italia e che ha visto quasi 20mila morti
compresi tanti medici sul campo, ha fatto si che la Scuola Medica
Italiana sia sulla strada giusta, la strada della salvezza definitiva e
del ritorno alla vita NORMALE per tutti.”
giovedì 16 aprile 2020
5G: in Italia è in corso la più grande sperimentazione mai vista prima

Frequenze 5G – 4G – 3G – 2G in Italia
5G: 700/3700 MHz e 26 GHz
4,5G: 1500 MHz
4G: LTE FDD-LTE 800/1800/2600/2100 MHz
3G: HSDPA WCDMA 900/2100 MHz
2G: GSM 900/1800 MHz
4,5G: 1500 MHz
4G: LTE FDD-LTE 800/1800/2600/2100 MHz
3G: HSDPA WCDMA 900/2100 MHz
2G: GSM 900/1800 MHz
Qualcomm presenta QCA64x8 e QCA64x1
QCA64x8 e QCA64x1 costituiscono le due nuove famiglie di chipset WiFi a 60 GHz in grado di raggiungere e superare la velocità di 10 Gbps, con latenze equiparabili a quelle delle migliori connessioni via cavo e caratterizzate da un’ottimizzazione nei consumi così da non andare a influire negativamente sulla durata della batterie dei dispositivi in cui sono ospitati. Un notevole passo in avanti rispetto a quanto oggi avviene sfruttando le bande 2,4 e 5 GHz. Più nel dettaglio, QCA64x8 (QCA6438 e QCA6428) punta a infrastrutture e access point fissi, mentre QCA64x1 (QCA6421 e QCA6431) alle applicazioni mobile.
QCA64x8 e QCA64x1 costituiscono le due nuove famiglie di chipset WiFi a 60 GHz in grado di raggiungere e superare la velocità di 10 Gbps, con latenze equiparabili a quelle delle migliori connessioni via cavo e caratterizzate da un’ottimizzazione nei consumi così da non andare a influire negativamente sulla durata della batterie dei dispositivi in cui sono ospitati. Un notevole passo in avanti rispetto a quanto oggi avviene sfruttando le bande 2,4 e 5 GHz. Più nel dettaglio, QCA64x8 (QCA6438 e QCA6428) punta a infrastrutture e access point fissi, mentre QCA64x1 (QCA6421 e QCA6431) alle applicazioni mobile.
Qualcomm Technologies è il primo player del mercato a offrire una soluzione basata sullo spettro mmWave (onde millimetriche) che tiene conto delle specifiche 802.11ay (non ancora ufficialmente approvate, evoluzione dell’802.11ad) guardando al futuro delle reti wireless, con copertura e performance di primo livello. Queste le parole di Rahul Patel, Senior Vice President and General Manager della divisione Connectivity and Networking di Qualcomm Technologies.




Campi a radiofrequenza e salute
2: Effetti sulla salute dei campi
In questo capitolo si descrivono gli
effetti noti o ipotizzati sulla salute dei campi a radiofrequenza. Anche
se non si fa riferimento a normative, si e’ cercato di distinguere tra
effetti presenti a potenze elevate, superiori a quelle consentite dalle
normative internazionali (1-5 W/mq), e quelli a livelli di potenza molto
bassi, che e’ possibile incontrare anche rispettando queste norme.
2.1: Che effetti hanno le onde radio sulla salute?
Le
onde radio possono venire assorbite da corpi di dimensioni
confrontabili o superiori ad 1/4 circa della loro lunghezza d’onda.
Quindi il corpo umano assorbe bene onde di frequenza compresa tra 30 e
300 MHz (da 10 m a 1 m), per le quali e’ una discreta antenna
ricevente. A frequenze superiori l’assorbimento si riduce, fino a circa
3-4 GHz, per poi rimanere circa costante all’aumentare della frequenza.
La quantita’ di onde radio assorbita da un particolare tessuto si indica come potenza specifica assorbita,
e si misura in watt per kilogrammo (W/Kg). Gli effetti biologici delle
onde dipendono da questa quantita’, che e’ ovviamente legata alla
potenza delle onde che investono l’individuo, ma anche alla loro
frequenza (come si e’ appena detto). Nella letteratura angolsassone, la
potenza specifica assorbita e’ indicata con l’abbreviazione SAR.
Tutti gli effetti noti dei campi dipendono
in maniera molto forte dal SAR, e spariscono completamente al di sotto
di una soglia che dipende dal tipo di effetto. Alcuni di questi effetti
sono direttamente legati a malattie, per altri non si sa se l’effetto
sia o meno pericoloso per la salute.
Il corpo umano genera a riposo circa
1W/kg, che puo’ arrivare a 4 W/kg durante un lavoro intenso. Se le
potenze assorbite sono confrontabili o maggiori di questa quantita’, il
calore eccessivo deve venir eliminato dal sistema di termoregolazione
naturale, o il corpo si surriscalda.
A potenze assorbite elevate (oltre 10W/kg su tutto il corpo)
si osserva un iniziale aumento di temperatura, che e’ inizialmente
tenuto sotto controllo dal sistema di termoregolazione. Dopo un periodo
di tempo limitato, la temperatura riprende a salire, e sopravvengono
danni gravi ed irreversibili.
A potenze di diversi W/kg, si hanno
inoltre vari tipi di danni, che includono emolisi, danni al sistema
endocrino (in particolare la tiroide), malformazioni del feto, e
soprattutto danni nei confronti di tessuti particolarmente sensibili al
calore (testicoli, sterilita’) o poco irrorati (cristallino, cataratta).
Questi ultimi danno possono verificarsi per esposizioni prolungate
(anche mesi) a potenze relativamente basse, come 100 W/mq (SAR di
0,5-1W/kg), e anche se l’esposizione e’ concentrata sui soli organi
interessati.
Alcuni
autori, soprattutto sovietici, riportano effetti a potenze al di sotto
di quelle necessarie per ottenere riscaldamento. Questi effetti sono in
genere molto deboli, non sono stati riprodotti in laboratori
occidentali, e non sono collegabili direttamente a rischi sulla salute
(vedi domanda 2.4).
Sono stati cercati effetti dei campi sulla
riproduzione cellulare e sulla possibilita’ di alterare il materiale
genetico. Nessuno di questi studi ha evidenziato effetti di questo tipo
per esposizioni comparabili con quelle consentite dalle norme attuali,
per cui vi e’ consenso generale sul fatto che i campi a radiofrequenza non inducono mutazioni e non sono responsabili di iniziare processi tumorali. Si ritiene che campi intensi siano comunque in gradi di promuovere tumori, cioe’ di far evolvere piu’ rapidamente verso forme tumorali cellule danneggiate da altri agenti.
I campi a radiofrequenza causano inoltre
molti altri effetti, anche se non e’ chiaro ne’ su quanto questi effetti
siano reali, in quanto compaiono solo in alcuni studi, ne’ sui
meccanismi che li producono. Questi effetti comprendono variazioni nel
trasporto di ioni calcio attraverso la membrana cellulare, variazioni
nel tasso di crescita di colture cellulari, nella bioluminescenza di
alcuni batteri, nella permeabilita’ della barriera ematoencefalica.
Questi effetti sono in genere visti a SAR di alcuni W/kg, quindi a
potenze in grado di produrre riscaldamento, ma si osservano talvolta
anche a potenze inferiori, o in colture cellulari accuratamente
termostatizzate per escludere effetti termici.
Alcuni studi mostrano che singoli
individui sono in grado di percepire campi a radiofrequenza di pochi
W/mq, di solito dopo un’esposizione di 40-50 secondi. La cosa e’
spiegabile tenendo conto che i termorecettori cutanei sono sensibili a
variazioni di temperatura di 1/100 di grado, e non ha probabilmente
nessuna rilevanza per la salute. Sensibilita’ simili si hanno anche per
esposizioni a radiazione infrarossa.
In tab. 3 sono elencati i principali
effetti noti dei campi a radiofrequenza, e l’intensita’ del campo
necessaria per evidenziare l’effetto.
NOTA IMPORTANTE: La corrispondenza tra SAR a densita’ di potenza e’ solo indicativa, in quanto dipende fortemente dal tipo di organo esposto, dalla frequenza radio, e da altri parametri. Si rimanda alla letteratura specializzata per una trattazione accurata. Inoltre il SAR e’ riferito a tutto il corpo, singoli organi possono assorbire potenze anche molto diverse.
2.2: Che differenza c’e’ tra effetti termici e non termici?
Una
volta assorbite, l’ energia viene convertita in calore con diversi
meccanismi. Il calore, se non viene smaltito tramite i meccanismi
naturali di termoregolazione, puo’ danneggiare direttamente o
indirettamente i tessuti colpiti. In particolare risultano sensibili
agli effetti termici il cristallino, che e’ scarsamente irrorato dal
sangue, e i testicoli, che smettono di funzionare gia’ con aumenti di
temperatura di un grado.
Gli effetti direttamente o indirettamente riconducibili ad un aumento di temperatura sono comunemente detti effetti termici.
Oltre agli effetti termici, sono stati osservati, in laboratorio o sui
animali, effetti di altro tipo. Si tratta sempre di effetti che
avvengono a potenze assorbite (SAR) corrispondenti ANCHE ad aumenti di
temperatura, anche se questi possono essere stati compensati da
meccanismi di termoregolazione. Risulta quindi difficile stabilire se
l’effetto sia dovuto indirettamente ad un aumento di temperatura, o ad
aver messo sotto sforzo la termoregolazione, o realmente a meccanismi
non termici. Pertanto si tende a non distinguere gli effetti in base al
meccanismo termico/non termico, ma in base al livello di SAR a cui
l’effetto compare.
Alcuni autori distinguono gli effetti in
termici, quando si osserva un aumento di temperatura (di solito almeno
un decimo di grado), atermici (quando il sistema di termoregolazione
compensa gli effetti termici che altrimenti ci sarebbero) e non termici
(quando il sistema di termoregolazione non viene interessato). Non
conoscendo i meccanismi di azione di effetti non direttamente
riconducibili a effetti termici, questa distinzione ha un senso
limitato.
2.3: Che differenza c’e’ tra effetti a lungo e a breve termine?
Un effetto che compaia solo quando si e’
esposti ai campi, e sparisca rapidamente quando l’esposizione cessi e’
detto a breve termine. Un effetto che invece compaia dopo una lunga
esposizione, magari intermittente o saltuaria, e’ detto a lungo termine.
Chiaramente, mentre risulta abbastanza semplice individuare un effetto a
breve termine, un effetto a lungo termine richiede lunghi e complessi
studi epidemiologici. Inoltre un effetto di questo tipo e’
potenzialmente piu’ pericoloso, perche’ le singole esposizioni non danno
sintomi che ci consentano di accorgerci del rischio ed evitarlo.
Gli
effetti riportati nei precedenti capitoli sono sia a breve che a lungo
termine. Ad es. una esposizione a campi di oltre 100 W/mq non da’
sintomi apprezzabili, ma puo’ portare, a lungo andare, a danni del
cristallino (cataratta).
Sono stati cercati effetti a lungo termine
come aumento del rischio di alcune malattie, soprattutto tumori, per
mezzo di studi epidemiologici sulla popolazione generale (vedi domanda 2.6) e su lavoratori esposti (vedi domanda 2.7).
2.4: Gli anziani e i bambini sono piu’ esposti?
Le persone deboli (anziani, malati) sono
comunque piu’ esposti di una persona robusta e sana. Di questo comunque
ogni normativa tiene conto, adottando opportuni margini cautelativi.
I bambini sono piu’ esposti anche perche’
sono piu’ piccoli, e quindi hanno dimensioni corporee piu’ vicine alla
lunghezza d’onda delle emissioni radio. Di conseguenza assorbono le onde
radio 2-5 volte meglio di una persona adulta, in proporzione.
2.5: Che dicono gli studi di laboratorio?
Esiste una ricchissima letteratura su
studi di laboratorio, sia su culture cellulari che in animali, per
cercare vari effetti legati ai campi a radiofrequenza.
In studi su topi di laboratorio, si e’
visto che esposizione a SAR di 6W/kg decresce la loro vita media, mentre
a 2W/kg non si hanno effetti significativi. Vari autori hanno trovato
un aumento di tumori in topi esposti a radiofrequenze a livelli elevati
(2-6 W/kg), soprattutto se esposti anche a altri agenti oncogeni. In
altre parole, questi studi mostrerebbero che l’esposizione a onde radio a
potenze elevate aumenta l’attivita’ di altri agenti tumorali.
In
uno di questi studi (Szmigielski, 1982) si e’ visto inoltre che un
aumento di tumori e’ presente anche se i topi vengono confinati in
gabbie piccole (come succede se si vuole determinare con precisione la
dose di radiazione assorbita) e non esposti ai campi. Questo effetto
puo’ alterare il risultato alcuni studi, ma l’autore trova che comunque a
SAR di 6 W/kg il tasso di tumori aumenta.
Vari autori hanno sperimentato diversi
tipi di esposizione (continua o a impulsi, a varie frequenze attorno a
800 MHz) senza trovare alterazioni nel tasso di tumori cerebrali,
malformazioni nella prole, tumori epatici. Molti di questi esperimenti
mirano a simulare le tipiche condizioni d’uso di un telefono portatile
posto vicino alla testa.
Un recente studio (Repacholi, 1997) ha
trovato che esposizione di oncotopi a campi a radiofrequenza simili a
quelli per telefonia GSM aumentano significativamente il tasso di
linfomi in oncotopi (topi modificati geneticamente in modo da sviluppare
spontaneamente linfomi). Lo studio ha avuto un notevole risalto, in
quanto Repacholi e’ sia presidente sia dell’ICNIRP, che responsabile del
progetto OMS sugli effetti sanitari dei campi elettromagnetici.
Vari studi hanno cercato alterazioni
cromosomiche o modificazioni del DNA in seguito ad esposizioni a
radiofrequenza di topi, moscerini, microorganismi e culture cellulari.
In genere gli studi che trovano alterazioni utilizzano potenze elevate,
oltre 10 W/kg. A SAR piu’ bassi, nuerosi lavori non trovano
alterazioni. Un singolo lavoro (Lai e Singh, 1995) trova un aumento
delle rotture nel DNA di topi esposti a SAR di 0.6 W/kg.
Alcuni studi hanno cercato, e non trovato, alterazioni del tasso di melatonina in seguito ad esposizione a radiofrequenza.
Soprattutto nell’Europa dell’Est, diversi
ricercatori hanno trovato effetti biologici dei campi a SAR molto bassi,
anche dell’ordine di 1 milliW/kg. Questi studi sono stati visti con
notevole scetticismo nel mondo occidentale, in quanto gli esperimenti
venivano descritti in modo poco chiaro, rendendo difficile una verifica,
e gli effetti non erano collegabili facilmente a danni per la salute.
Recentemente, alcuni di questi studi sono stati ripetuti in modo controllato, con risultati vari. Un totale di 8 studi (su oltre un centinaio) mostra effetti a SAR sotto 0.1 W/kg. Anche se questi studi venissero confermati, comunque, non e’ chiaro se le modifiche indotte dai campi abbiano conseguenze negative per la salute.
Recentemente, alcuni di questi studi sono stati ripetuti in modo controllato, con risultati vari. Un totale di 8 studi (su oltre un centinaio) mostra effetti a SAR sotto 0.1 W/kg. Anche se questi studi venissero confermati, comunque, non e’ chiaro se le modifiche indotte dai campi abbiano conseguenze negative per la salute.
In conclusione: Gli
studi di laboratorio non mostrano effetti significativi per la salute a
SAR sotto 0,1 W/kg. La maggior parte degli studi che mostrano effetti
importanti sulla promozione di tumori richiedono SAR elevati, in grado
di causare riscaldamento, per periodi di tempo prolungati (almeno 30
minuti), mentre a SAR dell’ordine di 1-2 W/kg o meno non si osservano
effetti. Esistono pero’ alcuni studi che mostrano effetti “strani”, di
cui non e’ comunque chiara l’implicazione per la salute, a potenze piu’
basse, fino a alcuni milliwatt/Kg.
2.6: Sono stati fatti studi epidemiologici?
Uno studio epidemiologico confronta alcuni
indici relativi a particolari malattie in due gruppi di persone che
differiscono (idealmente) solo per il fatto di essere state esposte
all’agente di cui si intende studiare gli effetti (i campi
elettromagnetici, in questo caso). Potendo studiare un gran numero di
persone nella situazione di reale esposizione, uno studio epidemiologico
ben condotto permette di verificare la pericolosita’ di un agente al di
la’ di ogni ipotesi su come questo produca i danni osservati.
E’ pero’ difficile condurre uno studio di
questo tipo, soprattutto se si sospetta che l’agente produca malattie
rare (come la leucemia infantile), o non si abbia idea di che
particolare malattia cercare. Occorre seguire gruppi di persone molto
grandi, tipicamente di almeno diverse decine di migliaia di persone, e
utilizzare particolari cautele per garantire che i due gruppi siano
davvero uguali per ogni altro aspetto. Occorre inoltre stabilire prima dello studio cosa si vuole cercare, e i criteri in base ai quali si determina l’esposizione.
Sulla popolazione generale, sono stati
condotti due grossi studi in cui si e’ esaminato l’occorrenza di diversi
tipi di tumori in persone che vivevano a varia distanza da ripetitori
televisivi, rispettivamente in Inghilterra (Dolk et al, 1996) e in
Australia (Hocking et al, 1996).
Dolk
ha inizialmente trovato un aumento di leucemie attorno ad una singola
stazione TV, ma, ripetendo lo studio su un gran numero di ripetitori,
non ha trovato complessivamente nessun aumento di leucemie, dell’adulto o
infantili, tumori cerebrali, cancro alla vescica o tumori alla pelle.
Hocking ha eseguito uno studio
“ambientale” (senza misurare i campi a cui la gente era effettivamente
esposta, ma stimandoli in base alla distanza dall’antenna), trovando
aumenti di leucemie infantili. Il lavoro e’ stato ripetuto in modo piu’
accurato sulla stessa popolazione da McKenzie et al. (1998), che hanno
trovato un debole aumento di leucemie infantili nelle vicinanze di un
singolo ripetitore, ma non in tutti gli altri. Inoltre l’aumento risale a
prima che le trasmissioni TV venissero irraggiate 24 ore al giorno.
Anche in questo caso sono stati cercati, e non trovati, aumenti di altri
tipi di tumori.
Una rassegna di tutti gli studi
epidemiologici esistenti e’ stata recentemente effettuata da Elwood
(1999). La conclusione e’ che, sebbene alcuni studi mostrino una
correlazione tra esposizione e alcuni tumori, queste correlazioni sono
deboli (e quindi probabilmente dovuti a fluttuazioni statistiche),
inconsistenti, (studi differenti mostrano risultati opposti riguardo a
tumori specifici), e nel complesso non mostrano assolutamente un aumento
del rischio con l’esposizione. La bassa qualita’ di alcuni studi e’ una
probabile causa delle correlazioni trovate, ed in alcuni casi sono
evidenti errori (bias) che portano ai risultati visti. Tutti questi
studi, pero’, non coinvolgono un numero di persone sufficienti a
determinare in modo affidabile eventuali effetti deboli.
In conclusione: gli studi
epidemiologici mostrano che esposizioni a campi di intensita’ comprese
tra 0.002 e 0.1 W/mq non producono significativi aumenti dei tumori
considerati. Sporadici risultati positivi sono dovuti a fluttuazioni
statistiche e/o errori metodologici. Non siamo pero’ in grado di
escludere effetti deboli.
2.7: Sono stati fatti studi su lavoratori esposti?
I
cosidetti studi occupazionali cercano una correlazione tra
l’esposizione di lavoratori a campi elettromagnetici e varie malattie.
In principio questi studi possono essere molto accurati, perche’ la
popolazione e’ ben definita, e’ possibile determinare la quantita’ di
radiazione assorbita, e seguire la storia clinica di queste persone.
Purtroppo la maggior parte degli studi occupazionali pubblicati mostra
grosse carenze. In particolare spesso si utilizza solamente
l’occupazione come indice dell’esposizione, e non vengono fatte
misurazioni della quantita’ di onde radio a cui i lavoratori sono stati
effettivamente esposti.
Solamente tre lavori sono stati condotti
in modo accurato (Robinette et al, 1980; Hill, 1988; Milham, 1988), e
altri tre in modo accettabile. Nessuno di questi lavori mostra aumenti
nel numero totale di tumori o in particolari tipi di tumori. Uno studio
molto citato (Szmiligelski, 1996) indica un aumento di tumori nei
militari polacchi esposti a onde radio. Questo studio non e’ accettabile
secondo i criteri dati sopra (non indica come sono state valutate le
esposizioni), e contiene errori metodologici gravi.
In conclusione, gli studi
epidemiologici condotti in modo accettabile mostrano che i lavoratori
esposti professionalmente a onde radio non mostrano aumenti
significativi di tumori.
2.8: Tutti gli scienziati condividono gli attuali limiti internazionali?
La stragrande maggioranza della comunita’
scientifica internazionale e’ convinta che non esistano effetti
documentati per esposizioni a radiofrequenza a bassi livelli, e che
quindi i limiti internazionali attuali proteggano adeguatamente la
popolazione. Esistono perplessita’, ma non reali preoccupazioni,
riguardo agli effetti sulla salute dei telefonini, in quanto irradiano
potenza molto vicino al corpo e possono causare una esposizione elevata
su ristrette parti del corpo. Molti studiosi sottolineano che i
risultati contraddittori presenti ad es. in alcuni studi di
laboratorio richiedano ulteriori approfondimenti.
laboratorio richiedano ulteriori approfondimenti.
Tuttavia
alcuni scienziati hanno posizioni anche radicalmente differenti. Ad es.
e’ molto citata la posizione di un epidemiologo israeliano, Goldsmith,
che in un articolo di opinione ha sostenuto che gli studi epidemiologici
“suggeriscono che l’esposizione a campi RF sia potenzialmente
cancerogena ed abbia altri effetti sulla salute”. L’opinione pero’ e’
basata sugli studi di Dolk e Hocking citati (vedi domanda 2.6), su un singolo studio occupazionale di bassa qualita’ (vedi domanda 2.7), e su altri lavori non pubblicati su riviste con referee, e quindi di qualita’ discutibile.
Il dr. Henry Lai, dell’universita’ di
Washington, Seattle, sostiene che campi molto deboli, come quelli dei
ripetitori, possono influenzare il sistema nervoso di topi di
laboratorio. Gli studi pubblicati del dr. Lai pero’ riguardano
esposizioni a livelli relativamente alti di esposizione (10W/mq), e di
assorbimento (i topi assorbono meglio degli uomini le onde radio). In
una lettera spedita ad autorita’ nel 1999, Lai sostiene di avere prove
che i campi siano dannosi ad intensita’ molto minori, basandosi su un a
serie di studi che in realta’ non supportano le sue tesi. Gli studi
citati da Lai, infatti, mostrano effetti molto deboli, attribuibili a
fluttiazioni statistiche, non confermati da studi indipendenti, e con
significanza per la salute scarsa o nulla.
Esistono poi anche posizioni molto bizzarre riguardo gli effetti dei campi elettromagnetici (vedi domanda 2.6). Ad es. Roger Coghill, un dirigente ambientale (enviromental
manager) neozelandese sostiene che i campi possano essere pericolosi a
bassi livelli. Sostiene anche che il cervello sia una stazione radio
trasmittente, in comunicazione diretta con ogni cellula dell’organismo
(vedi domanda 1.6). Queste teorie non trovano nessun riscontro nella
fisiologia nota, e Coghill non fornisce nessuna prova a sostegno delle
sue teorie. Posizioni meno estreme sono sostenute da un altro
neozelandese, Cherry. Nessuno dei due ha mai pubblicato un articolo
scientifico su rivista con referee
fonte: ANGELA FRANCIA
fonte: ANGELA FRANCIA
domenica 12 aprile 2020
il Ministero della Verità
L'importantissimo video-appello dell'amico Massimo Mazzucco da divulgare dappertutto. Prima che la censura sigilli le nostre vite, fatelo diventare virale. Grazie.
Marcello Pamio - DISINFORMAZIONE
Marcello Pamio - DISINFORMAZIONE
mercoledì 25 marzo 2020
coronavirus e menzogne di Stato tricolore!
di
Gianni Lannes
Bentornati
nel belpaese, dove grazie ad aridi decreti burocratici che hanno
iniettato paura nel corpo sociale ormai lobotomizzato, addirittura il
governo tricolore ha
vietato il gioco dei bambini all'aria aperta, sotto la luce del
benefico sole di primavera, mentre l'esercito accende i cingolati
corazzati. E nessuno ha fiatato nel mondo della scuola, della cultura e
dello spettacolo, per difendere l'infanzia e l'adolescenza
dall'inaccettabile bullismo istituzionale, dalla violenza delle
autorità. Non sarà più come prima, ma una cosa è certa: i cosiddetti
insegnanti non saranno più un modello etico per gli alunni, poiché hanno
accettato passivamente il furto della libertà, conformandosi alla
follia autoritaria. Agli studenti, bambini, fanciulli, adolescenti e
maggiorenni scuola e università impongono la parola d'ordine corrente:
muti e a cuccia. Ai più piccoli si assegnano i compitini a distanza
elettronica: un'altra genialata per consentire il controllo totale della
vita umana, fin dentro le famiglie. E guai a chi non si adegua. Oggi
non esiste più una società civile, in grado di reagire ai boiardi di un
regime che specula anche sui morti, oscurando le vere cause dei decessi e
non consente i funerali.
I
morti a causa del nuovo coronavirus, attualmente accertati in Italia
dall'Istituto Superiore di Sanità sono solo due (2) di numero. Nel
2020 l'Italia è la nazione dove è stata abolita la libertà,
sospesa la vita civile, annichilita la socialità, arrestata
la
scuola, messo al bando il dissenso critico, criminalizzata tutta la
popolazione da chi ha confuso l'agente patogeno (coronavirus) con la
malattia (covid-19) negli atti governativi in Gazzetta Ufficiale. La
prima vittima è la verità. Chi vuole impedire di raccontarla
tentando di offuscarla o manipolarla? Ecco una dichiarazione
illuminante del primo ministro pro tempore Giuseppe Conte, rilasciata
il 25 febbraio 2020 (dal minuto 9:24):
«L'Italia
è un paese sicuro, in cui si può viaggiare, si può venire a fare
del turismo. Ci sono alcune aree delimitatissime del nostro
territorio che in questo momento abbiamo assoggettato a delle
restrizioni per quanto riguarda anche la circolazione di persone, ma
sul restante territorio si può viaggiare tranquillamente. L'Italia è
un paese sicuro e forse molto più sicuro di tanti altri. I nostri
cittadini devono stare tranquilli. I nostri ospedali sono
un'eccellenza. I nostri protocolli sono adeguati. Io non ho alcuna
competenza... Questo non è il momento delle polemiche...».
Ancora nella conferenza stampa del 25 febbraio scorso, Conte ha dichiarato testualmente, riferendosi ai primi focolai in Lombardia e Veneto:
Ancora nella conferenza stampa del 25 febbraio scorso, Conte ha dichiarato testualmente, riferendosi ai primi focolai in Lombardia e Veneto:
«Noi
avremo, produrremo nei prossimi giorni un effetto contenutivo della
diffusione del virus. Non si giustifica la chiusura e la sospensione
delle attività scolastiche nella restante parte del territorio
nazionale. Semmai possiamo sospendere i viaggi di istruzione... Ma
sicuramente non ha ragione di esistere una sospensione delle attività
produttive, scolastiche e via discorrendo per quanto riguarda i
restanti componenti della comunità nazionale... ».
Lo
stesso presidente del consiglio Conte da Volturara Appula, il 30 gennaio aveva detto
pubblicamente:
«C'erano
due casi accertati di coronavirus di turisti cinesi... Non ci siamo
fatti provare impreparati. Il direttore generale dell'OMS ha
preannunciato l'emergenza globale per il coronavirus. Vorrei
rassicurare tutti i cittadini che ci ascoltano sul fatto che abbiamo
già predisposto, come già stavamo facendo, tutte le misure
precauzionali per isolare questi due casi. Quindi in questo momento
ci sono delle attente verifiche per ricostruire il percorso dei due
cittadini cinesi per isolare evidentemente e per isolare il loro
passaggio e per evitare assolutamente qualsiasi rischio ulteriore
rispetto a quello accertato».
Chi
è e dov'è il paziente zero? Le autorità preposte lo hanno
individuato dopo quasi tre mesi di ricerche addomesticate? Come mai
non sono stati posti in quarantena i numerosi cinesi sbarcati in
Italia negli ultimi due mesi, che grazie a triangolazioni aeree hanno
fatto scalo in Germania, e, poi, grazie a voli diretti da Monaco di
Baviera sono giunti in Italia? Come mai, la specifica, puntuale
tempestiva e dettagliata segnalazione, inviata personalmente da un
alto ufficiale militare italiano all'esperto ministro degli Esteri
tale Di Maio dei 5 stelle, non è stata presa minimamente in
considerazione? Perché il governo del Conte bis non ha risposto -
dal gennaio scorso - a ben 84 atti parlamentari ormai accumulati ed inevasi (interrogazioni ed
interpellanze) sul morbo in voga catapultato in Italia?
Ancora
meno di un mese fa, il 22 febbraio per l'esattezza, il capo
dell'esecutivo grulpiddino, con l'obiettivo ideale di contenimento
del contagio, ha puntualizzato:
«Lo
scopo è di tutelare il bene della salute degli italiani...
l'integrità fisica e psicofisica è al primo posto in un'ideale
gerarchia di valori. Noi le nostre valutazioni le assumiamo sulla
base tecnico-scientifica, non lavoriamo da soli.... C'è un comitato
tecnico-scientifico che ci offre le basi scientifiche di valutazione.
Su quelle basi noi ci assumiamo le conseguenti responsabilità per
una decisione politica contemperando gli interessi della collettività
e gli interessi di tutti... Ma avendo sempre quale obiettivo, lo
ripeto, la tutela della salute dei cittadini. E per questo che oggi
siamo in condizione quindi, con questo decreto legge di innalzare la
soglia di tutela intervenendo per circoscrivere meglio e poter
tutelare le comunità direttamente interessate da questi focolai».
A
dirla tutta, però, il suddetto comitato di esperti italiani (anche quelli dell'Unione europea), non era d'accordo
con la chiusura delle scuole su tutto il territorio nazionale. Quanto
ai danni psicologici e fisici inflitti a bambini e adolescenti dal
governo italiano, mediante la segregazione forzata in casa dal 5
marzo 2020, il conto è incalcolabile, alla stregua dell'economia nazionale condannata a collassare. Domanda cruciale: in realtà
come e perché sono state imposte misure coercitive di privazione
della libertà nei confronti di tutta la popolazione, ma non sono
state invece adottate altre misure epidemiologiche più utili come in
Germania e nel Regno Unito?
Una classica finestra di Overton ormai spalancata. Le
dichiarazioni di Conte del 29 febbraio 2020 sono da incorniciare in
lascito eterno ai posteri:
«Allo
stato non vi sono i presupposti nella nostra valutazione, lo dico con
molta serenità, per chiedere e ottenere la sospensione del Trattato
di Schengen della libera circolazione, in particolare delle persone.
Perché è una misura draconiana che adesso suona assolutamente
sovraproporzionata rispetto all'esigenza di contenimento del contagio
e di protezione della salute dei cittadini italiani. Sono misure
assolutamente inadeguate, assolutamente sproporzionate, perché noi
dovremmo a questo punto sospendere addirittura il traffico o comunque
rallentarlo accuratamente per disporre dei controlli che ovviamente
richiedono del tempo... E il controllo più efficace, ormai lo avete
capito, è quello del tampone che non si può certo risolvere con la
semplice rilevazione tecnica, con un termometro... Quindi, in
sostanza, al momento non ci sono assolutamente gli estremi per
un'iniziativa di questo tipo, senza tener conto dell'impatto
devastante sulla nostra economia... Ma che cosa vogliamo fare
dell'Italia un lazzaretto? Non ci sono né le condizioni perché si
arrivi a questo e né vogliamo arrivarci... Gli italiani non devono
abbandonarsi a sentimenti di panico o a fenomeni di allarmismo del
tutto inutili, controproducenti che non hanno ragione di essere. Gli
italiani devono fidarsi delle autorità sanitarie innanzitutto e poi
delle autorità politico-amministrative che vengono chiamate
ovviamente ad assumere decisioni e lo fanno a ragion veduta sulla
base di un'attenta ponderazione... Per un breve periodo, un paio di
settimane della loro vita avranno qualche restrizione, che peraltro
non impedirà assolutamente lo svolgimento delle attività di vita
personali, ma nello stesso tempo ne otterranno giovamento, perché
potranno uscire da questa emergenza... Se necessario ci saranno anche
le forze armate».
In seguito, l'ineletto Conte si è presentato in conferenza stampa per annunciare un nuovo decreto con il quale si stabilisce che non esiste più una zona rossa: tutta Italia sarà “zona protetta” (si fa per dire, sic!), fino al 3 aprile.
In seguito, l'ineletto Conte si è presentato in conferenza stampa per annunciare un nuovo decreto con il quale si stabilisce che non esiste più una zona rossa: tutta Italia sarà “zona protetta” (si fa per dire, sic!), fino al 3 aprile.
«Vi
comunico che abbiamo adottato una nuova decisione, siamo ben
consapevoli di quanto sia difficile cambiare le nostre abitudini, io
stesso lo sto sperimentando, capisco le famiglie, i giovani, sono
abitudini che con il tempo riprenderemo, ma purtroppo non c’è più
tempo. I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante,
dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei deceduti. Le
nostre abitudini, quindi, vanno cambiate, ora dobbiamo rinunciare
tutti a qualcosa per il bene dell’Italia e dei nostri cari, lo
dobbiamo fare subito e ci riusciremo solo se tutti collaboreremo. Per
questo abbiamo deciso di adottare misure più stringenti per riuscire
a contenere il più possibile l’avanzata del coronavirus e tutelare
la salute dei cittadini. Sto per firmare un provvedimento che
possiamo sintetizzare con la formula “io resto a casa”, non ci
sarà più una zona rossa. Dunque, da evitare su tutto il territorio
nazionale spostamenti, eccezion fatta per tre circostanze comprovate:
ragioni di lavoro; casi di necessità e motivi di salute. Aggiungiamo
un divieto degli assembramenti all’aperto nei locali aperti al
pubblico. Sono consapevole della responsabilità e gravità ma sono
costretto a intervenire per proteggere noi e le persone più fragili,
il futuro dell’Italia è nella nostre mani».
Efficacia,
adeguatezza, proporzionalità, oculatezza o soltanto confusione e
inconsistenza politica di una massa governativa di incompetenti ed inetti? L'ultimo agente patogeno in
circolazione ha mietuto in Italia soltanto due vittime (dicasi 2 in
cifre) secondo gli accertamenti scientifici dell'Istituto Superiore
di Sanità, in compenso ha recluso - a tempo indeterminato - più o
meno 60 milioni di persone. Perché Angelo Borrelli, a capo della
Protezione Civile, col beneplacito governativo continua a confondere
le acque mescolando le vere cause di decesso delle vittime ufficiali?
Una
nuova stretta in arrivo con misure più stringenti? Per fronteggiare
e contrastare il dilagare del coronavirus in tutta Italia, secondo
quanto riferito da alcune fonti all’Adnkronos, il governo del Conte
bis potrebbe decidere prestissimo nuove e ulteriori restrizioni agli
spostamenti della popolazione. Quali
nuove restrizioni? Oltre a un possibile divieto di correre
all’aperto, preannunciato dal ministro dello Sport Vincenzo
Spadafora, l’esecutivo capeggiato da Conte potrebbe varare un giro
di vite sui trasporti pubblici e sulle aziende. Dopo il decreto
del’11 marzo, il Governo starebbe valutando in queste ore: «Se
nelle prossime ore si tratterà di fare una stretta ulteriore che
incide sui comportamenti, la faremo»,
conferma anche il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia.
Insomma, le restrizioni andranno ben oltre quanto prospettato nei
decreti. Il monito “io resto a casa” è presto diventato un
obbligo penale, anzi dittatoriale. Basta leggere con attenzione le
circolari del ministro Lamorgese al Viminale. Poco ci manca allo
“stato di guerra”. Si attendono, infatti, le regole d'ingaggio
per schierare l'esercito in paesi e città. Il modello è quello
autoritario cinese, suggerito da Walter Ricciardi ex presidente
dell'ISS, poi promosso all'OMS, attuale consulente del ministro
Speranza (nonostante i conflitti di interesse vaccinali), lo stesso
che ha rilasciato eloquenti dichiarazioni in tal senso al settimanale
l'Espresso (1 marzo 2020). Ovviamente, non poteva mancare anche il super esperto Roberto Burioni, il dottore
bocciato più volte agli esami a cattedra in alcune università
italiane.
Giuseppe
Conte, a margine di un consiglio dei ministri in cui i membri
dell’esecutivo intervenuti hanno indossato mascherina e guanti -
gli altri si sono connessi in videoconferenza - ha rilasciato
alcune dichiarazioni al Corriere della Sera riguardo la durata della
quarantena e il picco di contagio del coronavirus, atteso nei
prossimi giorni.
«Abbiamo
evitato il collasso del sistema. Le misure restrittive stanno
funzionando, ed è ovvio che quando raggiungeremo un picco e il
contagio comincerà a decrescere, almeno in percentuale, speriamo fra
qualche giorno, non potremo tornare subito alla vita di prima».
Per
Conte il blocco totale potrebbe quindi continuare oltre il 3 aprile, forse alle calende greche. Infatti ha precisato:
«Al
momento non è ragionevole dire di più, ma è chiaro che i
provvedimenti che abbiamo preso, sia quello che ha chiuso molte delle
attività aziendali e individuali del Paese, sia quello che riguarda
la scuola, non potranno che essere prorogati alla scadenza. Bisogna
usare il buonsenso e agire tutti con la massima consapevolezza. Le
sanzioni penali per chi trasgredisce ci sono, e verranno applicate in
modo severo. Al momento non sono previste altre misure restrittive di
largo respiro, ma se non saranno rispettati i divieti dovremo agire. Siamo più
che soddisfatti di tutti i passi compiuti sino ad ora, che si sono
ispirati ad almeno quattro principi. Per decidere se riaprire o
tenere chiuse le scuole, sarà determinante il parere degli
scienziati, i migliori sul mercato e di cui ci stiamo avvalendo,
visto che non rincorriamo i sondaggi, ma abbiamo in qualche modo,
doverosamente, ceduto il passo alla comunità scientifica, che in
alcuni momenti della storia può anche guidare le decisioni
politiche».
Per
ora, poi si vedrà quanto prolungare la prigionia del popolo. Più o
meno sessanta milioni di italiani agli arresti domiciliari, sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio: è un
buon risultato, complice un rammollimento celebrale ormai genetico e
una disinformazione informazione capillare, una miscela che ha ottenuto risultati
che avrebbero fatto impallidire Goebbels e pure Pol Pot. Ma per caso,
il nuovo coronavirus è un'arma biologica molto potente testata sulle
ignare popolazioni? In altri termini, un veicolo perfetto per attuare
in un lampo un controllo sociale ed economico su scala mondiale, a
partire dallo Stivale? Se
questa in atto non è una bieca dittatura, allora di che diamine si
tratta? La tecnocrazia ha soppiantato la democrazia incompiuta.
Siamo
evidentemente vittime di un subdolo e perfettamente orchestrato e
pianificato colpo
di Stato, già annunciato con la deliberazione del consiglio dei ministri
datata 31 gennaio 2020. Chi domina il mondo vuole un'Italia povera e
debole, anzi tramortita. Su la testa!
Riferimenti:
venerdì 20 marzo 2020
Italia: 2 morti per coronavirus e 60 milioni di prigionieri!
di
Gianni Lannes
Un
terribile flagello virale ha colpito il belpaese, tanto da indurre il
governo del Conte bis a segregare nelle case fino alle calende
greche tutta la popolazione italiana. I morti a causa del nuovo coronavirus, attualmente accertati
in Italia dall'Istituto Superiore di Sanità sono solo due (2) di
numero. I positivi da questa nuova mutazione del “raffreddore”,
così come definito dal ministero della Salute alla data del 18 marzo
2020, risultano ufficialmente 35.173, mentre si contano ben 4.025
guariti. La distorsione o meglio la manipolazione dei dati
istituzionali è intervenuta sul numero dei deceduti: fino a ieri
2.978. Positivi al nuovo coronavirus non vuol dire, su base
scientifica, morti a causa del Covid-19.
Infatti,
il direttore generale del ministero della salute (dottor Claudio
D'Amario), nella circolare del 25 febbraio 2020, inviata a tutte le
autorità di ogni ordine, livello e grado, ha specificato in modo
inequivocabile:
«un
caso non può definirsi confermato senza la suddetta validazione del
laboratorio ISS... Si precisa infine che la certificazione di decesso
a causa di COVID-19 dovrà essere accompagnata da parere
dell'Istituto Superiore di Sanità».
Infatti,
l'ISS ha analizzato alla data del 17 marzo 2020, ben 2.003 casi.
Senza ombra di dubbio: le persone decedute a causa del nuovo
coronavirus sono appena due (2). Però, il governo, alcuni esperti e
i mass media seguitano a mentire spudoratamente a reti unificate,
facendo credere all'opinione pubblica che tutte le persone siano
passate a miglior vita, in ragione dell'azione dell'ultimo agente virale in missione speciale. In
sostanza, ripeto, indicando dati oggettivi ed istituzionali, sulla base dei riscontri dell'ISS (l'unico titolato
a certificare la situazione sanitaria), i 2.978 individui trapassati
non sono oggettivamente attribuibili al COVID-19. Peraltro, sempre
l'ISS nel suo rapporto bisettimanale datato 17 marzo 2020 ha
chiarito:
«Ad
oggi sono 17 i pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore
ai 50 anni. In particolare, 5 di questi avevano meno di 40 anni ed
erano tutte persone di sesso maschile con età compresa tra i 31 ed i
39 anni con gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari,
renali, psichiatriche, diabete, obesità)».
Quando
una moltitudine di persone decedute per altre cause viene inserita
d'ufficio dai medici nella conta del coronavirus, non si tratta di
banale incompetenza sanitaria, ma di intenzionalità criminale. L'Italia
non è un lazzaretto di appestati come gli inquilini provvisori del
governo grulpiddino vogliono far credere al mondo intero, nonché
alla popolazione nostrana.
a settimana, non è stato arrestato il belpaese. In media ci sono in Italia, ogni giorno, 1.500 morti: 1000 si dividono tra cancro e malattie cardiovascolari. Gli altri 500 in gran parte per morte iatrogena, nonché infezioni ospedaliere; poi tutto il resto compresi suicidi e incidenti di vario genere.
A
proposito: ai morti positivi al coronavirus, che subiscono, terapie
sperimentali, posto che non esiste un farmaco per il coronavirus o
per il raffreddore o l'influenza e quindi a discrezione dei medici,
vengono somministrati farmaci di ogni tipo come antibiotici,
antiartitici, paracetamolo, ibuprofene, cortisone e quant'altro. Sarà
mai che con nel
tentativo di aiutare il paziente, lo si intossichi ancora di più fino a
provocarne la morte? Si chiama morte iatrogena. La iatrogenesi è la
terza causa di morte nel mondo moderno. A rigor di logica e di buon
senso, allora perché la
medicina gestisce la salute della nazione? La medicina non è una
scienza, bensì una disciplina. Come si fa ad affidare ad un arte,
che necessita fede, il potere di fare leggi a loro favore?
Di
cosa sarebbero morti gli anziani che riempiono le pagine di onoranze
funebri? Di qualunque patologia avessero, a cui si sommano le cure
sperimentali che hanno subito ("terapia antibiotica, antivirale e
steroidea" come ha dichiarato adesso l'ISS) visto che non sanno nulla di
nulla di
questo covid-19. Probabilmente, per
questo virus, l'ambiente ideale per proliferare si trova nelle
persone altamente intossicate da farmaci e vaccini.
Tutta questa roba chimica, che l'uomo comune considera
"sostanze che fanno bene", non dovrebbe essere
nell'organismo. Questa miscela di sostanze, molto probabilmente, come
succede in natura in un ecosistema, uccide parte della "fauna"
locale e lascia lo spazio ad altri tipo di batteri e virus che invece
sono più resistenti a quel tipo di ambiente. Succede in un acquario,
nella savana, dappertutto. Certo, non solo gli anziani sono spesso
piú intossicati dei giovani. Basti pensare ai bambini nei reparti di
oncologia o i bambini con malattie autoimmuni.
Qual è il numero esatto di tutti i morti di ieri (con e senza virus) o ancora meglio, il totale dei deceduti negli ultimi 90 giorni? A saperlo con esattezza dal governo tricolore della traspranza a chiacchiere morte, forse si potrebbe comprendere se è un'autentica pandemia, oppure un'epidemia per interesse dei soliti baroni della sanità nostrana, ma soprattutto delle multinazionali del ramo, o un'operazione geopolitica, poiché la geostrategia nulla ha da spartire con la virologia. All'estero le buone idee italiane le copiano sempre, perché facciamo scuola nel mondo (anche in negativo).
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Infografica_18marzo%20ITA.pdf
http://www.protezionecivile.gov.it/web/guest/media-comunicazione/comunicati-stampa/-/content-view/view/1227761
https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-12/coronavirus-bilancio-morti-contagi-guariti-dati-7447972/
http://www.protezionecivile.gov.it/web/guest/media-comunicazione/comunicati-stampa/-/content-view/view/1227761
https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-12/coronavirus-bilancio-morti-contagi-guariti-dati-7447972/
domenica 1 marzo 2020
coronavirus: cecità collettiva!
di
Gianni Lannes
Geopolitica
totalitaria? La psicosi innescata dal sistema di dominio mondiale
sembra aver trasformato l'Italia nel luogo dei senza nome, in uno
Stato di polizia, nel teatro di un racconto distopico, dove
addirittura la paura iniettata nel corpo sociale da autorità,
istituzioni e mass media, è stata commercializzata un tanto al chilo
in ragione del profitto economico. Gli scaffali vuoti dei
supermercati, la gente in fila per accaparrarsi beni di prima
necessità (disinfettanti come l'amuchina), lo
sciacallaggio, politico, gli episodi di sopraffazione e in aggiunta la
solita dose massiccia di razzismo italico.
Insomma, nel belpaese - ora che il calendario generale segna la fine
del febbraio 2020 - si sopravvive in uno scenario post-apocalittico,
comunque in assenza dell’apocalisse. La letteratura, pur ignorata
dalla masse, tratta da tempo immemorabile, almeno da Manzoni a Camus,
il tema dell’epidemia - letale, irreparabile, catastrofica. Ebbene, il
romanzo che più di
d'ogni altro ci racconta le eterodirette dinamiche sociali che stiamo
affrontando adesso, potrebbe essere Cecità dell'inimitabile
José Saramago.
Un essere umano in auto è in sosta al semaforo quando improvvisamente non vede più nulla. È questo l’attacco appunto di Cecità, romanzo pubblicato nel 1995 con il titolo originale di Ensaio sobre a cegueira (“Saggio sulla cecità”). L’uomo viene accompagnato dal medico, che non riesce però a trovare una spiegazione per quella misteriosa malattia, fin quando non si rende conto di essere stato contagiato anche lui. Il medesimo destino accomuna tutti i pazienti che sono nella sala d’attesa. Quando la cecità inizia a contaminare la massa urbana in maniera capillare, il governo decide di mettere i ciechi in quarantena. Divisi in gruppi e rinchiusi in edifici fatiscenti, i non vedenti regrediscono ad uno stadio primitivo. È su queste basi che Saramago elabora una lucida analisi della natura umana. Si tratta di un ritratto di cogente attualità.
I
personaggi non hanno un nome e sono identificati attraverso le loro
inclinazioni, il mestiere o il ruolo sociale. C’è il medico, il
primo malato o paziente zero, la moglie del medico, la ragazza con
gli occhiali, il vecchio con la benda. L’epidemia rende l’essere
umano impersonale, rimuove la sua identità anagrafica. Anche noi
oggi non abbiamo più un nome, bensì un codice a barre.
Saramago sorvola sulle implicazioni storiche e politiche, concentrandosi
sull’umano. La sua descrizione della quarantena è un saggio
antropologico sulla specie umana, spontaneamente incline alla
sopraffazione. Quando il governo consegna il cibo ai ciechi
nell’edificio, iniziano a spuntare le fazioni. Il cibo diventa
motivo d’ossessione, e lo è anche nella nostra realtà odierna. Il
principale pensiero dei cittadini in seguito ai primi casi del
coronavirus è stato quello di razziare gli scaffali dei
supermercati, arrivare prima degli altri per garantirsi la
sopravvivenza. Nel romanzo qualsiasi oggetto diventa
potenzialmente un’arma di ricatto, di minaccia o di speculazione. I
gruppi che detengono il potere lucrano sul cibo e sugli altri beni vitali. La trasposizione odierna è l’amuchina venduta su
Internet a prezzi esorbitanti, la mascherina equiparata ad un
bene di lusso, insomma, la commercializzazione della paura.
«È
di questa pasta che siamo fatti: metà di indifferenza e metà di
cattiveria»
scrive Saramago in un
passaggio del romanzo. Inizialmente l’indifferenza è
stata l'atteggiamento evidente: l’epidemia era in Cina, lontanissima e
le uniche preoccupazioni erano lo sciacallaggio. I politicanti
italidioti, infatti, hanno sfruttato la paura collettiva per la
personale propaganda.
Quando il virus è emerso nel belpaese, l’indifferenza si è
spostata altrove. L’attenzione sul virus e l’allarmismo
conseguente ha oscurato le catastrofiche emergenze italiane. La vera
cecità è non vedere la morte di tanti bambini, i diritti umani che
continuano a essere calpestati in tutto il mondo. Come ha scritto
Saramago: «È una vecchia
abitudine dell’umanità passare accanto ai morti e non vederli».
In sostanza Saramago
ha scandagliato le dinamiche sociali che si creano all’interno di
un’emergenza. Durante la quarantena un unico gruppo detiene il
possesso del potere e tiene gli altri ciechi in una fame costante. È
l’egoismo di pochi che prevale sulla sofferenza di molti: la ricetta dell'imperialismo globale. E a proposito di
discriminazioni: l’uomo non guarda in faccia il dolore degli altri,
ma lo usa per rafforzarsi e ferire il prossimo.
La
cecità non è una menomazione fisica, non riguarda gli occhi ma una
condizione insita nella propria natura. È quindi il buio della
ragione e si palesa ancor di più quando i ciechi abbandonano la
quarantena e si ritrovano in uno scenario in cui la città è un
tempio del male, con gli uomini a combattere per un tozzo di pane, a
occupare abusivamente le case degli altri, a ingannare il prossimo.
L’inganno viene perpetrato in una condizione di instabilità, dove
l’essere umano è indifeso, non può affidarsi a nulla se non al
suo istinto di sopravvivenza. Questo romanzo dopo 5 lustri ha
illuminato la nostra attualità.
Il
seme del male è già presente nell’uomo anche prima della
diffusione di un morbo. L’uomo attende una giustificazione per
esternare i suoi istintivi istinti peggiori. Saramago è stato in
grado di scarnificare l’individuo e mettere in evidenza tutti i
suoi limiti, fino a capire che il virus più letale è quello che ci
riconduce a uno stadio primitivo, al male inteso come dimora della
nostra cecità, quella che non è collegata agli occhi. Ancora Saramago: «Con
l’andare del tempo, più le attività di convivenza e gli scambi
genetici, abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del
sangue e nel sale delle lacrime, e, come se non bastasse, degli occhi
abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il
risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo
cercando di negare con la bocca (... ) Se non
siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di
tutto per non vivere globalmente come animali».
Il
coronavirus non ci ha reso individui peggiori, ma ha solo evidenziato
ciò che realmente siamo, ovvero ciechi da sfiorare il cinismo. Oggi la speranza è quella
di prendere come lezione questa esperienza e aprire gli occhi.
Altrimenti la cecità comune proseguirà anche quando i contagi finiranno e
il delirio apocalittico cederà campo alla vita di tutti i giorni,
ovvero un’infinita quarantena in cui non riusciamo a vedere oltre
il nostro naso.
Parola
di Saramago: «Secondo me non
siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che non vedono,
ciechi che, pur vedendo, non vedono”.
Riferimenti:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2020/02/italia-aria-piu-inquinata-deuropa-e.html
Riferimenti:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2020/02/italia-aria-piu-inquinata-deuropa-e.html
https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=coronavirus
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