L'importantissimo video-appello dell'amico Massimo Mazzucco da divulgare dappertutto. Prima che la censura sigilli le nostre vite, fatelo diventare virale. Grazie.
Marcello Pamio - DISINFORMAZIONE
domenica 12 aprile 2020
il Ministero della Verità
mercoledì 25 marzo 2020
coronavirus e menzogne di Stato tricolore!
di
Gianni Lannes
Bentornati
nel belpaese, dove grazie ad aridi decreti burocratici che hanno
iniettato paura nel corpo sociale ormai lobotomizzato, addirittura il
governo tricolore ha
vietato il gioco dei bambini all'aria aperta, sotto la luce del
benefico sole di primavera, mentre l'esercito accende i cingolati
corazzati. E nessuno ha fiatato nel mondo della scuola, della cultura e
dello spettacolo, per difendere l'infanzia e l'adolescenza
dall'inaccettabile bullismo istituzionale, dalla violenza delle
autorità. Non sarà più come prima, ma una cosa è certa: i cosiddetti
insegnanti non saranno più un modello etico per gli alunni, poiché hanno
accettato passivamente il furto della libertà, conformandosi alla
follia autoritaria. Agli studenti, bambini, fanciulli, adolescenti e
maggiorenni scuola e università impongono la parola d'ordine corrente:
muti e a cuccia. Ai più piccoli si assegnano i compitini a distanza
elettronica: un'altra genialata per consentire il controllo totale della
vita umana, fin dentro le famiglie. E guai a chi non si adegua. Oggi
non esiste più una società civile, in grado di reagire ai boiardi di un
regime che specula anche sui morti, oscurando le vere cause dei decessi e
non consente i funerali.
I
morti a causa del nuovo coronavirus, attualmente accertati in Italia
dall'Istituto Superiore di Sanità sono solo due (2) di numero. Nel
2020 l'Italia è la nazione dove è stata abolita la libertà,
sospesa la vita civile, annichilita la socialità, arrestata
la
scuola, messo al bando il dissenso critico, criminalizzata tutta la
popolazione da chi ha confuso l'agente patogeno (coronavirus) con la
malattia (covid-19) negli atti governativi in Gazzetta Ufficiale. La
prima vittima è la verità. Chi vuole impedire di raccontarla
tentando di offuscarla o manipolarla? Ecco una dichiarazione
illuminante del primo ministro pro tempore Giuseppe Conte, rilasciata
il 25 febbraio 2020 (dal minuto 9:24):
«L'Italia
è un paese sicuro, in cui si può viaggiare, si può venire a fare
del turismo. Ci sono alcune aree delimitatissime del nostro
territorio che in questo momento abbiamo assoggettato a delle
restrizioni per quanto riguarda anche la circolazione di persone, ma
sul restante territorio si può viaggiare tranquillamente. L'Italia è
un paese sicuro e forse molto più sicuro di tanti altri. I nostri
cittadini devono stare tranquilli. I nostri ospedali sono
un'eccellenza. I nostri protocolli sono adeguati. Io non ho alcuna
competenza... Questo non è il momento delle polemiche...».
Ancora nella conferenza stampa del 25 febbraio scorso, Conte ha dichiarato testualmente, riferendosi ai primi focolai in Lombardia e Veneto:
Ancora nella conferenza stampa del 25 febbraio scorso, Conte ha dichiarato testualmente, riferendosi ai primi focolai in Lombardia e Veneto:
«Noi
avremo, produrremo nei prossimi giorni un effetto contenutivo della
diffusione del virus. Non si giustifica la chiusura e la sospensione
delle attività scolastiche nella restante parte del territorio
nazionale. Semmai possiamo sospendere i viaggi di istruzione... Ma
sicuramente non ha ragione di esistere una sospensione delle attività
produttive, scolastiche e via discorrendo per quanto riguarda i
restanti componenti della comunità nazionale... ».
Lo
stesso presidente del consiglio Conte da Volturara Appula, il 30 gennaio aveva detto
pubblicamente:
«C'erano
due casi accertati di coronavirus di turisti cinesi... Non ci siamo
fatti provare impreparati. Il direttore generale dell'OMS ha
preannunciato l'emergenza globale per il coronavirus. Vorrei
rassicurare tutti i cittadini che ci ascoltano sul fatto che abbiamo
già predisposto, come già stavamo facendo, tutte le misure
precauzionali per isolare questi due casi. Quindi in questo momento
ci sono delle attente verifiche per ricostruire il percorso dei due
cittadini cinesi per isolare evidentemente e per isolare il loro
passaggio e per evitare assolutamente qualsiasi rischio ulteriore
rispetto a quello accertato».
Chi
è e dov'è il paziente zero? Le autorità preposte lo hanno
individuato dopo quasi tre mesi di ricerche addomesticate? Come mai
non sono stati posti in quarantena i numerosi cinesi sbarcati in
Italia negli ultimi due mesi, che grazie a triangolazioni aeree hanno
fatto scalo in Germania, e, poi, grazie a voli diretti da Monaco di
Baviera sono giunti in Italia? Come mai, la specifica, puntuale
tempestiva e dettagliata segnalazione, inviata personalmente da un
alto ufficiale militare italiano all'esperto ministro degli Esteri
tale Di Maio dei 5 stelle, non è stata presa minimamente in
considerazione? Perché il governo del Conte bis non ha risposto -
dal gennaio scorso - a ben 84 atti parlamentari ormai accumulati ed inevasi (interrogazioni ed
interpellanze) sul morbo in voga catapultato in Italia?
Ancora
meno di un mese fa, il 22 febbraio per l'esattezza, il capo
dell'esecutivo grulpiddino, con l'obiettivo ideale di contenimento
del contagio, ha puntualizzato:
«Lo
scopo è di tutelare il bene della salute degli italiani...
l'integrità fisica e psicofisica è al primo posto in un'ideale
gerarchia di valori. Noi le nostre valutazioni le assumiamo sulla
base tecnico-scientifica, non lavoriamo da soli.... C'è un comitato
tecnico-scientifico che ci offre le basi scientifiche di valutazione.
Su quelle basi noi ci assumiamo le conseguenti responsabilità per
una decisione politica contemperando gli interessi della collettività
e gli interessi di tutti... Ma avendo sempre quale obiettivo, lo
ripeto, la tutela della salute dei cittadini. E per questo che oggi
siamo in condizione quindi, con questo decreto legge di innalzare la
soglia di tutela intervenendo per circoscrivere meglio e poter
tutelare le comunità direttamente interessate da questi focolai».
A
dirla tutta, però, il suddetto comitato di esperti italiani (anche quelli dell'Unione europea), non era d'accordo
con la chiusura delle scuole su tutto il territorio nazionale. Quanto
ai danni psicologici e fisici inflitti a bambini e adolescenti dal
governo italiano, mediante la segregazione forzata in casa dal 5
marzo 2020, il conto è incalcolabile, alla stregua dell'economia nazionale condannata a collassare. Domanda cruciale: in realtà
come e perché sono state imposte misure coercitive di privazione
della libertà nei confronti di tutta la popolazione, ma non sono
state invece adottate altre misure epidemiologiche più utili come in
Germania e nel Regno Unito?
Una classica finestra di Overton ormai spalancata. Le
dichiarazioni di Conte del 29 febbraio 2020 sono da incorniciare in
lascito eterno ai posteri:
«Allo
stato non vi sono i presupposti nella nostra valutazione, lo dico con
molta serenità, per chiedere e ottenere la sospensione del Trattato
di Schengen della libera circolazione, in particolare delle persone.
Perché è una misura draconiana che adesso suona assolutamente
sovraproporzionata rispetto all'esigenza di contenimento del contagio
e di protezione della salute dei cittadini italiani. Sono misure
assolutamente inadeguate, assolutamente sproporzionate, perché noi
dovremmo a questo punto sospendere addirittura il traffico o comunque
rallentarlo accuratamente per disporre dei controlli che ovviamente
richiedono del tempo... E il controllo più efficace, ormai lo avete
capito, è quello del tampone che non si può certo risolvere con la
semplice rilevazione tecnica, con un termometro... Quindi, in
sostanza, al momento non ci sono assolutamente gli estremi per
un'iniziativa di questo tipo, senza tener conto dell'impatto
devastante sulla nostra economia... Ma che cosa vogliamo fare
dell'Italia un lazzaretto? Non ci sono né le condizioni perché si
arrivi a questo e né vogliamo arrivarci... Gli italiani non devono
abbandonarsi a sentimenti di panico o a fenomeni di allarmismo del
tutto inutili, controproducenti che non hanno ragione di essere. Gli
italiani devono fidarsi delle autorità sanitarie innanzitutto e poi
delle autorità politico-amministrative che vengono chiamate
ovviamente ad assumere decisioni e lo fanno a ragion veduta sulla
base di un'attenta ponderazione... Per un breve periodo, un paio di
settimane della loro vita avranno qualche restrizione, che peraltro
non impedirà assolutamente lo svolgimento delle attività di vita
personali, ma nello stesso tempo ne otterranno giovamento, perché
potranno uscire da questa emergenza... Se necessario ci saranno anche
le forze armate».
In seguito, l'ineletto Conte si è presentato in conferenza stampa per annunciare un nuovo decreto con il quale si stabilisce che non esiste più una zona rossa: tutta Italia sarà “zona protetta” (si fa per dire, sic!), fino al 3 aprile.
In seguito, l'ineletto Conte si è presentato in conferenza stampa per annunciare un nuovo decreto con il quale si stabilisce che non esiste più una zona rossa: tutta Italia sarà “zona protetta” (si fa per dire, sic!), fino al 3 aprile.
«Vi
comunico che abbiamo adottato una nuova decisione, siamo ben
consapevoli di quanto sia difficile cambiare le nostre abitudini, io
stesso lo sto sperimentando, capisco le famiglie, i giovani, sono
abitudini che con il tempo riprenderemo, ma purtroppo non c’è più
tempo. I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante,
dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei deceduti. Le
nostre abitudini, quindi, vanno cambiate, ora dobbiamo rinunciare
tutti a qualcosa per il bene dell’Italia e dei nostri cari, lo
dobbiamo fare subito e ci riusciremo solo se tutti collaboreremo. Per
questo abbiamo deciso di adottare misure più stringenti per riuscire
a contenere il più possibile l’avanzata del coronavirus e tutelare
la salute dei cittadini. Sto per firmare un provvedimento che
possiamo sintetizzare con la formula “io resto a casa”, non ci
sarà più una zona rossa. Dunque, da evitare su tutto il territorio
nazionale spostamenti, eccezion fatta per tre circostanze comprovate:
ragioni di lavoro; casi di necessità e motivi di salute. Aggiungiamo
un divieto degli assembramenti all’aperto nei locali aperti al
pubblico. Sono consapevole della responsabilità e gravità ma sono
costretto a intervenire per proteggere noi e le persone più fragili,
il futuro dell’Italia è nella nostre mani».
Efficacia,
adeguatezza, proporzionalità, oculatezza o soltanto confusione e
inconsistenza politica di una massa governativa di incompetenti ed inetti? L'ultimo agente patogeno in
circolazione ha mietuto in Italia soltanto due vittime (dicasi 2 in
cifre) secondo gli accertamenti scientifici dell'Istituto Superiore
di Sanità, in compenso ha recluso - a tempo indeterminato - più o
meno 60 milioni di persone. Perché Angelo Borrelli, a capo della
Protezione Civile, col beneplacito governativo continua a confondere
le acque mescolando le vere cause di decesso delle vittime ufficiali?
Una
nuova stretta in arrivo con misure più stringenti? Per fronteggiare
e contrastare il dilagare del coronavirus in tutta Italia, secondo
quanto riferito da alcune fonti all’Adnkronos, il governo del Conte
bis potrebbe decidere prestissimo nuove e ulteriori restrizioni agli
spostamenti della popolazione. Quali
nuove restrizioni? Oltre a un possibile divieto di correre
all’aperto, preannunciato dal ministro dello Sport Vincenzo
Spadafora, l’esecutivo capeggiato da Conte potrebbe varare un giro
di vite sui trasporti pubblici e sulle aziende. Dopo il decreto
del’11 marzo, il Governo starebbe valutando in queste ore: «Se
nelle prossime ore si tratterà di fare una stretta ulteriore che
incide sui comportamenti, la faremo»,
conferma anche il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia.
Insomma, le restrizioni andranno ben oltre quanto prospettato nei
decreti. Il monito “io resto a casa” è presto diventato un
obbligo penale, anzi dittatoriale. Basta leggere con attenzione le
circolari del ministro Lamorgese al Viminale. Poco ci manca allo
“stato di guerra”. Si attendono, infatti, le regole d'ingaggio
per schierare l'esercito in paesi e città. Il modello è quello
autoritario cinese, suggerito da Walter Ricciardi ex presidente
dell'ISS, poi promosso all'OMS, attuale consulente del ministro
Speranza (nonostante i conflitti di interesse vaccinali), lo stesso
che ha rilasciato eloquenti dichiarazioni in tal senso al settimanale
l'Espresso (1 marzo 2020). Ovviamente, non poteva mancare anche il super esperto Roberto Burioni, il dottore
bocciato più volte agli esami a cattedra in alcune università
italiane.
Giuseppe
Conte, a margine di un consiglio dei ministri in cui i membri
dell’esecutivo intervenuti hanno indossato mascherina e guanti -
gli altri si sono connessi in videoconferenza - ha rilasciato
alcune dichiarazioni al Corriere della Sera riguardo la durata della
quarantena e il picco di contagio del coronavirus, atteso nei
prossimi giorni.
«Abbiamo
evitato il collasso del sistema. Le misure restrittive stanno
funzionando, ed è ovvio che quando raggiungeremo un picco e il
contagio comincerà a decrescere, almeno in percentuale, speriamo fra
qualche giorno, non potremo tornare subito alla vita di prima».
Per
Conte il blocco totale potrebbe quindi continuare oltre il 3 aprile, forse alle calende greche. Infatti ha precisato:
«Al
momento non è ragionevole dire di più, ma è chiaro che i
provvedimenti che abbiamo preso, sia quello che ha chiuso molte delle
attività aziendali e individuali del Paese, sia quello che riguarda
la scuola, non potranno che essere prorogati alla scadenza. Bisogna
usare il buonsenso e agire tutti con la massima consapevolezza. Le
sanzioni penali per chi trasgredisce ci sono, e verranno applicate in
modo severo. Al momento non sono previste altre misure restrittive di
largo respiro, ma se non saranno rispettati i divieti dovremo agire. Siamo più
che soddisfatti di tutti i passi compiuti sino ad ora, che si sono
ispirati ad almeno quattro principi. Per decidere se riaprire o
tenere chiuse le scuole, sarà determinante il parere degli
scienziati, i migliori sul mercato e di cui ci stiamo avvalendo,
visto che non rincorriamo i sondaggi, ma abbiamo in qualche modo,
doverosamente, ceduto il passo alla comunità scientifica, che in
alcuni momenti della storia può anche guidare le decisioni
politiche».
Per
ora, poi si vedrà quanto prolungare la prigionia del popolo. Più o
meno sessanta milioni di italiani agli arresti domiciliari, sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio: è un
buon risultato, complice un rammollimento celebrale ormai genetico e
una disinformazione informazione capillare, una miscela che ha ottenuto risultati
che avrebbero fatto impallidire Goebbels e pure Pol Pot. Ma per caso,
il nuovo coronavirus è un'arma biologica molto potente testata sulle
ignare popolazioni? In altri termini, un veicolo perfetto per attuare
in un lampo un controllo sociale ed economico su scala mondiale, a
partire dallo Stivale? Se
questa in atto non è una bieca dittatura, allora di che diamine si
tratta? La tecnocrazia ha soppiantato la democrazia incompiuta.
Siamo
evidentemente vittime di un subdolo e perfettamente orchestrato e
pianificato colpo
di Stato, già annunciato con la deliberazione del consiglio dei ministri
datata 31 gennaio 2020. Chi domina il mondo vuole un'Italia povera e
debole, anzi tramortita. Su la testa!
Riferimenti:
venerdì 20 marzo 2020
Italia: 2 morti per coronavirus e 60 milioni di prigionieri!
di
Gianni Lannes
Un
terribile flagello virale ha colpito il belpaese, tanto da indurre il
governo del Conte bis a segregare nelle case fino alle calende
greche tutta la popolazione italiana. I morti a causa del nuovo coronavirus, attualmente accertati
in Italia dall'Istituto Superiore di Sanità sono solo due (2) di
numero. I positivi da questa nuova mutazione del “raffreddore”,
così come definito dal ministero della Salute alla data del 18 marzo
2020, risultano ufficialmente 35.173, mentre si contano ben 4.025
guariti. La distorsione o meglio la manipolazione dei dati
istituzionali è intervenuta sul numero dei deceduti: fino a ieri
2.978. Positivi al nuovo coronavirus non vuol dire, su base
scientifica, morti a causa del Covid-19.
Infatti,
il direttore generale del ministero della salute (dottor Claudio
D'Amario), nella circolare del 25 febbraio 2020, inviata a tutte le
autorità di ogni ordine, livello e grado, ha specificato in modo
inequivocabile:
«un
caso non può definirsi confermato senza la suddetta validazione del
laboratorio ISS... Si precisa infine che la certificazione di decesso
a causa di COVID-19 dovrà essere accompagnata da parere
dell'Istituto Superiore di Sanità».
Infatti,
l'ISS ha analizzato alla data del 17 marzo 2020, ben 2.003 casi.
Senza ombra di dubbio: le persone decedute a causa del nuovo
coronavirus sono appena due (2). Però, il governo, alcuni esperti e
i mass media seguitano a mentire spudoratamente a reti unificate,
facendo credere all'opinione pubblica che tutte le persone siano
passate a miglior vita, in ragione dell'azione dell'ultimo agente virale in missione speciale. In
sostanza, ripeto, indicando dati oggettivi ed istituzionali, sulla base dei riscontri dell'ISS (l'unico titolato
a certificare la situazione sanitaria), i 2.978 individui trapassati
non sono oggettivamente attribuibili al COVID-19. Peraltro, sempre
l'ISS nel suo rapporto bisettimanale datato 17 marzo 2020 ha
chiarito:
«Ad
oggi sono 17 i pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore
ai 50 anni. In particolare, 5 di questi avevano meno di 40 anni ed
erano tutte persone di sesso maschile con età compresa tra i 31 ed i
39 anni con gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari,
renali, psichiatriche, diabete, obesità)».
Quando
una moltitudine di persone decedute per altre cause viene inserita
d'ufficio dai medici nella conta del coronavirus, non si tratta di
banale incompetenza sanitaria, ma di intenzionalità criminale. L'Italia
non è un lazzaretto di appestati come gli inquilini provvisori del
governo grulpiddino vogliono far credere al mondo intero, nonché
alla popolazione nostrana.
a settimana, non è stato arrestato il belpaese. In media ci sono in Italia, ogni giorno, 1.500 morti: 1000 si dividono tra cancro e malattie cardiovascolari. Gli altri 500 in gran parte per morte iatrogena, nonché infezioni ospedaliere; poi tutto il resto compresi suicidi e incidenti di vario genere.
A
proposito: ai morti positivi al coronavirus, che subiscono, terapie
sperimentali, posto che non esiste un farmaco per il coronavirus o
per il raffreddore o l'influenza e quindi a discrezione dei medici,
vengono somministrati farmaci di ogni tipo come antibiotici,
antiartitici, paracetamolo, ibuprofene, cortisone e quant'altro. Sarà
mai che con nel
tentativo di aiutare il paziente, lo si intossichi ancora di più fino a
provocarne la morte? Si chiama morte iatrogena. La iatrogenesi è la
terza causa di morte nel mondo moderno. A rigor di logica e di buon
senso, allora perché la
medicina gestisce la salute della nazione? La medicina non è una
scienza, bensì una disciplina. Come si fa ad affidare ad un arte,
che necessita fede, il potere di fare leggi a loro favore?
Di
cosa sarebbero morti gli anziani che riempiono le pagine di onoranze
funebri? Di qualunque patologia avessero, a cui si sommano le cure
sperimentali che hanno subito ("terapia antibiotica, antivirale e
steroidea" come ha dichiarato adesso l'ISS) visto che non sanno nulla di
nulla di
questo covid-19. Probabilmente, per
questo virus, l'ambiente ideale per proliferare si trova nelle
persone altamente intossicate da farmaci e vaccini.
Tutta questa roba chimica, che l'uomo comune considera
"sostanze che fanno bene", non dovrebbe essere
nell'organismo. Questa miscela di sostanze, molto probabilmente, come
succede in natura in un ecosistema, uccide parte della "fauna"
locale e lascia lo spazio ad altri tipo di batteri e virus che invece
sono più resistenti a quel tipo di ambiente. Succede in un acquario,
nella savana, dappertutto. Certo, non solo gli anziani sono spesso
piú intossicati dei giovani. Basti pensare ai bambini nei reparti di
oncologia o i bambini con malattie autoimmuni.
Qual è il numero esatto di tutti i morti di ieri (con e senza virus) o ancora meglio, il totale dei deceduti negli ultimi 90 giorni? A saperlo con esattezza dal governo tricolore della traspranza a chiacchiere morte, forse si potrebbe comprendere se è un'autentica pandemia, oppure un'epidemia per interesse dei soliti baroni della sanità nostrana, ma soprattutto delle multinazionali del ramo, o un'operazione geopolitica, poiché la geostrategia nulla ha da spartire con la virologia. All'estero le buone idee italiane le copiano sempre, perché facciamo scuola nel mondo (anche in negativo).
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Infografica_18marzo%20ITA.pdf
http://www.protezionecivile.gov.it/web/guest/media-comunicazione/comunicati-stampa/-/content-view/view/1227761
https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-12/coronavirus-bilancio-morti-contagi-guariti-dati-7447972/
http://www.protezionecivile.gov.it/web/guest/media-comunicazione/comunicati-stampa/-/content-view/view/1227761
https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-12/coronavirus-bilancio-morti-contagi-guariti-dati-7447972/
domenica 1 marzo 2020
coronavirus: cecità collettiva!
di
Gianni Lannes
Geopolitica
totalitaria? La psicosi innescata dal sistema di dominio mondiale
sembra aver trasformato l'Italia nel luogo dei senza nome, in uno
Stato di polizia, nel teatro di un racconto distopico, dove
addirittura la paura iniettata nel corpo sociale da autorità,
istituzioni e mass media, è stata commercializzata un tanto al chilo
in ragione del profitto economico. Gli scaffali vuoti dei
supermercati, la gente in fila per accaparrarsi beni di prima
necessità (disinfettanti come l'amuchina), lo
sciacallaggio, politico, gli episodi di sopraffazione e in aggiunta la
solita dose massiccia di razzismo italico.
Insomma, nel belpaese - ora che il calendario generale segna la fine
del febbraio 2020 - si sopravvive in uno scenario post-apocalittico,
comunque in assenza dell’apocalisse. La letteratura, pur ignorata
dalla masse, tratta da tempo immemorabile, almeno da Manzoni a Camus,
il tema dell’epidemia - letale, irreparabile, catastrofica. Ebbene, il
romanzo che più di
d'ogni altro ci racconta le eterodirette dinamiche sociali che stiamo
affrontando adesso, potrebbe essere Cecità dell'inimitabile
José Saramago.
Un essere umano in auto è in sosta al semaforo quando improvvisamente non vede più nulla. È questo l’attacco appunto di Cecità, romanzo pubblicato nel 1995 con il titolo originale di Ensaio sobre a cegueira (“Saggio sulla cecità”). L’uomo viene accompagnato dal medico, che non riesce però a trovare una spiegazione per quella misteriosa malattia, fin quando non si rende conto di essere stato contagiato anche lui. Il medesimo destino accomuna tutti i pazienti che sono nella sala d’attesa. Quando la cecità inizia a contaminare la massa urbana in maniera capillare, il governo decide di mettere i ciechi in quarantena. Divisi in gruppi e rinchiusi in edifici fatiscenti, i non vedenti regrediscono ad uno stadio primitivo. È su queste basi che Saramago elabora una lucida analisi della natura umana. Si tratta di un ritratto di cogente attualità.
I
personaggi non hanno un nome e sono identificati attraverso le loro
inclinazioni, il mestiere o il ruolo sociale. C’è il medico, il
primo malato o paziente zero, la moglie del medico, la ragazza con
gli occhiali, il vecchio con la benda. L’epidemia rende l’essere
umano impersonale, rimuove la sua identità anagrafica. Anche noi
oggi non abbiamo più un nome, bensì un codice a barre.
Saramago sorvola sulle implicazioni storiche e politiche, concentrandosi
sull’umano. La sua descrizione della quarantena è un saggio
antropologico sulla specie umana, spontaneamente incline alla
sopraffazione. Quando il governo consegna il cibo ai ciechi
nell’edificio, iniziano a spuntare le fazioni. Il cibo diventa
motivo d’ossessione, e lo è anche nella nostra realtà odierna. Il
principale pensiero dei cittadini in seguito ai primi casi del
coronavirus è stato quello di razziare gli scaffali dei
supermercati, arrivare prima degli altri per garantirsi la
sopravvivenza. Nel romanzo qualsiasi oggetto diventa
potenzialmente un’arma di ricatto, di minaccia o di speculazione. I
gruppi che detengono il potere lucrano sul cibo e sugli altri beni vitali. La trasposizione odierna è l’amuchina venduta su
Internet a prezzi esorbitanti, la mascherina equiparata ad un
bene di lusso, insomma, la commercializzazione della paura.
«È
di questa pasta che siamo fatti: metà di indifferenza e metà di
cattiveria»
scrive Saramago in un
passaggio del romanzo. Inizialmente l’indifferenza è
stata l'atteggiamento evidente: l’epidemia era in Cina, lontanissima e
le uniche preoccupazioni erano lo sciacallaggio. I politicanti
italidioti, infatti, hanno sfruttato la paura collettiva per la
personale propaganda.
Quando il virus è emerso nel belpaese, l’indifferenza si è
spostata altrove. L’attenzione sul virus e l’allarmismo
conseguente ha oscurato le catastrofiche emergenze italiane. La vera
cecità è non vedere la morte di tanti bambini, i diritti umani che
continuano a essere calpestati in tutto il mondo. Come ha scritto
Saramago: «È una vecchia
abitudine dell’umanità passare accanto ai morti e non vederli».
In sostanza Saramago
ha scandagliato le dinamiche sociali che si creano all’interno di
un’emergenza. Durante la quarantena un unico gruppo detiene il
possesso del potere e tiene gli altri ciechi in una fame costante. È
l’egoismo di pochi che prevale sulla sofferenza di molti: la ricetta dell'imperialismo globale. E a proposito di
discriminazioni: l’uomo non guarda in faccia il dolore degli altri,
ma lo usa per rafforzarsi e ferire il prossimo.
La
cecità non è una menomazione fisica, non riguarda gli occhi ma una
condizione insita nella propria natura. È quindi il buio della
ragione e si palesa ancor di più quando i ciechi abbandonano la
quarantena e si ritrovano in uno scenario in cui la città è un
tempio del male, con gli uomini a combattere per un tozzo di pane, a
occupare abusivamente le case degli altri, a ingannare il prossimo.
L’inganno viene perpetrato in una condizione di instabilità, dove
l’essere umano è indifeso, non può affidarsi a nulla se non al
suo istinto di sopravvivenza. Questo romanzo dopo 5 lustri ha
illuminato la nostra attualità.
Il
seme del male è già presente nell’uomo anche prima della
diffusione di un morbo. L’uomo attende una giustificazione per
esternare i suoi istintivi istinti peggiori. Saramago è stato in
grado di scarnificare l’individuo e mettere in evidenza tutti i
suoi limiti, fino a capire che il virus più letale è quello che ci
riconduce a uno stadio primitivo, al male inteso come dimora della
nostra cecità, quella che non è collegata agli occhi. Ancora Saramago: «Con
l’andare del tempo, più le attività di convivenza e gli scambi
genetici, abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del
sangue e nel sale delle lacrime, e, come se non bastasse, degli occhi
abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il
risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo
cercando di negare con la bocca (... ) Se non
siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di
tutto per non vivere globalmente come animali».
Il
coronavirus non ci ha reso individui peggiori, ma ha solo evidenziato
ciò che realmente siamo, ovvero ciechi da sfiorare il cinismo. Oggi la speranza è quella
di prendere come lezione questa esperienza e aprire gli occhi.
Altrimenti la cecità comune proseguirà anche quando i contagi finiranno e
il delirio apocalittico cederà campo alla vita di tutti i giorni,
ovvero un’infinita quarantena in cui non riusciamo a vedere oltre
il nostro naso.
Parola
di Saramago: «Secondo me non
siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che non vedono,
ciechi che, pur vedendo, non vedono”.
Riferimenti:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2020/02/italia-aria-piu-inquinata-deuropa-e.html
Riferimenti:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2020/02/italia-aria-piu-inquinata-deuropa-e.html
https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=coronavirus
SU LA TESTA
sabato 1 febbraio 2020
coronavirus: riecco l’ennesima, perfetta epidemia di panico
Volevo spendere due parole sulla dissonanza cognitiva che circonda le
notizie sulla nuova “epidemia” di coronavirus, ovvero del fatto che
siamo tutti terrorizzati da un’epidemia senza che nessuno dei numeri
diffusi parlino dell’epidemia. Possiamo fare due ipotesi: la prima è che
i numeri diffusi dal governo cinese siano veritieri. La seconda è che
il governo cinese stia nascondendo i fatti e i numeri siano ancora
peggiori. Partiamo dalla prima ipotesi. Se questo è vero, sappiamo che
in un paese che ha un miliardo e mezzo di abitanti ci sono 1360 malati,
di cui 41 sono morti, quasi tutti anziani e malati. Ora, onestamente,
visti i numeri in gioco questa non solo non è un’epidemia, è l’effetto
di un giorno lievemente più freddo del solito, nel quale muoiono di
polmonite degli anziani. Stiamo parlando di un numero di contagiati che
sta nel raggio di un milionesimo della popolazione cinese, e un numero
di morti che sta nell’ordine di mezzo decimilionesimo. Allora si dirà
che si tratta delle caratteristiche del virus a preoccupare. Bene. Ma il
problema è che le caratteristiche del virus sono note da dicembre, e a
tutt’oggi è quasi ignoto il vettore che lo porta all’uomo.
Se fossero gli uccelli, come la Sars, allora esisterebbe la possibilità che arrivi in volo. Se invece sono i visoni, le probabilità di una diffusione mediante un vettore sono, come dire, “relativamente basse”. è necessario che qualcuno entri in contatto con un
cinese
infetto. Cioè col milionesimo giusto della popolazione. In queste
condizioni, direi che non si giustificano le evacuazioni fatte dai
cinesi, non si giustifica la fuga dei diplomatici dalla Cina,
e non si giustificano le misure straordinarie prese dal Politburo.
Nessuno mette in quarantena 56 milioni di persone per qualcosa che, a
sentire i numeri ufficiali (rapportati con la popolazione cinese), è
meno pericoloso dello smog. E anche se lo paragoniamo coi 56 milioni di
persone in quarantena, il numero di morti sembra una statistica
sull’abuso di alcool sulle strade. Quindi, prende corpo la seconda
ipotesi: i numeri forniti sono stati “cucinati”. Quello che sappiamo
sinora è che questo coronavirus ha gli effetti di una leggera influenza.
Questi sono i numeri attuali. Ma l’emergenza in atto è adatta ad un
altro tipo di epidemia.
Sappiamo che vengono costruiti ospedali per non dover muovere i malati. Il nuovo ospedale costruito a Wuhan può contenere circa 1500 malati. Se questo è vero, considerato che i numeri ufficiali parlano di 41 morti su 1360 contagiati, se diamo per buona questa proporzione (simile a quella della Sars), allora il governo cinese è al corrente di circa 50.000 contagi o li dà per scontati. Anche in questo caso, però, le proporzioni non bastano a parlare di epidemia. Se si isolano 56 milioni di persone per 50.000 contagiati, e una quantità di vittime vicina al 1500, stiamo ancora parlando di una probabilità di venire contagiati che sta attorno all’uno per mille, e una di morire che sta attorno all’uno su diecimila. Se avete queste paure, allora non usate più l’automobile, andate in palestra e cominciate a mangiare molto meglio. Altrimenti rischiate di più. La mia impressione è che
questa
sia un’epidemia di panico. Quello che vedo è che i giornali occidentali
stanno diffondendo quello che sono più bravi a diffondere: la paura.
Quella che, stando ai numeri, sembra un’influenza nemmeno tanto forte che uccide principalmente anziani e malati, sta venendo descritta come una gigantesca epidemia, una specie di peste bubbonica. Vorrei solo far presente che la “terribile” Sars ha fatto circa 8000 contagi l’anno, per un totale di circa 60 morti/anno, tutti persone anziane, sieropositive o immunodepresse. La mia personale sensazione è che si tratta del solito panico quotidiano gratuito. Il solito stato costante di ansia, paura e timore del futuro che viene usato per tenere la testa bassa a chi pensa di essere abbastanza in forma da criticare il manovratore. Sicuramente il coronavirus esiste. Ne esistono migliaia. E se prendiamo una popolazione di un paio di miliardi di persone stipate in città con densità insane, e condizioni igieniche buone solo in apparenza, è ovvio che si diffonderanno.
Cosa intendo per “buone solo in apparenza?” Intendo dire la città di Wuhan vi potrà apparire pulita quanto volete, ma se fanno i mercatini con animali vivi uccisi sul posto, è un merdaio infame degno del terzo mondo: il concetto di igiene comprende tutta una profilassi che riguarda la catena di distribuzione alimentare, la catena di smaltimento dei rifiuti, la catena di profilassi veterinaria, la qualità degli acquedotti e dei sistemi fognari, e tante altre cose di cui il passante non si accorge quando passeggia per la strada. Un regime che si fa propaganda con gli spazzini potrà anche mostrare una città linda e pulita, ma se in quella città si fanno mercati della carne con animali vivi, state passeggiando in un merdaio infetto come in Europa non se ne vedevano dal 1100 Dc. Il regime cinese sta, a mio avviso, cercando di salvare la faccia perchè tutto parli di
un’organizzazione
perfetta e di una reazione precisa e puntuale. Ma la diffusione di
questa epidemia, e il suo passaggio dal visone all’uomo, parlano di una
catena di allevamento del visone che ha condizioni di lavoro da terzo
mondo.
E alla fine, puoi anche costruirmi un ospedale in sei giorni (immagino la qualità strutturale di quell’edificio), ma questo virus mi parla di baracche ove gli esseri umani che allevano visoni dormono col visone stesso. Dall’altro lato, la stampa occidentale sta cercando disperatamente di sbattere in prima pagina qualcosa di allarmante. Il terrore, l’ansia, la cultura della scarsità sono l’arma che consente di passare sopra a tante cose. Un popolo impaurito, ansioso, cerca di rifugiarsi nell’autorità. I mercati americani aspettavano da anni una scusa per giustificare un bel crac, e una bella epidemia è proprio quel che ci vuole. A differenza del 2008, se le stesse cattive pratiche di allora dovessero produrre una nuova crisi sistemica, nessuno andrebbe ad accusare i capitalisti: andrebbero tutti ad accusare il coronavirus. I numeri che abbiamo sino ad ora, anche nel caso peggiore che siano cinquanta volte più grandi e il governo cinese stia nascondendo qualcosa (come fece con la Sars a suo tempo), non sono allarmanti.
Tutto parla di una sindrome influenzale poco più forte del normale, altrimenti la Cina sarebbe già un immenso lazzaretto e i morti cinesi si conterebbero a decine di milioni (numero che, ricordo, in Cina è piccolo). Sarò molto sincero. Il coronavirus mi preoccupa molto meno di un asteroide. Quello che farò sarà di continuare a tenermi in forma, mangiare più sano che posso ed evitare l’automobile più che posso. Cosa che faccio già, e che mi espone a rischi ben maggiori rispetto ai numeri che leggo in giro. Anche i peggiori. Se poi a Wall Street decideranno di aver trovato un bel capro espiatorio per tirare i remi in barca e causare un’altra crisi, ci crederò il giusto. Questa non è un’epidemia di coronavirus: 1360 contagiati non sono un’epidemia, tantomeno una “pandemia”. è meno dei morti sulle strade che fa in Cina una specifica marca di Vodka. Questa è un’epidemia di panico. E l’unico vaccino è l’esticazzi.
(”Epidemia di panico”, da “Keinpfusch.net” del 25 gennaio 2020).
fonte: LIBRE IDEE
Se fossero gli uccelli, come la Sars, allora esisterebbe la possibilità che arrivi in volo. Se invece sono i visoni, le probabilità di una diffusione mediante un vettore sono, come dire, “relativamente basse”. è necessario che qualcuno entri in contatto con un
cinese
infetto. Cioè col milionesimo giusto della popolazione. In queste
condizioni, direi che non si giustificano le evacuazioni fatte dai
cinesi, non si giustifica la fuga dei diplomatici dalla Cina,
e non si giustificano le misure straordinarie prese dal Politburo.
Nessuno mette in quarantena 56 milioni di persone per qualcosa che, a
sentire i numeri ufficiali (rapportati con la popolazione cinese), è
meno pericoloso dello smog. E anche se lo paragoniamo coi 56 milioni di
persone in quarantena, il numero di morti sembra una statistica
sull’abuso di alcool sulle strade. Quindi, prende corpo la seconda
ipotesi: i numeri forniti sono stati “cucinati”. Quello che sappiamo
sinora è che questo coronavirus ha gli effetti di una leggera influenza.
Questi sono i numeri attuali. Ma l’emergenza in atto è adatta ad un
altro tipo di epidemia.Sappiamo che vengono costruiti ospedali per non dover muovere i malati. Il nuovo ospedale costruito a Wuhan può contenere circa 1500 malati. Se questo è vero, considerato che i numeri ufficiali parlano di 41 morti su 1360 contagiati, se diamo per buona questa proporzione (simile a quella della Sars), allora il governo cinese è al corrente di circa 50.000 contagi o li dà per scontati. Anche in questo caso, però, le proporzioni non bastano a parlare di epidemia. Se si isolano 56 milioni di persone per 50.000 contagiati, e una quantità di vittime vicina al 1500, stiamo ancora parlando di una probabilità di venire contagiati che sta attorno all’uno per mille, e una di morire che sta attorno all’uno su diecimila. Se avete queste paure, allora non usate più l’automobile, andate in palestra e cominciate a mangiare molto meglio. Altrimenti rischiate di più. La mia impressione è che
questa
sia un’epidemia di panico. Quello che vedo è che i giornali occidentali
stanno diffondendo quello che sono più bravi a diffondere: la paura.Quella che, stando ai numeri, sembra un’influenza nemmeno tanto forte che uccide principalmente anziani e malati, sta venendo descritta come una gigantesca epidemia, una specie di peste bubbonica. Vorrei solo far presente che la “terribile” Sars ha fatto circa 8000 contagi l’anno, per un totale di circa 60 morti/anno, tutti persone anziane, sieropositive o immunodepresse. La mia personale sensazione è che si tratta del solito panico quotidiano gratuito. Il solito stato costante di ansia, paura e timore del futuro che viene usato per tenere la testa bassa a chi pensa di essere abbastanza in forma da criticare il manovratore. Sicuramente il coronavirus esiste. Ne esistono migliaia. E se prendiamo una popolazione di un paio di miliardi di persone stipate in città con densità insane, e condizioni igieniche buone solo in apparenza, è ovvio che si diffonderanno.
Cosa intendo per “buone solo in apparenza?” Intendo dire la città di Wuhan vi potrà apparire pulita quanto volete, ma se fanno i mercatini con animali vivi uccisi sul posto, è un merdaio infame degno del terzo mondo: il concetto di igiene comprende tutta una profilassi che riguarda la catena di distribuzione alimentare, la catena di smaltimento dei rifiuti, la catena di profilassi veterinaria, la qualità degli acquedotti e dei sistemi fognari, e tante altre cose di cui il passante non si accorge quando passeggia per la strada. Un regime che si fa propaganda con gli spazzini potrà anche mostrare una città linda e pulita, ma se in quella città si fanno mercati della carne con animali vivi, state passeggiando in un merdaio infetto come in Europa non se ne vedevano dal 1100 Dc. Il regime cinese sta, a mio avviso, cercando di salvare la faccia perchè tutto parli di
un’organizzazione
perfetta e di una reazione precisa e puntuale. Ma la diffusione di
questa epidemia, e il suo passaggio dal visone all’uomo, parlano di una
catena di allevamento del visone che ha condizioni di lavoro da terzo
mondo.E alla fine, puoi anche costruirmi un ospedale in sei giorni (immagino la qualità strutturale di quell’edificio), ma questo virus mi parla di baracche ove gli esseri umani che allevano visoni dormono col visone stesso. Dall’altro lato, la stampa occidentale sta cercando disperatamente di sbattere in prima pagina qualcosa di allarmante. Il terrore, l’ansia, la cultura della scarsità sono l’arma che consente di passare sopra a tante cose. Un popolo impaurito, ansioso, cerca di rifugiarsi nell’autorità. I mercati americani aspettavano da anni una scusa per giustificare un bel crac, e una bella epidemia è proprio quel che ci vuole. A differenza del 2008, se le stesse cattive pratiche di allora dovessero produrre una nuova crisi sistemica, nessuno andrebbe ad accusare i capitalisti: andrebbero tutti ad accusare il coronavirus. I numeri che abbiamo sino ad ora, anche nel caso peggiore che siano cinquanta volte più grandi e il governo cinese stia nascondendo qualcosa (come fece con la Sars a suo tempo), non sono allarmanti.
Tutto parla di una sindrome influenzale poco più forte del normale, altrimenti la Cina sarebbe già un immenso lazzaretto e i morti cinesi si conterebbero a decine di milioni (numero che, ricordo, in Cina è piccolo). Sarò molto sincero. Il coronavirus mi preoccupa molto meno di un asteroide. Quello che farò sarà di continuare a tenermi in forma, mangiare più sano che posso ed evitare l’automobile più che posso. Cosa che faccio già, e che mi espone a rischi ben maggiori rispetto ai numeri che leggo in giro. Anche i peggiori. Se poi a Wall Street decideranno di aver trovato un bel capro espiatorio per tirare i remi in barca e causare un’altra crisi, ci crederò il giusto. Questa non è un’epidemia di coronavirus: 1360 contagiati non sono un’epidemia, tantomeno una “pandemia”. è meno dei morti sulle strade che fa in Cina una specifica marca di Vodka. Questa è un’epidemia di panico. E l’unico vaccino è l’esticazzi.
(”Epidemia di panico”, da “Keinpfusch.net” del 25 gennaio 2020).
fonte: LIBRE IDEE
venerdì 18 ottobre 2019
Niki Lauda
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Vienna
mercoledì 2 ottobre 2019
1985 a Sigonella: ultimo atto di sovranità nazionale
Marcello Pamio
Sono passati trentaquattro anni da quella notte tra il 10 e l’11 ottobre del 1985, quando l’Italia chiuse definitivamente il sipario sulla sovranità nazionale.
L’ultimo atto di libertà si svolse nel teatro di Sigonella, quando Bettino Craxi osò sfidare l’Impero degli Stati Uniti d’America.
Andiamo per ordine. In quei giorni molto febbrili e drammatici, avvenne il sequestro della nave Achille Lauro da parte di un gruppo di terroristi palestinesi.
Lunedì 7 ottobre 1985, qualche minuto dopo le ore 13 la nave da crociera si dirigeva in Israele, quando fu dirottata al largo di Port Said, in Egitto.
Il commando chiede la liberazione di una cinquantina di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. In caso contrario, minaccia di uccidere i passeggeri e di far esplodere la nave.
Immediatamente Yasser Arafat inviò sul posto Abu Abbas e mercoledì 9 ottobre la faccenda sembrava risolta: la nave venne liberata e i dirottatori imbarcati su un Boeing dell’EgyptAir.
Ma quello che sembrava un esito positivo fu sconvolto dalla notizia di un passeggero paralitico ebreo ucciso e scaraventato in mare dai terroristi.
La reazione statunitense non si fece attendere: il presidente Ronald Reagan dispose unilateralmente l’intercettazione dell’aereo egiziano, e l’ordine presidenziale arrivò fino alla portaerei USS Saratoga nel Mediterraneo, da dove decollarono quattro F-14 Tomcat che in pochi muniti intercettarono l’aereo, a 80 miglia a sud di Creta, costringendo il pilota del Boeing ad atterrare.
Iniziarono i problemi e le trattative, perché sia la Tunisia che Atene negarono all’aereo il permesso di atterraggio, per cui rimase una sola base a disposizione: Sigonella, in Sicilia.
Ovviamente la Casa Bianca voleva i dirottatori e mediatori palestinesi per processarli negli Stati Uniti, ma il Presidente del Consiglio Craxi era di un’altra opinione: la nave colpita batteva bandiera italiana e si trovava in acque internazionali, per cui sarebbero stati processati a Roma. Inoltre c’era la posizione di Craxi indubbiamentye proplaestinesi di Abu Abbas, che era un mediatore e non un complice, anche se il commando apparteneva alla sua fazione.
Sigonella
Quando l’aereo egiziano atterrò a Sigonella scortato da caccia americani, il Boeing 737 venne immediatamente accerchiato da 20 carabinieri e 30 avieri dei VAM, armi in pugno.
Dal C-141 americano uscirono invece una cinquantina di militari delle forze d’assalto SEAL’s che circondarono i carabinieri, puntando loro contro i fucili…
Ma l’ordine di Craxi di proteggere l’aereo con le forze militari era chiarissimo!
Quindi arrivarono altri due battaglioni di carabinieri che nel frattempo erano giunti da Catania e Siracusa, e che circondarono a loro volta i militari americani.
Tutti erano pronti a far fuoco, ma le circostanze non agevolavano certo gli americani, che erano circondati da carabinieri armati.
L’attore inquilino della Casa Bianca era in una situazione molto difficile: da una parte non poteva permettersi di far fare agli Stati Uniti una figura barbina dinnanzi al mondo, dall’altra non poteva neppure creare un incidente diplomatico con i sudditi italiani, perché il nostro Paese era - ed è - strategico per lo Zio Sam sulla scacchiera internazionale (ecco spiegato il numero di basi Usa che ospitiamo sul nostro suolo): senza l’Italia infatti gli USA avrebbero già perso il Mediterraneo da un pezzo!
Passarono pochi minuti che sembrarono ore, ma alla fine Reagan cedette ed i terroristi restarono in mani italiane per essere poi trasferiti a Ciampino.
Appena in volo dalla USS Saratoga decollarono altri due caccia F-14, per dirottare il 737 su basi più sicure, ma loro malgrado scoprirono che, a scortare il Boeing, c’erano anche quattro F-104 Starfighter dell’aeronautica militare italiana.
I piloti americani ed italiani, oltre ad insultarsi e minacciarsi via radio a vicenda, non fecero nulla, per cui dirottatori e mediatori atterrarono all’aeroporto di Ciampino alle ore 23:10 di venerdì 11 ottobre.
Gli USA volevano arrestarli ed estradarli, ma Roma si mise ancora di traverso.
Così, per far uscire al più presto Abu Abbas dall’Italia, Craxi alle 18:30 fece decollare nuovamente il Boeing con destinazione Fiumicino, dove Abbas venne sistemato su un aereo di linea yugoslavo che partì per Belgrado.
Gli americani, furiosi, minacciarono di rimpatriare l’ambasciatore, ma alla fine dovettero ingoiare l’amarissimo rospo, poiché la sudditanza italiana era funzionale; tuttavia il nome di Bettino Craxi venne marchiato a fuoco sul libro nero dell’Impero…
Anche se Craxi, probabilmente per rimediare allo sgarro fatto, concesse segretamente a Reagan la base di Sigonella per attaccare la Libia di Gheddafi. Attacco che avverrà nel marzo 1986, quando il colonnello era accusato di essere dietro gli attentati compiuti in varie parti del mondo da terroristi arabi. Ma va ricordata la posizione del presidente del Consiglio Craxi per la questione mediorientale: era un sostenitore della causa palestinese, mentre per esempio il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini era al contrario proisraele…
Comunque sia per la prima volta nella storia dell’Italia, un politico non ha piegato la testa dinanzi ai Poteri Forti, in questo caso americani, facendo valere e rispettare la sovranità e autonomia di un Paese!
Come detto, per Bettino Craxi la lunghissima notte di Sigonella fu l’inizio di un declino politico e sicuramente anche fisico: d’altronde andare contro il Sistema porta a pagarne lo scotto!
Possiamo dire tutto quello che si vuole su Bettino Craxi, ma quello che lo statista fece a Sigonella ha una valenza unica che rimarrà nella storia! Nonostante minacce e pressioni da parte della potenza più arrogante del mondo, Craxi è riuscito a far valere e rispettare la sovranità nazionale e il sacrosanto diritto dell’inviolabilità del territorio e delle leggi nazionali.
E questo lo ha pagato sulla propria pelle…
Se all’epoca ci fosse stata una mascherina come Giuseppe Conte o un traditore come Gigino Di Maio (e naturalmente anche tutti gli altri), alla telefonata del presidente americano le braghe sarebbero calate ai piedi in un secondo, mostrando il culetto rosa e ben rasato ancora prima che i caccia militari avessero acceso i motori!
L’Italia, dal luglio 1981, con il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro messo in atto dal massone Beniamino Andreatta, ha perduto la sovranità monetaria, e dal 1985 anche quella politica.
Non a caso gli ultimi decenni hanno visto al governo mezze calzette pronte a prostituirsi ai poteri consolidati…
fonte: https://disinformazione.it/
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