lunedì 24 luglio 2017

antecedenti dell'euro: l'Unione monetaria latina

di Daniele Dal Bosco

Quando Platone propose una nomisma hellenikon, una moneta per gli scambi commerciali tra le polis, si scontrò con gli interessi particolari delle stesse. 

Fu solo con l’emergere di Roma che si svilupparono delle monete utilizzate per gli scambi commerciali tra diverse regioni del mediterraneo, europee e non solo: l’asse di bronzo, il denarius d’argento e, con l’Impero, l’aureus d’oro. Augusto contribuì a riordinare tale sistema monetario, concentrando la produzione di monete d’oro ed in parte d’argento a Lione, e fissando l’aureusa 7,80 grammi ed il rapporto tra oro ed argento a 12,5.

Dopo di lui, nei secoli successivi iniziarono graduali svalutazioni della moneta romana e, esaurite le miniere d’oro spagnole, la bilancia commerciale negativa fece uscire dall’Impero sempre più oro, destinazione Oriente. 

L’inflazione galoppante che ne derivò e le successive incursioni barbariche, che privarono l’Impero di molto metallo prezioso, contribuirono alla decadenza di Roma...


Dopo Roma, un sistema monetario unico, per quanto meno ordinato, lo rivedremo con Carlo Magno, che fu tuttavia costretto a basarlo su monete d’argento, i denari riecheggianti il denarius romano, essendo oramai l’oro molto scarso nell’area europea. Ad esso si aggiunsero, per pagamenti più consistenti, due unità di conto, il soldo (12 denari) e la lira (240 denari): questo triplice sistema monetario durerà sul suolo europeo fino alla rivoluzione francese.

Il denaro d’argento nei secoli si svalutò molto, tuttavia, e dal XIII secolo cominciarono a prendere piede le monete auree delle principali città commerciali italiane: il genoino di Genova, il ducato (o zecchino) di Venezia ed il fiorino di Firenze (nome poi ripreso da varie aree europee per le proprie monete). Queste tre monete italiche, da 24 carati, ispirarono le coniazioni auree di numerose nazioni europee.

Si dovette aspettare il 1795 e la rivoluzione francese, come dicevamo, per rimpiazzare la triade denaro-soldo-lira: in quella data si creò il franco, basato su un sistema monetario bimetallico (oro ed argento). Pur caduto l’Impero napoleonico, il sistema bimetallico francese basato sul rapporto tra oro ed argento a 15,5 venne ripreso, entro la metà dell’Ottocento, da Regno di Sardegna, Belgio e Svizzera: furono proprio questi quattro paesi, con sistemi monetari simili, che dopo numerose fluttuazioni del valore di oro ed argento raggiunsero un accordo e divennero i fondatori di un sistema monetario comune. Su spinta di Napoleone III, con la Convenzione di Parigi del 1865 questi quattro paesi (Francia, Italia, Belgio e Svizzera) diedero vita all’Unione monetaria latina. Si stabilì che le loro monete, pur con effigi diverse, fossero di dimensioni, valore intrinseco e valore nominale uguali.

Prove di monete in oro coniate in occasione del Congresso del 1867Napoleone III a destra (Fonte: wikipedia.org)

Nel 1867, vi fu una riunione a Parigi tra 22 Paesi per sviluppare un sistema monetario comune, ma gli accordi fallirono. Nel 1868, al sistema dei quattro paesi aderì anche la Grecia. Numerosi altri paesi, europei ma anche del centro-sud America, pur non aderendo all’Unione adottarono tuttavia il medesimo standard.

Ispirandosi all’Unione monetaria latina, anche Danimarca, Norvegia e Svezia diedero vita, tra il 1873 ed il 1931, all’Unione monetaria scandinava che, a differenza dell’Unione latina, includeva anche la libera circolazione delle banconote. Le tre banche centrali diedero anche vita, nel 1885, ad un sistema di clearing trimestrale e regolato in oro, aprendosi reciprocamente conti correnti, senza interessi e commissioni.

Rinnovata nel 1885 e nel 1891, l’Unione monetaria latina, divenuta oramai quasi un monometallismo aureo, terminò di fatto con la prima guerra mondiale e legalmente nel 1925.

Forse quello che ci insegna la storia monetaria, europea ma non solo, è che per funzionare e godere della fiducia della collettività, la misura del valore (la primaria funzione della moneta) deve essere rappresentata da una sovrastruttura e da una struttura ben definita ed unitaria, a livello giuridico ed a livello rappresentativo. 

Non a caso già i romani nel III sec. a.C. posero la zecca sotto la tutela della Dea Moneta. La Res Publica romana, Augusto e l’Impero, Carlo Magno ed il Sacro Romano Impero, Napoleone e l’Impero…i sistemi monetari più duraturi, storicamente, non potevano prescindere da una forte e stabile connessione “superiore”, Fas e Ius al contempo, ma ben identificabile in una persona giuridica ed in una persona fisica e/o divina specifica.

Fonte: www.centrostudilaruna.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

giovedì 20 luglio 2017

c'era una volta il tempo...




di Juliette Deweze

Una volta per sapere il tempo metereologico in corso, bastava guardare fuori dalla finestra, farsi una passeggiata fuori. E per sapere il tempo che avrebbe fatto domani, sentire il vento, guardare le nuvole... E per sapere il tempo che avrebbe fatto nell'arco dell'anno saper valutare l'influenza della luna e dei pianeti, conoscere i detti popolari... Mio nonno si leggeva l'almanacco. E poi sapeva che se quel giorno di primavera faceva freddo allora era a posto perché il freddo poi se ne sarebbe andato, se invece era una bella giornata allora erano guai perché poi sarebbe tornato il freddo per un bel po' di tempo. E' ancora così no? O non serve più guardare fuori? Oppure forse oggi "la pluie et le beau temps" la fanno loro, allora certo che non ci si capisce più niente e ci servono i sensori e i programmi dell'IBM per monitorare immensi distese di mais OGM e di grano imbottito di pesticidi. 


E "aiutare" gli agricoltori a "prendere decisioni più informate".
Che follia... Mi chiedo cosa fare per diffondere questa grande "scoperta": non abbiamo bisogno di tutti questi gadget, il cervello e i sensi dell'essere umano sono più potenti di qualsiasi computer... Basta usarli! L'agricoltura di domani, del loro domani, sicuramente non del mio:

chi vuole eliminare Gianni Lannes?

Oggi alle 20 a Borgnano di Cormons in provincia di Gorizia, era prevista la partecipazione di Gianni Lannes ad una conferenza sui vaccini. Stamani alle 4:47 è giunta questa e-mail inviata dal signor Mida Riva! Si tratta di uno scherzo o cos'altro? Di recente erano giunte le minacce velate di Matteo Renzi. Il dottor Lannes in passato ha subito alcuni attentati ed ha vissuto sotto protezione della Polizia di Stato per due anni. In Parlamento giacciono sul suo conto, ovvero sugli attentati e le minacce di morte ricevute e denunciate all'autorità giudiziaria senza alcun esito, una decina di interrogazioni, a cui ben 4 governi italiani non hanno dato risposta! Il 31 luglio uscirà il suo ultimo libro d'inchiesta: VACCINI: DOMINIO ASSOLUTO?
Per ragioni di sicurezza Gianni Lannes non parteciperà alla tavola rotonda stasera a Borgnano di Cormons. 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/07/vaccini-gianni-lannes-gorizia-il-17.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/06/vaccini-oscura-censura_23.html 

--------- Messaggio originale ----------
Da: King Mida 
A: sulatestaitalia@libero.it
Data: 17 luglio 2017 alle 4.47
Oggetto: Attenzione hanno tentato di farmi sparire oggi li a Cormons



Se leggi questo messaggio ovunque ti trovi... fermati e torna indietro.
Questa sera al mio arrivo a Borgnano di Cormons, sono stato mio malgrado, protagonista di una di quelle volte in cui il complotto lo vivi sulla tua pelle. E' difficile capire cosa sia successo realmente, ma gli eventi sono precipitati non appena ho varcato la soglia della stanza in cui avrei dovuto "terminare il mio viaggio", una comunissima stanza d'albergo, ma dallo strano odore e dal sapore amaro. Ricapitoliamo gli eventi tanto per fare un breve flashback, qualche settimana fa vengo contattato tramite Skype per partecipare ad una conferenza sul tema vaccini, strano già questo elemento perchè io Mida Riva non sono un dottore né un avvocato né uno scienziato del settore, sono solo un genitore che come tanti si fa e si è fatto le sue domande, quindi il mio ruolo in questa conferenza è stato fin da subito un mistero...

Proprio per questa mia totale impreparazione per affrontare una conferenza sul tema ho deciso di arricchire la mia partecipazione portando come me altri ospiti, il Dott. Franco Trinca, il Dottor Giuseppe Genovesi, ed il plurilaureato scrittore e giornalista indipendente Gianni Lannes. Una conferenza coi fiocchi, a quanto pare questa conferenza "non s'ha da fare"...

Questa mattina sono partito dal Lago Trasimeno dove ho trascorso un sabato nel tentativo di comprendere meglio se fosse o meno fattibile un movimento politico fatto da persone vere operai, casalinghe, genitori, lavoratori autonomi, insomma un partito che nasce dal basso e resta collegato indissolubilmente alle sue origini, un movimento di persone "reali" con problemi veri che si affrontano tutti i giorni per tirare avanti e per sopravvivere ai nostri tempi. Un movimento fatto per far risolvere i problemi della gente comune i problemi che abbiamo tutti e che i nostri politici non possono sperimentare sulla propria pelle e quindi non possono in nessun modo ritenere prioritari.
In un movimento del genere in parlamento ci vogliamo mandare la mamma con i problemi derivanti dalle vaccinazioni, i papà che fanno fatica ad arrivare con le spese alla fine del mese, donne e uomini come noi, esseri umani che vivono la vita che facciamo noi e che possono comprendere quali sono i problemi di tutti.

In politica vige l'egoismo quando uno va al potere pensa ai fatti propri e di esempi potrei riempire un libro, facciamo in modo che questo egoismo automatico serva per risolvere i problemi di tutti, se in politica ci mettiamo una casalinga, allora essa risolverà i problemi suoi e di conseguenza quelli di milioni di casalinghe, così come se al parlamento ci andasse un lavoratore a partita iva esso risolverebbe i suoi problemi e come per il caso precedente quelli di milioni di partite iva...
Insomma un partito fatto di esseri umani non dei soliti grassi e pasciuti ricchi che fingono di fare il bene comune mentre pensano solo a raccontar balle e spartirsi la torta con i "nemici/amici" del magna magna collettivo.
Un sogno? Una utopia, magari no pensateci e ditemi la vostra...
Torniamo a quello che è successo poche ore fa in quel di Borgnano, tanto per far rimanere traccia di una serata da dimenticare.
Al mio arrivo ho trovato la porta dell'albergo chiusa e già questo dettaglio mi è sembrato anomalo, tant'è che ho lasciato la valigia in macchina e mi sono messo al telefono per cercare di avere un contatto con la reception, al telefono mi è stato detto che avrei potuto chiedere li al bar confinante, vabbè poco male, sono entrato e subito la questione si è risolta per il meglio ho consegnato la mia patente per fare il check-in e sono subito stato accompagnato in stanza.
E qua è iniziata la mia disavventura, la stanza non era come l'avevo richiesta ma era una stanza con due letti singoli, evidentemente qualcuno aveva pensanto che sarei arrivato in compagnia invece ero solo come avevo ampiamente comunicato al telefono nei giorni precedenti e la mattina stessa. Alla mia richiesta di cambiare stanza, in un albergo completamente vuoto mi è stata negata prima adducendo costi extra ai quali ero disposto a fare fronte e poi dicendo che le altre stanze non erano pronte. Ok non c'è problema mi adatterò, la signora velocemente mi lascia solo e rimango difronte alla stanza e ci entro, passo affianco ai letti, mi guardo attorno e vado alla finestra per aprire e cambiare aria, la stanza ha uno strano odore, molto penetrante che assomiglia a quello che si sente spruzzando veleno per insetti, l'odore mi colpisce e mentre apro la finestra comincio ad avvertire uno strano sapore in bocca, un sapore inconsueto in fondo al palato sento amaro, un amaro che si espande dal fondo del palato in avanti. Esco sul piccolo balcone mi guardo un po intorno e assaporo pensando questo gusto inconsueto, riflettendo mi passo la mano sul braccio e sento quel viscidume che si prova strofinandosi addosso l'anti zanzare, rientro nella stanza e noto che questo odore è proprio pungente e non riesco a stare li dentro, meno di un minuto dopo sono già uscito e sto camminando verso la macchina quando comincio ad avvertire un leggero giramento di testa cerco di riprendermi strofinandomi la faccia e quel viscidume è anche li sul mio volto, arrivo alla macchina mi sciacquo la bocca mi lavo come posso via quel veleno di dosso. Perplesso e dubbioso mi reco in un albergo li vicino e prendo una stanza, d'istinto mi lavo sotto la doccia vestito e mi strofino via quel composto oleoso che mi si era attaccato ovunque, e finalmente dopo questa doccia provvidenziale il sapore amaro scompare dalla mia bocca.
Cosa sarà stato? Veleno ? una abbondante spruzzata di raid forse un po esagerata non lo sapremo mai... A questo punto ricevo una chiamata allarmante da parte di uno degli ospiti che mi comunica che il suo account Facebook è stato manomesso, ci sono infatti dei messaggi scritti con questo account da parte di qualcun altro. Il complotto prende piede, racconto la mia disavventura e ritenendo fosse opportuno sporgere denuncia per questo avvelenamento non gradito, il mio caro amico Franco chiama per me i carabinieri e qua comincia la parte più sgradevole della storia.
Allertata l'arma mi viene detto di recarmi nuovamente al primo albergo per poter far una constatazione e una successiva denuncia dell'accaduto, insomma va bene esagerare col raid ma qua hanno esagerato troppo, tanto che qualcuno, poteva restarci secco se avesse deciso di permanere in quell'ambiente saturo di veleni.
Forse inaspettata la mia discesa repentina dal nuovo albergo lascia esterrefatti due strani signori che essendo il posto deserto, suscitano in me un nuovo campanello d'allarme, ebbene questi signori appena notano il mio gesto fulmineo di scattare una loro fotografia, pure essendo entrambi oltre la strada che separa l'albergo dal parcheggio e pur essendo entrambi impegnati al telefonino, si prodigano in uno scatto fulmineo per evitare d'essere ripresi in volto dalla mia istantanea.
I sospetti crescono e la valanga monta... chi sono questi due loschi figuri ? Come mai stanno sotto il nuovo albergo e come mai si sono girati di scatto appena hanno visto che puntavo fulmineamente la camera verso di loro? Beh non saprei proprio di certo non mi è piaciuto molto viverlo di persona.
Contattato telefonicamente dalla centrale dei Carabinieri faccio presente che la pattuglia deve essere ben visibile e dati i precedenti comincio ad essere quanto meno sospettoso e a ragion veduta ho fatto bene.
Al mio arrivo nel posto pattuito non trovo nessuna pattuglia ad aspettarmi così come era stato richiesto per l'urgenza della questione, dato che quella stanza poteva essere la tomba di chiunque.
Dato che non arriva nessuno e data l'ora mi avvio verso un locale vicino per un panino al volo.
Nel frattempo noto come il mio cellulare registri solo chiamate perse senza però che io le riceva realmente, cioè il display mostra un elevato numero di chiamate ma il mio cellulare non squilla mai.
Insomma cosa sta succedendo? Provo a fare delle chiamate e tutti i numeri risultano occupati, lascio messaggi in segreteria a mezzo mondo e poi provo i numeri fissi che so essere liberi, strano occupati anche quelli. Insomma il mio cellulare non permette di chiamare ne di ricevere...
Sono isolato dal mondo con strani tizzi alle calcagne, il panino fugace è buono e mi ricarica il giusto per affrontare quello che sta per succedere di li a poco. Mi arriva finalmente una telefonata, sono i Carabinieri per fortuna mi dicono che mi stanno cercando in lungo e in largo che non sanno come trovarmi e che devo andare davanti all'albergo perchè li c'è la pattuglia che mi aspetta.
Mentre mi dicono questo non sanno che nel frattempo mi sono appostato in un luogo ideale per poter vedere bene quello che sta succedendo, insomma l'unica macchina che mi cerca non è quella dei Carabinieri ma quella dei due uomini calvi che ho fotografato, infatti vanno su e giù per la strada dell'albergo cercando di intercettarmi mentre io li osservo e penso al complotto.
Pongo le condizioni al centralino dei Carabinieri, ormai era chiaro che qualcosa non andava qualcuno stava mentendo e non era bello sentirsi braccato. Finalmente esco dal mio punto d'osservazione e mi colloco con l'automobile difronte all'hotel chiedendo che gli agenti di palesino dato che sono proprio li un facile bersaglio e che c'è quella macchina nera che mi sta cercando.
Fortuna vuole che quando gli agenti mi vedono, inconsapevolmente mi offrono protezione perchè proprio dietro di loro sta sopraggiungendo quella famigerata macchina nera che mi sfila affianco con la coda tra le gambe consapevole di avermi perso per una frazione di secondo.
Evidentemente i due occupanti della macchina non gradiscono la presenza degli agenti e si defilano quatti quatti senza dare troppo nell'occhio, con le orecchie abbassate spariscono all'orizzonte.
Sempre al telefono con il centralino dei Carabinieri faccio presente che quella macchina nera è giusto passata li davanti in quel pezzo di strada almeno 5 volte, ma nessuno sembra stupirsi e nessuno vuole far chiarezza sugli abitanti di quello strano veicolo.

Mi presento ai due agenti e chiedo al loro collega di fare da garante restando connesso alla telefonata per poter testimoniare durante la mia denuncia dei fatti, purtroppo trova subito una scusa e mi saluta.
Provo a chiamare Franco che mi risponde subito, che fortuna, lui è con me tutto il tempo ed assiste a quello che in pochi avrebbero creduto possibile. 

I due agenti sono visibilmente agitati, uno dei due quello che parla urla e si vede il suo disagio lontano un miglio, è teleguidato infatti ha un cellulare incollato all'orecchio destro dal quale una voce lontana impartisce ordini e da suggerimenti sul come si deve agire in questa circostanza.
Le mie richieste di porre a verbale vengono ignorate, nessuno sembra interessato a sapere cosa è successo, ma una preoccupazione c'è bisogna far sparire Mida da li al più presto e Franco vedendo ignorati i miei tentativi di ottenere un verbale con le dichiarazioni si insospettisce e comincia anche lui a preoccuparsi tanto da chiedere egli stesso che il carabiniere e segua l'onere burocratico ripetutamente richiesto, anche lui invano, non viene ascoltato. Insomma questo verbale non è la loro priorità evidentemente. A nessuno importa che qualche altro ospite presenti sintomi d'avvelenamento o se veramente la stanza possa essere venefica... Strano, che tutori del popolo sono questi due signori ?
Anomali, è una parola vaga ma che bene esprime il loro sforzo nel tentativo di insinuare che date le condizioni di partenza, cioè le mie dichiarazioni di questa stanza avvelenata, senza andare mai a controllare, i due carabinieri telecomandati hanno la brillante idea di proporre una ambulanza per potermi curare dagli effetti dell'avvelenamento in atto, in atto solo per loro e subito smentito da me facendo presente che l'ambulanza non è necessaria che mi sento in perfetta salute, questa trovata dell'ambulanza è la goccia che fa traboccare il vaso, anche Franco intuisce che questo è solo un banale trucco per poter disporre del corpo del malcapitato Mida, e si oppone anche lui, sempre connesso telefonicamente, a questa inutile manovra... L'agente ribatte che lui non può sapere le reali condizioni dato che è al telefono, io ribatto subito dicendo che sto bene e che l'ambulanza non serve, e incalzo dicendo che si deve procedere alla stesura del verbale, quando noto che i due agenti si fanno cenno e cercano di incastrarmi in un angolo per potermi afferrare, io faccio capire loro con uno sguardo minaccioso che non starò li a farmi prendere e che se solo di fossero avvicinati avrei prontamente reagito per difendere la mia persona dal loro attacco immotivato, uno dei due quello taciturno cede al mio sguardo e indietreggia, ne approfitto per salire in macchina e dileguarmi nella notte... Da quel momento sono un fuggitivo che pensa e si domanda... qualcuno ha tentato di farmi sparire oggi?  
Io credo che la Stanza fosse più per te che per me... non venire chiamami...
Mida

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

giro a Ferrara


martedì 18 luglio 2017

Maryam Mirzakhani, la pensatrice lenta: un genio assoluto

Un genio a bassa velocità, una “pensatrice lenta”. Maryam Mirzakhani era una delle scienziate più sbalorditive dei nostri tempi, famosa perché nel 2014 fu la prima donna nella storia a vincere la Fields Medal, l’equivalente del Nobel per la matematica, scrive Viviana Mazza sul “Corriere della Sera”. Quattro anni fa le era stato diagnosticato un cancro al seno. Si è spenta il 14 luglio in California, all’età di 40 anni. «La sua scomparsa – osserva il “Corriere” – unisce nel dolore due nazioni, l’Iran e gli Stati Uniti, spesso divise dalla politica. Mirzakhani apparteneva a entrambe, entrambe l’hanno resa la donna che era». I media di Stato della Repubblica Islamica la piangono ritraendola con un foulard (photoshoppato), mentre le femministe ricordano che non portava l’hijab sui capelli cortissimi ed era sposata con un non musulmano. «Da piccola sognava di fare la scrittrice, ed è stata la fantasia a guidare il suo destino», permettendole di fare cose prima impensabili per una donna. «Non penso che tutti dovrebbero diventare matematici», ha detto, in una recente intervista. «Alle medie, andavo male in matematica. Se non ne sei entusiasta può sembrare una materia fredda. La bellezza della matematica si mostra solo ai più pazienti».
«Si è spenta una luce. Un genio? Sì, ma anche una madre, una figlia e una moglie», è il saluto dell’amico Firouz Naderi, scienziato della Nasa. La vita di Maryam Mirzakhani scorre parallela a quella dell’Iran rivoluzionario: nata a Teheran nel 1977, Maryam Mirzakhanicompleta le elementari alla fine della durissima guerraIran-Iraq. Alle superiori, lei e la sua amica Roya furono le prime ragazze in Iran a partecipare alle Olimpiadi internazionali di matematica grazie all’aiuto della preside: così, nel 1994, la 17enne Maryam vinse la medaglia d’oro, racconta il “Corriere”. Dopo la laurea si trasferì a Harvard, completò il dottorato con una tesi sulla geometria delle superfici iperboliche, poi andò a insegnare a Princeton e quindi a Stanford. I suoi campi di studio includevano la teoria ergodica e la geometria simplettica, settori molto astratti della matematica pura. «Per concentrarsi amava scarabocchiare la stessa figura all’infinito, tanto che la figlia Anahita la credeva una pittrice». Aggiunge Viviana Mazza: «Mirzakhani si definiva una pensatrice lenta. Gravitava intorno ai problemi più profondi». Il marito Jan Vondrak, anche lui matematico, raccontava che una volta, da fidanzati, andarono a correre. «Io ero in forma, lei gracile. Così all’inizio io ero in testa. Ma un’ora dopo mi ero fermato. Lei invece continuava a correre, alla stessa velocità».
Una carriera fulminante. «Galeotto fu il fratello più grande: aveva l’abitudine di raccontarle ciò che imparava a scuola, accendendole la curiosità per le materie scientifiche», scrive Rosita Rijtano su “Repubblica”. Il primo ricordo fatto di cifre? La storia di un bimbo tanto prodigioso quanto turbolento: Carl Friedrich Gauss, poi diventato il “principe dei matematici”. Per punizione, il maestro gli aveva chiesto di risolvere un problema: fare la somma di tutti i numeri da uno a cento. La storia narra che ci sia riuscito in pochi minuti, adottando una soluzione brillante, che ha “affascinato” la piccola Maryam. Ma cruciale, per le scelte del futuro, è stato l’ultimo anno di liceo: «Più tempo trascorrevo sulla matematica e più ne diventavo appassionata», Maryam alla lavagnaha raccontato Mirzakhani in un’intervista al “Guardian”. A soli 17 anni ha vinto la medaglia d’oro “olimpica” a Hong Kong, e da lì è stata una continua escalation. Dopo la laurea a Teheran, continua “Repubblica”, il dottorato ad Harvard con una tesi sui cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica, considerata da molti colleghi “spettacolare”.
Anche Rosita Rijtano sottolinea il carattere della Mirzakhani: «Amava definirsi una “pensatrice lenta”. Forse proprio questa sua qualità, di soffermarsi sulle questioni un po’ più a lungo, le ha permesso di concentrarsi su problemi che riguardano le strutture geometriche sulle superfici e il modo in cui si deformano». Viaggi nel mondo della matematica che descriveva come «lunghe escursioni, senza un sentiero tracciato né un traguardo visibile». La meccanica invisibile della materia, esplorata dalla matematica. Nel 2014, la medaglia Fields per “i suoi contributi alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”. Le è stata consegnata nella capitale della Corea del Sud, Seoul, durante il ventisettesimo Congresso internazionale dei matematici che si tiene ogni quattro anni. «Quel giorno Mirzakhani ha rotto un tabù, dato che il premio non era mai finito tra le mani di una donna da quando la medaglia è stata assegnata per la prima Mirzakhanivolta: nel lontano 1936». Il commento di Frances Kirwan, dell’università di Oxford, membro della giuria: «Spero che questo riconoscimento sia d’ispirazione per sempre più giovani ragazze».
Prima di entrare a Harvard, ha raccontato in un’intervista, aveva studiato soprattutto topologia combinatoria e algebra. «L’analisi complessa mi era sempre piaciuta, ma non ne sapevo molto». Ha dovuto imparare molti argomenti che negli Stati Uniti uno studente universitario conosce già. «Ho cominciato frequentando il seminario informale organizzato da Curt McMullen, e la maggior parte del tempo non capivo una parola di quello che dicevano. Ero affascinata dal modo semplice ed elegante di parlare di McMullen, perciò ho cominciato a fargli tante domande, a ragionare, discutere». Le sue ricerche? «La maggior parte dei problemi su cui lavoro – ha spiegato – è collegata a strutture geometriche su superfici e le loro deformazioni. In particolare mi interessa studiare le superfici iperboliche. Soprattutto trovo affascinante poter guardare allo stesso problema da diversi punti di vista, e affrontarlo usando metodi differenti». L’aspetto più gratificante? «Il momento in cui provi l’eccitazione della scoperta, il piacere di capire qualcosa di nuovo, la sensazione di essere arrivati in cima a una montagna e avere la visuale sgombra. Ma la maggior parte del tempo per me fare matematica è come una lunga escursione senza sentiero tracciato e senza una destinazione visibile». Ancora: «Io sono una che pensa lentamente, e ho bisogno di tempo prima di fare passi avanti». Lentezza e flessibilità: in matematica «ognuno ha il suo stile, e una cosa che funziona per una certa persona magari non funziona così bene per altre».

fonte: http://www.libreidee.org/

sabato 15 luglio 2017

il denaro è lo sterco del diavolo?


San Basilio Magno sosteneva che il denaro fosse lo sterco del diavolo.
Il vescovo e teologo greco visse nel IV secolo dopo la venuta di Cristo, un tempo molto lontano da quello nel quale vi immergerò in queste pagine. 
Nella Roma degli anni Settanta in molti compresero che “portarsi via qualcuno” in grado di pagare un bel riscatto fosse la via più breve per mettere le mani su belle somme di denaro.
Tra i sequestri che tutti ricordano vi è quello dell'industriale Palombini, il re d el caffè, risoltosi con la morte dell'uomo.
Per comprendere dobbiamo risalire agli inizi degli anni settanta: un marsigliese d'adozione, Albert Bergamelli, crea una banda criminale di respiro internazionale. Tra i colpi sensazionali quello ai danni della Banca Federale Belga di Bruxelles. Bergamelli, dopo una fuga dal carcere italiano, nel 1973 impianta la propria base d'azione a Roma. Nella capitale italiana vi sono decine di semplici bande di quartiere, o batterie, che non riescono a controllare autonomamente gli affari sporchi. In breve tempo la banda diviene il punto di riferimento della criminalità non solo romana, ma italiana.
Nulla dura in eterno.
Nel maggio del 1976 il capo è in manette. Livido dalla rabbia avrà la forza di guardare negli occhi i giornalisti accorsi per affermare: «qualcuno mi ha tradito, ma si ricordi che sono protetto da una grande famiglia».


Il potere della criminalità passò rapidamente dalle mani della banda di Bergamelli, collegata al clan dei marsigliesi, a quella della Magliana. In un perfetto sincretismo, i nuovi criminali ereditarono dai vecchi tecniche ed amicizie ponendo la banda della Magliana all'interno di un groviglio politico e religioso difficile da districare.
Memorabile l'affermazione che Bergamelli rilasciò dal carcere: «quelli della Magliana? Sono solo dei borgatari, gente che agisce senza alcuna razionalità, senza una mente direttiva».
I primi atti operativi della banda della Magliana sono da collocarsi nel 1977 con il sequestro del duca Massimiliano Grazioli Lante delle Rovere. Era il 7 novembre quando i componenti della banda rapirono il nobiluomo. Il sequestro, per l'inesperienza dei criminali, finirà nel sangue con l'uccisione dell'uomo, ma con il riscatto di due miliardi comunque incassato.
Un personaggio tra i fondatori della banda merita la nostra attenzione: Enrico De Pedis, detto Renatino.
De Pedis nacque a Roma il 15 maggio del 1954. Iniziò il suo apprendistato come scippatore, divenendo ben presto rapinatore. Il primo arresto risale al 1974, a 20 anni. Torna nuovamente dietro le sbarre nel 1977 per una rapina avvenuta diversi anni prima. All'epoca del sequestro Lante delle Rovere, De Pedis era detenuto in carcere da cui uscirà nell'aprile del 1980. Renatino era sempre ben vestito, pettinato e con una cura maniacale della propria immagine, tanto da meritarsi l'appellativo di bambolotto. Tra le strade di Roma si sosteneva che passasse più tempo in profumeria che in strada a curare i propri affari.
De Pedis rapidamente salì ai vertici della criminalità romana grazie alla morte degli amici, e soci di scorribande banditesche, Raffaele Pernasetti e Danilo Abbruciati. Renatino sfruttò la situazione per stringere rapporti con la criminalità organizzata siciliana e per intraprendere un'attività di reinvestimento di ingenti somme di denaro in affari edilizi e finanziari.
Nelle fasi finali della propria vita tentò di affrancarsi dai trascorsi criminali, in questo aiutato dalle risorse finanziarie di cui poteva disporre. Per ripulire la propria immagine iniziò ad interessarsi all'arte, frequentando le migliori botteghe antiquarie della capitale.
La fine arriva per tutti.
De Pedis iniziò a non dividere i proventi con i complici momentaneamente in carcere, e neppure con i loro familiari. Gli altri lo interpretarono come uno sgarro cui porre rimedio quanto prima. Edoardo Toscano appena uscito dal carcere decise che era giunto il momento di uccidere Renatino. De Pedis fu più veloce e fece uccidere Toscano dai suoi uomini. Il momento finale per Renatino non era lontano: il 2 febbraio del 1990 fu attirato con l'inganno in un appartamento nei pressi di Campo dei Fiori. Terminata la conversazione si avviò con il motorino per le strade di Roma. Poco dopo fu affiancato da due sicari che spararono un solo colpo alle spalle, uccidendolo.
I funerali di De Pedis furono celebrati nella Basilica di San Lorenzo in Lucina. La sua salma, tumulata inizialmente nel cimitero del Verano, fu trasferita poco dopo all'interno della cripta della Basilica di Sant'Apollinare a Roma.
Un criminale sepolto all'interno di un luogo sacro della cristianità?
Qualcosa sfugge.
Nel proprio libro di memorie Sabrina Minardi, amante di Renatino, spiegò in modo esplicito la carriera e la sepoltura all'interno della cripta della Basilica di Sant'Apollinare: «lo sapevano tutti che Renatino era l'uomo del Vaticano». De Pedis era conosciuto dal cardinale Poletti, vicario di Roma e persona assai vicina a Giulio Andreotti. Lo stesso cardinale, nella sua qualità di vicario, firmò il nulla osta per l'autorizzazione alla sepoltura di De Pedis in Sant'Apollinare, in deroga al diritto canonico.
Chi richiese il nulla osta alla sepoltura?
La tumulazione nella basilica fu richiesta dalla vedova di De Pedis a monsignor Pietro Vergari, rettore di sant'Apollinare, il quale scrisse una lettera, datata 6 marzo 1990, a Poletti nella quale attestava che De Pedis in vita fu benefattore dei poveri che frequentavano la basilica. Il 24 aprile dello stesso anno la salma di Renatino fu tumulata nella cripta e le chiavi del cancello furono consegnate alla vedova.
De Pedis stringeva legami con il Vaticano, stando alle dichiarazioni dell'amante e alla prova offerta dalla sepoltura.
Sabrina Minardi nel suo libro non pone limiti alle amicizie di Renatino, parlando delle cene a casa di Giulio Andreotti: «Renato era ricercato, siamo andati su a casa e accoglienza al massimo, c'era pure la signora, la moglie, una donnetta caruccia. Ovviamente davanti non parlavano di niente».
Un criminale amico di un cardinale e di Giulio Andreotti?
Il porporato in questione, Ugo Poletti, compare nella lista Pecorelli, pubblicata il 12 settembre del 1978 sulla rivista l'Osservatore Politico dal giornalista Mino Pecorelli. Il documento conteneva i nomi degli appartenenti alla massoneria nell'ambiente ecclesiastico. Poletti era in buona compagnia, dato che nella lista comparivano Paul Marcinkus, Dino Monduzzi e il vescovo Salvatore Baldassarri.
Il 20 marzo del 1979 il corpo di Pecorelli sarà ritrovato all'interno della sua auto.


De Pedis amico di cardinali che rientravano nelle liste di possibili affiliati alla massoneria, e intimo di politici che governavano l'Italia a loro piacimento.
Un ulteriore passo in avanti nelle ricerche attiene il possibile ruolo svolto da Renatino nel rapimento di Emanuela Orlandi. Antonio Mancini, uno dei componenti del primo nucleo della banda, affermò: «Emanuela Orlandi è stata rapita per ricattare il Vaticano e per ottenere la restituzione di un'ingente somma di denaro investita dalla banda della Magliana nello IOR».
Non vogliamo affidarci alle parole di un criminale?
Ascoltiamo quelle di un magistrato?
Il giudice Rosario Priore sostiene che Emanuela Orlandi sia stata rapita dalla Banda della Magliana per un ricatto al Vaticano per rientrare in possesso di 20 miliari di lire consegnati allo IOR.
Interessante leggere le dichiarazioni di Mancini sulla sepoltura di De Pedis in Sant'Apollinare: «il motivo per cui è sepolto in Sant'Apollinare è che fu lui a far cessare gli attacchi della banda nei confronti del Vaticano. Queste pressioni erano dovute al mancato rientro dei soldi prestati, attraverso il Banco Ambrosiano di Calvi, al Vaticano. Dopo il fatto della Orlandi, nonostante i soldi non fossero rientrati tutti, De Pedis, che stava costruendo per sé un futuro nell'alta borghesia, s'impegnò attraverso i prelati di riferimento a far cessare le azioni violente. Tra le cose che chiese in cambio di questa mediazione, c'era la garanzia di poter essere seppellito in Sant'Apollinare».
Siamo di fronte ad uno scambio?
Ascoltando le parole del criminale Mancini e del giudice Priore parrebbe proprio di si.
Nel 1997 la sepoltura, che abbiamo compreso essere parte del ricatto di De Pedis al Vaticano, fu al centro di un'interrogazione parlamentare scaturita da un articolo, per il Messaggero, della giornalista Antonella Stocco. Il risultato dell'intervento politico fu la preclusione al pubblico dell'accesso alla cripta.
Quale fu la risposta del Vaticano alle pressioni sulla tumulazione di un criminale all'interno di una basilica?
Il Vicariato dichiarò che, pur comprendendo le perplessità ingenerate dalla sepoltura, non riteneva opportuna un'estumulazione.
Il 18 giugno del 2012, su autorizzazione della magistratura italiana, la salma di De Pedis fu traslata dalla basilica di Sant'Apollinare e trasferita al cimitero di Prima Porta, dove fu cremata.
Successivamente le ceneri furono disperse in mare.
Siamo di fronte ad un criminale comune divenuto potente grazie alle amicizie con le gerarchie politiche ed ecclesiastiche, segnate dalle parole del giudice Rosario Priore e dalla sepoltura all'interno di un luogo sacro della cristianità.
Cosa possiamo aggiungere?
Prendendo a prestito dal titolo di un recente film, potremmo concludere che la verità sta in mare.

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

Di Giovacchino Rita, Il Fatto Quotidiano – Renatino, l'uomo del Vaticano – 15 maggio 2012

La Repubblica – Sabrina Minardi e Renato De Pedis. Vita pericolosa di una donna del boss – 23 giugno 2008

La Stampa – De Pedis, ok di Poletti – 31 marzo 2012

La Repubblica – Dalla Magliana ai salotti buoni, romanzo criminale di una banda – 25 giugno 2008

La Repubblica – La salma di Renatino nella basilica, l'ultimo colpo del boss benefattore – 25 giugno 2008

Corriere della Sera – E' stato Renatino a rapire la Orlandi – 28 dicembre 2009

Corriere della Sera – Sequestro Orlandi: ecco l'auto – 14 agosto 2008

Laura Bogliolo, Il Messaggero – Caso Orlandi, aperta la tomba di De Pedis. La salma è quella del boss – 14 maggio 2012

Fabrizio Peronaci, Corriere della Sera – Lunedì si sposta la tripla bara di De Pedis – 13 maggio 2012


Fotografie

1- Omicidio di Enrico De Pedis
2- Albert Bergamelli agli arresti
3- Omicidio di Mino Pecorelli

mercoledì 12 luglio 2017

climate change e siccità, verso l’estate più calda di sempre?

Dal punto di vista climatico, luglio è il mese più caldo dell’anno sulla Terra. Luglio 2015 era stato il mese più caldo di sempre, ossia da quando ci sono dati sufficienti a calcolare delle statistiche globali affidabili. Così aveva affermato la National oceanic and atmospheric administration (Noaa), l’agenzia americana che fornisce ogni mese una sintesi climatica del pianeta in base alle osservazioni a scala globale. Nel rapporto, Noaa sottolineava che in buona parte del mondo si era registrato un caldo anomalo. La temperatura di luglio 2015 (16,6°C) era stata quasi un grado superiore (+0,81°C) alla media del XX secolo (15,8°C) superando di 0,08°C perfino il record del 1998, l’anno fino ad allora più caldo dal 1880, cioè da quando si dispone di dati affidabili a scala globale. Con una temperatura più alta di 0,87°C, luglio 2016 aveva battuto l’anno precedente, il quarantesimo luglio in cui, senza soluzione di continuità, la temperatura terrestre era stata superiore alla media del XX secolo. La temperatura mensile (16,7°C) aveva superato di quasi un grado la media del XX secolo.
Non è poco, perché vanno considerate tutte le temperature del mondo (emisfero australe incluso, dove ora è inverno) e comunque i primi sette mesi del 2016 avevano segnato una media di temperature superiore di più di un grado (1,03° C) rispetto Il Po in magraalla media di tutto il XX secolo. Il 2016 e il 2015 avevano battuto anche il record del 2010 quando la variazione era stata di 0,16 gradi in più, con buona pace dei vati di uno iato climatico che non è mai esistito. E l’analisi regionale mostrava che, per tutti e sei i continenti, il mese di luglio 2016 si posizionava tra gli otto più caldi mai osservati. Invero, luglio 2016 era stato il più caldo in Austria dal 1767 e in Francia degli ultimi 40 anni, ma non in Svezia e Norvegia, sottolineando la crescente frattura geografica che caratterizza la dinamica del clima. Come andrà quest’anno? Nel trimestre da marzo a maggio la temperatura registrata a scala globale è stata la seconda più alta dal 1880, seconda solo a quella dello stesso periodo dell’anno precedente. La primavera austriaca è stata tra le dieci più calde degli ultimi 251 anni, in Francia la terza più calda dal 1900, nel Regno Unito la seconda più calda degli ultimi 108 anni.
Le previsioni a medio termine del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) indicano un’anomalia termica positiva in tutta Europa, esclusa la Scandinavia. Particolarmente elevata in Spagna; Francia centro-meridionale e Corsica; Italia tirrenica centrale, Piemonte e Lombardia, Puglia settentrionale e Sardegna; Peloponneso e Turchia. Ma la previsione a medio termine è tuttora un esercizio molto incerto e, riguardo all’estate del 2012, nel mio libro “The star grabber. L’uomo che rastrellava le stelle” scrissi: «Fu anche un’estate meno torrida di quanto previsto dai meteorologi. Renzo Rosso, del Politecnico di MilanoCome disse Mark Twain, il clima è quello che ti aspetti, il tempo quello che ti becchi. In verità, non è proprio sicuro che lo abbia detto lui, ma nulla è certo; e domani, magari, un altro esperimento confuterà pure l’esistenza del bosone». Non resta che vivere per sapere quanto caldo farà, mentre per il bosone ci si può rivolgere alla Commissione Grandi Rischi.
Secondo Anton Céchov la gente non fa caso al freddo o al caldo, all’estate o all’inverno quando è felice. È lo stesso concetto che Riccardo del Turco cantava quasi 50 anni fa: «Luglio ha ritrovato il sole, non ho più freddo al cuore, perché tu sei con me». Era il 1968, l’epoca in cui l’umanità iniziava ad acquistare una nuova consapevolezza sulle minacce ambientali, ma dopo tutto questo tempo le minacce non sono diminuite, anzi. Perché insistere allora su posizioni ambientaliste senza futuro, se il prossimo futuro sarà scandito dal nuovo ordine mondiale iniziato nel 2017? Non sarà forse meglio cercare la felicità per resistere alla sfida del clima?
(Renzo Rosso, “Siccità, quanto caldo farà a luglio? Dipende dal grado di felicità”, dal “Fatto Quotidiano” del 27 giugno 2017. Il professor Rosso è docente di idrologia a Milano).

fonte: http://www.libreidee.org/

l'imbecille globale è al potere

Ogni mattina, pomeriggio e sera, ovunque tu sei e a qualunque fonte d’informazione ti colleghi – video, radio, giornali, web ma anche film, concerti, omelie, lezioni a scuola o all’università, discorsi istituzionali – c’è un Imbecille Globale che ripete sempre lo stesso discorso:

“Abbattiamo i muri, niente più frontiere tra popoli, fedi, razze, sessi e omosessi, non più chiusure in nazioni, generi, famiglie, tradizioni ma aperti al mondo”.

Te lo dice come se stesse esprimendo un’acuta e insolita opinione personale, originale; finge di ribellarsi al conformismo della chiusura e al potere del fascismo (morto da 72 anni) mentre lui, che coraggioso, che spregiudicato, è aperto, non si conforma, ha la mente aperta, il cuore aperto, le braccia aperte, è cittadino del mondo. Sfida i potenti, lui, che forte.

Sta ripetendo all’infinito, da imbecille prestampato qual è, il Catechismo Precompilato dei Cretini Allineati al Canone del Tempo. Tutti per uno, uno per tutti. L’Imbecille è globale perché lui sa dove va il mondo e si sente cittadino del mondo. L’idiota planetario si moltiplica in mille versioni.

C’è l’Imbecille Cantante che dal palco, ispirato direttamente dal dio degli artisti, dichiara che lui canta contro tutti i muri e tutti i razzismi. Che eroe, sei tutti noi.

Poi vedi l’Imbecille Attore o Regista che dal podio lancia il suo messaggio originale e assai accorato, perfettamente uguale a quello del precedente cantautore, ma lui lo recita come se l’umanità l’ascoltasse per la prima volta dalla sua viva voce. “Io non amo i muri, non mi piace chi vuole alzare muri” Che bravo, che anticonformista.

Segue a ruota l’Imbecille Intellettuale, profeta e opinionista che per distinguersi dal volgo rozzo e ignorante, dichiara anche lui la Medesima Cosa, sui muri ci piscio, morte al razzismo, morte a Hitler (defunto sempre da 72 anni), viva l’accoglienza, i neri, i gay e i trans.

L’Idiota Collettivo, versione ebete dell’Intellettuale Collettivo post-gramsciano, non pensa in proprio ma scarica l’app ideologica che genera risposte in automatico. Poi c’è l’imbecille a mezzo stampa o a mezzobusto che riscrive o recita ispirato l’identica pisciatina contro i Muri.

E poi c’è il Presidente o la Presidente, che in veste d’Imbecille Istituzionale, esprime lo stesso, identico Concetto, col piglio intrepido di chi sfida i Poteri Forti (ai cui piedi è accucciato o funge da zerbino).

Non c’è film, telefilm, concerto, spettacolo teatrale o sportivo, gag e omelia tv in cui non si ribadisca la lotta tra il Bene e il Male: Aperti e Filantropi contro Chiusi & Ottusi, Accoglienti contro Razzisti, Omofili contro Omofobi, Xenofili contro Xenofobi e Negrofobi.

Voi quelli del Muro, noi quelli del Telepass.

Le bestie da scacciare sono quasi sempre vaghe, anonime, mitologiche; e già, il male è sempre oscuro, cospira nel buio, non ha volto, solo maschere storiche o ridicole. Ora va di moda la maschera di Trumputin, in Europa di Le Pen, da noi di Salvini.

Tu senti uno, cambi canale e ne senti un altro idem, spegni la tv e senti alla radio un altro ma il Discorso è sempre quello, apri il giornale e leggi ancora l’Identica Opinione; a scuola idem con patate, all’Università peggio-mi-sento, i Palloni Gonfiati dai media compilano lo stesso Modello Unico.

Nessuno di loro è sfiorato da dubbi, invece a te sorge un primo dubbio: è un’allucinazione o è sempre la stessa persona, l’Imbecille Globale, che cambia veste, fattezze e mansioni e ripete all’infinito l’Identico Discorso?

Segue un secondo dubbio: ricordo male o eravamo in democrazia, che vuol dire libertà e pluralismo, cioè opinioni libere e divergenti a confronto? Loro non credono alla Verità, sono relativisti, però guai a dissentire dal Discorso Obbligato con fervorino finale anti-Muro.

Ma possibile che tutti la pensino allo stesso modo, conformi, allineati e omologati, e ritengano che la cosa più urgente e più importante del momento, il Messaggio Unisono da dare all’Umanità sia sempre quello? Allora ti sorge un terzo dubbio.

E se l’Imbecille Globale a reti unificate fosse il Grande Fratello del nostro tempo? Se fosse lui il Portavoce multiplo del Non-Pensiero Unico, cioè del nuovo regime totalitario-globalitario? E se fosse proprio quell’Uniformità Totale e quel corale accodarsi la miseria prioritaria del nostro tempo?

Non so voi, ma io di quell’Imbecille Planetario che ripete il Discorso Unico e Identico all’Infinito, non ne posso più.

Marcello Veneziani 19 giugno 2017

venerdì 7 luglio 2017

la neve del Cermis è ancora sporca di sangue


Gli Stati Uniti hanno la presunzione d’essere diversi dagli altri. Di essere un punto d’arrivo della storia, che può fare a meno del passato.
Stanley Hauerwas
1998
Val di Fiemme, funivia del Cermis.
Un jet militare americano trancia i cavi di una funivia sulle Alpi.
L’equipaggio rischia la corte marziale per la morte di 20 persone. 
Gli investigatori devono ricostruire gli eventi per comprendere come un volo d’addestramento sia finito in catastrofe.
L’incidente è stato causato da un guasto agli strumenti di bordo o il risultato di un’acrobazia spericolata?
La funivia del Cermis, nel recente passato, era stata al centro di un fatto di cronaca gravissimo che aveva causato la morte di 42 persone.
La tragedia è nota come disastro della funivia di Cavalese.


9 marzo del 1976, ore 17,20.
In una delle ultime corse giornaliere la fune portante dell’impianto sciistico cedette: la cabina, dove erano stipate 43 persone, cadde sul fianco della montagna, dopo un volo nel vuoto di circa duecento metri, continuando la corsa per altri cento metri prima di arrestarsi nei pressi di un campo d’erba.
Il carrello superiore, del peso di oltre 3 tonnellate, cadde sulla cabina, schiacciandola.
42 persone persero la vita, tra questi 15 bambini e il manovratore della cabina.
La maggior parte delle vittime era di nazionalità tedesca. Undici italiani, sette austriaci e un francese perirono in quell’immensa tragedia.
La portata della funivia era di 40 persone, come mai erano saliti a bordo 43 sciatori?
L’operatore cercò una giustificazione nel fatto che molti occupanti erano bambini d’età compresa tra sette e quindici anni.
L’unica sopravvissuta fu una ragazza di 14 anni, Alessandra Piovesana. Dopo la comprensibile degenza ospedaliera si riprese e testimoniò nei successivi processi. Divenne giornalista per la rivista Airone, scomparendo in giovane età a causa di una malattia.
L’inchiesta rivelò che due funi si accavallarono ed una tranciò l’altra vicino ai sostegni. La funivia si fermò, ma fu fatta ripartire e lo sfregamento portò alla rottura delle funi.
Torniamo al 3 febbraio del 1998.
Il volo d’addestramento inizia dalla base aerea d’Aviano alle ore 14,35 circa.
Le condizioni meteorologiche erano perfette per volare, sciare e lanciarsi con il deltaplano.
A circa 90 chilometri dalla base c’è la Val di Fiemme. Al centro della valle l’abitato di Cavalese che fa parte della Magnifica Comunità di Fiemme. Cavalese è il centro amministrativo, culturale e storico della valle. Situato a circa 1000 metri sopra il livello del mare è una località turistica animata in estate, per la possibilità d’effettuare lunghe passeggiate, e d’inverno, grazie alla presenza d’ottime piste da sci.
L’aereo delle forze militari americane ha l’ordine di non volare a meno di 305 metri sopra il livello del suolo.


Ore 15,07 il jet Grumman EA-6B Prowler, dell’United States Marine Corps, si avvicina al lago di Garda: l’equipaggio è a conoscenza del fatto che il luogo è frequentato da deltaplani, motivo che li convince a salire ad una quota di sicurezza.
Pochi istanti dopo entra in Val di Fiemme.
Ore 15 e 13 minuti.
Il jet Grumman EA-6B Prowler colpisce i cavi della funivia ad oltre 870 km/h.
La collisione trancia all’istante il cavo spesso sei centimetri.
Il rumore del Jet riecheggia per tutta la valle.
L’equipaggio s’accorge immediatamente che il Prowler è danneggiato: uno degli elementi affermerà che «era come se una sega elettrica avesse attraversato un quarto del velivolo».
La cabina della funivia, con venti persone a bordo, precipita da un’altezza di 150 metri, schiantandosi al suolo dopo un volo inferiore ai dieci secondi.
Il velivolo danneggiato all’ala e alla coda fu in grado di tornare alla base.
I soccorsi scattarono prontamente.
Non fu possibile recuperare nessuna vita umana.


Sulla neve del Cermis rimasero 20 persone: sette tedeschi, cinque belgi, tre italiani, due polacchi, due austriaci e un olandese.
Il senso della tragedia smosse forti sentimenti anti-americani, legati alla probabilità che fossero capaci di insabbiare le responsabilità individuali e collettive.
Le paure si trasformarono in realtà e solo la prontezza della magistratura italiana, che sequestrò l’aereo incriminato nella base d’Aviano, impedì la manomissione delle prove fisiche poiché l’aereo era già pronto per essere smontato e riparato. I pubblici ministeri chiesero di processare l’equipaggio in Italia ma il Giudice per le indagini preliminari di Trento, appellandosi alla Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, decise che la giurisdizione sul caso della tragedia del Cermis dovesse riconoscersi alle autorità militari statunitensi.
La responsabilità delle indagini ricadde sugli investigatori del NCIS.
Non possiamo sapere quanto sia stato insabbiato e reso indisponibile alle autorità. Siamo a conoscenza che dopo poco tempo le indagini, caso più unico che raro, furono riconosciute agli organi del corpo dei Marines sottraendole al NCIS.
L’equipaggio era composto di quattro membri, tutti con il grado di capitano: Ashby che ricopriva l’incarico di pilota, Schweitzer con la mansione di navigatore, Rancy con l’incarico d’addetto ai sistemi di guerra elettronica e Seagraves che ricopriva lo stesso ruolo.
Inizialmente tutti i membri furono indagati, ma solo Schweitzer e Ashby comparirono davanti al tribunale militare americano, per rispondere dell’accusa d’omicidio colposo.
Le responsabilità costatate ai due militari sono aggravate dall’accusa di aver inquinato le prove.
Durante le indagini, gli investigatori scoprono che l’equipaggio aveva portato a bordo del velivolo una telecamera con cui riprendere le proprie gesta.
Il reato d’inquinamento delle prove attiene al fatto che i militari hanno distrutto il filmato relativo a quel volo.
Il processo a Richard Ashby fu celebrato in Carolina del Nord. La corte militare accertò che le mappe a bordo non segnavano i cavi della funivia e che l’aereo, EA-6B, stava volando a velocità maggiore e ad una quota minore rispetto a quanto consentito dalle norme militari.
Nel marzo del 1999 la giuria, composta interamente da militari statunitensi, lo assolse.
In Italia e in Europa l’indignazione fu collettiva.
Le accuse d’omicidio colposo a carico del navigatore, Schweitzer, non ebbero seguito.
Furono entrambi radiati con disonore dalle forze armate per aver interferito con la giustizia: Ashby fu condannato a sei mesi di reclusione, di cui ne scontò quattro per buona condotta, mentre Schweitzer non passò un giorno dietro le sbarre.
Il militare sostiene che ai tempi del processo, svoltosi in Carolina del Nord, ci fu un patto riservato tra accusa e difesa per scagionare lui ed il collega dalle accuse più gravi riservando una bacchettata sulle mani, che sarebbe servita a soddisfare le pressioni del governo italiano.
I due militari seduti dietro, Rancy e Seagraves, furono giudicati non colpevoli poiché avevano una scarsa visibilità delle manovre.
Sconcerta la posizione di Seagraves: continuò a volare e divenne membro del corpo d’élite degli Angeli Azzurri.


Gli americani non finiscono di sorprendere.
Seagraves partecipò al seguitissimo programma televisivo David Letterman Show, ironizzando sui privilegi riservati ai piloti degli Angeli Azzurri.
I giornalisti italiani non smisero mai di cercare informazioni: nel 2011 la Stampa entrò in possesso di documenti riservati del corpo dei Marines. All’interno di questa documentazione è possibile ritrovare il rapporto redatto dal generale Peter Pace.
Il documento riporta le seguenti parole: «La causa dell’incidente è stata un errore dell’equipaggio. Ha manovrato aggressivamente l’aereo, superando la velocità massima di 100 miglia l’ora e scendendo molto più in basso dei 1000 piedi d’altezza. Lo schianto non è frutto del caso, perché l’equipaggio ha volato più basso e più veloce di quanto consentito.»
Ammissione totale di responsabilità.
I documenti contengono le conclusioni finali del Generale Pace: «Raccomando che siano presi i provvedimenti disciplinari e amministrativi appropriati nei confronti dell’equipaggio, e dei comandanti, che non hanno identificato e disseminato le informazioni pertinenti riguardo ai voli d’addestramento. Gli Stati Uniti dovranno pagare tutte le richieste di risarcimento per la morte e il danno materiale provocato dall’incidente
Tutto questo non servì.


Gli Stati Uniti riportano sempre a casa i propri ragazzi, che si siano distinti o no nei luoghi nei quali sono chiamati ad operare.
Si sono divertiti sfrecciando nei cieli delle Dolomiti ad una velocità non consentita, ad una quota non prevista dalle norme militari.
Hanno ripreso il loro operato con una videocamera.
Hanno ucciso venti persone.
Hanno coperto la loro negligenza.
Hanno nascosto le prove della loro incapacità.
Hanno volutamente alterato la verità.
Gli Stati Uniti come hanno reagito?
Hanno salvato l’onore dei quattro membri dell’equipaggio e della nazione tutta.
I morti del Cermis non hanno ottenuto giustizia.
La neve del Cermis ancora gronda di sangue innocente.
Gli Stati Uniti nuovamente hanno dimostrato tutta la loro arroganza.


L’America è un errore, un gigantesco errore.
Sigmund Freud

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/