sabato 29 agosto 2015

il tuo albero e il tuo carattere in base alla data di nascita



Il giorno del tuo compleanno ti dice che albero sei. Trova il tuo

I Celti associavano ad ogni periodo dell’anno un albero differente. L’albero, simbolicamente, rappresenta la vita naturale, quella che ciclicamente si genera dalla terra, nasce, cresce e muore.
Secondo l’oroscopia celtica, ad ogni individuo corrisponde un albero che ne rappresenta indole e carattere. Ciascuno di noi è caduto da un albero come frutto della terra e della natura.
Individua il tuo “Albero della vita” basandoti sulla data del tuo compleanno e scopri cosa il tuo albero dice di te, della tua indole e del tuo carattere.

dal 23 dicembre al 01 gennaio: Albero di Mela

dal 02 gennaio al 11 gennaio: Albero di Abete

dal 12 gennaio al 24 gennaio: Albero dell’Olmo

dal 25 gennaio al 03 febbraio: Cipresso

dal 04 febbraio al 08 febbraio: Pioppo

dal 09 febbraio al 18 febbraio: Cedro

dal 19 febbraio al 28 febbraio: Pino

dal 01 marzo al 10 marzo: Salice Piangente

dal 11 marzo al 20 marzo: Albero di Lime

il 21 marzo: Rovere

dal 22 marzo al 31 marzo: Albero di Nocciole

dal 01 aprile al 10 aprile: Albero Rowan

dal 11 aprile al 20 aprile: Albero di Acero

dal 21 aprile al 30 aprile: Noce

dal 01 maggio al 14 maggio: Pioppo

dal 15 maggio al 24 maggio: Albero di Castagno

dal 25 maggio al 03 giugno: Albero di Ciliegio

dal 04 giugno al 13 giugno: Albero Hornbeam

dal 14 giugno al 23 giugno: Fico

il 24 giugno: Albero di Betulla

dal 25 giugno al 04 luglio: Albero di Mela

dal 05 luglio al 14 luglio: Abete

dal 15 luglio al 25 luglio: Olmo

dal 26 luglio al 04 agosto: Cipresso

dal 05 agosto al 13 agosto: Pioppo

dal 14 agosto al 23 agosto: Cedro

dal 24 agosto al 02 settembre: Pino

dal 03 settembre al 12 settembre: Salice Piangente

dal 13 settembre al 22 settembre: Albero di Lime

il 23 settembre: Olivo

dal 24 settembre al 03 ottobre: Albero di Nocciole

dal 04 ottobre al 13 ottobre: Albero di Rowan

dal 14 ottobre al 23 ottobre: Acero

dal 24 ottobre al 11 novembre: Noce

dal 12 novembre al 21 novembre: Albero di Castagno

dal 22 novembre al 01 dicembre: Albero di Ciliegio

dal 02 dicembre al 11 dicembre: Albero di Hornbeam

dal 12 dicembre al 21 dicembre: Fico

il 22 dicembre: Faggio

Ora che avete scoperto a quale albero appartenete, vediamo insieme le caratteristiche di ognuno che determineranno la vostra indole.

PIOPPO, l’incertezza

Colui che è associato all’albero del Pioppo ha un forte senso dell’estetica, caratterialmente non è sicuro di sè stesso ed è coraggioso solo in caso di “bisogno”. Questa tipologia di persona ricerca ambienti gradevoli per sentirsi a proprio agio. La sua naturale insicurezza, ne fa una persona selettiva e spesso solitaria. Ciò non toglie che la persona nata sotto il segno del pioppo, sia anche appassionata e con una spiccata indole artistica. Il Pioppo indica stabilità, perciò chi nasce all’ombra di questo arbusto è persona fidata in qualunque situazione e assume molto seriamente le relazioni.

ALBERO DI BETULLA, l’ispirazione

Colui che nasce sotto questo segno è una persona vivace, appassionata, ambiziosa, empatica e amichevole, non pretenziosa, modesta e lontana dagli eccessi. Eleganti di natura, chi nasce sotto questo albero odia la volgarità in ogni sua forma. I “Betullini” ricercano la calma e il contatto con la natura dove possono esprimere al meglio la loro immaginazione.

ABETE, il mistero

I nati sotto l’abete sono persone di buon gusto che apprezzano la bellezza. Si tratta in genere di personalità ricche di talenti ma sofisticate, estremamente dignitose e dal temperamento testardo. Queste persone sono di indole modesta, sono industriose ed eclettiche. Non ci sono mezzi termini per le persone nate sotto l’abete: o le ami o le odi. In amicizia sono persone molto fidate, cosa che li porta ad avere molte persone intorno.

ACERO, la mente aperta

I nati sotto questo albero, sono moto rispettosi degli altri, pieni di immaginazione ed originalità. Di indole timida e riservata, sanno cogliere comunque le occasioni al volo e hanno sempre sete di nuove esperienze. Spesso soffrono di nervosismo, spiegato dalle molte complessità dei caratteri nati all’ombra di questo albero. I nati nel segno dell’Acero hanno una buona memoria ed un’intelligenza veloce, infatti imparano rapidamente. Spesso però, gli “Acerini” devono fare i conti con una vita amorosa piuttosto complicata.

ALBERO DI NOCCIOLE, la cosa straordinaria

I nati sotto questo albero sono molto affascinanti e sanno come impressionare la gente ed essere popolari. Le “Noccioline” sono persone molto comprensive e tolleranti, ispirate da un vivo senso di onestà e giustizia, il che ne fa soggetti spesso attivi nelle lotta per le cause sociali. Dotati di forte temperamento, i nati sotto l’albero delle nocciole in amore sono spesso capricciosi.

ALBERO DI CASTAGNO, l’onestà

I nati sotto il castagno sono dotati di una bellezza straordinaria e di un interesse sorprendente. Sono persone che “rimangono impresse”, anche se non si sforzano per attirare l’attenzione. Godono di uno sviluppato senso della giustizia, sono vivaci e coinvolgenti ma per natura diplomatici. L’unico difetto dei “Castagnetti” è l’irritabilità, si innervosiscono infatti molto facilmente. Il nato sotto il segno del castagno molte volte si sente incompreso, tal volta per mancanza di sicurezza in sé stesso, tal altra perché accecato da un pressante senso di superiorità. Cosa che gli rende difficile trovare un “compagno per la vita”.

ALBERO DI CILIEGIO, l’ambizione

I nati sotto questo albero sono persone eccezionalmente attraenti, vivaci, impulsivi, esigenti, ambiziosi, intelligenti e piene di talenti. Queste persone sono molto permalose e non sopportano le critiche. In amore i “Ciliegini” sono persone molto affidabili che prendono seriamente ogni loro relazione, sono degni di fiducia, fedeli e prudenti. Per loro natura a volte il cervello controlla il cuore, ma non è detto che questo sia in assoluto un difetto.

FAGGIO, la creatività

Colui che nasce sotto l’influenza di questo albero ama piacere, è interessato al giudizio degli altri ed è materialista. Ama vedersi bello, mantenere la linea e per questo motivo è spesso in palestra e si sottopone a innumerevoli diete. Sanno organizzare la propria vita al meglio, non corrono mai rischi non necessari, sono buoni leader e splendidi compagni di vita.

ALBERO HORNBEAM, il buon gusto

I nati sotto questo albero possiedono una bellezza molto fresca, si preoccupano molto del loro aspetto fisico e della loro condizione economica. Sono amanti del buon gusto e vivono una vita disciplinata e ragionevole. In amore sono in costante ricerca della bontà e di un compagno dotato di grande sensibilità. Sono molto coscienziosi anche se spesso faticano a prendere da soli le loro decisioni.

ALBERO DI LIME, il dubbio

Chi nasce sotto questo albero ha un carattere complesso: odia litigare, lo stress ed il lavoro, ma contemporaneamente respinge la pigrizia e l’ozio, è soave e sa cedere ai piaceri, ma contemporaneamente fa sacrifici per gli amici. Queste persone sono dotate di molti talenti, ma non hanno la tenacia di portarli avanti, quindi si lamentano spesso. In amore sono persone molto gelose, ma estremamente leali.

ALBERO DI MELE, l’amore

Chi nasce sotto questo segno è ispirato dall’amore, ha una filosofia di vita spensierata e vive giorno per giorno. Il nato nel segno dell’Albero di Mele è una persona molto carismatica che si fa notare, spiccatamente attraente, ammantata da un’aura gradevole, vanitosa, avventuriera, sensibile, sempre innamorata, infatti vuole amare ed essere amata.

OLMO, la mentalità nobile

Chi nasce sotto questo albero ha una spiccata eleganza e sa abbinare in modo eccelso i vestiti. Queste persone sono dotate di mentalità nobile, gli piace comandare ma non ubbidire. Amano prendere le decisioni per gli altri, fanno fatica a dimenticare gli errori commessi e sono impareggiabili nella gestione della vita quotidiana. Sono dotati di buon senso dell’umorismo e sono persone allegre e gioviali.

ALBERO ROWAN, la sensibilità

Chi nasce sotto l’influenza di questo albero è ricco di incanto e magia, è allegro e dà senza nutrire personali aspettative, in pratica è un sensibile altruista. Queste persone sono sempre in attività, non amano stare ferme, tanto da amare quasi le complicazioni che la vita gli mette di fronte. Non si vergognano delle proprie emozioni che esprimono liberamente. Hanno un’indole artistica molto spiccata che viene influenzata dalla grande sensibilità che possiedono.

CEDRO, la fiducia

Chi nasce sotto questo segno gode di una bellezza complessa: ama il lusso ma sa adattarsi; è una persona per niente timida, sicura di sé, capace di prendere rapidamente decisioni anche importanti; ama impressionare gli altri, è determinata ma a volte troppo impaziente; ha molti talenti; è industriosa ed è ottimista. Queste persone sono sempre in attesa del grande amore della loro vita, quindi godono di grandi aspirazioni sentimentali.

CIPRESSO, la fedeltà

Chi nasce sotto questo segno ha un talento peculiare: l’adattabilità. Infatti si tratta di persone capaci di prendere positivamente ciò che la vita le offre. Sono persone soddisfatte e ottimiste che però aspirano al denaro ed al riconoscimento. I “Cipressini” odiano la solitudine, sono infatti persone molto empatiche, e nella vita sono compagni appassionati. Unico difetto: si alterano facilmente, non sono docili e arrivano anche ad essere pedanti.

NOCE, la passione

I nati sotto questo albero sono persone passionali ed implacabili. Spesso sono egoiste ed aggressive, capaci di relazioni inaspettate, spontanee ma animate da ambizioni anche senza limiti. Il Noce è di orizzonti ampi ma per sua natura è anche poco flessibile. In amore le persone nate sotto il segno del Noce sono compagni difficili molto gelosi ma altrettanto appassionati e non accettano compromessi.

OLIVO, la saggezza

Le persone nate sotto l’influenza di questo albero amano il sole, sono persone solari ed aperte che disdegnano l’aggressività e ogni tipo di violenza. Chi nasce sotto l’egida dell’albero dell’Olivo è tollerante e calmo, ha un senso ben sviluppato della giustizia. Sensibile in amore non conosce gelosie estreme.

PINO, la cosa particolare

Chi nasce sotto questo segno è molto empatico e per questo a volte fa fatica a lasciarsi andare con chi conosce poco. Si innamora facilmente, ma la sua passione è di breve durata, si arrende facilmente e spesso è oggetto di cocenti delusioni. Chi nasce sotto l’egida del Pino è una persona molto robusta e molto attiva, naturale, spontanea e di carattere pratico.

ROVERE, la prodezza

Chi possiede il Rovere come “Albero della vita” è una persona robusta, coraggiosa, implacabile e indipendente. Dietro questa scorza dura, si nasconde però un’animo sensibile. Non ama i cambiamenti e cerca sempre di tenere i piedi ben piantati a terra. Nella vita i nati sotto il segno del Rovere amano l’attivismo, non sono persone capaci di restare ferme.

SALICE PIANGENTE, la malinconia

Colui che nasce sotto il segno del Salice è una persona bella ma malinconica, attraente e molto empatica; ama le cose splendide e di buon gusto; ama viaggiare, è una persona sognatrice; è capricciosa ma onesta. Queste persone sono spesso oggetto di sofferenze in amore, ma se trovano un compagno degno di fiducia, si appoggiano a lui in tutto e per tutto.

FICO, la sensibilità

I nati sotto questo albero sono molto forti e possiedono una tempra volitiva. Si tratta di persone tenaci e caparbie che non si perdono in contraddizioni o discussioni. I “Fichi” hanno al centro del loro mondo la famiglia ed amano i bambini e gli animali. Queste persone amano la pigrizia e l’ozio, anche se sono dotati di un discreto talento pratico.

fonte: guarda-ora.com


fonte: compressamente.blogspot.it

domenica 23 agosto 2015

morbi

MORBO DI MORGELLONS, SCIE CHIMICHE E AMERICA DEGENERATA



LETTERA

VORREI MAGGIORI INFORMAZIONI SULLA MORGELLONS
Buongiorno Dott. Vaccaro, Ho appena letto il suo blog e le faccio i miei complimenti. Sono curiosa di sapere se ha delle informazioni specifiche o dei suggerimenti in relazione alla condizione cosiddetta Morgellons. 

DA DUE ANNI SOFFRO DI QUESTA CONDIZIONE CON ESAGONI COLORATI CHE ESCONO DALLA MIA PELLE

Sono una mamma professionista di 45 anni e divido il mio tempo tra Milano e Boston. Da circa 2 anni, soffro degli stranissimi sintomi di tale condizione, con fibre blu, rosse, bianche e nere e strana materia. Succede che perfino degli esagoni colorati fuoriescano dalla pelle. 

MI CONSIDERO QUASI GUARITA GRAZIE A UNA SERIE DI CONTROMISURE

In realtà sto molto, molto meglio adesso e mi considero guarita al 95% grazie all'assunzione di borace, all'utilizzo regulare di una sauna all'infrarosso, ad una dieta molto sana ed ai soggiorni frequenti in campagna. Trascorro infatti una settimana al mese fuori Milano, generalmente presso una spa nel Bergamasco. 

LA CURIOSITÀ SULLE CAUSE NON SI PLACA
Sto cercando semplicemente delle informazioni in quanto rimango molto curiosa in merito alle cause, dal momento che ho passato un periodo davvero infernale per proteggere me stessa, ma soprattutto la mia famiglia. Grazie a Dio, nessuno dei miei parenti o amici ha sofferto di questi sintomi tremendi.
Mi piacerebbe sentire il suo parere in merito. Cordiali saluti.
Lettera firmata

*****

RISPOSTA

STIAMO ATTENTI ALLA VELENOSITÀ DEL BORACE

Ciao. Hai fatto bene a contattarmi perché è della massima importanza conoscere i nostri percorsi e le nostre eventuali disavventure chimico-salutistiche. Non è quindi una questione di semplice curiosità. I rimedi che hai elencato, tipo dieta sana e soggiorni in campagna, ti hanno sicuramente aiutata. Quanto al borace, le cose meritano qualche approfondimento. Il borace è infatti velenoso secondo molti ricercatori. Si consiglia infatti di non utilizzarlo in famiglie con bambini ed animali domestici. Ovvio che non intendo affatto metterti paure e ipotizzare che non sei guarita del tutto o che potresti essere soggetta a recidive. Ma la franchezza in questi casi è d'obbligo. Tu stessa del resto mantieni una percentuale di dubbio, anche se assai minima

IL BORACE VIENE USATO DIFFUSAMENTE DA DIVERSE INDUSTRIE
Il borace, o sodio borato è un composto del boro. Possiamo definirlo come prodotto della reazione tra acido borico e soda, o come cristallo morbido bianco, che si dissolve facilmente nell’acqua. Se lasciato esposto all'aria secca, perde lentamente l'acqua di idratazione e diventa una sostanza gessosa bianca. Il borace venduto in farmacia è del tutto disidratato. Viene spesso utilizzato come sostanza anti-formiche ed anti-scarafaggi, poca cosa però rispetto agli impieghi industriali. Il borace si usa pure per la fabbricazione dei vetri e degli smalti e nella saldatura dei metalli. In tintoria il borace serve per smacchiare i tessuti perché è in grado di sciogliere i grassi, di ammorbidire lo sporco e di ostacolare lo sviluppo di muffe e batteri.

LA COMUNITÀ SCIENTIFICA CITATA IN SENSO GENERICO NON MERITA ALCUN CREDITO

Ma veniamo alla Morgellons che Wikipedia definisce "Presunta patologia caratterizzata da una serie di sintomi cutanei quali prurito, fitte dolorose, apparente presenza di fibre sulla o sotto la pelle, lesioni permanenti alla cute tipo eruzioni cutanee o piaghe. Il nome è stato coniato dalla biologa statunitense Mary Leitao, che per prima descrisse la presunta patologia. La comunità scientifica non ha rilevato alcuna fondatezza nelle teorie della Leitao e ha ricondotto i sintomi descritti a patologie già note, generalmente collegate a disturbi mentali ed in particolare a una forma di parassitosi allucinatoria.

L'ALLINEAMENTO STEREOTIPATO E POCO SPONTANEO PUZZA SEMPRE DI BRUCIATO

Personalmente mi sorprende la strana furia contro questa malattia presunta da parte di troppi siti internet quando, ogniqualvolta si presenta una nuova patologia anche rarissima, tutti sono pronti a considerarla e a darle credito, come portatrice di nuove potenzialità commerciali per la Medicina e per Big Pharma.

ORIGINE DELLA PAROLA FRANCESE MORGELLONS

Venne così chiamata dalla mamma di una bambina che presentava strani sintomi cutanei, analoghi a quelli di una patologia di cui la donna aveva letto in un testo medico del 1600, per la precisione in una lettera scritta ad un amico da sir Thomas Browne (1605-1682), un erudito inglese che si interessò a varie branche del sapere, sentendosi influenzato dalla rivoluzione scientifica apportata da Bacone. In quella lettera Browne descriveva parecchie circostanze mediche da lui riscontrate, compreso il fatto che in Linguadoca vi era una endemia chiamata Morgellons, che colpiva i bambini più che gli adulti, i quali presentavano una crescita di capelli non in testa ma sul retro del corpo, unita a convulsioni e tosse.

TESTO ORIGINALE DELLA LETTERA DI THOMAS BROWN

Il testo originale della lettera esiste e, il passo in cui si accenna la prima volta al Morgellons sta incluso nella seguente frase: "Hairs which have most amused me have not been in the Face or Head, but on the Back, and not in Men but Children, as I long ago observed in that Endemial Distemper of little Children in Languedock, called the Morgellons, wherein they critically break out with harsh Hairs on their Backs, which takes off the Unquiet Symptomes of the Disease, and delivers them from Coughs and Convulsions".

SINTOMI DELLA MORGELLONS

Molti dei pazienti affetti dal morbo di Morgellons provano una strana sensazione di bruciore diffusa su tutto il corpo, altri parlano di insetti che corrono appena sotto la superficie della pelle. Altri ancora lamentano dolori muscolo-scheletrici ed una sensazione di affaticamento generale. Dunque, una sintomatologia complessa e ambigua, tanto da far pensare a una malattia della psiche una malattia immaginaria, conseguenza di gravi disturbi di natura emotiva e psicologica.

PRESENZA REALE E NON FITTIZIA DI FIBRE DI POLIETILENE E GRANULI  NERI

Esistono però prove concrete che smantellano l'ipotesi psicologica. Esse vengono dalla presenza reale e non fittizia di strane fibre filamentose che fuoriescono dalla cute, molto simili alle fibre di polietilene e granuli neri. Il tutto è reso ancor più strano dal colore blu delle fibre. La sindrome di Morgellons viene pertanto presentata come un mistero ambiguo ed incomprensibile, un'incognita che la Scienza Ufficiale non riesce tuttora a spiegare. Bollato per anni dalla comunità scientifica come una patologia psichiatrica, il Morbo di Morgellons è ora oggetto di studio da parte del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), l'organo statunitense di ricerca e prevenzione della malattie, famigerato ente pianificatore, disegnatore ed inventore della sindrome-etichetta Aids.

PAZIENTI LIQUIDATI COME SQUILIBRATI E SCHIZOFRENICI

La maggior parte dei pazienti, liquidati come matti e accusati di procurarsi da soli le lesioni, si è riunita dal 2002 in una fondazione, la Morgellons Research Foundation, creata da Mary Leitao.
Il sito della fondazione www.morgellons.org, aperto a tutti coloro che vivono un’ esperienza di Morgellons, conta più di 11.000 iscritti, la maggior parte abitanti in California, Texas e Florida. Tutti riportano strani fenomeni della pelle come forte prurito, granuli catramosi e filamenti bluastri, rossi e traslucidi che emergerebbero dalle lesioni.












Nel sito la signora Leitao descriveva minuziosamente gli inquietanti sintomi della misteriosa malattia e alla fine la comunità medica la accusò di aver costruito una messa in scena. Ma alla intraprendente signora giunsero ben settemila mail di persone che accusavano gli stessi sintomi, dichiarandosi anch’essi malati di Morgellons.

ESAME DEI CAMPIONI DA PARTE DEL NEURO-SCIENZIATO RENDY WYMORE

Come riporta il resoconto di agenziastampaitalia.it, una tra le poche persone che hanno esaminato scientificamente il morbo di Moregellons è Randy Wymore, un neuro-scienziato del Center for Health Science dell'Università di Oklahoma. Wymore ha ricevuto da diverse persone dei campioni di fibra fuoriuscite dalla loro pelle. Anche se i campioni presentavano una certa somiglianza tra loro, non erano paragonabili a nessun'altra fibra sintetica o naturale conosciuta.

FIBRE DIVERSE DA TUTTE QUELLE CONOSCIUTE

Wymore chiese alla squadra di polizia forense Tulsa di esaminarle. La squadra ha identificato le strutture chimiche delle fibre e le ha confrontate con la loro banca dati costituita da ben 800 campioni. Le fibre in questione non coincidevano con nessuna di quelle del database, pertanto si è ricorsi alla cromatografia gassosa per compararle con 90.000 composti organici. Anche in questo caso, le fibre non hanno dato riscontri tali da poter coincidere con i composti. La squadra di polizia è giunta pertanto alla conclusione che le fibre sono ignote, fatte di elementi sconosciuti e non certo provenienti da vestiti a stretto contatto con le croste di ferite. Le fibre, infatti, bruciate a 700 gradi, si sono annerite ma non distrutte.

CONTROLLI SOTTOPELLE COL DERMATOSCOPIO DELLA DOTTORESSA CASEY

Wymore chiese anche al capo reparto di pediatria dell'ospedale universitario di Oklahoma, Rhonda Casey, di osservare alcuni pazienti. Eseguendo la biopsia delle superfici della pelle lesionate e sane, usando un dermatoscopio, la dottoressa Casey è stata in grado di osservare le fibre sotto la pelle dei malati e di ritrovarle unite sia ai tessuti sani sia a quelli danneggiati, identificando, tra l'altro, la varietà di colori di tali filamenti.

ABBONDANTI CASI MORELLONS IN USA, ALCUNI PURE IN ITALIA

Oltre a ciò, la stessa dottoressa ha riferito il caso di una giovane ragazza con una lesione sulla gamba dalla quale spuntavano fibre nere, confermando l'impossibilità da parte della giovane di essersi cagionata ella stessa una ferita simile. Questi sono alcuni dei casi riscontrati. Il maggior numero dei malati è negli Stati Uniti, ma anche in Italia esistono diversi casi che gli esperti riconducono alla Sindrome di Morgellons.

SCIE CHIMICHE SOTTO ACCUSA

È possibile individuare un collegamento tra le controverse scie chimiche, tra ciò che esse contengono e il morbo di Morgellons? Nuovi studi e analisi di laboratorio hanno consentito di accertare che il morbo è collegato alla presenza nell'organismo di frammenti costituiti da silicone e da fibre di polietilene dei malati. Il polietilene è usato normalmente nell'industria delle fibre ottiche.

UN ANELLO DI CONGIUNZIONE CON LE PORCHERIE CHE CADONO DAL CIELO

A queste conclusioni è giunta la dottoressa Hildegarde Staninger, tossicologa, nell’ottobre del 2006. La ricercatrice precisa che tali materiali sono usati dall'industria delle nano-biotecnologie per incapsulare i virus. E questo potrebbe essere l'anello di congiunzione. Ciò che cade dal cielo e ciò che si riscontra in alcuni pazienti trova una corrispondenza chiara ed inequivocabile.

OGGI SAPPIAMO IN DETTAGLIO COSA CONTENGONO LE CHEMTRAILS

I ricercatori hanno raccolto prove concrete che le scie chimiche contengono non solo germi, ma anche metalli, cellule di sangue, sedativi, sostanze cristalline, sali di bario, e un tipo di fibra di polietilene e silicio che si fonde solo oltre i mille gradi F° (1000 Fahrenheit = 537,78° Celsius).
Nessuno venga poi a dire castronate negazionistiche sul Nuovo Ordine Mondiale e sulle scie chimiche malandrine. Le vediamo tutti sopra le nostre teste. Non siamo dei catastrofisti che passano il tempo a immaginare operazioni inesistenti, inique e clandestine, ma dei realisti che ragionano con dati alla mano.

IL GENERALE FABIO MINI HA DATO UNA LEZIONE DI CORAGGIO NON SOLO ALLE ALTE SFERE MILITARI, MA AL MONDO INTERO

Prendo alcune frasi dal mio testo "Storia dell'Igienismo Naturale - da Pitagora alle scie chimiche", ricordando le conferme del nostro coraggioso generale Fabio Mini, già Capo di Stato Maggiore della Nato e Medaglia d'Oro al Merito della Presidenza degli Stati Uniti. Valdo Vaccaro non è nessuno?
D'accordo. Ma Mini gode di eccellenti referenze in campo militare. Parla di Guerra Mondiale Ambientale già in corso e cita pure gli studi dell'ingegner Thomas Bearden, scienziato di elettronica, fisica quantistica e onde longitudinali, nonché autore del testo America at the Brink (America allo sfascio, o sull'orlo dell'abisso).

NESSUNO OSI PARLARE DI CATASTROFISMO

Mini dichiara e scrive che esiste la possibilità, impiegando onde elettromagnetiche RELF (extraordinary low frequency) e VLF (very low frequency), di manipolare tramite l'interazione con ionosfera e magnetosfera, le correnti in alta quota (jet streams) e con esse il clima globale, le grandi correnti oceaniche tipo la corrente del Golfo, le piattaforme tettoniche attivandone le proprietà piezoelettriche, tifoni, terremoti e tsunami, influenzando ad arte la loro insorgenza e lasciandoli montare e svilupparsi per conto proprio. Qualcosa di simile a chi, con un semplice cerino, innesca un gigantesco incendio boschivo.

IL NOSTRO CORPO RIVELA I MISFATTI, NON VA MAI CONTRO SE STESSO ED ESPELLE TUTTO CIÒ CHE GLI È ESTRANEO

Per non parlare di elementi chimici radioattivi e tossici per la salute di tutto il pianeta, disinvoltamente posseduti, immagazzinati e impiegati da chi detiene il potere.  Non sarà forse il Morgellons un effetto collaterale ed imprevisto di una sperimentazione di massa? Vogliono stordirci? Ci vogliono ridurre di numero con criteri hitleriani o kissingeriani? Vogliono alterare la nostra fisiologia rendendoci automi e facendo di noi robot obbedienti e comandabili a distanza? Non hanno pensato al fatto che il nostro corpo espelle prima o poi tutto ciò che non è organico?

NESSUN PREGIUDIZIO VERSO UNA NAZIONE RICCA DI ASPETTI POSITIVI

Non esistono pregiudizi contro l'America. Per quanto violento e sanguinario sia stato il suo esordio contro le Comunità degli Indiani Pellerossa, la Nazione Americana, pur con duri contrasti e contraddizioni, ha dimostrato di saperci fare, primeggiando in tutti i rami del sapere e della tecnologia, sviluppando una grande anima basata sulla libertà e sulla capacità del singolo individuo di realizzarsi, di dimostrare coi fatti il suo valore, di ritagliarsi uno spazio vitale e di crearsi spesso una fortuna in termini economici e finanziari.

NON SIAMO PER NIENTE NEMICI GIURATI DELL'AMERICA

Amore travolgente per mille canzoni e per mille cantanti. Non solo Elvis, non solo Roy Orbison, Jerry Lee Lewis e Bob Dylan, non solo Stevie Wonder e Frank Sinatra, ma tanti talenti minori i cui brani non si dimenticano. Profondo legame ideologico con John Tilden, con Isaac Jennings, Sylvester Graham Russel Thacker Trall, John Tilden ed Herbert Shelton, medici e ricercatori straordinari ed irripetibili nel campo della salute e dell'etica. Emozioni forti per gente idealistica del calibro di John Fitzgerald Kennedy, di Robert Kennedy, e di Martin Luther King. Grande simpatia per campioni come Cassius Clay o Muhammad Ali, che ho pure incontrato e boxato per scherzo.

CORSO DI TENNIS DA BOLLETTIERI E MATRIMONIO A PITTSBURGH

Negli anni '90 ho visitato gli USA in lungo e in largo, dalla Grande Mela a Baltimora, da Chicago a San Francisco, da Los Angeles a Hollywood, da Las Vegas a Miami. Ho fatto dei corsi professionali di tennis, ahimè fallimentari in Florida. Mi sono persino ahimè, o per fortuna non so ancora dirlo, sposato in America a Pittsburgh in Pennsylvania, dove mio suocero Peter Fong aveva un ristorante cinese di grande successo.

DALLE ATOMICHE GIAPPONESI, AL VIETNAM E ALL'IRAQ

Siamo per principio gente che non ama pensare male. Vorremmo fortemente sbagliarci. Ma da un paese come l'America, capace a suo tempo di sganciare delle bombe atomiche sulle teste dei cittadini giapponesi, totalmente ignari e presi alla sprovvista, ci si poteva aspettare di più. Un paese grande, ma falso e pecoraio in politica, capace di inventare l'incidente del Tonchino per avviare la guerra in Vietnam e usare il Napalm della sua poco santa Monsanto, non può darti fiducia. Un paese capace di fantasticare armi proibite nelle mani di Saddam Hussein, come alibi per farlo fuori e devastare l'Iraq, in vista di immense conquiste petrolifere, non può essere creduto.

CHI PRODUCE PESTE PUÒ SOLO RACCOGLIERE MARCIUME

Un paese capace di inventare ex-novo una peste dopo l'altra, dall'Aids, alla Aviaria, alla Suina, all'Ebola, non può essere degna di rispetto. Un paese che autorizza il suo ministero degli esteri Donald Rumsfeld, sotto l'amministrazione George Bush, a imbrogliare 100 paesi tra cui l'Italia, rifilando loro gli odiosi vaccini Tamiflu, fabbricati dalla sua Gilead Sciences Inc, non può pretendere comprensione.

UN DELITTO INSENSATO AI DANNI DI GHEDDAFI

Un paese che, in combutta con Sarkozy e Cameron, e purtroppo in semi-combutta con Berlusconi, ha fatto fuori il colonnello Gheddafi, amico dell'Italia e unico baluardo contro il disordine libico, contro l'Isis e contro l'invasione dei disgraziati africani in cerca di salvezza e di improbabili fortune a nord del Mediterraneo, non può pretendere rispetto e credito dal mondo. Un paese che ha disseminato il pianeta di lacrime e di morti, di cimiteri infiniti dalle croci bianche di ragazzi ventenni mandati a radere al suolo e ad uccidere, e a lasciare la propria pelle in nome di un'America non meritevole di tale sacrificio, non può essere rispettato.

NON SIAMO DEGLI ALLOCCHI E NEMMENO DEI SERVI DELLA GLEBA

Non possiamo sorbire a occhi bendati ogni pozione che ci viene servita. Non possiamo dire di sì ad ogni menzogna che ci viene propinata in tutte le salse. Non possiamo comportarci da ingenui, da allocchi, da colonizzati e sottomessi, da sprovveduti e da babbei, quando la verità è sotto gli occhi di tutti.

Valdo Vaccaro

http://altrarealta.blogspot.it/

mercoledì 19 agosto 2015

Mamma Mia!



è un film del 2008, adattamento cinematografico dell'omonimo musical, basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA, scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd. Come il musical, il film prende il titolo dal brano Mamma Mia degli ABBA, inoltre entrambi si ispirano al film del 1968 Buonasera, signora Campbell di Melvin Frank. Questo film è rivolto specialmente a un pubblico femminile ma è diventato in Gran Bretagna il più venduto DVD di tutti i tempi, con più di 5 milioni di copie al suo attivo

Il film è stato distribuito nella sale italiane il 3 ottobre 2008.

Trama

La ventenne Sophie che è in procinto di sposarsi con l'amato Sky, vive sulla piccola isola di Kalokairi, in Grecia, dove assieme alla madre Donna gestisce un hotel chiamato Villa Donna. Sophie sente che nella vita le è sempre mancato qualcosa, dato che non ha conosciuto l'identità del padre; trova quindi un vecchio diario della madre, in cui viene raccontata la gioventù di Donna, che nel periodo precedente alla sua nascita frequentava tre uomini diversi. Credendo che uno dei tre possa essere suo padre, all'insaputa della madre, spedisce gli inviti di matrimonio ai tre uomini.

Il matrimonio s'avvicina e gli invitati iniziano ad arrivare sull'isola, arrivano le migliori amiche di Sophie e le migliori amiche di Donna, la divertente scrittrice single Rosie e la ricca e tre volte divorziata Tanya, con le quali vent'anni prima formava il gruppo delle Donna and the Dynamos. Sull'isola arrivano anche i tre vecchi amori di Donna, Sam Carmichael, Harry Bright e Bill Anderson. Sophie cerca di tenere nascosto l'arrivo dei tre ex amanti alla madre ma Donna ben presto scopre la loro presenza sull'isola e cerca di tenerli alla larga, soprattutto per proteggere la figlia.

Tra balli e canti Sam, Harry e Bill iniziano a sospettare che ognuno di loro potrebbe essere il padre di Sophie così, in momenti diversi, si propongono alla ragazza per accompagnarla all'altare. Sophie adesso si trova in una posizione scomoda perché solo uno è suo padre: Sam cerca di aiutare Sophie a trovare la sua strada e non di sentirsi in dovere nei confronti della madre, che con tanti sacrifici l'ha cresciuta da sola, perché Donna è una persona forte e può cavarsela anche da sola.

Arriva il giorno del matrimonio ma ad accompagnare Sophie all'altare è la madre. La resa dei conti arriva proprio durante la cerimonia: non potendo subito sapere chi sia il padre, i tre uomini accettano di essere "padre per un terzo" ognuno; Harry dichiara inoltre di essere gay. La ragazza decide di rimandare il matrimonio e, su consiglio di Sam, di girare il mondo con Sky. Inaspettatamente Sam chiede a Donna di sposarlo e lei accetta. La festa che ne segue porta Rosie a fidanzarsi con Bill.

Curiosità

Il film è stato girato a Skiathos e, per la maggior parte, a Skopelos per gli esterni in Grecia, mentre gli interni sono stati girati nei Pinewood Studios in Inghilterra.
Amanda Seyfried si è aggiudicata il ruolo di Sophie, vincendo su attrici come Amanda Bynes e Mandy Moore.
Sono presenti due camei degli ABBA. Durante la scena del balletto di Dancing Queen è presente Benny Andersson che impersona un pescatore che suona il pianoforte, mentre nella scena finale Björn Ulvaeus recita insieme ad altri attori, tra cui Rita Wilson, interpretando divinità greche.
Nella scena in cui Bill, Harry e Sam stanno parlando con Sophie e scoprono che è stata lei a mandare gli inviti, vengono interrotti da Donna che canticchia Fernando, un'altra canzone degli ABBA.
Durante l'esecuzione di Dancing Queen, mentre canta la strofa "You come to look for a king", Rosie è vestita stile Elvis Presley.

Colonna sonora

Di seguito viene stilata la lista dei brani presenti nel film; le tracce contrassegnate da (*) non sono presenti nel CD della colonna sonora.

I Have a Dream (Prologo) – Sophie (*)

Honey, Honey – Sophie, Ali e Lisa

Money, Money, Money – Donna, Tanya e Rosie

Mamma Mia – Donna

Chiquitita - Tanya e Rosie (*)

Dancing Queen - Tanya, Rosie e Donna

Our Last Summer – Sophie, Sam, Harry, Bill e Donna

Lay All Your Love on Me – Sky e Sophie

Super Trouper – Donna, Tanya e Rosie

Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight) - Sophie, Ali e Lisa

The Name of the Game – Sophie e Bill

Voulez-Vous – Cast

SOS – Sam e Donna

Does Your Mother Know – Tanya e Pepper

Slipping Through My Fingers – Donna e Sophie

The Winner Takes It All – Donna

I Do, I Do, I Do, I Do, I Do - Cast (*)

When All is Said and Done – Sam and Company

Take a Chance on Me – Rosie e Bill

Mamma Mia (Reprise) – Cast (*)

I Have a Dream – Sophie

Dancing Queen (Reprise) – Donna, Tanya e Rosie (*)

Waterloo – Cast (*)

Thank You for the Music - Sophie

fonte: Wikipedia

SPEZZONE


domenica 16 agosto 2015

le prefiche



la prefica (dal latino praefica), nel mondo antico, era una donna pagata per piangere ai funerali.

Sono documentate fin dall'Antico Egitto. Nell'antica Roma, durante il corteo funebre, precedevano il feretro stando dietro i portatori di fiaccola: con i capelli sciolti in segno di lutto e cantavano lamenti funebri e innalzavano lodi al morto, accompagnate da strumenti musicali, a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli.

L'uso, citato già da Omero, fu proibito a Roma, nei suoi eccessi, dalla legge delle XII tavole. Si mantenne tuttavia anche in epoca cristiana, sebbene osteggiato dalle gerarchie ecclesiastiche (l'uso è condannato in un'omelia di Giovanni Crisostomo).

L'uso di persone che piangono i morti era praticato ancora in tempi recenti nell'Italia meridionale e si è conservata almeno fino agli anni '50 ad esempio nei paesi della Grecia salentina dove esistevano i "chiangimuerti" e dove si sono tramandate delle famose nenie di origine greca; queste donne entravano nella casa del defunto e iniziavano a gridare disperatamente. Subito dopo iniziavano a cantare le lunghe cantiche, in cui non si disdegnava il richiamo ad antiche figure mitologiche greche, tra le quali spiccano Caronte e Tanato; le prefiche grike provenivano soprattutto da Martano. A Calimera si ricorda la figura di Lucia Martanì (proveniente da Martano), donna martanese residente a Calimera. Le ultime repute di cui si abbia conoscenza furono Cesaria e Assunta de Matteis, anche loro di Martano, i cui lamenti furono raccolti da Luigi Chiriatti. Il documentario "Stendalì, suonano ancora" di Pier Paolo Pasolini riprende uno degli ultimi riti di canto funebre.

Segnalazioni della sopravvivenza di tale uso si hanno in tempi ancora più recenti in Calabria, dove fino agli anni '80, in alcuni paesi di montagna dell'entroterra vibonese, era possibile assistere a tali strazianti scene, ed in Basilicata.

In Sardegna, specialmente in alcune zone dell'interno, le donne (non necessariamente parenti ma sempre dell'ambito familiare) erano dedite al cosiddetto "attittu".

Si piangeva il defunto tessendone le lodi, esaltando la disperazione per la perdita, senza peraltro esserne richiesti dai congiunti del defunto, solo per una semplice forma di partecipazione collettiva al lutto.

Anche nel nord d'Italia, fino al secondo dopoguerra, venivano impiegati bambini nei funerali - soprattutto orfani accolti in istituti religiosi, dietro compenso per l'istituto di appartenenza: si ponevano gli orfanelli a camminare, e possibilmente piangere, subito dietro al feretro.

fonte: Wikipedia


pranzo di ferragosto



è un film del 2008 scritto, diretto ed interpretato da Gianni Di Gregorio, all'esordio nella regia.

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia, il film ha vinto il Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis". Di Gregorio è stato premiato come miglior regista esordiente dell'anno da entrambi i maggiori riconoscimenti cinematografici italiani, i David di Donatello e i Nastri d'argento.

Trama

Gianni è un uomo di mezz'età che trascorre le sue giornate prevalentemente tra casa e osteria. È figlio unico di madre vedova, una nobildonna decaduta, capricciosa e un tantino opprimente di cui deve occuparsi. Madre e figlio vivono insieme in un appartamento nel centro di Roma e faticano a tirare avanti, ricoperti di debiti come sono. Il 14 agosto, nel bel mezzo dell'afa estiva, Alfonso, l'amministratore di condominio, si presenta alla loro porta per riscuotere quanto gli è dovuto, e finisce per proporre a Gianni l'estinzione di tutte le spese in cambio di un favore: ospitargli la madre, Marina, per la notte e il successivo giorno di Ferragosto in modo che lui possa partire per le terme per curare la sua dermatite. L'accordo non prevede però l'arrivo di una seconda signora, la zia di Alfonso, Maria, una simpatica anziana con qualche problema di memoria e molto esperta nel cucinare la pasta al forno, ma l'amministratore convince Gianni a ospitarla offrendogli del denaro. Il protagonista è poi obbligato, suo malgrado, a offrire asilo a una terza "mamma sola" quando l'amico e medico di famiglia Marcello, giunto per fare una visita di controllo in seguito a un malore, gli chiede di potergliela affidare: essendo assente per ferie la badante rumena e dovendo Marcello ricoprire il turno di notte in ospedale, l'anziana donna, Grazia (che non può mangiare i latticini e deve assumere una serie di medicinali in momenti precisi), rimarrebbe sola troppo a lungo. Da qui inizia una serie di simpatiche avventure in cui Gianni si trova coinvolto per via dei diversi caratteri e personalità delle anziane, fino a quando pranzano tutti insieme in allegria il successivo giorno di Ferragosto. Ma quando arriva il momento di andare via, le quattro signore offrono una grossa somma per rimanere e Gianni non può che accettare.

Cast

Ad eccezione di Alfonso Santagata e Gianni Di Gregorio il film è interamente recitato da attori non professionisti. Gianni Di Gregorio affronta la sua prima esperienza alla regia da solista attingendo dalla propria esperienza di uomo figlio e regalando una svolta a un fatto realmente accaduto.

fonte: Wikipedia

IL BRINDISI

venerdì 14 agosto 2015

ciao Giancarlo



Giancarlo Golzi è stato un batterista, musicista e paroliere italiano, tra i membri fondatori del gruppo dei Matia Bazar e del Museo Rosenbach.

Tra i primi componenti del Museo Rosenbach, gruppo musicale dal genere rock progressivo degli anni settanta, incide con loro l'album Zarathustra, e rimane nel gruppo fino al suo scioglimento nel 1973. Nel corso del 1992 vengono pubblicati Rarities, Live '72 e Rare and Unreleased. Il gruppo si riunisce nel 2000 con l'incisione dell'album Exit. Nel 1975, due anni dopo lo scioglimento del Museo Rosenbach, entra a far parte di una nuova band genovese con Piero Cassano, Carlo Marrale, Aldo Stellita e Antonella Ruggiero, che così diventano i Matia Bazar. Nel 1984 coi Matia Bazar, collabora ai cori del brano Inverno, contenuto nell'album Bandido di Miguel Bosé.

È stato direttore artistico dell'Accademia di Sanremo, dedicata ai giovani che desiderano partecipare al Festival della Canzone Italiana di Sanremo, nella sezione "Nuove Proposte". Nel 2001 collabora con Piero Cassano alla stesura del brano Anche tu, con il quale Jenny B partecipa a Sanremo nello stesso anno. Nel 2003 gli viene affidata la direzione artistica e l'adattamento dei testi in italiano del musical italo-francese I dieci comandamenti, diretto da Elie Chouraqui e prodotto da Guido e Maurizio De Angelis, con il quale ottiene il Premio di Lamezia Terme come miglior paroliere.

Tra il 2012 e il 2013, insieme a Stefano Galifi e Alberto Moreno, decide di risuonare Zarathustra. Giancarlo Golzi ritorna al passato prog e, con una nuova formazione di sette componenti, registra Zarathustra Live in Studio e incide il nuovo album in studio con il Museo Rosenbach, intitolato Barbarica. L'8 agosto 2015 suona con i Matia Bazar all'Outlet Village Cilento, a Eboli (SA). Sarà il suo ultimo concerto. Muore per infarto nella sua casa di Via dei Colli a Bordighera nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2015, all'età di 63 anni.

Discografia

Con il Museo Rosenbach

Album in studio

1973 – Zarathustra
2000 – Exit
2013 – Barbarica

Album dal vivo

1992 – Live '72
2012 – Zarathustra Live in Studio
2014 – Live in Tokyo

Raccolte

1992 – Rare and Unreleased
1992 – Rarities

Con i Matia Bazar

1976 – Matia Bazar 1
1977 – Gran Bazar
1978 – Semplicità
1979 – Tournée
1980 – Il tempo del sole
1982 – Berlino, Parigi, Londra
1983 – Tango
1984 – Aristocratica
1985 – Melanchólia
1987 – Melò
1989 – Red Corner
1991 – Anime pigre
1993 – Dove le canzoni si avverano
1995 – Radiomatia
1997 – Benvenuti a Sausalito
2000 – Brivido caldo
2001 – Dolce canto
2005 – Profili svelati
2007 – One1 Two2 Three3 Four4
2008 – One1 Two2 Three3 Four4 - Volume due
2011 – Conseguenza logica

Partecipazioni

1984 – Miguel Bosé - Inverno (cori)

fonte: Wikipedia

ASSOLO BATTERIA

giovedì 13 agosto 2015

Manu Chao



all'anagrafe José Manuel Arturo Tomás Chao Ortega, è un cantautore e chitarrista francese di origini spagnole. È interprete di musica folk, reggae e latinoamericana.

Chao è nato a Parigi il 21 giugno 1961 figlio di Ramón Chao, giornalista spagnolo originario di Vilalba, e di Felisa Ortega, basca originaria di Bilbao. La coppia si trasferisce a Parigi per sfuggire alla dittatura di Francisco Franco, che durò fino alla morte del dittatore, nel 1975. Crebbe nella zona suburbana della capitale francese, tra Boulogne-Billancourt e Sèvres. La sua casa era molto pittoresca poiché il padre già ospitava molti rifugiati delle dittature sudamericane da cui poté ricavare esperienze dirette, anche di artisti.

Esordì nella musica alternativa parigina con le band Hot Pants e Los Carayos in esibizioni underground gratuite nelle periferie. Nel 1987, Chao, il fratello Antoine Chao ed il loro cugino Santiago Casariego fondarono la band Mano Negra. Manu assume lo pseudonimo di Oscar Tramor: il nome deriva da una vecchia canzone di Irma Serrano detta La Tigressa, regina della canzone messicana; lei cantava "Busca otro amor", Manu traduce sbrigativamente Oscar Tramor, la canzone gli piace così tanto da assumere quello stesso nome per molti anni. La band ebbe subito successo in Francia con il singolo Mala vida. Dopo un tour in Sudamerica nel 1995, la band si divise causa "esaurimento delle motivazioni originarie", a detta dello stesso Manu. Inizia quindi un viaggio in Africa e poi in America Latina, dai quali raccoglie esperienze importantissime e svariata cultura. Tre anni dopo inizia la sua promettente carriera da solista con i Radio Bemba Sound System.

Musica

Manu Chao canta in spagnolo, galiziano, francese, arabo, portoghese, italiano(A Cosa), inglese e wolof, mescolando inoltre spesso più lingue nella stessa canzone. Ha fatto parte del progetto Playing for Change.

È un musicista globalista con il rock'n'roll nel cuore. Lo stesso rock'n'roll è stata la chiave per la creazione del gruppo Mano Negra agli inizi degli anni ottanta. La sua musica è caratterizzata oltre che dall'utilizzo delle diverse lingue anche dal confluire di diversi generi: reggae, punk, ska rock e tanti altri. Nato a Parigi si è trasferito a Barcellona, città dalla quale ha acquisito la cultura della strada e dei baretti. Infatti lo si può vedere nel tanti locali della via St. Pau e nella calle Escudellers in cui possiede un bar.

In Italia, all'apice del successo, viene anche ospitato nella trasmissione di Adriano Celentano Francamente me ne infischio dell'anno 1999. Si esibì con la sua band e in un duetto con lo stesso Adriano Celentano. Ancora con il Molleggiato inciderà nel 2003 un brano intitolato "La manifestazione", rimasto però diversi anni nel cassetto fino al 2011, quando Adriano lo riprende e lo reincide come "Non so più cosa fare" in collaborazione con Franco Battiato, Jovanotti e Giuliano Sangiorgi.

Si fece notare nel 2001 dopo la sua partecipazione al concerto contro il G8. Destò molto clamore la sua posizione anti-globalista, della quale la sua è diventata la musica simbolo.

Nonostante sia un artista molto noto nel mondo latino, non gode di grande considerazione nei paesi anglofoni in cui l'artista parigino non è mai riuscito a sfondare.

La sua musica ha subito molte influenze: il rock and roll, la chanson francese, la salsa spagnolo-americana, il reggae, lo ska e il raï algerino. Queste influenze derivano principalmente dalle sue relazioni con altri immigrati in Francia, dalle sue origini spagnole e dai viaggi in Mesoamerica come nomade. I testi trattano soprattutto di amore, di immigrazione, della vita nei ghetti e spesso portano un messaggio di sinistra.

Assieme a Tonino Carotone ha suonato la sigla "La Trampa" della commedia Drew Carey's Green Screen Show.

Tra il 2003 e 2004 ha collaborato con gli artisti maliani Amadou & Mariam, producendo il loro album Dimanche à Bamako, nel quale ha anche partecipato come cantante.

Nel 2011 compone per Adriano Celentano la canzone "Non so più cosa fare".

Nel 2012 compone la canzone Let me come the river flow per il Tokio Ska Paradise.

Discografia

Album

Con la Mano Negra

1988 - Patchanka (Boucherie, ristampato da Virgin)
1989 - Puta's Fever (Virgin)
1991 - King of Bongo (Virgin)
1992 - In the Hell of Patchinko (live) (Virgin)
1994 - Casa Babylon (Virgin)

Solista

1998 - Clandestino
2001 - Próxima Estación: Esperanza
2002 - Radio Bemba Sound System (live)
2004 - Sibérie m'était contéee
2007 - La radiolina
2009 - Baionarena (live)

Altri album

2007 - La radiolina - B Sides
2008 - Estación México (live) - (solo in Messico e El Salvador) registrato durante un concerto in Messico
2009 - Radio La Colifata - registrato in radio in Argentina a fini benefici

Singoli

1999 - Bongo Bong
2000 - Clandestino
2001 - Merry Blues
2001 - Me gustas tú
2002 - Mr. Bobby
2007 - Rainin in Paradize
2007 - Me llaman calle
2007 - Politik Kills
2008 - Politik Kills (Remixes) (EP)
2008 - La vida tombola
2012 - Let me come the river flow

Internet

Live bonus pubblicati su manuchao.net

Live Bruxelles, Belgio 2003
Live Tokyo, Giappone 2010

fonte: Wikipedia

RAININ IN PARADIZE

le vite degli altri



Das Leben der Anderen è un film del 2006 scritto e diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero.

Il dramma – che si confronta con la storia della DDR e indaga lo scenario culturale della Berlino Est controllata dalle spie della Stasi (Ministero per la Sicurezza dello Stato), temuto organo di sicurezza e spionaggio interni – è il lungometraggio di debutto del regista e sceneggiatore von Donnersmarck. Il film è uscito nelle sale tedesche il 23 marzo 2006.

Trama

Berlino Est, autunno 1984: il capitano della Stasi Gerd Wiesler viene incaricato di spiare Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale ed intellettuale (nelle grazie di Margot Honecker), ritenuto non pericoloso per l'ideologia del regime. Anche il superiore di Wiesler, il tenente colonnello Anton Grubitz, lo incoraggia, promettendogli una promozione nel caso riesca a scoprire qualcosa di compromettente su Dreyman. Insieme alla sua squadra, Wiesler approfitta di una breve assenza di Dreyman dal suo appartamento per piazzarvi microfoni e microspie.

L'operazione è caldeggiata dal ministro della cultura Bruno Hempf, interessato ad avere a tutti i costi la compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland. Wiesler, uomo solo e senza una vita privata, inizia a spiare Dreyman e la compagna: un po' alla volta inizia ad incuriosirsi all'arte e sembra affascinato dallo spirito libero e dalle relazioni sentimentali, di amore e d'amicizia, della coppia di artisti. Mentre vigila l'appartamento, Wiesler sente che durante la festa di compleanno di Dreyman, Albert Jerska – un regista suo amico, che già da sette anni è stato colpito dal divieto di dirigere in teatro per via delle sue idee politiche – legge un volume di Bertolt Brecht. Wiesler lo ruba di nascosto dall'appartamento ed inizia a leggerlo segretamente, restandone colpito. Pochi giorni dopo, ormai stanco di non poter più lavorare Jerska si suicida. Questo fatto porta Georg Dreyman a cambiare definitivamente opinione sul regime. Dopo aver suonato la sonata per pianoforte Die Sonate vom guten Menschen (che gli aveva regalato proprio Jerska per il suo compleanno), Dreyman decide di fare qualcosa per ribellarsi alla società in cui vive. Contemporaneamente, Wiesler si sottrae all'incarico di trovare materiale compromettente sullo scrittore.

Dreyman e i suoi amici però sospettano che la casa dello scrittore sia sorvegliata e parlano di una fuga all'ovest di uno di loro per vedere se la macchina che avrebbe dovuto portare il transfuga venga perquisita. Alla notizia che nessun controllo speciale era stato fatto e che un eventuale defezione sarebbe passata inosservata, si convincono della mancanza di microfoni nella casa.

Intanto, con una macchina per scrivere portata a Berlino Est clandestinamente da un giornalista della rivista tedesco-occidentale Der Spiegel, Dreyman scrive un saggio sulla percentuale sorprendentemente alta – e tenuta segreta dalle autorità – di suicidi nella DDR e lo fa pubblicare sullo Spiegel. Wiesler non fa nulla per ostacolarlo. Al contrario, protegge indirettamente Dreyman cercando di insabbiare l'intrigo il più a lungo possibile. Quando Christa-Maria, psicologicamente debole, viene portata alla sede centrale della Stasi a Berlino per un interrogatorio – su disposizione del ministro della Cultura Bruno Hempf – finisce col rivelare al superiore di Wiesler, Anton Grubitz, il coinvolgimento di Dreyman nell’articolo dello Spiegel; l'appartamento viene subito ispezionato, ma la macchina per scrivere (unica prova per inchiodare Dreyman) non viene rinvenuta. Grubitz, comunque, per provare la lealtà di Wiesler, fissa un nuovo interrogatorio dell'attrice sotto la sua supervisione, in cui lei rivela definitivamente a Wiesler il nascondiglio della macchina per scrivere: viene allora incaricata di pedinare Dreyman in qualità di collaboratrice non ufficiale (Inoffizieller Mitarbeiter – IM).

Appena prima dell'ispezione nell'appartamento, condotta personalmente da Grubitz, Wiesler si affretta verso l'abitazione di Dreyman e di nascosto porta via la macchina per scrivere. Quando il tenente colonnello della Stasi Grubitz inizia a cercare proprio nel nascondiglio escogitato da Dreyman e rivelato da Christa-Maria, questa – non sapendo che il nascondiglio è vuoto – non può reggere la vergogna del tradimento: si precipita fuori di casa e si getta sotto un camion di passaggio, che la ferisce a morte. Pur senza poterlo provare, ora a Grubitz è chiaro che Wiesler ha protetto Dreyman, e perciò gli annuncia che la sua carriera è finita: minaccia di fargli passare i vent'anni successivi in uno scantinato ad aprire buste da lettere con il vapore, fino alla pensione.

Due anni dopo la caduta del muro di Berlino, in seguito alla riunificazione, Dreyman incontra Bruno Hempf in teatro e da questi apprende che anche casa sua era spiata con i microfoni. Si reca quindi all'archivio della Stasi e riesce a leggere i documenti dell'indagine relativa alla sua persona. Molto perplesso, dai documenti capisce finalmente che l'agente "HGW XX/7", sigla identificativa di Wiesler, lo ha coperto. Riesce a rintracciarlo: ora Wiesler si guadagna da vivere distribuendo pubblicità nelle buche delle lettere. Dreyman lo vede, e vorrebbe andare a parlargli ma, non trovando parole o gesti che possano esprimere la gratitudine per avergli salvato la vita, decide di tornare indietro.

Passano altri due anni, durante il suo lavoro Wiesler vede per caso il manifesto pubblicitario del romanzo Die Sonate vom Guten Menschen, scritto da Dreyman. Sfogliandolo in una libreria, vi legge «dedicato a HGW XX/7, con gratitudine», e decide di acquistarlo.

Produzione

Il film è stato girato quasi esclusivamente a Berlino. Le riprese all'esterno dell'appartamento dello scrittore Georg Dreyman si sono svolte in Wedekindstraße, a Friedrichshain. Altre scene sono state girate a Frankfurter Tor, in Karl-Marx-Allee, allo Hebbel-Theater (all'epoca dei fatti però appartenente a Berlino Ovest) e al Gerhart Hauptmann-Theater di Zittau. Da non dimenticare le riprese nella zona dell'allora sede centrale del Ministero per la Sicurezza di Stato (la Stasi appunto) in Normannenstraße, a Lichtenberg. L'autorizzazione a girare nel luogo commemorativo di Alt-Hohenschönhausen è stata invece negata.

fonte: Wikipedia

sabato 8 agosto 2015

il Casanova di Federico Fellini



è un film del 1976 diretto da Federico Fellini.

Il film

Il film è stato totalmente girato all'interno del teatro di posa numero 5 di Cinecittà, in cui furono ricreate l'atmosfera e le luci del XVIII secolo.
Un'operazione riuscita come il coevo Barry Lyndon di Stanley Kubrick che invece fu girato totalmente in esterno. Fellini diceva: Kubrick ha dilatato il 700 in inquadrature vastissime, io invece ho fatto l'operazione inversa: l'ho compresso in ambienti piccoli.

Ciò che colpisce subito l'occhio dello spettatore sono gli ambienti vistosamente e volutamente artificiali, dove spesso si percepisce la presenza di fondali dipinti e perfino l'uso della plastica, come quando si ricreano ambienti marini e tempeste.
D'altro canto invece notiamo l'accurata fattura dei costumi dell'epoca, estremamente sontuosi e realisti, che valsero il Premio Oscar nel 1977 a Danilo Donati.

Il film si basa su Histoire de ma vie del Casanova e su La storia della mia fuga dalle prigioni. Molti passaggi sono riportati tali e quali dai racconti autobiografici del Casanova, e il film ne rispetta lo spirito e i dati storici. Ce ne dà la conferma il personaggio di Casanova, per il quale Fellini, dopo una lunga ricerca, scelse Donald Sutherland. Infatti, il viso dell'attore è stato rifatto per intero, per farlo assomigliare il più possibile al famoso ritratto del vero Casanova, un disegno del suo profilo fatto a matita, eseguito dal fratello Francesco, che rimane sicuramente il ritratto più attendibile di Giacomo.

Trama

Il film procede a blocchi, come molte opere di Fellini. All'inizio c'è il Carnevale di Venezia sul Canal Grande, che fu girato per ultimo, a cui segue una felice sequenza di tempesta molto stilizzata, dato che un isolotto è una semplice silhouette di cartone e il mare realizzato con enormi fogli di plastica nera mossi da grandi soffiatori. Ciò nonostante, questa scena è una delle più singolari e riuscite. Segue l'incontro amoroso con Suor Maddalena (Margareth Clementi) e l'incarcerazione ai Piombi. Molto bella è la sequenza di Casanova che fugge sul tetto della prigione, con le cupole di San Marco ricostruite sul fondo. Nella successiva ambientazione Casanova è a Parigi, presso la Marchesa Durfè (Cicely Browne). Il passaggio riguardante Henriette (Tina Aumont) (il suo più grande amore, disse Fellini ) è raccontato con leggiadria ed è ambientato a Parma. Segue la vicenda con la Charpillon (Carmen Scarpitta) ambientata in una Londra fumosa e buia, dove si svolge anche l'incontro con la gigantessa, uno dei pochi personaggi inventati, mentre gli altri, Maddalena, Durfè, Henriette, sono riportati con estrema esattezza dall'Histoire. Altri blocchi del film riguardano ambientazioni a Dresda (la splendida scena del teatro), in Boemia (il castello di Dux, ora Duchcov ), in Svizzera (l'entomologo). Il film termina dov'era incominciato, sul Canal Grande, in una Venezia fredda e glaciale, dove Casanova, ormai vecchio e malato, immagina di tornare. Il film si spegne sull'immagine di Casanova giovane che danza con una bambola meccanica (Leda Lojodice) sopra l'acqua ghiacciata del Canal Grande, due manichini, due statuette di porcellana del 700.

Produzione

Il film ebbe una gestazione lunghissima, molto di più dei classici 9 mesi usuali per Fellini, anche per il fatto che si dovette interromperlo per qualche mese, dato che il produttore Dino De Laurentiis tagliò i fondi accusando Fellini di aver sperperato denaro. Nell'estate del 1974 de Laurentiis si ritirò dalla produzione, con la motivazione ufficiale che Fellini rifiutava di affidare a Robert Redford il ruolo di protagonista e di girare il film in lingua inglese. Il film fu quindi rilevato dalla Cineriz di Angelo Rizzoli; ma anche la Cineriz si ritirò per i costi eccessivi dell'opera. Nel gennaio 1975, infine, subentrò alla produzione Alberto Grimaldi, che chiese a Fellini di girare il film a Londra in inglese. Fellini ottenne di poter girare a Cinecittà e cedette sulla lingua delle riprese. Un'altra vicissitudine, il 17 agosto 1975, fu causata dal furto dei master di alcune scene girate (si parlò anche del tentativo di estorcere un riscatto di mezzo miliardo di lire), insieme a delle pizze di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, che le girò di nuovo immediatamente per non sottostare al ricatto. Fellini invece si disse "rovinato" dal fatto, anche per la ragione che le scene trafugate comprendevano i master girati con la gigantessa americana Sandy Allen, per la quale un ulteriore ritorno in Italia avrebbe causato non pochi problemi organizzativi, tra i quali anche lo smontaggio e l'adattamento dei sedili dell'aereo di linea. L'episodio, piuttosto misterioso, si risolse da solo nel maggio dell'anno seguente, quando quasi tutto il materiale riapparve a Cinecittà

Cast

Per il ruolo di protagonista, per il quale Fellini era in cerca di un «vitellone invecchiato», la scelta fu lunga ed elaborata; i giornali dell'epoca riportarono numerosi nomi, tra cui Michael Caine (sul quale sembrava essersi appuntata la scelta), Tom Deal (un attore di cabaret), Michel Piccoli, Jack Nicholson. Alberto Sordi si autocandidò alla parte, mentre Fellini tenne a lungo in considerazione l'idea di affidare il ruolo a Gian Maria Volontè. Alla fine fu scelto Sutherland, che Fellini incontrò a Parma sul set di Novecento. I due si erano già incontrati nel 1970 sul set di Alex In Wonderland (Il mondo di Alex) di Paul Mazursky, nel quale Sutherland interpretava la figura di un giovane regista statunitense che si reca a Roma per incontrare il suo idolo artistico, appunto Fellini. La gustosa scena dell'incontro tra i due si svolge all'interno di una sala di montaggio di Cinecittà, dove Fellini sta montando il suo ultimo film (I clowns). L'attore si scioglie in mille complimenti esternando la sua ammirazione.

« (...) Ho scelto per interpretarlo Donald Sutherland, un attore dalla faccia cancellata, vaga, acquatica, che fa venire in mente Venezia. Con quegli occhi celestini da neonato, Sutherland esprime bene l'idea di un Casanova incapace di riconoscere il valore delle cose e che esiste soltanto nelle immagini di sé riflesse nelle varie circostanze »

(Federico Fellini)

Colonna sonora

La colonna sonora originale fu composta da Nino Rota. Questo l'elenco dei brani:

O Venezia, Venaga, Venusia

L'uccello magico

A pranzo dalla marchesa Durfé

The Great Mouna

Canto della Buranella (Andrea Zanzotto, N. Rota)

L'uccello magico a Parigi

"L'intermezzo" della mantide religiosa (Antonio Amurri, N.Rota)

Pin Penin

L'uccello magico a Dresda (K.A. Wolken, N. Rota)

Ricordo di Henriette

L'uccello magico a Roma

Il Duca di Wurtenberg

La Poupèe automate

La critica

Morando Morandini nel Giorno dell'11 dicembre 1976: «Il Casanova è il miglior film di Fellini dopo 8½, probabilmente il più svincolato dal fellinismo, certamente il più unitario e compatto, per ricchezza e genialità di invenzioni figurative, tenuta narrativa, sapienza nel contemperare l'orribile col tenero e il favoloso con l'ironico, capacità di passare dal caricaturale al visionario. È sempre stata una delle peculiarità del suo talento, ma qui, pur con qualche ripetizione, si mantiene a un alto livello di omogeneità, appoggiata a un tessuto fonico che, nel raffinato multilinguismo, è ammirevole quanto la stupenda tavolozza cromatica della fotografia di Rotunno».

fonte: Wikipedia

SEQUENZA TAGLIATA

l'uccello dalle piume di cristallo



è un film del 1970, il primo diretto da Dario Argento, che dell'opera ha firmato anche soggetto e sceneggiatura, liberamente ispirata al romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown.

Il film è il primo episodio della Trilogia degli animali diretta dal regista.

Trama

Sam Dalmas, italo-americano, lavora a Roma in un istituto di scienze naturali. Ha trovato lavoro grazie all'aiuto di un suo amico ornitologo, Carlo. Ma in realtà è uno scrittore, che ha deciso di passare un po' di tempo in Italia, il suo paese di origine, per ritrovare calma e ispirazione. Sam ha appena terminato uno studio sulle caratteristiche dei tipi più rari di uccelli e si appresta a ripartire per gli Stati Uniti con la sua ragazza italiana, Giulia.

Una sera, mentre torna a casa, è testimone di un tentativo di omicidio in una galleria d'arte. Assiste dalla strada alla fase finale di una colluttazione. Una donna cade a terra ferita e Sam è il primo ad avvertire la polizia. La donna è Monica Ranieri, la moglie del direttore della galleria d'arte, Alberto.

Il caso viene affidato al commissario Morosini, che è convinto che l'attentatore sia lo stesso che ha già ucciso tre donne nel giro di un mese.
Dalmas viene sentito come testimone. Racconta tutto quello che sa, ma ammette di non ricordarsi un particolare che potrebbe essere decisivo ai fini delle indagini. Per questo il commissario gli ritira il passaporto per qualche giorno. Nel frattempo l'omicida è di nuovo in azione: uccide una ragazza di 28 anni che vive da sola, accoltellandola dopo averle strappato i suoi indumenti intimi.
Quando la donna che ha salvato viene dimessa dall'ospedale, Sam si reca a casa sua. Ma Alberto, il direttore della galleria, gli spiega che è sotto l'effetto dei sedativi e non può parlare.

Dalmas decide di indagare sul primo omicidio. La prima vittima lavorava come commessa in un negozio di antiquariato. Si reca nel negozio per cercare informazioni. Il titolare gli spiega che il giorno stesso dell'omicidio ha venduto uno strano quadro, che raffigura una violenza su una ragazza. Dalmas ottiene una fotografia del dipinto, la porta a casa, dove vive con la sua ragazza, Giulia, e l'appende a una parete per averla sempre davanti agli occhi.

Pochi giorni dopo il commissario restituisce il passaporto a Sam, ma lo scrittore decide di non partire perché sente di essere vicino alla scoperta dell'assassino. Il commissario gli assegna un uomo di scorta.

Una sera, mentre tornano a casa insieme, Sam e Giulia subiscono un attentato: il poliziotto di scorta viene investito da un'auto, Sam riesce a mettere al riparo Giulia e, rocambolescamente, sfugge all'agguato. Questa volta è riuscito a vedere nel volto il suo assalitore. Racconta tutto alla polizia, che gli mette di scorta due uomini, e contemporaneamente si mette ad indagare sull'uomo che ha attentato alla sua vita. Riesce a scoprire dove potrebbe abitare, ma quando arriva a casa sua, lo trova morto.

L'assassino si fa vivo con una telefonata sia alla polizia, per dire spavaldamente che ucciderà ancora, sia con Sam per dirgli di desistere, minacciando di uccidere la sua fidanzata. Entrambe le telefonate vengono registrate. La sorprendente conclusione delle analisi scientifiche è che provengono da due voci diverse. L'ispettore Morosini deduce che l'assassino ha un complice. In una delle due registrazioni si sente anche un rumore strano. La polizia scientifica lo confronta con centinaia di altri rumori, senza però arrivare ad una conclusione. Un giorno Sam fa ascoltare a Carlo quello strano rumore. L'amico percepisce qualcosa e si porta a casa il nastro per studiarlo meglio.
Quella notte intanto l'assassino aggredisce una ragazza mentre rientra a casa, colpendola a morte a colpi di rasoio dentro l'ascensore dello stabile.

Alla ricerca di indizi, Sam decide di andare a parlare col pittore autore del quadro che, presumibilmente, è stato comprato dall'assassino. L'artista, Berto Consalvi, vive ad Anzio in una casa con porte e finestre sbarrate, da solo con dei gatti, ed è appena approdato a un altro stile: sta vivendo un periodo "mistico". Sam riesce a farsi dare un'informazione su quel dipinto: Consalvi aveva sentito in giro una storia che narrava di una donna aggredita dieci anni fa; lei fu salvata, l'aggressore invece fu rinchiuso in un manicomio.
Mentre Sam sta tornando dalla visita, l'omicida attenta alla vita della sua fidanzata. Elude la sorveglianza alla porta di casa e scala l'edificio. Ma Giulia ha avvertito dei rumori e riesce a sbarrare la porta. L'assassino, deciso ad attuare il suo piano di morte, colpisce ripetutamente la porta con un lungo coltello e apre una fessura. Quando guarda dentro, il suo occhio si incrocia con lo sguardo di Giulia, che terrorizzata, prende un coltello da cucina e lo pianta nella fessura, senza però riuscire a colpirlo.
Quando Giulia sente che la morte si avvicina, le giunge la voce di Sam, che è rientrato. L'assassino riesce a fuggire, ma la sua vita è salva.

Il giorno dopo torna Carlo: ha capito da dove proviene il rumore. È il verso di un raro animale che vive nel Caucaso meridionale, chiamato comunemente «l'uccello dalle piume di cristallo». Fuori del Caucaso esiste un solo esemplare vivo, allo zoo di Roma.
Subito Sam, Giulia, Carlo e la polizia si recano allo zoo per vedere il volatile. Giunti davanti alla gabbia, Sam nota come l'abitazione del marito dell'unica vittima scampata all'assassino dia proprio sullo zoo. I tre sentono delle grida provenire dall'edificio e si precipitano a vedere.
Sfondano la porta e trovano Alberto mentre sta attentando alla vita di sua moglie. Liberano la donna e accerchiano l'uomo, ma questi nel tentativo di salvarsi uccide un poliziotto e scivola fuori dalla finestra e sono vani i tentativi di Sam di tirarlo su. L'uomo cade e si fracassa la testa. Fa appena in tempo a confessare di essere lui l'autore di tutti i delitti, poi muore.

Ma dov'è finita la moglie? Perché è scappata? Sam vuole ritrovarla e parlarle. Parte subito alla sua ricerca. La donna è alta, ha i capelli lunghi tinti di rosso e indossa un impermeabile: non può passare certo inosservata. Dopo una breve ricerca entra in uno stabile apparentemente disabitato. Sale le scale ed entra nella prima stanza. È tutto buio ed è inutile premere gli interruttori: i fili della luce sono staccati. Cercando a tastoni, si imbatte in Carlo, che tiene in mano un coltello insanguinato, ma il suo corpo gli cade addosso: è stato pugnalato al collo.

Poi sente una risata: è una voce di donna. Appare sul fondo della stanza la moglie del gallerista che impugna un grosso pugnale. Sam lo vede e gli viene in mente quel particolare decisivo che non era riuscito a ricordare davanti al commissario: nella colluttazione era la donna che aveva in mano il pugnale! Quindi era lei la vera autrice dei delitti, e voleva assassinare anche il marito, ma era stata ferita da lui che poi era scappato quando si era accorto di essere visto da Sam. Alberto, per non abbandonarla, ingaggiò un sicario per eliminare Sam, ma il killer fallì, uccidendo la guardia di scorta. L'uomo, per non lasciare testimoni, aveva ucciso il sicario.

La donna scappa e Sam la insegue. Dopo aver attraversato un ingresso la donna accende la luce: siamo nella galleria d'arte. Ma la donna ha teso una trappola a Sam: gli fa cadere addosso una scultura. Mentre Sam è immobilizzato, Monica comincia a giocare con un coltello vicino alla sua testa, ma prima che lo colpisca viene fermata dal pronto intervento della polizia. Giulia era stata rapita dalla donna, ma era riuscita a liberarsi e a dare l'allarme. Sam deve a Giulia la sua vita. Durante un'importante intervista, lo psichiatra di Monica racconta la sua storia: dieci anni fa la donna venne aggredita e subì un trauma. Un giorno si trovò a guardare il famoso dipinto dove era ritratta la scena di violenza e, in un istante, si risvegliò in lei la schizofrenia dalla quale era guarita. Stranamente, si identificò non nella vittima, ma nell'aggressore, forse per scacciare via quel brutto ricordo. Suo marito, per proteggerla, era divenuto anch'egli uno schizofrenico a tal punto da diventare suo complice. L'indomani Sam e Giulia possono finalmente ripartire con l'aereo e tornare in patria.

Produzione

Bernardo Bertolucci aveva avuto l'incarico di far realizzare un film tratto dal romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown. Conosceva molti giovani promettenti. Per l'adattamento del romanzo al grande schermo scelse l'allora quasi sconosciuto Dario Argento, ex critico cinematografico e sceneggiatore con il quale aveva collaborato per la sceneggiatura di C'era una volta il West. Argento si impegnò moltissimo in fase di scrittura, e la storia che ideò cominciò ad appassionarlo al punto tale che decise a mano a mano di modificarla, modellandola in base alle sue fantasie e alle ispirazioni oniriche e inquietanti. Terminato il lavoro, Argento iniziò a proporre a vari produttori il soggetto, ma il copione rischiava sempre di essere modificato o attribuito a sceneggiatori dal nome già affermato. Così, aiutato da suo padre Salvatore, Dario Argento fondò la società di produzione autonoma «Seda Spettacoli», con la quale finanziò e diresse di persona questa storia, alla quale teneva moltissimo per tutto l'impegno personale che aveva profuso nello scriverla.

Le riprese, iniziate nel settembre 1969, si protrassero per sei settimane. Furono caratterizzate da alcuni contrasti tra Argento e l'attore Tony Musante (che non gradiva il modo talvolta improvvisato di Argento nel dirigere il film), dai tentativi di boicottaggio del distributore della Titanus Goffredo Lombardo (scontento del materiale girato dopo appena una settimana di riprese e deciso ad affidare la prosecuzione del film al regista Ferdinando Baldi), dai rischi continui di superare i costi di produzione allungando i tempi di ripresa, dalle attenzioni costanti a non sprecare più pellicola di quella necessaria. Gli esterni vennero girati in gran parte nel quartiere Flaminio di Roma: il palazzo dei Ranieri è in via Donatello a pochi passi da largo Antonio Sarti, dove si trova il palazzo con le scale triangolari relativo alla scena dell'omicidio in ascensore.

Rifacendosi tanto a Mario Bava (in specie, dei due gialli La ragazza che sapeva troppo del 1963 e Sei donne per l'assassino del 1964), quanto ad alcune intuizioni del western all'italiana, l'ex critico cinematografico esordisce dietro la macchina da presa calando nel giallo le sue idee sul linguaggio cinematografico. Tra le innovative sequenze la ripresa in soggettiva della caduta dalla finestra di Alberto Ranieri, simile a quella girata da Antonio Pietrangeli nel suo capolavoro Io la conoscevo bene per riprendere il suicidio finale di Adriana.

Reggie Nalder, nel film l'inseguitore col giubbetto giallo, è soprattutto noto per aver interpretato il ruolo di Rien ne L'uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchcock, il killer assoldato per uccidere nel teatro il capo di Stato estero. Inizialmente non era previsto il suo contributo nel film: Argento gli propose il ruolo dopo averlo incontrato per caso a Roma, dove l'attore si trovava in quel periodo per partecipare a un telefilm americano che si girava in parte in Italia.

L'uccello del titolo, l'Hornitus Nevalis (gru delle nevi), non esiste ed è in realtà una comune gru coronata, Balearica pavonina.

Riconoscimenti

1970 - Globo d'oro
Miglior opera prima a Dario Argento
1971 - Edgar Award
Nomination Miglior sceneggiatura a Dario Argento

Distribuzione

Il film venne distribuito nel circuito cinematografico il 19 febbraio 1970.

Del film esiste in circolazione una pessima edizione stampata e distribuita in Super 8. Il taglio dello scope e la scarsa qualità del supporto (Kodak Eastman) ne fanno uno dei peggiori titoli prodotti e commercializzati a fine anni settanta in Italia su questo formato, al pari di Profondo rosso, Suspiria e 4 mosche di velluto grigio.

Accoglienza

Alla sua uscita nelle sale italiane, nel febbraio 1970, il film venne accolto in modo abbastanza freddo nelle sale cinematografiche del nord Italia; andò meglio al centro ed al sud; poco a poco, il successo raggiunto nelle città centro-meridionali creò anche al settentrione maggiore attenzione intorno al film; L'uccello dalle piume di cristallo iniziò a recuperare spettatori anche al nord, iniziando ad andare molto bene in tutta la penisola, arrivando ad incassare in totale 1 miliardo e 400 milioni di lire dell'epoca, risultando il 13° miglior incasso della stagione cinematografica 1969-70.

Remake

Dario Argento ha recentemente ceduto i diritti sul film per farne realizzare un remake americano. Il progetto rientra nell'ambito di una cessione di diritti operata da Argento su due suoi film, per farne realizzare dei remake USA; l'altro titolo interessato è Suspiria (già entrato in pre-produzione).

Influenza culturale

Il brano Piume di cristallo, facente parte della colonna sonora della pellicola, viene utilizzato nel film Death Proof di Quentin Tarantino nella sequenza in cui Kurt Russell spia le ragazze nel parcheggio, ma stranamente non è incluso nella relativa colonna sonora.

fonte: Wikipedia

mercoledì 5 agosto 2015

la fisica dell'acqua



La storia si concentra su un bimbo di sette anni di nome Alessandro, orfano di padre da quando aveva pochi mesi. Le sue angosce gli procurano allucinazioni su quello che lo spaventa di più: l'acqua.

Il film comincia con la madre che si reca insieme allo zio in un'agenzia per vendere la casa. Il piccolo se ne accorge e segue la macchina per qualche chilometro, per poi terminare la sua corsa sulla scena di un orribile incidente. Alessandro viene portato via da un commissario. Il film viene proiettato su piani paralleli, in un intreccio tra presente e passato, dove Alessandro parla delle sue allucinazioni sull'acqua e dei suoi tentativi di cacciare lo zio di casa. Attraverso queste allucinazioni in lui scatta un meccanismo che lo porterà a risvegliare, tramite un incontro con un commissario, un lato della memoria inaccessibile alla volontà umana.

fonte: Wikipedia

sabato 1 agosto 2015

in Italia i giganti della scienza dimenticata

di Gianni Lannes

Altro che mafia e sottosviluppo: neanche si immagina vagamente cosa sia stato una volta il belpaese, in particolare il Sud. Tra Ottocento e Novecento uno dei più importanti centri di ricerca matematica di livello mondiale era di casa a Palermo. Infatti, del circolo matematico palermitano facevano parte giganti come Henri Poincaré, David Hilbert, Federigo Enriques, Felix Klein e altri.

Tuttavia, è sufficiente un semplice raffronto cronologico per comprendere l'amaro epilogo. Nel 1239 proprio in Italia viene scritto il primo testo scientifico in volgare. Dal 1974 nessun articolo scientifico elaborato nel nostro Paese viene più redatto in italiano, bensì nella scarna lingua commerciale inglese.

Uno dei luoghi comuni più diffusi nell’Italietta corrente è la separazione tra le due culture, umanistica e scientifica. Niente di più falso: l’incomunicabilità è più recente, anzi i danni maggiori sono stati provocati da Croce e Gentile; senza dimenticare l'adesione incondizionata degli scienziati tricolore al fascismo. Fino a tutto il Rinascimento (tributario del pensiero ellenistico) ma soprattutto dopo le due culture rimasero intrecciate, basti pensare all’eccelsa formazione scientifica di Giacomo Leopardi.

A fine Settecento uno dei più tenaci indagatori della natura, Michelangelo Manicone, autore tra l’altro della celeberrima Fisica Appula (pubblicata a Napoli nel 1806) era nato a Vico del Gargano. Come pure garganico, nato ad Ischitella, era Pietro Giannone (autore peraltro della Storia civile del regno di Napoli), perseguitato per le sue idee rivoluzionarie dai degenerati Savoia.

Ci sono ingegni come Francesco Stelluti, Andrea Cesalpino, Girolamo Saccheri ed altri, assolutamente ignoti ai più, eppure essi hanno contribuito a consolidare nel Belpaese la conformazione geologica della ricerca scientifica, un fenomeno collettivo in cui le scoperte si accumulano da un ricercatore all’altro, per poi emergere alla luce del sole.

A titolo esemplificativo: il sistema eliocentrico e il cannocchiale. La ricerca scientifica ha preceduto di secoli la cosiddetta unità d’Italia, o meglio annessione forzata del Mezzogiorno. Secoli prima di Garibaldi gli scienziati si muovevano e studiavano in tutta la penisola, e le isole. Nel ‘600 Benedetto Castelli studiò a Padova e insegnò a Pisa e a Roma, Evangelista Torricelli studiò a Roma e divenne matematico del granduca di Toscana. L’epistolario di Galileo Galilei mostra l’esistenza di una comunità scientifica nazionale.

Paradossalmente pur vantando scienziati del calibro di Luigi Pacinotti e Galileo Ferraris, inventori di due macchine cruciali nella tecnologia elettrica come la dinamo e il motore elettrico a corrente alternata, l’Italia ha edificato le sue centrali elettriche importando macchinari tedeschi. Ferraris non pensò a brevettare la sua scoperta, cosicché l’industriale tedesco Werner von Siemens trasformò quell’invenzione non sua in una miniera d’oro. E’ qui compendiata la trama dello Stato italiano: prevaricatore, inefficiente, velleitario, eterodiretto, corrotto.

Eppure, nonostante una classe politica inetta, servile e telecomandata dall'estero fino ai nostri giorni, Renzi incluso, in Italia nacque per volere di un imprenditore illuminato la mitica Olivetti, dove negli anni ’50 del XX secolo fu inventato il computer. Come andò a finire? Gli Stati Uniti d’America inglobarono l’Italietta, oggi ormai a stelle e strisce. E come tralasciare lo stato comatoso del sistema dell'istruzione pubblica, soprattutto secondaria superiore, e la fuga dei giovani cervelli all'estero. Così, si assommano tutte le condizioni per un declino scientifico apparentemente irreversibile. Siamo propensi ad un nuovo Rinascimento, o ci lasceremo calpestare ancora una volta dai poteri stranieri?

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it